Interventi a gamba tesa

Undici celebri tradimenti nel calcio


Sono due gli eventi in assoluto più seguiti dagli italiani: il calcio e, subito dopo (forse) il calciomercato. Le finestre in cui le squadre possono rinnovarsi, a seguito dell’incessante via vai dei calciatori, esercitano un enorme fascino in tutti gli appassionati di calcio: le sessioni di mercato sono zone franche in cui tutti i sogni, anche i più assurdi e libidinosi, sono possibili. Ma che succede quando questi sogni diventano incubi?


<<Tradiménto s. m. [der. di tradire]. – 1. L’atto e il fatto di venire meno a un dovere o a un impegno morale o giuridico di fedeltà e di lealtà;
2. Azione delittuosa o dannosa compiuta, mascherando le proprie intenzioni, contro persone o istituti che hanno fondato motivo di fidarsi.>>

Alla definizione data dal vocabolario italiano si potrebbe aggiungere l’accezione di “peggiore scenario possibile” per un tifoso: insomma, cosa c’è di peggio di vedere un tuo beniamino, che hai amato e sostenuto alla follia, andare fra le braccia del tuo peggior nemico e segnare ed esultare per altri?

Se infatti il legame, specialmente nel calcio professionistico, fra un calciatore ed un club è meramente giuridico e professionale, sancito dalla stipula di un contratto con una precisa data di scadenza e che spesso reca con sé precise clausole che permettono alle parti di separarsi prima del tempo, quello fra i tifosi, la maglia e chi la indossa affonda le sue radici in un terreno metafisico in cui sono in vigore leggi antichissime che regolano il mondo da tempi remoti e che mai smetteranno di farlo.

Insomma, cosa c’è di più simile a una bandiera, un ideale, un simbolo al quale ci si lega e mai ci si separerà di una maglia da calcio? E non è forse moralmente deprecabile chi calpesta una bandiera, un ideale, un simbolo, per il proprio tornaconto?

Una tematica così vicina ai sentimenti degli uomini, come è ovvio che sia, ha ispirato una vastissima letteratura fatta di canzoni e, specialmente, poesie: e noi italiani, notoriamente popolo di santi, poeti e navigatori non facciamo eccezione. Proprio per questo anche io, nel mio piccolo, mi rifaccio al più grande di tutti, quel Dante che nella sua Commedia del tradimento ne ha fatto quasi una catalogazione, assegnando i colpevoli di tale crimine a diverse zone dell’ultimo girone infernale a seconda della natura del tradimento di cui si sono macchiati.

Perciò, sull’esempio del sommo poeta, mi sono travestito da giudice infernale e ho fatto come Minosse, che testualmente:

“Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
essamina le colpe nell’entrata;
giudica e manda secondo ch’avvinghia.”

e ho assegnato a undici episodi eclatanti di tradimento in ambito calcistico la giusta “pena”, destinando i protagonisti alla zona di competenza. Un castigo ovviamente solo immaginario: in fin dei conti anche noi tifosi siamo parecchio volubili, pronti a dimenticare i beniamini di ieri in favore di quelli di domani, destinando a loro il nostro amore e la nostra passione.
Non siamo quindi, in fondo, anche noi un po’ traditori?

1) Caina: traditori dei parenti

Tevez zittisce provocatoriamente chi, nei giorni precedenti alla partita, aveva parlato male di lui: la gara in questione è l’andata delle semifinali di coppa di lega inglese, vinta grazie a una sua doppietta dal suo City contro il Manchester United, squadra in cui ha militato nelle precedenti tre stagioni. La vicenda non mancò di scatenare polemiche istantanee, come nel caso di Gary Neville (capitano dei red devils) che rispose all’esultanza dell’ex compagno mostrandogli il dito medio.

