Interventi a gamba tesa

Saranno famosi: cinque talenti della Bundesliga pronti a prendersi la scena

talenti della bundesliga

Sky is the limit. É un’espressione idiomatica inglese adottata spesso dai media sportivi per indicare che un giovane e raro talento di qualche disciplina può aspirare a livelli élitari di prestazioni offerte, tanto che il limite per lui o per lei sarebbe solo il cielo.


Questo articolo vuole a tal proposito illustrare cinque promettenti wonder kids della Bundesliga, la lega calcistica che in questo periodo contraddistinto dall’emergenza coronavirus ha riaperto i battenti per prima e si ritrova con tutte le luci dei palcoscenici puntate addosso (qui un nostro podcast sull’argomento: https://www.sportellate.it/2020/05/13/dilly-dong-22-cosa-aspettarsi-dalla-bundesliga-con-pietro-nicolodi/). Con l’autore dell’elaborato che per primo sa di dover seminare criterio nell’esaltare le qualità dei calciatori e non eleggerli subito a prossime superstar del calcio mondiale (fa gola lo si sa). Se però dovessimo puntare un dollaro sugli identikit delle future star della competizione tedesca che illumineranno le platee internazionali, ecco i nostri cavalli di battaglia.

Premessa: sono stati selezionati cinque under 23 delle prime cinque formazioni dell’attuale Bundesliga – vale a dire Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Lipsia, Bayer Leverkusen e Borussia M’Gladbach – equamente divisi in cinque ruoli diversi.

Difensore centrale: Dayot Upamecano

Che sfarzosità può permettersi la Francia, verrebbe da dire. La ragione di tale affermazione si ricerca nel fatto che i transalpini, campioni del mondo in carica, oltre ai vari Mbappé, Pavard, Varane, Pogba e via dicendo, possono crogiolarsi in una nuova nidiata di super prospetti (Zagadou, Camavinga e Moussa Diaby tra gli altri).

Uno di questi è Dayot Upamecano, difensore centrale nato nel 1998 ad Evreux – nella regione della Normandia – da una famiglia di origine guineana. Oggi Upamecano rispetta i desiderata di mister Nagelsmann nel Lipsia, ma precedentemente è cresciuto nel florido vivaio del Valenciennes per trasferirsi nell’estate 2015 al Red Bull Salisburgo, dove in seguito ad un anno e mezzo di tirocinio nella città che è la casa natale di Mozart, viene chiamato nel gennaio del 2017 dal quartier generale del toro rosso, vale a dire il Lipsia.

Anche i muri difensivi più massicci conoscono infiltrazioni, e Upamecano è uno di questi, ma ciò che balza all’occhio nell’osservare le gesta del centrale francese, è la facilità con cui un marcantonio alto 186 cm riesce a indietreggiare in velocità in difesa, dando utilizzo a mezzi tecnici di pregio per uno abituato a giostrare nella retroguardia della propria squadra. Svezzato con incoraggianti risultati dal Valenciennes prima e dal Salisburgo poi – gli austriaci sono una miniera d’oro da questo punto di vista, basti vedere Haaland come ultimo caso – Upamecano al Lipsia si sta definitivamente consacrando come uno dei migliori nel suo ruolo. Il processo di sviluppo lo sta irrigando sino in fondo un lungimirante coltivatore di uomini, coi suoi modi da attento giardiniere in un terreno ricco di giocatori fertili, come lo è Julian Nagelsmann. Il giovane ma già affermato tecnico tedesco ha fatto elevare ancor di più dalla classe media il francese, esaltandone le virtù – poderose doti fisiche e in ripiegamento difensivo – e limitandone i difetti – a volte è un po’ ballerino in marcatura.

