Interventi a gamba tesa

Che squadra sarebbe stata la Juventus senza Calciopoli?


Fantamercato sulla Juventus versione 2006-2007: una ricostruzione fantasiosa di una squadra che non è mai esistita


9 luglio 2006.

All’annuncio delle formazioni ufficiali della finale mondiale tra Italia e Francia, è impossibile non notare il numero di calciatori a tinte bianconere fra il campo e la panchina. Tralasciando il capitano di quella nazionale Fabio Cannavaro (che aveva già firmato il suo contratto con il Real Madrid il 19 giugno), nell’Italia Buffon, Zambrotta e Camoranesi erano titolari nel pragmatico 4-4-2 di Marcello Lippi (anch’esso uno dei più importanti allenatori della storia juventina). In panchina sedeva invece Del Piero.

Nella Francia il perno centrale della difesa era l’ebenino Thuram, mentre l’interdizione a centrocampo era affidata allo statuario Vieira. In panchina sedeva invece David Trezeguet.

Oltre a questi, alcuni hanno un passato nella Juventus: parliamo di Zidane, Henry, Inzaghi e Perrotta (seppur per una parentesi dimenticabile). Insomma, la Juventus 2005-2006 rappresentava una corazzata, che dominava in campionato, ma che faticava ad andare avanti nelle coppe europee, fermandosi per due anni consecutivi ai quarti di finale, prima contro il Liverpool e successivamente contro l’Arsenal.

Una Juventus che sembrò impotente ad Highbury, la casa dell’Arsenal di Arsène Wenger

Il terremoto che sconvolse la storia della Juventus in quell’estate del 2006 fu talmente imponente da costringerla, soprattutto per esigenze economiche, a smantellare la squadra. Partirono in direzione Madrid Cannavaro ed Emerson (rispettivamente per 7 e 16 milioni di euro), Zambrotta e Thuram sposarono la causa del Barcellona, con un esborso del club blaugrana di 14 e 5 milioni di euro. Ibrahimovic e Vieira si accasarono ai rivali dell’Inter per 24,8 e 9,5 milioni, mentre Mutu e Blasi alla Fiorentina (il primo per 8 milioni, mentre il secondo in prestito). Oltre a loro, Ruben Olivera andrà in prestito alla Sampdoria, mentre Abbiati tornerà al Milan per la fine del suo prestito.

Quello che colpisce di questi trasferimenti sono i costi di acquisto al ribasso: in un calciomercato che sicuramente non aveva le cifre astronomiche che vediamo oggi, i calciatori furono ceduti almeno alla metà del loro reale valore, forse a causa della necessità della Juventus di incassare.

Ma non finisce qui: Trezeguet e Buffon avevano offerte da mezza Europa, ma decisero di rimanere alla Juventus anche in Serie B. Il primo fu quasi costretto, il secondo si ridusse anche lo stipendio, da campione del mondo, come raccontato nel documentario della storia della Juventus “Bianconeri”.

Qui inizia però un’altra storia. Una storia di completa fantasia, perché non si può tornare indietro, ma solo immaginare come sarebbe potuta essere la storia senza gli avvenimenti dell’estate 2006. Se solo per un attimo la storia venisse cancellata, che squadra sarebbe continuata ad essere la Juventus?

Dal punto di vista dirigenziale, non sarebbe probabilmente cambiato nulla. La “Triade” formata da Moggi, Giraudo e Bettega resisteva dal 1994 e non dava segni di cedimento, nonostante la scomparsa dei fratelli della famiglia Agnelli, che rappresentavano una sorta di guscio protettivo dall’esterno.

Per quanto riguarda la linea tecnica, con molta probabilità l’allenatore sarebbe stato ancora Fabio Capello. Il tecnico friulano aveva conquistato due scudetti in due anni e con molta probabilità sarebbe andato alla rincorsa di una Champions League. Con molta probabilità, non sicuramente. Questo per un motivo principale: Alessandro Del Piero. Il capitano bianconero ha vissuto gli ultimi due anni in modo poco gratificante, venendo poco utilizzato e battendo, o quasi, il record di sostituzioni in un campionato (18 nella stagione 2004-05). Il rapporto con Capello è così poco edificante che decide di fare le valigie. Andarsene dalla squadra in cui è diventato uomo prima e calciatore poi.

