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- di Fabrizio Meco

Perchè il calcio del futuro non potrà fare a meno delle cinque sostituzioni


Non ci innamoreremo certamente di esultanze a suon di gomitate o degli stadi vuoti, ma delle cinque sostituzioni sì e sarà la regola del futuro.


Il calcio è pronto a riprendersi la scena televisiva, le discussioni al bar e le liti tra appassionati. E' pronto a fare di nuovo suo quel posto nella quotidianità che troppo a lungo il coronavirus, i talk e i virologi gli hanno sottratto. Lo farà con delle assolute novità perchè si sa, dopo una lunga pausa, si deve ripartire con qualcosa di diverso almeno nel look. E allora via con le meravigliose gradinate spoglie del San Paolo o del Rigamonti, con i giocatori a salutarsi con il gomito nei tunnel, con esultanze a distanza e riscaldamenti muniti di mascherine.

Tutti pronti per vedere se in Italia questo calcio d'estate, spogliato della sua componente sociale, saprà riprendersi il proprio posto nel cuore degli italiani. Nella certezza che questo avverrà, fosse solo per la crisi d'astinenza che il popolo pallonaro ha vissuto negli ultimi tre mesi, chi scrive è certo che sboccerà un nuovo, grande e duraturo amore: quello per le cinque sostituzioni.

Non ci credete? E allora proviamo a spiegarvi perchè la quinta sostituzione sarà la regola del futuro.

Il momento difficile e il disegno di Gravina

Prima di raccontarvi i nostri perchè, però, dobbiamo fare un necessario passo indietro e capire come siamo arrivati alle cinque sostituzioni. Ufficialmente la FIGC, come le altre federazioni che tentano di ripartire con il campionato estivo, ha chiesto e ottenuto dall'IFAB di applicare la regola delle cinque sostituzioni, effettuabili in tre slot temporali più quello previsto per l'intervallo, ai campionati di Serie A e B nella stagione in corso e per la successiva, al fine di tutelare la salute dei calciatori chiamati a disputare un elevato numero di partite in un lasso temporale ridotto e con condizioni ambientali non favorevoli.

Giocare una partita alle 18.45 a luglio a Reggio Emilia o a Torino e dover ritrovarsi di nuovo in campo due giorni dopo a Lecce o Roma non deve essere un vero e proprio piacere. Quindi ben venga ogni misura che contestualmente eviti un massacro fisico dei calciatori e permetta di ricominciare il campionato in maniera pseudo-normale.

Gabriele Gravina Presidente FIGC e fautore delle cinque sostituzioni

Al di là della richiesta avanzata nella sfortunata circostanza post coronavirus bisogna sottolineare come il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, sia anche colui che nella stagione 2017/2018, da Presidente della Lega Pro, ha spinto fortemente per l'introduzione in via sperimentale della quinta sostituzione in serie C. Regola questa che ha avuto estremo successo tanto da essere riconfermata nelle stagioni successive ed estesa ai campionati Berretti. Pare ovvio dunque che Gravina, e non solo lui, abbia ben chiara l'importanza della regola e della possibilità di sfruttare il momento, tristemente propizio, per essere parte e promotore di un cambiamento epocale alle regole del gioco.

Allenatori, scelte ed intensità di gioco

In questo scenario il presidente federale sta trovando l'ovvia sponda degli allenatori di serie A ben contenti di poter avere a disposizione più uomini con cui incidere dalla panchina a livello tattico e maggiore possibilità di gestire la condizione fisica della propria rosa, ruotando un numero più elevato di calciatori all'interno di ogni singolo match, evitando qualche problema fisico legato al sovraccarico.

Proviamo ad immaginare cosa sarebbe successo avendo a disposizione cinque cambi a quella Juventus che uscì stremata dal diluvio di Sassuolo e non riuscì fisicamente a reggere una semifinale di ritorno di Europa League contro il Benfica in cui era obbligata ad attacare. O ancora, banalmente, alla possibilità di non assistere più alla cattiva abitudine di schierare svariate riserve tutte insieme nelle partite europee del giovedì sera cosa che, sistematicamente, viene da anni fatta da alcune nostre squadre per concentrarsi al meglio su altre competizioni. Esempi lampanti ne sono i flop della Lazio quest'anno e del Napoli l'anno scorso.