Upamecano è il cardine difensivo del Lipsia terzo in Bundesliga e ai quarti di finale di Champions League, quest’anno ha già giocato 30 partite complessive e si può paragonare al prototipo del centrale difensivo moderno: esplosivo, gigante, roccioso di testa, negli uno vs uno è molto guardingo, e con buonissime qualità palla al piede. Considerate che in Bundesliga completa a partita un dribbling (77% riusciti), vince il 61% di contrasti totali e il 65 % di contrasti aerei, stando ai dati di sofascore. Ha sfrontatezza e personalità da veterano, anche se dopo sulla carta d’identità si legge 22 alla voce “numero degli anni”.

Alcuni dei migliori highlights difensivi di Upamecano. Da notare un gustoso mix di velocità, tecnica e fisicità.

Il calcio fluido e flessibile di Nagelsmann sembra inoltre aderirsi al guanto tattico di Upamecano, che guida la retroguardia meno battuta al momento in Bundesliga (27 gol incassati in 27 partite), sia da comandante di una difesa a 3 come accaduto spesso all’alba dell’attuale campionato, insieme ad Halstenberg e Klostermann, che in una linea difensiva a 4.

Ora il giocatore transalpino è chiamato a confermare gli ottimi livelli raggiunti e sarà determinante in tal caso comprendere se Upamecano rimarrà ai RotenBullen o accetterà la corte di qualche big europea; insistenti sono le voci che vedono interessate a lui Chelsea, Manchester United, Bayern Monaco e Real Madrid. Le moine di tutti questi club sono da compatire, stiamo parlando di un samurai difensivo dagli ampi margini di miglioramento, e come il classe ’98 ex Salisburgo non ne spuntano tutti i giorni.

Terzino: Alphonso Davies

Chi scrive è follemente innamorato di Davies. In primis per la storia personale, poi perché il terzino sinistro del Bayern potrebbe incarnare nel prossimo decennio il non plus ultra del suo ruolo sui palcoscenici di tutto il mondo.

Alphonso Davies nasce nel 2000 in un campo profughi di Buduburam, in Ghana, luogo in cui i suoi genitori erano stati costretti a rifugiarsi in seguito allo scoppio della guerra civile in Liberia. A cinque anni il piccolo Alphonso si trasferisce in Canada, in Ontario, con la sua famiglia. Mangia pane e pallone, e si mette in mostra con le selezioni della città di Edmonton, gli International e gli Strikers. Nel 2015, a quindici anni, firma con i Vancouver Whitecaps, formazione della MLS. Il 23 febbraio 2016 sottoscrive un nuovo contratto con la seconda squadra, i Whitecaps FC II, operanti nell’USL, la seconda lega calcistica del Nord America. Stabilisce alcuni primati, divenendo il giocatore più “verde” a siglare un contratto professionistico nel campionato americano e segna il suo primo gol il 15 maggio 2016, a 15 anni e 6 mesi; altro evento storico nel pallone del Canada e negli USA. 

Originato in Canada come ala sinistra, l’ancora teenager – compirà 20 anni a novembre – ha immagazzinato altri record oltreoceano, divenendo il 6 giugno 2017 il più giovane debuttante con la nazionale canadese, a nemmeno 17 anni. Insomma, statistiche da primato seppur per una nazione, il Canada, e una lega, quella americana, di basso rango al cospetto dei titanici campionati europei. Ma il Bayern Monaco decide di piazzare nell’estate del 2018 una scommessa sul ragazzino che fa faville nel torneo a stelle e strisce, tra dribbling e giocate eccellenti, dal prezzo base non troppo modico per le casse dei bavaresi: 10 milioni di euro, più ulteriori bonus che possono portare circa a 20 milioni di euro il costo di Davies (il più alto mai ricevuto da un club di MLS nella storia).

Calcolando gli effetti su una scala di rischi e opportunità, spendere una cifra del genere per neppure un diciottenne che viene da un altro pianeta calcistico può riuscire un azzardo, però se l’operazione induce i suoi frutti, ci si ritrova in casa una gemma che dopo un anno e mezzo dallo sbarco in Baviera, appena maggiorenne nel gennaio 2019, può essere esposto nelle varie boutique internazionali apponendo un adesivo dal valore di 45 milioni di euro (fonte Transfermarkt). Mica noccioline. Ma l’impressione è che il cartellino di Davies tra qualche anno possa raggiungere cifre di mercato ancor più salate. Perché, da quando è stato abbassato come terzino sinistro da Niko Kovac un anno fa, sta viaggiando a ritmi da frecciargento di prima classe.

