Interventi a gamba tesa

Il nuovo Steven Gerrard


Steven Gerrard, dopo un finale di carriera travagliato, si è subito identificato nel ruolo del manager. Per il momento, alla guida di una nobile decaduta come i Rangers, si è fatto trovare pronto alla prima vera esperienza in panchina, riscuotendo le lodi degli addetti ai lavori. Ma che allentore è davvero Gerrard? E soprattutto, cosa dobbiamo aspettarci nel suo prossimo futuro?


L’ultimo ricordo che ho, personalmente, dello Steven Gerrard calciatore è qualcosa di drammatico. Un controllo sbagliato, su un innocuo pallone giocato a centrocampo. Uno scivolone. E un carneade come Demba Ba che si fa trenta metri in corsa prima di superare Mignolet, e far affondare qualsiasi sogno di titolo.

No caption needed

Di tutta la carriera di Stevie G (come lo hanno sempre affettuosamente chiamato ad Anfield) mi sembra di ricordare solo l’espressione sconsolata al termine di quel tragico Liverpool – Chelsea del 2014. Nonostante sia uno dei giocatori più vincenti nella storia dei Reds e del calcio inglese in generale, nonostante abbia continuato a giocare ancora per un paio d’anni e abbia poi iniziato una carriera da allenatore con buoni risultati. La mia mente è come rimasta cristallizzata su quello scivolone, in un primaverile pomeriggio ad Anfield.

Per un giocatore come Gerrard, uno che ha dedicato un intera carriera ad una sola maglia, nel tentativo di riportare a casa una Premier League che manca dal 1990, finire la carriera così fu qualcosa che definire crudele mi sembra riduttivo. Troppo crudele anche per uno sport come il calcio, che fa del drama la sua ragion d’essere.

Un errore del genere, nella sfida più importante della stagione, dopo aver dominato il campionato per più di 30 partite, condannando la squadra di cui sei capitano da più di dieci anni al secondo posto, sarebbe stato troppo per chiunque. Non per uno come Gerrard. Uno che anche in campo ha sempre dimostrato di essere fatto di una pasta diversa da quella degli altri. Per il ragazzo di Whiston è stata solo una ragione in più per rimboccarsi le maniche e continuare a lavorare. Prima con il rinnovo per una ulteriore (insensata) stagione con il Liverpool. Poi con l’esperienza in MLS, andando a svernare per un annetto oltreoceano. Infine con le prime esperienze in panchina: con i ragazzini delle giovanili dei Reds e alla guida della squadra più blasonata di Scozia, i Rangers. A Glasgow, Gerrard ha trovato subito la sua dimensione. Perchè i Rangers, proprio come Stevie G, sono una squadra che ha nel DNA la capacità di rialzare sempre la testa.

Da Liverpool a Glasgow

L’assunzione di Gerrard come manager dei Rangers nel 2018 è passata, a suo tempo, molto sottotraccia. E nonostante avesse tutte le carte in regola per essere uno dei trasferimenti più interessanti del momento. Un ex grande talento del calcio inglese, in rampa di lancio come allenatore (e praticamente alla sua prima esperienza di livello), sulla panchina della più decaduta tra le nobili di Europa ad inizio anni ‘10. Poteva senza dubbio esserci più hype.

Soprattutto perché i Rangers sono un club in piena ricostruzione, dopo aver affrontato il periodo più buio della propria storia. Il fallimento del 2011, con la risalita dalla Third Division fino alla Scottish Premiership nel giro di 4 stagioni, è una ferita ancora aperta. E ridurre il gap con i rivali del Celtic, padroni assoluti del campionato da quasi 10 anni, non è così semplice. Ciò che il presidente Dave King propone è quindi un progetto ambizioso, ma ben lontano dall’essere illusorio. Bisogna tornare al vertice, nel giro di alcuni anni, tornando ad essere una presenza stabile in Europa. Con un occhio di riguardo al conto economico.

Il progetto che l’ex Liverpool si ritrova tra le mani è, dal punto di vista sportivo e societario, letteralmente un cantiere aperto. Gerrard eredita una squadra che però, nonostante la brusca risalita è riuscita subito a inserirsi ai vertici del campionato, con 2 terzi posti di fila, comunque a distanza siderale dai rivali biancoverdi.