“C’è stato un momento in cui ero pronto, con le valigie in mano: se fosse rimasto Capello, io dovevo andare via perché non esisteva tra me e lui un rapporto tale da motivarmi per un altro anno. Io ci avevo investito, forse leggendo male alcune situazioni, avevo investito su di lui come allenatore, su questa società, sul fatto che comunque mi sentivo bene, ed ero rimasto un secondo anno; però era inevitabile che il terzo, a quelle condizioni, non ci sarebbe stato, né in B né in A”.

Una decisione che avrebbe preso lui senza parlare con nessuno. Una volta parlato con la società, siamo sicuri che il peso del leader con esperienza ultradecennale sarebbe stato minore di quello dell’allenatore da un biennio? Non v’è certezza. Quel che è certo è che in questi casi, uno delle due controparti litiganti se ne va sempre. Lo si fa per il bene della società.

Siccome stiamo parlando di una storia di fantasia, tutto può essere: Del Piero se ne sarebbe andato all’estero, per cominciare una nuova esperienza, e la Juventus avrebbe continuato con Capello sulla panchina.

Una delle tante volte in cui Del Piero risulta decisivo in quella stagione. Notare la totale indifferenza di Fabio Capello

Conoscendo pregi e difetti del direttore generale della Juventus Luciano Moggi, tutto si può dire, tranne che non fosse uno stratega di mercato, con conoscenze e competenze che gli avrebbero sicuramente permesso di rimpiazzare uno come Del Piero, magari con un attaccante dalle caratteristiche simili. Più una seconda punta, che un bomber di razza.

Per fare alcune ipotesi, conviene andare a ricercare le rose delle squadre che parteciparono al mondiale del 2006. Da quelle 32 selezioni, le migliori del panorama mondiale, sarebbe sicuramente uscito il nuovo attaccante della Juventus, con un accordo (secondo le leggi del calciomercato) che sarebbe stato siglato prima della competizione per non rischiare un exploit del calciatore, che avrebbe aumentato le richieste del club e dell’agente.

Tra i tanti prospetti che ho deciso di prendere in considerazione, figurano l’oranje Van Persie, Higuain (molto diverso dal calciatore che è oggi, e che raggiungerà Capello l’anno successivo a Madrid), David Villa, o perché no, il ritorno di Henry con un colpo da 90, che avrebbe fatto sognare i tifosi. Lo spagnolo sarebbe stato il colpo più utile alla causa, con Mutu magari più al centro dell’attacco e del progetto.

Ricapitolando, un parco attaccanti di tutto rispetto: il già citato Mutu, Villa, Trezeguet e Ibrahimovic.

In un articolo della Gazzetta datato 27 aprile 2006, si parla del possibile mercato messo in pratica dalla Juventus per quell’estate. Come si può vedere, la vicenda Calciopoli non è ancora sulle copertine dei giornali, tantomeno la vicenda di un possibile addio di Del Piero. Secondo le pagine della rosea, il budget da investire per quella sessione è di 50 milioni (!). Questa somma sarebbe raggiunta grazie alle cessione di dieci/dodici giocatori definibili come comprimari (da Birindelli a Zebina, al rientrante Miccoli). In quell’articolo si dividono per reparto le necessità della squadra.

Partendo dall’attacco, il nome che si fa è quello di David Suazo, che “non costa poco, 15 milioni (!) e dovrebbe accettare il ruolo di panchinaro destinato a Zalayeta, in direzione Cagliari come contropartita”. Ma, vista la mole di giocatori offensivi che potrebbero arrivare (anche nel reparto dei centrocampisti) potrebbe partire Zalayeta anche senza essere rimpiazzato.