Una categoria in cui un po’ tutti i tradimenti calcistici rientrerebbero: essere tifosi infatti significa “entrare a far parte di una famiglia in cui tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose” (cit.), per cui piantare in asso una squadra per un’altra equivale a un vero e proprio tradimento nei confronti della famiglia che ti ha amato e cullato. Fra i tanti scegliamo due esempi: uno è il trasferimento, nell’estate del 2009, di Carlos Tevez da una sponda all’altra di Manchester. Un evento che segnò l’ingresso dei Citizen fra le grandi d’Inghilterra dopo anni di vacche magre, e finì per accendere ancora di più la rivalità che già contrapponeva le due tifoserie di Manchester. Un gesto che non andò giù a parecchi ex compagni di quello United, quasi una vera e propria famiglia attorno a un “padre spirituale” calcistico quale è stato per molti di loro (c’erano in squadra ancora molti reduci della mitica class of ’92) sir Alex Ferguson, i quali non le mandarono di certo a dire. Così come fece anche Tevez, non appena ne ebbe l’occasione.

Sempre dall’Inghilterra arriva un altro contestatissimo trasferimento: Fabregas, dopo essere cresciuto nell’Academy dell’Arsenal, esserne diventato il capitano ed essersi trasferito al Barcellona, nel 2014 torna in Inghilterra fra le fila del Chelsea. Un’operazione che non mancò di creare polemiche: ai tifosi non andò giù il passaggio ai “cugini”, specialmente dopo le parole di commiato con cui il loro ex capitano si era separato dai gunners tre estati prima.

Le reazioni non sono state di certo all’insegna del self-control…


Emblema di questa categoria però non può che essere Antonio Conte: l’attuale tecnico dell’Inter, personaggio che alle sue spalle si ritrova una lunghissima schiera di estimatori quanto di haters, si è macchiato più volte di questa colpa. Nei confronti della sua “famiglia d’origine”, ovvero il Lecce e il Salento, quando accetta la panchina degli odiati rivali del Bari; e nei confronti della sua famiglia adottiva, quando il suo status di bandiera juventina da calciatore prima e da allenatore della rinascita bianconera poi non gli impediscono, nell’estate 2019, di cedere alla corte dell’Inter che vede in lui l’uomo del rilancio. Un affronto che in parecchi fra i tifosi juventini non hanno gradito, tanto da aver avviato una campagna per la rimozione della stella dedicata all’ex tecnico bianconero dalla Walk of Fame juventina all’Allianz Stadium.

Situazione paradossali create da questo clamoroso accordo: 18 anni fa Conte commentava così la vittoria del 26° titolo italiano della Juventus, quello del celeberrimo 5 maggio.

2) Antenora: traditori della patria

Cos’è che si cela dietro la definizione, ormai abusata, di mercenari che viene rivolta ai calciatori da parte dei tifosi più accesi?

La maglia della squadra del cuore è in tutto e per tutto una bandiera, un simbolo attorno al quale si stringono centinaia e centinaia di persone, che in quei colori si identificano, ritrovano in essi un ideale da contrapporre a quelli portati dalle altre. Il mercenario è, secondo i tifosi, colui che a queste cose non crede, anzi finisce quasi per farsene beffa, mosso com’è dal più antico, rincorso eppure (almeno pubblicamente) deprecabile valore di tutti: il dio denaro, il guadagno ad ogni costo. 

Sono molti i calciatori che si sono dichiarati da principio come semplici professionisti, che vedono il calcio come una passione ma anche un’attività remunerativa, ragion per cui disposti a ricevere ed eventualmente accettare offerte lavorative migliori. Uno di questi, alfiere della categoria, è di certo Zlatan Ibrahimovic: lo svedese –  oggetto di facili ironie per il mantra “fin da bambino ho sempre sognato di giocare con questa maglia” che lo accompagnava ad ogni presentazione con una nuova squadra – ha suscitato scalpore per aver lasciato, nel pieno del polverone Calciopoli, la Juventus per approdare proprio all’Inter, che si è appropriata in un sol colpo di uno scudetto e del campione degli odiati rivali. I nerazzurri però subirono anche loro l’identica beffa: dopo tre stagioni e altrettanti scudetti Zlatan passò all’altra sponda del Naviglio, per vestire i colori del Milan.