L’anno scorso in poche settimane si è preso il posto dirottando un certo David Alaba nella nuova veste di centrale difensivo. In questa stagione sta facendo accomodare in panchina Lucas Hernandez, pesato uno spropositato assegno da 80 milioni di euro ai bavaresi.

Ma anche per Flick ora è impossibile tenere fuori dai titolari un faticatore inesauribile come Davies, che abbina a un dinamismo iperaerobico una velocità supersonica, e una qualità nel passaggio e nei cross non indifferente. Impressiona la disinvoltura con cui il giovanissimo canadese si sia calato nella realtà di un superteam come il Bayern. Alcune volte nella tempesta diventa un faro a cui appigliarsi, non dimostra in alcun modo un’inedia nel sovrapporsi ai Coman o Perisic della situazione, salta l’uomo grazie a una proprietà di palleggio considerevole e nel campionato in corso ha già accumulato 23 presenze in Bundes, incorniciate da 2 gol e 4 assist. Aggiungendo al suo centurione un’altra tacca indelebile: l’esordio in Champions League, competizione in cui ha incastonato la quarta presenza nell’andata degli ottavi di finale contro il Chelsea. Partita che ha forse eretto Davies a uno dei cinque “best” terzini in tutto il mondo.

Servirà continuità di rendimento e un migliore raziocinio nelle scelte difensive, tra diagonali da correggere e linea del fuorigioco da non sballare, ad ogni modo a Monaco di Baviera possono essersi giocati la carta perfetta. Quella del neo Philipp Lahm, uno che ha narrato pagine indelebili dell’epopea del Bayern negli ultimi 15 anni.

Alphonso Davies pronto a fare terra bruciata lungo il lato sinistro del campo.

(Photo by BEN STANSALL/AFP via Getty Images)

Centrocampista o esterno d’attacco: Giovanni Reyna

Da quella fucina di talenti che è il Borussia Dortmund, sembrava troppo scontato far cadere la scelta su Sancho o Haaland, due classe 2000 che siamo abbastanza certi saranno stelle maestre dei lustri a venire del calcio. Perciò i nostri occhi si sono posati su un calciatore ancora più giovane, il meno “anziano” di questa lista. Tale Giovanni Reyna. Figlio d’arte di Claudio Reyna, noto trequartista e regista degli Stati Uniti, e prima specie di giocatore americano trapiantato in Europa. Reyna “Senior” ha militato in Germania nel Leverkusen e nel Wolfsburg, e in Inghilterra nel Sunderland e nel Man City, dove ha diviso lo spogliatoio con il padre di Haaland, Alf-Inge, nel 2003 (davvero beffardo a volte il caso).

Gio Reyna è nato nel 2002 a Durham in Inghilterra, ha passaporto portoghese, bensì ha annunciato ufficialmente di voler difendere i colori statunitensi. Perché lui si sente americano. Ha mosso i primi passi da calciatore nell’academy del New York City, di cui suo padre Claudio è un dirigente. Le giovanili del club newyorkese hanno messo in bacheca uno dei prodotti più pregiati un anno fa, con il baby Reyna che si è trasferito nella città della Renania Settentrionale la scorsa estate, partecipando alla tournée estiva del Dormtund, tenutasi negli USA. E il club giallonero pare aver fatto un’altra volta centro. Reyna ha tocchi di classe fuori dal comune, visioni di gioco avveniristiche, rientri difensivi ragguardevoli e stoccate dal limite dell’area da rimanere basiti.

