Interventi a gamba tesa

Le 5 partite che mi hanno fatto innamorare di Zinédine Zidane


Zinédine Zidane è stato certamente uno dei giocatori più completi tra la fine dello scorso e l’inizio di questo millennio. La sua carriera è stata un continuum ad alti livelli, e personalmente è uno di quei giocatori che mi ha fatto innamorare del calcio.

Riporterò, in ordine cronologico, le cinque partite (più un bonus) che lo hanno fatto diventare quello che è, e che mi hanno lasciato negli occhi la sua grandezza.


Bordeaux Milan 3-0, 19 marzo 1996

Il Milan ha vinto la gara di andata dei quarti di finale di Coppa Uefa per 2-0, con i gol di Eranio e Baggio. I girondini riusciranno al termine di quella gara a ribaltare il risultato, guidati da uno Zidane ancora esile, ma già con degli sprazzi d’ira che non lo abbandoneranno in carriera, tanto da prendersela già nella prima frazione con sua maestà Franco Baresi. Il franco-algerino è ancora acerbo, ma sa sempre cosa fare con la palla, abbina accelerazioni a tocchi sopraffini di prima intenzione. Tutto questo in un contesto di squadra che gioca con grande velocità.

Nel primo gol di Dugarry, batte la punizione che viene beffardamente deviata dall’arbitro, nel secondo è autore di un cambio di passo dalla sua metà campo, tenta di imbucare per l’altro attaccante Tholot, ma la palla gli torna indietro. A quel punto la serve di nuovo a Dugarry, che firma il 3-0. Una prestazione che probabilmente convinse i dirigenti della Juventus a fare un investimento.

 

Juventus Ajax 4-1, 23 aprile 1997

Quando Zidane è arrivato alla Juventus, il suo inserimento nello scacchiere tattico non è stato semplicissimo. Viene provato prima da regista e poi da esterno, ma l’intuizione è provarlo dietro le punte. A fine ottobre va a segno contro l’Inter e da quel momento non si ferma: il grande lavoro delle due punte in copertura lo libera da compiti difensivi e ne beneficia la lucidità del francese che, a questo punto, è libero di inventare.

La semifinale di ritorno di Champions League è il palcoscenico: all’andata la Juventus ha vinto 2-1 e viaggia verso la seconda finale in due anni. Zidane è decisivo: è lui a battere il calcio d’angolo con una traiettoria tagliatissima che permette a Lombardo di colpire di testa e portare i bianconeri in vantaggio. Entra praticamente in ogni azione pericolosa: è ancora lui a servire Amoruso per il tap-in del 3-1. Imbarazza Blind nell’uno contro uno, il quale tenta ripetutamente di girarsi nella direzione giusta del dribbling, alla fine desiste con una scivolata che fa assaporare la resa dei lancieri.

Il suo gol è un gioiello: servito dentro l’area di rigore con un avversario che gli corre dietro, tutto lascerebbe presagire ad un tiro con il piede comodo, il destro. Con una finta lo sbilancia e si porta sul sinistro, mandando fuori tempo anche Van Der Sar in uscita. Il difensore cade goffamente sul portiere e sarà costretto ad uscire, probabilmente per mal di testa. Zizou, invece, appoggia comodamente in porta con la punta. E’ la sua incoronazione di fronte al grande pubblico.

 

Francia Brasile, 12 luglio 1998, Finale Mondiali

Questa è la partita che probabilmente gli vale la vittoria del pallone d’oro nel 1998. Visto il ko tecnico di Ronaldo, in campo solo per gli sponsor ma in piedi per miracolo, è Zizou a prendersi il palcoscenico. Slalomeggia tra i corpi come se non ci fossero, è imprendibile.

Quello che non gli riesce con i piedi quella sera (praticamente nulla), gli riesce con la testa: due inzuccate nel primo tempo mandano in estasi i 75.000 dello Stade De France di Saint Denis. La festa poi si completerà con il gol del 3-0 definitivo del biondissimo Petit. Zidane è in stato di grazia, tutto gli viene assurdamente facile e la Francia è per la prima volta campione del mondo.

Real Madrid Bayer Leverkusen 2-1, 15 maggio 2002

E’ la finale di Champions, la casa dei Blancos. Nella cornice dell’Hampden Park di Glasgow è il Bayer Leverkusen a contendere il titolo al Real Madrid, all’esordio nell’atto finale della competizione.

Qui si apre un’importante parentesi di cuore: la n.5 di Zidane è stata la prima camiseta che abbia probabilmente mai indossato. Il gol del 2-1 è stato il momento del colpo di fulmine che mi ha fatto appassionare a questo sport. Centinaia di volte ho provato a ripetere quella coordinazione, quell’impatto con la palla (tra l’altro con il piede debole) con la mia pallina di spugna in salotto. Non ho una grande memoria, ma credo di non esserci mai riuscito.