Un dispiacere passato in parte sotto traccia, visti i postumi del triplete della stagione appena conclusa, nel quale Ibra ha avuto, suo malgrado, un ruolo importante andando a Barcellona in cambio di Samuel Eto’o.

Il sentimento però è amplificato quando, dietro la semplice rivalità sportiva, si celano significati più profondi: è questo il caso dei prossimi tre calciatori, rei di essere passati dall’altra parte della barricata in una guerra che solo in ultima analisi riguarda il campo di calcio, ma che si sposta quotidianamente sui terreni decisamente più spinosi della politica, dello status sociale e della religione.
È questo elemento che accomuna due storie altrimenti molto diverse fra loro: quella di Emre Belözoğlu – cresciuto nel Galatasaray e leggenda del club avendo fatto parte della squadra vincitrice nel 2000 della Coppa UEFA – dal 2008 capitano dei rivali del Fenerbahçe; e di Mo Johnstone, centravanti scozzese che ha visto i suoi futuri tifosi tentare di boicottare il suo trasferimento ai Rangers in quanto ex attaccante dei Celtic e, cosa ancor peggiore, d’estrazione cattolica come lo sono i tifosi biancoverdi, contrapposti ai protestanti Rangers nell’Old Firm. 

Per darvi un’idea del tipo di rivalità che c’è nel “derby intercontinentale”, un tranquillo confronto fra le due squadre datato 6 aprile 2014. Il finale sarà da record: 1-0 per il Galatasaray ma soprattutto 14 ammoniti e 2 espulsi. Uno dei due è proprio “il mercenario” Emre, non propriamente un agnellino.

Può mai mancare, a proposito di rivalità che trascendono il calcio, qualcosa dal Clasico più seguito del mondo? Ovviamente no, anzi alla rivalità fra Real Madrid e Barcellona è legato forse l’episodio più conosciuto nel microcosmo dei trasferimenti di mercato mal digeriti dai tifosi. La rovente estate di vent’anni fa venne infatti squarciata da un tuono: il neo-presidente dei blancos Florentino Perez convince a suon di pesetas a unirsi alla sua squadra nientemeno che la stella dei catalani Luis Figo. Il resto della storia è leggenda, con i tifosi blau-grana che scelgono di manifestare con forza il loro dissenso attingendo, a loro modo, alla cultura cinematografica.

A differenza del padrino però, i supportes culé in luogo della poco pratica testa di cavallo optarono per un più maneggevole maiale.

3) Giudecca: traditori dei benefattori

Per il fondo dell’Inferno, Dante sceglie i tre massimi traditori, Giuda, Bruto e Cassio, colpevoli della più spregevole delle colpe, ovvero il tradimento delle due figure sacre della religione (Gesù) e dell’impero (Cesare), affidandoli alle “cure” di Lucifero in persona. Anche nella nostra lista quindi non possono mancare tre episodi clamorosi di tradimento, che tuttora fanno male alle tifoserie che li hanno subiti.

Ancora oggi alla Fiesole brucia il ricordo del 18 maggio 1990, quando i Pontello dettero il loro benestare alla cessione (per l’astronomica cifra di 25 miliardi di lire) del pupillo viola Roberto Baggio alla Juventus. Un colpo particolarmente duro da digerire per i tifosi viola, che proprio non riuscirono a rassegnarsi alla cessione del loro beniamino all’odiata Juventus, al punto da insorgere per le strade contro la società viola, chiedendo a gran voce le dimissioni del proprio presidente.
Una storia che, però, ha nel finale delle tinte di riappacificazione: al ritorno di Baggio a Firenze l’anno successivo infatti l’ormai numero 10 juventino venne sostituito e, lasciando il campo, raccolse una sciarpa viola che gli era stata lanciata dai suoi ex tifosi. Un segno di gratitudine, quello di Baggio, verso una tifoseria che lo aveva amato e aspettato anche nei momenti più difficili, quando da giovane promessa del calcio appena sbarcato in viola subì un terribile infortunio che rischiò di chiudere anzitempo la carriera di uno dei più grandi calciatori azzurri di sempre.

