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2 min

- di Jacopo Landi

Top of the Flop, 27a giornata


TOP

Milinkovic-Savic: alla voce “Saetta Mcqueen” il suo tiro esce per primo. Un fulmine da oltre 26 metri proprio quando gli atalantini pensavano di aver sventato l’offensiva biancoceleste. Oltre a questo: serpentine in mezzo al campo e totale padronanza della posizione. Un primo tempo da lustrarsi gli occhi. Cala lievemente nella ripresa complice la stazza non indifferente e i tre mesi di stop, ma averlo ritrovato così in forma è una buona notizia per tutti gli amanti del calcio. #Titano, voto: 26 e lode

Cornelius: dopo Hamrin e Borriello, questo vichingo col sorriso tenue accende le sue attenzioni sul malcapitato Genoa pestandolo come nei film di Bud Spencer. Tre goal e un assist: se si fosse impegnato di più avrebbe asciugato il mar Ligure. Uno tsunami che, ci scommettiamo, sotto la lanterna si ricorderanno per un pezzo. #UraganoKatrina, voto: stimiamo i danni

Gosens: quando l’uomo che vuole vincere il campionato incontra l’uomo che ha Gosens sulla fascia, l’uomo che vuole vincere il campionato è un uomo morto. Non credo vada aggiunto molto altro. 8 goal in 24 partite, alla spiccia 1 goal ogni tre partite, in Serie A non so quanti attaccanti abbiano questa media, ma conosco tutti quelli che non ce l’hanno. Terrificante. #Devastante, voto: Furia, cavallo del west

Un grandissimo gol da numero 9

FLOP

Gagliardini & Young: Quando la disattenzione incontra la sciagura e decidono di apparecchiare una sveltina nel mezzo di una partita decisiva per la rincorsa in campionato. Il primo sbaglia un goal che neanche Pinocchio quando era ancora di legno. Il secondo causa due rigori e un numero incalcolabile di bestemmie. Se si pensa che l’Inter riesce comunque a portare a casa un pareggio forse ci sarebbe da essere soddisfatti se non fosse che l’unico risultato utile era la vittoria. #Grandine, voto: suicidio di massa

Si, l'ha sbagliato...

Immobile: di nome e di fatto. Nel primo tempo dialoga bene coi compagni e si divora due goal già fatti. Nel secondo semplicemente decide di scomparire, un po’ come tutta la Lazio e come tutta la Lazio paga a caro prezzo l’invisibilità. Se i biancocelesti vogliono giocarsela fino in fondo sarà meglio che super Ciro ritorni in campo con piglio diverso già dalla prossima domenica. #WeekEndLibero, voto: gita fuori porta

Criscito: rigore è quando arbitro fischia, poi basterebbe segnarli. Ma Criscito è un capitano semplice e lo sbaglia senza colpo ferire uscendo tre minuti dopo per infortunio. Generoso, Nicola al momento dell’uscita lo abbraccia e gli sussurra “Mimmo, anche meno, anche meno”. #Convergenze, voto: allora, batti lei?

Fine delle trasmissioni. Per ora.

Forza Alex. Campione infinito.


 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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