Inevitabilmente è doveroso citare il suo allenatore Lucien Favre, che si ciba nel catapultare piccoli talenti nelle arene in cui ruggiscono i più grandi. Il tecnico del Dortmund sta provando a far indossare il miglior abito nel suo scacchiere tattico a Reyna, che discende come ala, sia destra che sinistra, dal soccer USA. Però il Borussia in quelle posizioni è ampiamente assortito di fenomeni come Sancho e Reus – out per infortunio – e big player del tipo di Thorgan Hazard e Brandt. Per cui Favre sin’ora ha posizionato nella sua bussola orientativa Giovanni Reyna in più posizioni della trequarti. Gio è un calciatore ancora acerbo, che ha esordito in Bundesliga lo scorso gennaio e che ha collezionato nove apparizioni in campionato, più una in Coppa di Germania, incastonando la prima rete capolavoro della sua carriera (osservare il video qui sotto) e in particolare l’iniziazione passata a pieni voti negli ottavi di Champions League contro il PSG. In poco più di venti minuti – subentrando a T.Hazard – lo statunitense ha guarnito ad Haaland l’assist per la sabolgia atomica del 2-1 del bomber di marca norvegese.

Il primo gol da professionista di Giovanni Reyna. Abbiamo visto segnature peggiori.

Reyna, nonostante la minor età e la pochissima esperienza su ring planetari, in faretra ha un caleidoscopio di frecce tecniche, tra tiri potenti e precisi, velocità di pensiero sulla trequarti e capacità nello stretto quasi illegali per un classe 2002. Sa cucire il gioco da sarto di alta moda, secondo Understats rifocillerebbe le trame di gioco del Dortmund di 2,20 passaggi chiave ogni 90 minuti, e ora Favre dovrà solamente trovare il modo di inserirlo nel suo canovaccio di gioco, anche se è dura cambiare qualche tassello in un motore così performante com’è il Borussia attuale. Dovesse specializzarsi tatticamente e superare la laurea in “tattica applicata”, Reyna dalla prossima annata potrà far vedere al mondo la bravura che gli ha riservato Madre Natura.

I gialloneri hanno quindi in pancia un piccolo top player, a cui scade il contratto in Vestfalia nell’estate del 2021, solamente perché non ancora maggiorenne. Tuttavia il Borussia sta lavorando da tempo sul rinnovo contrattuale, consapevoli di aver in casa tutto da plasmare il possibile erede di Sancho. Storie di profezie – ci auguriamo possa sviluppare una carriera migliore di quella del padre – e magie – quelle che ci piacerebbe vedere inscenate da lui sui campi della Bundes in futuro – per uno che pesandone minuziosamente le reali potenzialità sembra un predestinato del pallone. La speranza nostra (e di tutti gli appassionati di calcio) è che quella recente di Gio Reyna non resti una remota epifania.

Faccia da bambino (deve ancora spegnere 18 candeline), ma stimmate da craque del calcio per Gio Reyna.

Trequartista centrale (ma pure prima punta): Kai Havertz 

Vedi figliolo, un giorno tutto questo sarà tuo”.

Parafrasando la celebre scena de Il Re Leone tra Simba e Mufasa, possiamo constatare che nel giro di qualche anno Havertz potrebbe prendersi sulle spalle il regno calcistico. Si tratta di un’investitura pesante, quasi un macigno, ma il baby prodigio del Leverkusen pare possedere la stoffa del campione fatto e finito. Sufficiente citare i numeri terrificanti di Havertz nelle ultime 14 uscite delle Aspirine: dieci gol e cinque assist, plus due doppiette contro Brema e Gladbach alla ripresa delle danze dall’interruzione per coronavirus. Nel 2020 ha messo la firma tra marcature e assistenze a 18 gol, facendo ancor meglio degli alieni Haaland e Lewandowski.