Anche la più recente di queste storie, quella di Higuain dal Napoli alla Juventus, è la storia di un calciatore con un debito di riconoscenza nei confronti della sua ex squadra: quando nell’estate del 2013 Higuain approda alle pendici del Vesuvio infatti sta vivendo un momento difficile della sua carriera, che da stella del Real Madrid lo ha visto pian piano scivolare sempre più giù nelle gerarchie, dietro Benzema prima, CR7 poi e infine il nuovo arrivato Gareth Bale. Difficoltà che, se possibile, aumentarono due anni dopo. I gol durante le prime due stagioni partenopee non erano certo mancati, tuttavia il centravanti argentino era venuto meno nei momenti più importanti della storia recentissima degli azzurri: assente ingiustificato a Dnipro, dove fallisce un’importante occasione da gol che avrebbe potuto regalare la prima finale europea ai partenopei dai tempi di Maradona; decisivo in negativo nello spareggio Champions con la Lazio, quando manda alle stelle il rigore che avrebbe potuto qualificare gli azzurri alla massima competizione europea. Tuttavia il Napoli lo aspetta, e fa bene: Higuain segna 36 gol in 34 partite di campionato, polverizzando un record che resisteva da 50 anni. Non sono sufficienti per riportare lo scudetto in Campania, ma ci sarà tempo l’anno prossimo, forse.
Le speranze di agguato allo scudetto da parte dei partenopei si ridimensionano bruscamente alla fine di luglio, quando d’improvviso arriva la notizia: la Juventus è pronta a ingaggiare il miglior attaccante del campionato, strappandolo alla concorrenza mediante il pagamento della clausola rescissoria, con Higuain che ha già sostenuto in gran segreto a Madrid le visite mediche.

A nulla varranno le spiegazioni di Higuain, che al San Paolo dopo uno dei suoi non rari gol dell’ex urla chiaramente “es tu culpa” all’indirizzo del presidente del Napoli De Laurentiis: da allora per il centravanti argentino l’accoglienza dei tifosi partenopei sarà condita da una marea di fischi.

L’ultimo di questa rassegna è Ronaldo, il fenomeno: un calciatore spaziale, amato da chiunque si sia mai interessato al gioco del calcio, ciò nonostante non di certo esente dall’infamia di essere additato come un traditore. Il motivo risiede nel suo trasferimento, a gennaio 2007, dal Real Madrid al Milan, notizia che non lasciò di certo indifferenti i tanti tifosi dell’ex squadra del campione brasiliano in Serie A, ovvero l’Inter. Club che, come ricordano i supporters nerazzurri, il campione brasiliano lasciò in un momento particolarmente grigio della sua storia (il già citato 5 maggio) dopo non aver praticamente giocato per due intere stagioni a causa dei due gravissimi infortuni accusati dal Fenomeno. Annate in cui Moratti, il presidente dell’Inter, gli ha comunque riconosciuto regolarmente i suoi copiosi emolumenti, nonostante il brasiliano non fosse ovviamente in grado di offrire alcuna prestazione sportiva. Un debito di riconoscenza, quello nei confronti dell’Inter e in particolare della persona del presidente nerazzurro, mai saldato da Ronaldo, che anzi se possibile rincara la dose esultando in maniera polemica sotto la Curva Nord nel primo derby da avversario.

Il punto di non ritorno nel rapporto fra Ronaldo e la parte più calda della sua ex-tifoseria.

In chiusura una bonus-track, con un tradimento recente rispetto agli altri: Maurizio Sarri, dall’estate 2019 sulla panchina della Juventus dopo aver lottato punto a punto contro la sua attuale squadra due anni prima alla guida del Napoli.
In che zona del Cocito va messo? Persino Dante sarebbe in difficoltà: insomma, qual è il posto di un uomo che, dichiarazione dopo dichiarazione, tradisce continuamente sé stesso?


 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.