Interventi a gamba tesa

Formula 1, a che punto siamo?

F1 2020

A quasi due mesi da quello che avrebbe dovuto essere l’inizio del Mondiale di Formula 1 2020, diverse questioni rimangono aperte. Da quando ci sarà il primo Gran Premio a come cambierà il piano dei team, fino alle recenti proposte di budget cap. Abbiamo provato a mettere un po’ di ordine e a prevedere come sarà la F1 post COVID-19.


L’esplosione dell’emergenza COVID-19 a livello mondiale e la pandemia conseguente ha portato il mondo intero a fermarsi, mantenendo al minimo le funzioni vitali e mettendo in pausa tutto il superfluo. Così è avvenuto che lo sport in tutte le sue sfaccettature abbia dovuto – salvo rarissime eccezioni (il campionato di calcio in Nicaragua e Bielorussia, per citare i casi più famosi) – tirare il freno e fermarsi. È capitato anche alla Formula 1, un circo che da marzo a novembre trascina per il mondo centinaia di addetti ai lavori e uno strascico di pubblico composto da migliaia di appassionati. Era giusto e logico che ciò avvenisse ma ora, dopo quasi due mesi di stop, com’è la situazione in F1 e cosa dovremmo aspettarci dal prossimo futuro? Proviamo a far in chiarezza mettendo insieme le tessere di un puzzle complicato e tentando di immaginare il ritorno in pista.

Ripartire sì, ma quando e come?

La prima domanda che si fanno gli appassionati è ovviamente quando potranno rivedere una vera gara. Su questo punto, stando così le cose, la stagione 2020 dovrebbe iniziare nel mese di luglio per corrersi interamente a porte chiuse. La prima tappa dovrebbe essere il Gran Premio d’Austria, il 5 luglio, principalmente per due motivi: il Red Bull Ring di Spielberg è di proprietà dell’omonimo team che avrebbe meno problemi con i mancati introiti dalla vendita dei biglietti, in secondo luogo l’Austria è stata poco colpita dal Coronavirus e quindi la location sembra abbastanza sicura. Il successivo appuntamento potrebbe essere il 19 luglio, in Inghilterra sul circuito di Silverstone, qui, invece, potrebbe entrare in gioco la logistica. 7 team su 10, infatti, hanno sede nelle vicinanze del tracciato e sarebbe notevolmente più semplice organizzare la gara. A questo proposito la FIA e Liberty media potrebbe scegliere di replicare ancora a Silverstone il 26 luglio. L’obiettivo che corre parallelo a quello di ripartire è quello di disputare più gare possibili.

L’anno scorso, a Silverstone, andò così.

Da agosto in poi – contando che la situazione sanitaria si stabilizzi e compatibilmente con le singole disposizioni nazionali (il Belgio e la Francia hanno bandito gli eventi di massa fino a settembre) – gli appuntamenti potrebbero essere: GP d’Ungheria, GP d’Italia (Monza) e Singapore a settembre. Tra ottobre e novembre troverebbero spazio il GP della Cina, la new entry Vietnam e le tappe di Bahrein e Abu Dhabi, mentre rimarrebbero da collocare Azerbaijan e Russia. Contando il doppio appuntamento di Silverstone e una possibile soluzione analoga anche in Austria si arriverebbe a 13 gran premi, un numero accettabile per dare ancora un minimo di senso al Mondiale.

Quando termina il lockdown per le scuderie?

Se il calendario 2020 non ha ancora una fisionomia definitiva, più netta pare essere la questione legata al fermo delle attività dei team. La FIA estenderà il lockdown fino al 20 maggio, principalmente per tutelare i team minori inglesi che potranno così estendere il periodo di congedo per i loro lavoratori – coperto economicamente dal Governo britannico con un contributo fino a 2.500 sterline al mese – e aver così una boccata d’ossigeno di vitale importanza per le loro casse. Questo, però, se da un lato è una manna per le piccole realtà in difficoltà, è un problema in più per scuderie economicamente in salute, come la Ferrari, che vorrebbero – e potrebbero – ripartire prima ma si troverebbero forzatamente chiuse senza aver fatto ricorso a sussidi governativi.

Il rischio non troppo velato è quello di dover ricorrere a quei tagli al personale finora evitati. A questa difficoltà si potrebbe aggiungere anche la proposta avanzata dalla FIA di ridurre ulteriormente il budget stagionale per team a 145 milioni di dollari contro i 175 concordati nel giugno scorso. Una sforbiciata che potrebbe portare – come dichiarato dal team principal della Rossa, Mattia Binotto – la Ferrari a valutare altre opzioni per mantenere per mantenere in piena attività la sua anima sportiva, il suo impegno nel mondo del motorsport (IndyCar Series e WEC – il mondiale endurance potrebbero essere due opzioni).

Come procederà lo sviluppo delle vetture?

In questi giorni FIA e team non discutono solo di calendari e budget ma anche del futuro tecnico delle vetture e dell’esigenza comune di continuare lo sviluppo a costi ragionevoli. Si è giunti così a concordare un congelamento regolamentare per il 2020 e il 2021 che riguarderà soprattutto i telai. In buona sostanza, se questo verrà confermato, il telaio con cui si debutterà nel 2020 rimarrebbe il medesimo anche per la stagione 2021. Vedremo grosso modo le stesse vetture per due stagioni. Gli sviluppi riguarderebbero invece gli altri elementi, ma essendo che ogni team ha idee e pacchetti evolutivi differenti potrebbe essere introdotto il sistema dei token (gettoni) – già utilizzato in passato per l’evoluzione delle Power-Unit. In pratica ogni scuderia si vedrà assegnato un monte di token da usare nel corso del biennio 2020-21 per sviluppare alcune parti della vettura. Per i token verrà definito un budget e stabilito un valore specifico corrispondente a ogni componente della monoposto. Saranno i team a scegliere poi come e dove utilizzare i loro gettoni.

Insomma, tralasciando i pettegolezzi su un ipotetico passaggio di Lewis Hamilton alla Ferrari – smentito dalle parti interessate -, a noi appassionati di F1 non mancano argomenti su cui discutere. Anche se per tutti la principale preoccupazione è che il tempo scorra veloce per arrivare a luglio, al D-day di una gara vera. Perché – diciamocelo – le repliche delle battaglie in pista tra Senna e Prost ci commuovono, i Gran Premi virtuali ci fanno sorridere, occupando qualche oretta nella noia di questi giorni, ma l’emozione dei weekend di gara non è materia che si può creare in laboratorio.


 

Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.