Insomma, chi più ne ha più ne metta per il più giovane giocatore della Bundesliga a scollinare quota 30 reti. Havertz deve raggiungere il 21esimo anno d’età a giugno, eppure ha messo in fila numeri da marziano rispetto ai suoi coetanei, del presente e del passato. É una specie di fenicottero per la sua corporatura secca e filiforme di 189 cm per 82 kg, ha manifestato segni di precocità debuttando con la maglia del Leverkusen, notevole serbatoio e scopritore di talenti (occhio al difensore centrale Tapsoba), a 17 anni e 4 mesi. Lui che è sbarcato nel team che disputa le gare casalinghe nella BayArena a 11 anni, nel 2010. E alla quarta stagione da professionista questo mancino abile a destreggiarsi su tutto il fronte offensivo dall’eleganza unica, rischia di rappresentare la fenomenologia della next big thing – per dirla all’americana – del pallone.

Limiti: il vezzo di svariati dribbling in zone poche consone del prato, alcuni periodi d’astinenza dalla rete e un fisico che necessita una maggiore muscolatura, per il resto il numero 29 del Bayer impersonifica i crismi ideali per indossare la maglia numero 10 della Germania, (ha già vidimato il referto delle presenze in sette occasioni con la nazionale tedesca) in possesso di una tecnica di base per palati finissimi, tra tocchi di suola, colpi di tacco e conclusioni da fuori area. Dice di ispirarsi a Mesut Özil, uno che inventa calcio, tuttavia Havertz ha un killer instinct migliore del trequartista dell’Arsenal. Nel presente recentissimo il suo allenatore Bosz lo ha accompagnato ancora più vicino alla porta, ma in realtà l’enfant prodige teutonico non ha una posizione ben definita, anche se fino a prima ha prediletto quella di trequartista centrale. Ama non dare riferimenti ai difensori, occupare gli spazi migliori per imbeccare con le sue pennellate le sgroppate delle ali Diaby, Bellarabi e Bailey, oppure andare a timbrare la mole offensiva del Leverkusen segnando gol da opportunista.

La cartolina più lucida dell’exploit di Havertz, che un anno fa arrivò a segnare 17 reti in Bundesliga, la fornisce Whoscored, sito di statistiche che ha notato come il 20enne delle Aspirine da attaccante centrale abbia marcato 6 gol in 5 match. Statistiche proibite all’essere umano, per un’ipotetica superstar dall’avvenire più che roseo, che se dovesse assentarsi meno nella pressione alla difesa avversaria, e sviluppasse quest’appetito d’area ininterrottamente, risulterebbe un’enigma incontrastabile per le platee tedesche e internazionali. Come a significare che dipenderà tutto da lui l’ingresso o no nel Pantheon dell’altissima nobiltà principesca calcistica. Chiaramente per il capitano del Bayer Leverkusen, a quasi 21 anni un’ampia fetta del suo futuro dipenderà persino da quale casacca indosserà nelle prossime annate.

Il suo contratto con le Aspirine scade a giugno 2022 e gran parte dei top club europei hanno messo gli occhi su di lui. Nella successiva tappa della carriera di Havertz conosceremo se renderà la sua squadra e nazione di appartenenza una Eldorado del fussball, tenendo a ricordare che chi volesse impossessarsi del suo cartellino dovrà sborsare ingenti somme di denaro; secondo Transfermarkt Havertz al momento ha una valutazione di 81 milioni di euro. Tantissimi, ancor di più nell’epoca del Covid-19.

Circa due settimane fa Havertz ha siglato una doppietta con due colpi di testa. Dovesse migliorare quest’aspetto del suo gioco diventerebbe un mostro.

Attaccante: Marcus Thuram

Se tuo papà in una calda serata di inizio luglio del 1998 fattura una doppietta decisiva in una semifinale dei Mondiali di pallone, non puoi che possedere il calcio nel tuo dna. Tu che sei venuto al mondo solamente nell’agosto precedente a quell’estate che i francesi non dimenticheranno mai.

Marcus Lilian Thuram-Ulien, per tutti il figlio d’arte del magnifico difensore Lilian Thuram, è nato nel 1997 a Parma mentre il padre giocava nella formazione emiliana. Transalpino, va verso i 23 anni e questa è per lui la sesta annata da calciatore professionista.