Lazio out in un girone di EL non impossibile con Celtic, Cluj e Rennes

Sicuri infatti che in un primo momento, quello relativo alla stagione in essere, la soluzione dei cinque cambi potrebbe riguardare esclusivamente una necessità di freschezza atletica per mantenere alti i ritmi di gioco nonostante il clima e la situazione sfavorevole, siamo altrettanto certi che in futuro la possibilità di intervenire in maniera più ampia sul match diventerà un fattore sia tattico che strategico di non secondaria importanza. Un asso nella manica degli allenatori per non dare respiro agli avversari per tutta la gara e programmare al meglio la propria stagione.

L'idea che l'allenatore possa in una stessa partita optare per alcuni cambi volti a mantenere alto il livello di intensità, di pressing e di ritmo nella fase sia offensiva che di recupero del pallone e allo stesso tempo riservarsi degli interventi a livello tecnico o tattico, con l'inserimento di calciatori a spaccare la partita o a consolidare un vantaggio, è qualcosa che qualsiasi coach vorrebbe poter fare e che le cinque sostituzioni permettono senza dubbio più delle attuali tre.

Tutto ciò rafforza una convinzione che ormai è agli occhi di tutti, ovvero che nel calcio moderno l'intensità di gioco, come dimostrano ad esempio Liverpool e Atalanta, sia un fattore cruciale per essere belli e vincenti sia in patria che in Europa e che nel realizzare un certo tipo di calcio la mano dell'allenatore sia imprescindibile. In tal senso le cinque sostituzioni potrebbero avere un ruolo importante nelle scelte di campo di moltissimi allenatori, aiutandoli nel poter esprimere il proprio credo calcistico non solo per sessanta minuti o in certi momenti della stagione ma in tutte le gare, di tutte le competizioni, senza essere succubi, oltremodo, della condizione fisica.

Intensi, belli e anche vincenti

Immaginare in questo scenario allenatori che chiedono ritmi frenetici alla propria squadra come Klopp, Gasperini o Juric, solo per citarne alcuni, con cinque cambi nelle proprie mani vorrebbe dire assistere, potenzialmente, a squadre che esprimono una stessa spinta propulsiva nel gioco e nella ricerca della riconquista del pallone dal primo al novantesimo minuto, in ogni partita dell'anno, quasi allo stesso modo. Tutto ciò grazie alla possibilità di ridurre il fattore stanchezza nella singola gara e nella programmazione di quelle successive, così non dover modificare l'atteggiamento e il modo di concepire il calcio dovuto, regalando ai propri tifosi e a tutti coloro che amano il calcio uno spettacolo senza eguali.

Quello che le cinque sostituzioni potrebbero portare dunque è una spinta definitiva ad un gioco in cui lo spazio per la lentezza e l'orizzontalità si riduce notevolmente a favore di un'idea di calcio basata su ritmi elevati, pressing a tutto campo, verticalizzazioni e veloci ripartenze. D'altronde il calcio è così: le grandi rivoluzioni arrivano da alcuni interpreti del gioco rendendo poi un necessario aggiornarsi delle regole per consentire il consolidarsi globale del cambiamento.

La crescita del business

Non si può non osservare come negli ultimi anni la volontà dei grandi club e delle federazioni, soprattutto quelle europee, sia quello di rendere più globale ed economicamente sfruttabile il prodotto calcio e tutto ciò che vi ruota attorno. Basti pensare ad esempio alle tournee estive che nell'ultimo decennio si sono spostate in Asia o in America con il fine di accrescere l'internazionalità dei brand dei grandi club europei e i ricavi legati al marketing e alle vendite del merchandising, piuttosto che in ossequio a reali necessità di preparazione atletica. In seno a queste estati spese in giro per il Mondo è nata quindi l'International Champions Cup a fare da cornice "agonistica" a lussuose amichevoli estive tra grandi club, in location non usuali come Los Angeles, Melbourne o Shangai, portando non poco denaro e visibilità nelle casse dei club.