Ecco, immaginatevi di farlo in un altro tipo di contesto, in una finale di Champions League fino a quel momento, tutt’altro che scontata. Il gesto tecnico non è scontato neanche per i compagni, i Galacticos, che di giocate più o meno importanti di Zizou in allenamento, ne avranno viste. Eppure reagiscono con stupore, dopo che quel pallone si insacca sotto la traversa della porta del portiere rigorista Butt, come se oltre a questo non si possa andare. Come se fosse la Cappella Sistina.

L’assistenza è di Roberto Carlos, che un po’ per caso e un po’ per gioco trova Zidane al posto giusto. Il gol, invece, è uno di quelli che rimane nella memoria di tutti.

 

Real Valladolid Real Madrid 2-3, 1 febbraio 2004

Il Real di quell’anno non naviga in acque pulitissime: l’allenatore è Queiroz, che dura soltanto quella stagione. Il club arriva quarto nella Liga vinta dall’ultimo Valencia di Rafa Benitez, viene eliminato ai quarti di Champions dal Monaco finalista, e perde la finale di Copa del Rey contro il Real di Saragozza. Ha anche un altro problema: sarà il migliore attacco della Liga ma subisce molti gol (54), come quel giorno nel derby contro il Valladolid.

E’ incredibile come Zizou mostri la stessa elasticità dei tempi del Bordeaux, nonostante non sia più un ragazzino. In questa partita dà sfoggio di alcuni dei suoi più importanti cavalli di battaglia: controlli volanti, doppi passi felpati e la più famosa di tutte: la veronica che ha fatto scuola. La si può vedere in un azione tutta in velocità con Ronaldo, in un’azione in cui maledici le divinità più in alto per il fatto che non si sia conclusa con una rete. (dal minuto 3.15 del video)

Sotto 2-0, Zidane è protagonista, diretto e indiretto dei tre gol che permettono la rimonta. Nel primo, il suo tiro piazzato di mancino viene deviato in gol, nel secondo si conquista un calcio di rigore e nel terzo serve di nuovo Ronaldo con un tocco di esterno. L’asse tra il francese e il brasiliano, in particolare in quella giornata, funziona benissimo.

 

Francia Brasile 1-0, 1 luglio 2006

Zidane è alla terzultima partita della sua carriera, il suo ritmo non è dei più brillanti, ma alle spalle ha la sapienza di chi sa unire l’utile al dilettevole. L’eleganza dei movimenti, quella è sempre la solita. Di fronte c’è probabilmente la favorita alla vittoria finale. Il Brasile si è permesso fino a quel momento il lusso di schierare Roberto Carlos, Juninho, Kakà, Ronaldo e Ronaldinho, futbol bailado allo stato puro. Di fronte, la concretezza più prettamente europea della Francia.

La dichiarazione di superiorità la mostra Zidane: sombrero per scavalcare Ronaldo e colpo di testa per servire Abidal, per dare il via all’azione in cui un minuto più tardi servirà ad Henry l’assist per il gol-partita. La sua occupazione degli spazi in campo è oltre ogni ragionevolezza, la palla si muove da una parte all’altra con ampio respiro. ZZ viaggia con la consapevolezza di chi ha dato tanto e ha viaggiato molti chilometri. Non ha nulla da dimostrare a nessuno, ma vuole dare spettacolo finché c’è tempo, sempre con quel sorriso sardonico sulla faccia.

 

Ci sono state tante partite, tanti momenti nella carriera di Zidane, in cui lui ci ha mostrato la sua superiorità, il suo tocco vellutato del pallone quasi a volerlo accarezzare. Molte di queste partite non sono entrate poi nella selezione (da ricordare anche il gol alla Reggina nel 2000 con la maglia della Juventus o gli ottavi di finale con la Spagna ai mondiali del 2006), ma tutte queste bastano per illustrare la sua intelligenza, il suo essere protagonista in ogni zona del campo. Intelligenza che poi ha dimostrato avere una volta smesso i panni del calciatore, sulla panchina del Real Madrid.

Nato nel 1997 nella provincia toscana e laureato in Scienze della Comunicazione a Siena. Innamorato del calcio grazie alla partita del Torneo di Viareggio che si giocava una volta all'anno nel mio paese e alle VHS con le sfide della Juventus per intero. Tifoso dei bianconeri, dell'Hockey Follonica (squadra della mia città) e della vecchia Montepaschi Siena. Mi emoziona qualsiasi tipo di impresa sportiva e cerco di scoprire prima il lato umano e poi agonistico dei protagonisti nel mondo dello sport. In attesa di ricominciare a studiare, osservo, memorizzo e prendo appunti.