Le prime cinque stagioni le ha trascorse in Francia, spalmate tra Sochaux in Ligue 2 e Guingamp in Ligue 1. Nel 2018-2019 ha gonfiato 9 volte le reti del campionato francese, di cui 4 volte dal dischetto. Attraccato al Borussia Mönchengladbach un anno fa, Thuram in Germania si è metamorfizzato da diamante grezzo a giocatore di un’altra dimensione. Ha apposto il timbro sull’etichetta “voglio essere ricordato dalle prossime generazioni”.

Avvertimenti per l’uso: mai giudicare un calciatore da una sola stagione, ma restando tra il serio e il faceto non è così irrazionale poter asserire di trovarsi di fronte a il nuovo compagno di Mbappé in nazionale (con i francesi che possono già leccarsi le dita in ottica futura).

Non ancora forato dai chiodi d’infermeria, in un calcio postmoderno caratterizzato da modelli di giocatori ibridi e malleabili, Thuram è il paradigma del nuovo che avanza. Una sorta di “freak” del ruolo di attaccante, svezzato da centravanti, ma che in realtà al Gladbach prende il volo dalla piazzola d’esterno alto sinistro o destro per fare male nella fascia centrale delle difese avversarie. Ormai non esiste quasi più la divisione fra attaccante d’area di rigore e seconda punta, e Thuram ne è la polarizzazione ideale. In questa Bundesliga ha prodotto 8 realizzazioni – nessuna su rigore – e 8 assist. Ha movenze da ghepardo, punta spesso i dirimpettai sul lato corto dell’area di rigore, li salta di netto con un dribbling e molte volte legge i movimenti dei compagni, trovandoli alla perfezione con traiettorie succulente.

Se volete ammirare la predominanza fisica e la facilità nel dribblare di Marcus Thuram.

Leggendo le statistiche di Fbref, con la maglia dei Puledri il figlio di Lilian genera 3,21 azioni pericolose da tiro a partita e ha partorito 14 dribbling che lo hanno portato a far male alle retroguardie della Bundes. Un mix esplosivo di agilità – è alto 192 cm – e accelerazione per un attaccante che ha una falcata imprendibile per i terzini avversari. Tanto che uno così strutturato fisicamente rischia di diventare uno spaccato di giocatore sfinge per chiunque lo affronti.

A bloccarne il decollo delle sue frecciate potrebbero pensarci alcuni vuoti di continuità nell’arco dei 90 minuti, infatti in taluni incontri Thuram risulta fantasmatico, come non ci fosse in campo. Potrebbe anche essere risucchiato da un’involuzione generale della sua squadra, dato che il Mönchengladbach non si presume possa mantenere picchi di forma generali al pari di Bayern Monaco o Dortmund. Tuttavia l’allenatore Rose è un mister altamente preparato che ha ricucito a Thuram il posizionamento perfetto come esterno alto a sinistra nel 4-2-3-1, con Embolo e Plèa altri frombolieri offensivi di spessore.

Senza codici fissi e con libera improvvisazione di gioco, anche se preservando una forte abilità nei rientri nella propria metà campo, il numero 10 del Gladbach può realmente spaccare il mondo e ha un avvenire a tinte radiose. Vedremo verso quali nuovi lidi potrà planare, il nostro augurio è che non si perda nel dimenticatoio dei team d’altissima gamma.


 

Carlo Cecino, giovane trevigiano di belle speranze. Nato il 18/05/1994 durante la meravigliosa notte di Atene, col Milan che sculacciava il Barcellona di Cruijff, si appassiona fin dal primo ciuccio allo sport. Segue con fervore il basket, con i San Antonio Spurs in cima alle ricerche. Entrare nel mondo giornalistico sportivo è il sogno, ma anche diventare il magazziniere dello spogliatoio dei New York Knicks non sarebbe male. Gli idoli sono Valerio Fiori e DeShawn Stevenson, oltre a Federer, leggenda vivente del tennis.