Grandi nomi e grandi guadagni estivi

Si aggiungano, sempre nella stessa ottica di business, poi la nuova Nations League e altre idee latenti come la Superlega Europea, in stile Eurolega di Basket, e la creazione di una terza coppa europea, a richiamare i fasti della Coppa delle Coppe o dell'Intertoto. Non si può dimenticare poi la nuova formula del mondiale per club che diventerebbe, secondo progetto, un torneo più strutturato rispetto al primordiale scontro diretto Europa-Sud America.

Ragionando in maniera ancor più estensiva e volta ad un futuro calcistico assimilabile all'NBA americana ci sarebbe anche l'idea di qualcuno, ancora molto prematura va detto, di esportare alcune partite dei campionati nazionali e delle coppe europee al di fuori del vecchio continente per aumentare la visibilità del calcio in paesi ad alto potenziale economico, come la Cina, gli Stati Uniti o il sud-est asiatico, coinvolgendo queste location in partite non più amichevoli ma come scenari di vere e proprie gare ufficiali. E' un'idea complessa e che per ora ha trovato sfogo solo attraverso coppe nazionali come la Supercoppa Italiana che ha già coinvolto paesi come gli USA, la Cina, il Qatar e l'Arabia Saudita, luogo quest'ultimo che, nella città di Jedda, nell'ultima edizione ha ospitato anche l'omologa competizione spagnola.

Appare pertanto logico che in uno scenario che spinge sempre più per un aumento del numero di partite stagionali e per trasferte frequenti e alungo raggio sia del tutto insano pensare di chiedere agli atleti e ai loro preparatori di poter gestire fisicamente il carico nel modo a cui siamo abituati. E' quindi indubbio che qualora si volesse alzare ulteriormente l'asticella del business e quindi degli sforzi dei calciatori, per mantere i ritmi e gli standard qualitativi e quantitativi raggiunti in questo momento dal calcio, non si possa non pensare almeno a consolidare l'idea delle cinque sostituzioni in favore di allenatori, salute dei calciatori, spettacolo in campo e ovviamente dei ricavi.

Andrea Agnelli, presdente di ECA e della Juventus, grande sponsor della Superlega Europea

La gestione social delle rose

In un passato non troppo lontano i giocatori scontenti per il proprio utilizzo avevano due vie per lamentarsi: recarsi dall'allenatore chiedendo un maggiore utilizzo o formalizzare alla dirigenza il proprio malcontento richiedendo una cessione definitiva o in prestito. Il tutto era ususalmente gestito in maniera più silenziosa e privata possibile, cercando di mantere riservo anche con i giornalisti che, da sempre, vanno a caccia di certi scoop e notizie.

Nel tempo poi proprio la componente della carta stampata e del folto mondo del giornalismo, delle tv e dei programmi dedicati al calcio hanno regalato una nuova vetrina a quei calciatori o allenatori che volessero gestire le proprie questioni in maniera più mediatica ma sempre nell'alveo degli spazi concessi loro dai mass media.

Oggi i limiti di tempo, di luogo e di mezzi di comunicazione non esistono più. Nel mondo dei social network, dell'instant messaging e della comunicazione diffusa il calciatore insoddisfato può palesare il proprio dissenso con allenatore, società o tifosi tramite qualsiasi strumento e persona. Se una volta a battere i pugni per avere di più erano i giocatori, con l'allenatore, o i procuratori, con la dirigenza, in questo nuovo mondo spesso sono le mogli, i fratelli, le mamme o chissà quale componente dell'entourage di un giocatore a fare scoppiare vere e proprie bombe mediatiche.

Lady Cerci e uno dei primi sfoghi social

Se dunque a livello di rinnovi e adeguamenti questa situazione deve essere frenata da regole autoprodotte dai club, svariati punti contrattuali sono infatti dedicati alla limitazione dell'uso dei social per certi fini e alle relative penali, la fattispecie degli insoddisfatti per uno scarso utilizzo può essere in un certo senso appianata dalle cinque sostituzioni.