Passando al centrocampo, ricordiamo che la linea a quattro voluta da Capello recitava così: Camoranesi-Emerson-Vieira-Nedved. I comprimari non erano in grado di garantire la stessa qualità: Giannichedda e Blasi erano usati in caso di turnover, e il secondo più da terzino destro che da centrocampista di rottura. A volte, Capello preferiva addirittura giocare con Camoranesi da interno e Mutu da centrocampista laterale. Sicuramente per le seconde scelte non all’altezza, i titolari arrivavano alla fase clou della stagione con il fiato corto, non riuscendo non solo ad andare avanti in Europa, ma rischiando di farsi rimontare da un Milan mai arrendevole nelle ultime dieci giornate di campionato, in entrambe le stagioni. C’è da dire inoltre, che Emerson, uomo voluto da Capello, era assediato da un demone chiamato pubalgia.

Tesi: il centrocampo, sia nel mezzo che sulle fasce, ha bisogno di alternative di qualità pari ai titolari.

I nomi che fa la Gazzetta sono cinque, e c’è da tenersi veramente forte. Si parla di:

  • Gerrard: la richiesta che fa il Liverpool è di 30 milioni (“inarrivabili per la stessa Juve”). Da vedere se i Reds avrebbero voluto disfarsi del proprio capitano e se, soprattutto lui avesse voluto abbandonare Anfield.

Testimonianza della completezza del Gerrard “tuttocampista”

  • Amantino Mancini: come vice Nedved o al posto del ceco se decidesse di ritirarsi (lo farà poi nel 2009). Capello lo ha già avuto alla Roma e il cartellino avrebbe un costo di 12 milioni di euro, ma la Juventus potrebbe giocarsi la carta Miccoli al ritorno dal prestito dal Benfica.
  • Cristiano Ronaldo (!!): “è l’erede di Nedved. Guadagna 5 milioni di euro come molte stelle della Juve. Il contratto scade nel 2010 e il costo del cartellino si aggira intorno ai 15 milioni di euro (!!!)”. Ad averlo saputo prima…
  • Joaquin: “ha le movenze di Luis Figo” ma è corteggiato dai più grandi club europei. Sarebbe il “giocatore ideale per risolvere i problemi della corsia di destra” (come se Camoranesi fosse un novellino qualunque) e il Betis chiederebbe, anche per lui, 15 milioni di euro.
  • Stefano Fiore: l’alternativa low cost. 

Visto che è una storia di fantasia, ipotizziamo l’arrivo di Joaquin, ma soprattutto di Gerrard. Con quest’ultimo la Juventus non avrebbe disdegnato un passaggio al 4-3-3 (modulo già proposto negli anni precedenti da Capello) con l’inglese a fare da incursore. Con un po’ di immaginazione, i sei centrocampisti a contendersi il ruolo sarebbero stati Emerson, Vieira, Gerrard, Nedved, Joaquin e Camoranesi: i primi tre quando si necessita di un po’ più di copertura, i secondi tre quando si vuole andare all’arrembaggio (oppure farli adattare ad un maggiore sacrificio in copertura).

Capitolo difesa e portieri. I quattro centrali impiegati da Capello (Thuram, Cannavaro, Kovac e Birindelli) sono tutti over 30. Zambrotta ha 29 anni, l’inaffidabile Zebina ne ha 28. Oltre all’oggetto misterioso Gladstone, gli unici giovani di prospettiva sono Chiellini e Balzaretti (22 e 25 anni). Facile pensare che l’idea della dirigenza potesse essere lo svecchiamento di questo reparto.

Lo stesso articolo della Gazzetta fa di nuovo alcuni nomi: il primo è Andrea Barzagli, ventiquattro anni, e a vederlo oggi sarebbe stato assolutamente il profilo più adatto, nonostante il suo percorso di crescita sia soltanto agli inizi.

Il secondo è Daniele Bonera, ventiquattro anni anch’esso. Alla luce di quello che abbiamo visto nell’arco dei quattordici anni successivi, se ognuno di noi potesse giocare e scegliere tra questi due nomi per rinforzare la propria difesa, una buona percentuale sceglierebbe Andrea Barzagli. Cercando invece di tornare al 2006, gli addetti ai lavori vedevano in Bonera il pilastro su cui costruire il futuro della difesa italiana. E ne avevano ben donde, visto come il futuro difensore milanista aveva guidato il reparto nella nazionale under 21 alla conquista degli Europei del 2004.

