Interventi a gamba tesa

Ferrari anno zero: l’addio di Vettel e il ritorno alla “normalità”


L’ufficialità dell’addio di Sebastian Vettel a fine 2020 apre l’era di Charles Leclerc e restituisce un team pacificato.


La notizia è arrivata in una mattinata di maggio, nell’era del COVID-19: poche righe, piatte come comanda l’ufficialità.

La Scuderia Ferrari Mission Winnow e Sebastian Vettel comunicano la decisione di non prolungare il rapporto di collaborazione tecnico-sportiva oltre la sua naturale scadenza, prevista al termine della stagione sportiva 2020.” Fine della storia, dunque, e del braccio di ferro tra il pilota tedesco e la Ferrari che durava da settimane e che vedeva l’entourage della Rossa puntare a un contratto al ribasso a livello economico, senza la garanzia per il pilota di partire con i galloni del capitano. Secondo le indiscrezioni raccolte dalla Gazzetta dello Sport, l’ultima offerta giunta da Maranello prevedeva una riduzione dell’ingaggio (12 milioni di euro all’anno contro i 40 del vecchio contratto) a fronte però di un accordo pluriennale, la prima proposta era per una sola stagione. Un tentativo di compromesso che però non ha convinto il tedesco che così dopo cinque stagioni ha deciso di rompere il sodalizio con la Ferrari.

Foto (Afp) da www.repubblica.it

Un’unione nata nell’entusiasmo generale, quando Vettel sembrava destinato a diventare il secondo tedesco capace di riportare sul tetto del mondo la Rossa, e rimasta un’opera incompiuta. Perché Vettel aveva il compito, il solo possibile, di far tornare il mondiale piloti a Maranello, nient’altro. Così la separazione consensuale ufficializzata il 12 maggio non ha stupito nessuno. Era nell’aria da molto tempo, probabilmente da quando Leclerc ha iniziato a prendersi i riflettori. Era naturale che un quattro volte campione del mondo non accettasse di proseguire in una posizione fortemente ridimensionata all’interno del team e nel cuore dei tifosi ferraristi, maggiormente affini alla verve di Leclerc.

Quindi? Tutti contenti? Sì, perché il mancato rinnovo fa felice la Ferrari che risparmia i soldi dell’oneroso contratto di Vettel e il tedesco, non piegandosi alle proposte del Cavallino, si rimette in gioco lanciando un segnale chiaro. È sul mercato ma non è disposto a far qualsiasi cosa per un volante. Se non saltasse fuori una proposta seria per il 2021 è pronto anche a fermarsi un anno. Lo fece anche Alain Prost nel 1992 prima della trionfale stagione 1993 che lo vide trionfare con la Williams Renault per l’ultima volta.

Tornando alla Ferrari, liberandosi di Vettel, vengono meno anche le difficoltà legate alla gestione di due prime guide all’interno dello stesso team. La Rossa ha deciso di puntare sulle prestazioni dello spagnolo Carlos Sainz Jr. che si è messo in luce nelle ultime stagione in McLaren. Un buon pilota, sufficientemente giovane per inaugurare un ciclo, ma abbastanza esperto per poter garantire una certa continuità di risultati e, soprattutto, non troppo scomodo per Charles Leclerc. Era evidente, già dalle prime affermazioni della scorsa stagione, che il monegasco fosse il volto su cui aveva deciso di puntare il team di Maranello. Leclerc è veloce e spericolato, simpatico ai tifosi e irriverente in pista: è il giusto mix per esaltare al meglio il Made in Italy del Cavallino. Mezzi tecnici permettendo, Leclerc potrebbe diventare uno Schumacher che piace di più, potrebbe dare il là a un’epopea più pop e in sintonia con l’attitudine dei tifosi della Rossa. Un Alesi vincente, tanto per capirci. Per fare questa operazione di “rebranding” la Ferrari doveva sbarazzarsi del polveroso Vettel e lo avrebbe fatto anche se il tedesco non fosse stato reduce dalla peggiore stagione in carriera.

Carlos che non sembra cavarsela male nemmeno a Fifa 2020…

Anche per questo motivo la scelta di Sainz Jr. è funzionale a questa strategia: le piste che portavano a Daniel Ricciardo o a un romantico ritorno di Fernando Alonso nascondevano più di un’insidia. L’australiano, che oggi ha firmato con McLaren, non avrebbe accettato di fare il secondo a nessuno – se ne andato dalla Red Bull per non sottostare a Max Verstappen – e la Ferrari si sarebbe ritrovata nuovamente con due galli nel pollaio. Il ritorno dell’asturiano in Formula 1, che comunque sembra a un passo dal concretizzarsi nel giallo Renault, proprio a discapito di Vettel, invece, avrebbe calamitato troppo interesse, polarizzando le attenzioni in seno alla Scuderia e dividendo il tifo. Insomma, la scelta low profile di Sainz Jr. non fa sognare i tifosi ma, per la prima volta dopo anni, fa intravedere un’idea di pianificazione della Scuderia ed è il segnale di un ritorno alla normalità di una squadra con prima e seconda guida. Ancor di più, con l’incerto momento economico legato al COVID-19, aver un solo pilota di punta da gestire potrebbe rivelarsi una scelta azzeccata per ottimizzare le risorse tecniche e umane e raggiungere il massimo obiettivo, quel mondiale piloti che manca dall’ormai lontano 2007.

Tutto fila, quindi, e si incastrarsi alla perfezione in questo gioco di ruoli. A meno che tutto questo movimento, tutta questa concatenazione logica, non sia una grande manovra di distrazione di massa, per prendere tempo mentre si imbastisce una trattativa, questa volta sì clamorosa, che porterebbe Lewis Hamilton in Ferrari nel 2023. Siamo sul terreno della fantasia, si sfiora il complottismo, ma i più grandi trasferimenti nel mondo dello sport – guardiamo il passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus nell’estate 2018 – spesso non nascono così?


 

Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.