Ebbene si la maggiore disponibilità di cambi avrebbe un discreto effetto anche sui giocatori, e le loro famiglie, con il mal di pancia. Se come già raccontato si dovesse andare verso un numero crescente di match, a cui si lega a doppio filo un maggiore coinvolgimento di tuttti i giocatori della rosa, si darebbe finalmente un senso a squadre composte da 23 calciatori più i giovani primavera. Questo schema, che da vita a rose che si aggirano intorno a 30 calciatori, in un calcio a tre sostituzioni e panchine corte, ancora presenti in alcuni campionati come quello Inglese o nelle stesse competizioni Uefa, spesso significa o significava tante domeniche passate in tribuna o a scaldare la panchina. Con le cinque sostituzioni e panchine lunghe in ogni genere di competizione invece si avrebbero più minuti e partite per molti calciatori, dando un senso alle folte rose dei club.

Una soluzione win-win

E' chiaro che non sfugge come il rischio, introducendo in pianta stabile le cinque sostituzioni, sia di rendere ancora più ampio il gap tra club ricchi e con rose di qualità dal primo all'ultimo giocatore, come può essere per la Juventus in Italia o Real e Barcellona in Spagna, e squadre con pochi uomini competitivi, quali tipicamente le piccole realtà. Allo stesso tempo però questo rischio potrebbe divenire un ottimo volano per la valorizzazione dei vivai nazionali, vera e propria miniera d'oro poco sfruttata sopratturto dai club Italiani.

Si prenda d'esempio ancora l'Atalanta e la si immagini poter inserire cinque giocatori dalla panchina ogni partita, sicuramente aumenterebbero le chance per i primavera, tra i più forti d'Italia, e di conseguenza la possibilità di monetizzazione futura del club. In tal senso si andrebbe incontro ad un sistema anche più sostenibile e redditizio, capace di creare realtà affermate anche da club che non facciano parte dell'elité del calcio internazionale. Di certo ciò aprirebbe al tema legato agli investimenti, alla visione strategica e alla progettualità nei club che, magari, potrà essere argomento di futuri approfondimenti.

I giovani del Bologna trionfatori dell'ultima Viareggio Cup

Una maggior capacità di chiamare tutti in causa farebbe quindi il bene dell'intero sistema, dai presidenti con i loro ingenti investimenti e la necessità di aumentare le voci dei ricavi, agli allenatori con la loro più ampia capacità di incidere su un match, sino ai giocatori ai quali sarebbe concessa una migliore possibilità di gestire e dosare le proprie forze fisiche nell'arco di una partita o di una stagione e di avere, in altri casi, qualche chance in più per mostrare il proprio valore.

Financo le varie federazioni nazionali ed internazionali gioverebbero di un ingresso in pianta stabile della quinta sostituzione: sarebbe più semplice combattere le ostilità di club e allenatori, che spesso lamentano di avere giocatori sfiniti a fine stagione, rispetto alle nuove esigenze dello sport business.

Le cinque sostituzioni faranno innamorare tutti, anche tifosi e fantallenatori. Provate a pensare quante più possibilità di evitare di giocare in dieci o anche in nove ci sarebbero se gli allenatori, quelli veri, potessero ruotare ben sedici giocatori in campo.

Perchè se proprio il calcio dovrà cambiare dopo questa pandemia speriamo lo faccia in meglio, per tutti.


 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Rimini 10/11/1996. Laureando magistrale in Gestione d'Impresa in LUISS, l'unica cosa gestita fino ad ora è il budget da allocare tra i vari Sky, Dazn, Eleven Sport, stadi, scarpe da running, skipass, campi da tennis e calcetto per soddisfare una fame ancestrale ed insaziabile di Sport. Ex arbitro, sogna un calcio dove il direttore di gara non sia l'oggetto di sfogo di una società frustrata.

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