Il terzo nome è quello di Michele Canini, vent’anni. Forse ancora troppo acerbo. La Juventus avrebbe acquistato metà cartellino dal Cagliari (ancora esistevano le comproprietà tra due società) e lo avrebbe lasciato in prestito all’Atalanta, detentrice della seconda parte.

Vivendo nel futuro, è facile pensare che, con Capello come allenatore e spesso cultore di una fase difensiva super organizzata, l’adattamento di Giorgio Chiellini dalla fascia sinistra al centro sarebbe stata molto più immediata. Avvenne poi l’anno successivo, nel campionato di Serie B e più precisamente nella partita di Napoli del girone di andata, in una situazione di assoluta emergenza. Simbolo di un fiore che comunque sarebbe dovuto sbocciare. A conti fatti, il centrale difensivo, la Juventus se lo sarebbe potuto trovare già fatto e finito in casa propria.

Un giovanissimo Chiellini nella sua prima stagione alla Juventus

Ultimo nome, che smentisce l’obiettivo di ringiovanimento della retroguardia, è quello di William Gallas. Il francese potrebbe liberarsi “a parametro Fifa per soli 3 milioni di euro”.

Per quanto riguarda il capitolo portiere, dietro all’intoccabile Buffon, il nome per sostituire Abbiati (alla fine del prestito dal Milan, come regalo dopo l’infortunio del numero 1 della Nazionale nel Trofeo Berlusconi) è quello dell’esperto Antonioli, 36 anni.

L’ultimo capitolo da affrontare è quello sulla cosiddetta “classe operaia”, colori i quali accettano la panchina e sanno farsi trovare pronti quando vengono chiamati in causa. La storia della Juventus ne è piena e ne ha fatto una tradizione: prendendo come esempio le rose dei secondi anni ’90 (probabilmente le più forti di sempre) possono venire in mente nomi come Padovano, Lombardo, Carrera, Porrini, Marocchi. Il loro apporto era fondamentale tanto in campo quanto fuori.

Anche nella Juventus di Capello, vi erano alcuni gregari: Blasi, Giannichedda, Birindelli, Pessotto, Zalayeta. Di questi è però probabile che solo il primo, visti gli innesti, sarebbe potuto rimanere, poiché in grado di ricoprire più ruoli. La rosa più probabile per affrontare la stagione sarebbe quindi potuta essere:

Portieri: Buffon, Antonioli, Chimenti;
Difensori: Zambrotta, Balzaretti, Chiellini, Barzagli, Cannavaro, Thuram, Kovac;
Centrocampisti: Olivera, Blasi, Emerson, Vieira, Gerrard, Camoranesi, Nedved, Joaquin;
Attaccanti: Mutu, Ibrahimovic, Trezeguet, Villa.

20 giocatori di assoluto livello. Una spesa sicuramente superiore ai 50 milioni ipotizzati, ma con il piazzamento di alcuni giocatori e qualche sacrificio in più, la rosa sarebbe stata competitiva per anni.

Alla fine di questo viaggio, fantasioso per quanto ludico, non rimane altro che farsi alcune domande.

Con gli innesti sopra descritti, la squadra sarebbe stata più forte? Sarebbe stata troppo votata all’attacco per essere una squadra di Fabio Capello? Il modulo utilizzato sarebbe stato il consueto 4-4-2 o si sarebbe passati al 4-3-3? Avrebbe potuto competere con le big del calcio europeo per conquistare una Champions League?

Se non fosse stato così, cosa sarebbe mancato? Quali innesti avreste fatto voi, se foste stati al posto della dirigenza juventina?


 

Nato nel 1997 nella provincia toscana e laureato in Scienze della Comunicazione a Siena. Innamorato del calcio grazie alla partita del Torneo di Viareggio che si giocava una volta all'anno nel mio paese e alle VHS con le sfide della Juventus per intero. Tifoso dei bianconeri, dell'Hockey Follonica (squadra della mia città) e della vecchia Montepaschi Siena. Mi emoziona qualsiasi tipo di impresa sportiva e cerco di scoprire prima il lato umano e poi agonistico dei protagonisti nel mondo dello sport. In attesa di ricominciare a studiare, osservo, memorizzo e prendo appunti.