Come quando si trovava a dover tirare le fila del centrocampo dei Reds, anche in panchina Stevie G ha le idee parecchio chiare. I due anni passati a guidare le giovanili del Liverpool sono bastati a convincerlo della bontà delle idee di Jurgen Klopp. Per tutta la stagione i blu di Ibrox fanno della pressione sulla palla in fase di transizione il loro pane quotidiano. Cambiando radicalmente l’approccio alla partita rispetto al suo predecessore Graeme Murty, i Rangers migliorano sensibilmente dal punto di vista difensivo, arrivando a subire appena 27 gol in campionato (rispetto ai 50 della stagione precedente).

La sterilità offensiva fa da contraltare all’ottima prova in fase di non possesso dei Gers, che faticano terribilmente a capitalizzare l’enorme mole di possesso. Il 4-3-3 di inizio stagione fa infatti ricadere tutto il peso dell’attacco sulle spalle dell’unica punta Alfredo Morelos, autore di ben 30 reti nell’arco dell’intera stagione, tenendo però le due mezzali e i due esterni offensivi troppo lontani dalla porta.

Per El Bufalo Alfredo Morelos suonano già le sirene della Premier League

Con il passaggio al 4-3-1-2, dopo due pesanti sconfitte a Dicembre contro Aberdeen e Kilmarnock, l’ex capitano dei Reds trova la quadratura del cerchio. Avvicina alla porta il miglior giocatore della squadra, Scott Arfield, e contemporaneamente affianca a Morelos un maestro nei movimenti senza palla come l’eterno Jermain Defoe.

Proprio nella seconda parte di stagione Stevie G si toglie la sua prima grande soddisfazione come allenatore dei Rangers, vincendo ad Ibrox il suo primo Old Firm. Nel 2-0 rifilato al Celtic, in un match che vale da solo quasi quanto la vittoria di un trofeo, si può leggere il primo manifesto sportivo del Gerrard allenatore: squadra cortissima, intensità da vendere e pressing offensivo sulla palla à la Klopp. Idee tattiche precise, per provare a riportare i Rangers al vertice.

Un derby che è sempre qualcosa di più di un semplice derby

Riuscire a confermarsi

Per Cesare Prandelli i migliori allenatori sono gli ex-centrocampisti. Basta guardare i vari Guardiola, Allegri, Zidane. In un’intervista di un paio d’anni fa l’ex C.T. diceva che “Il centrocampista nasce come equilibratore, è abituato a stare nel cuore della gara, e da questo aspetto deriva che al termine della carriera avrà sviluppato una conoscenza più completa del gioco”. Pur non entrando nel merito di una teoria che non vuole comunque avere valore assoluto, sembra innegabile come giocare una carriera ad alti livelli a centrocampo aiuti nel creare un bagaglio tecnico non indifferente. Se poi hai giocato per anni ai vertici del calcio mondiale, ti rimane solo da trovare il modo di comunicare quanto hai imparato.

Per un allenatore (ex-giocatore) come Gerrard, il discorso calza in pieno. Stevie G ha riversato in pochissimo tempo tutto il suo enorme know-how da calciatore sul suo progetto. Basta vedere 10 minuti di una partita dei Rangers in questa stagione per realizzare come l’intera squadra sia lo specchio di ciò che Gerrard ha sempre portato in campo come giocatore. C’è senza dubbio e sopratutto l’intensità. Ma un’intensità ragionata, incentrata sulla fase di recupero palla, e diretta (come già detto) al pallone e non al singolo uomo, come quella che gli veniva chiesta quando giocava da mezzala pura con Benitez.

C’è l’importanza del ribaltamento di fronte, sopratutto da una fascia all’altra, per attaccare l’avversario sul lato debole. Poteva essere diversamente avendo in panchina uno dei migliori esponenti del long-pass sui campi di mezza Inghilterra? E c’è anche la centralità del trequartista, vera e propria anima della squadra, sia come ultimo rifinitore di gioco che come shadow-bomber.

Contro le allegre difese scozzesi, i Gers segnano davvero in tutti i modi

Questa ultima parte in particolare si vede sul ruolo ruolo che Gerrard ha letteralmente cucito sul suo migliore giocatore, Scott Arfield, 31enne scozzese di Livingston. Parliamoci chiaro, non stiamo sicuramente parlando della next big thing del calcio europeo. Arfield è senza dubbio un buon mestierante per la Premier League, ma nulla di più. La bravura di Gerrard è stata quella di dare centralità al suo giocatore più creativo, dandogli una libertà non indifferente in zona gol. Gli 11 gol in 29 presenze nella sua prima stagione con i Gers (e con Gerrard in panchina), parlano da soli.

L’idea dell’ex-Liverpool, a fianco di una visione del calcio essenzialmente “Kloppiana”, è quella di rivalutare un ruolo, quello del trequartista d’inserimento, di cui è stato uno dei più grandi esponenti (nei primi anni carriera soprattutto). Ricreare in provetta il Gerrard che giocava alle spalle di Milan Baros e Harry Kewell nei primi anni 2000 è impossibile. Lo Stevie G allenatore sembra però più che intenzionato ad affidarsi ad una specie di surrogato, perfettamente adattato al livello della Scottish Premier League.

Al momento l’esperimento però non sembra troppo riuscito. L’arrivo in prestito con diritto di riscatto del figlio d’arte Ianis Hagi, dopo un ottima mezza stagione in Belgio al Genk, non ha inciso troppo sui meccanismi dei Gers. Frenato anche dall’ottima stagione di un altro eterno come Steven Davis, l’erede del “Maradona dei Carpazi” si è rivelato un giocatore ancora acerbo, seppur preciso in zona gol, tanto che Gerrard ha preferito ancora puntare sul più affidabile Arfield.

Per Ianis Hagi finora 3 gol in 12 presenze in maglia Rangers

Quale futuro per Gerrard?

Prima dell’interruzione forzata del Marzo di quest’anno e dell’annuncio del titolo ai Celtic, i Rangers erano secondi in campionato (a 13 punti dagli eterni rivali) e agli ottavi in Europa League (dopo aver eliminato il Braga ai sedicesimi). Una stagione, quella della conferma, che certifica quanto di buono fatto da Gerrard ad Ibrox Park, rimanendo in linea con quanto fissato da Dave King ai tempi della sua assunzione, ormai due anni fa.

Steven Gerrard sembra assolutamente essere un allenatore in grado di emergere nel calcio di vertice. Sul carisma e sulle conoscenze non c’erano dubbi. Ciò che risalta invece è che, pur essendo appena agli inizi, Stevie G ha già mostrato un’idea di football chiara e riconoscibile. Una proposta precisa, senza cadere in una rigidità senza compromessi.

La vera sfida sarà ora confermarsi anche fuori dalla comfort zone del calcio scozzese. La Scottish Premier League rimane infatti un campionato con livello medio molto basso e che alla lunga finisce per stare stretta a molti giocatori e allenatori. Non che non sia mai stata una fucina di ottimi manager (vedi un certo Sir Alex Ferguson), ma sarebbe interessante vedere questo nuovo Gerrard allenatore gettarsi in un campionato più provante.

Nel suo futuro sembra esserci la Premier League, con quel trofeo che non è mai riuscito a portare ad Anfield, pur avendo già smentito un eventuale collegamento per il dopo Klopp sulla panchina dei Reds. Intanto rialzarsi quasi senza fatica, nelle vesti di allenatore, dopo la caduta in quel Liverpool – Chelsea di 6 anni fa, non era cosa da tutti. Per uno come Stevie G invece, è solo ordinaria amministrazione.


Studente di economia, classe '93, nato e cresciuto a Rimini. Si avvicina al calcio sin da piccolo, grazie ad un certo Roberto Baggio e ai Mondiali del 2002. Tifoso rossoblù per adozione, dopo aver vissuto per qualche anno a Bologna. Si limita a giocare a calcetto la domenica, data la poca qualità con il pallone tra i piedi, e a seguire qualsiasi campionato visibile in TV. Altre passioni: MLB, sci alpino e la settima arte.