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- di Carlo Cecino

5 da rivedere: le storiche gesta dell'Inter del Triplete


Sportellate non vi lascia soli in questa quarantena. Nelle scorse settimane vi abbiamo raccomandato alcuni libri sportivi da leggere e alcuni film sportivi da guardare. Ora è il turno dei consigli relativi ad alcune gare storiche che ogni appassionato sportivo dovrebbe assolutamente recuperare. Abbiamo scavato nella nostra profonda memoria, creando alcune categorie all’interno delle quali troverete 5 eventi da vedervi comodamente online. Oggi “tocca” godere delle migliori 5 dell'Inter del Triplete!


Nel Valhalla delle 8 leggendarie formazioni calcistiche che sono riuscite nell’impresa di conquistare il Triplete – campionato, coppa nazionale e Coppa dei Campioni alzate nella stessa annata – c’è anche l’Inter targata 2009-2010. Ai posteri, la letteratura sportiva ha tracciato e traccerà diverse sfumature di giudizio sull'inarrestabile cammino interista, di certo tutti hanno raccontato e racconteranno di una squadra iconica e per molti versi divisiva.

L’effigie estremamente anticonvenzionale di quella mitologica truppa nerazzurra non può che sublimarsi in José Mourinho, il comandante portoghese dell’armata meneghina. Dalla torre di comando lo Special One ha lasciato un segno indelebile sul panorama internazionale convogliando su di sé tutte le pressioni e polemiche di quell'epoca storica per l’Inter. Ma se a livello comunicativo l’istrionico e vulcanico Mourinho negli ultimi 20 anni ha avuto pochi pariruolo per le sue immani abilità strategiche nel difendere e motivare i suoi giocatori dentro, e soprattutto, fuori dal campo e dallo spogliatoio, Mou è stato essenziale anche a livello tecnico-tattico in quella stagione. Plasmando un’orchestra arrangiata su un liquido 4-2-3-1 dotato di primi violini offensivi, (Milito, Eto’o), percussioni tambureggianti (Maicon, Zanetti), un ricco coro che accompagnava soavemente il prodotto musicale (Julio Cesar, Cambiasso, Samuel, Thiago Motta) e l’uomo a cui venne affidata la bacchetta di direzione (Sneijder). Senza tralasciare il premio Oscar al ruolo di miglior attore non protagonista (Pandev, sbarcato nel gennaio 2010 e salvifico nell’ottimizzare gli ingranaggi di gioco di quell’Inter); per una rapsodia musicale in grado di suonare melodie dolci e guerriere contemporaneamente.

L’epica cavalcata dell’Inter del Triplete può essere rivissuta e racchiusa in questi 5 episodi chiave da ricordare.

1. Milan-Inter 0-4 (29/08/2009)

Se il buongiorno si vede dal mattino...

Mai proverbio fu più azzeccato, dal momento che il 4-0 con cui l'Inter "matò" il Milan, esito inconsueto per una gara di fine agosto, scrisse il prologo di quel titanico esercito colorato di nerazzurro che oltre a saper vestire un assetto da testuggine demolitore, riusciva allo stesso tempo a tessere composizioni calcistiche eleganti e meliche. Andando nel dettaglio della gara, siamo alla seconda giornata di campionato, derby di Milano. Durante l'estate il Milan aveva assistito agli struggenti addii di Ancelotti, Maldini e Kakà, l'Inter invece impacchettò i saluti ad Ibrahimovic direzione Barcellona, ricevendo come parziale contropartita Eto'o. Ma soprattutto la Beneamata pochi giorni prima della stracittadina accolse Wesley Sneijder alla sua corte. Mourinho gettò subito nella mischia il folletto Orange e i dividendi che ne ricaverà saranno altamente fruttiferi. Al 6' il trequartista olandese sfiora il super gol con un bolide da distanza siderale. Sarà il preludio dell'abbuffata nerazzurra sui resti di un Milan andato in knock-out totale.

La rete del vantaggio interista di Thiago Motta è un inno alla bellezza del calcio. Una poesia calcistica che fluisce dai piedi di Eto'o, Milito e dall'italo-brasiliano al termine di una ragnatela di passaggi elevata dal filtrante del Principe per Thiago Motta. Da lì un costante e debordante profluvio interista, con Milito che segna e fa segnare Maicon, il brasiliano che in quell'annata poteva essere scambiato per un missile che sconquassava le fasce mancine avversaria di tutta Europa grazie al tritolo che aveva nelle gambe. Una manifesta superiorità tecnica cesellata dalla ciliegina sulla torta posata da Stankovic, un cannone da fuori area che solo il serbo sapeva incastonare sotto il sette; da ammirare e riammirare in loop.

2. Dinamo Kiev-Inter 1-2 (04/11/2009)

Carpe Diem. Nella notte gelata di Kiev, l'Inter vive un'autentica sliding door della sua rincorsa europea. Perché nel giro di quattro minuti trasforma una drammatica recita del de profundis in un gioioso alleluia. Circa 240 secondi che hanno cambiato l'evoluzione della creatura interista. L'Internazionale difatti è passata da una sconfitta che la metteva spalle al muro, a una vittoria che l'ha lanciata provvisoriamente in testa al girone eliminatorio di Champions League, con tutt'altre rosee prospettive. L'impronta dell'incredibile rimonta in terra ucraina ha la griffe ben visibile di Mourinho. Sotto 1-0, il portoghese apporta quella mentalità vincente che tanto difettava all'Inter negli scenari europei, rischiando tutto già a inizio secondo tempo, dopodiché mettendoci un ulteriore carico quando passa a una difesa a due con Zanetti-Lucio e due attaccanti come Balotelli ed Eto'o larghi sulle fasce. L'Inter, senza un apparente senso logico, guadagna in furia atletica.

Inizia così ad imperversare nella ripresa, è un vero e proprio monologo meneghino, con occasioni a ripetizione, alcune incredibilmente fallite. Una rimonta meritata, concretizzata solo dall'86'. Sneijder col radar telecomanda prima un cioccolatino per Milito, il quale fissa l'1-1, poi all'89' il genietto olandese spinge in rete da un metro una palla che non voleva entrare, a seguito delle precedenti goffe respinte di Bogush su Muntari e Milito. L'all-in di Mourinho ha pagato, cambiando le prospettive e molto probabilmente in quel momento, metamorfizzando la storia europea dell'Inter. Spazzando anche i venti procellosi di Kiev, inizialmente resi più algidi dall'usignolo ucraino Shevchenko. L'aria di derby infatti stava esaltando l'ex Milan che aveva trovato l'illusoria e fortunosa rete del vantaggio per la Dinamo, il gol numero 15 per Sheva contro i nerazzurri. L'incubo impersonificato nel Re dell'Est che stava tornando ad alimentare la "criptonite" europea interista. Finché Sneijder e Milito, - quella stagione viaggiavano a ritmi da Pallone d'Oro - firmarono le marcature della folle e trionfante campagna di Kiev.

3. Inter-Siena 4-3 (09/01/2010)

Il topos "Pazza Inter" allo stato puro. Inter-Siena, ultima giornata del girone d'andata del campionato 2009/2010, è stato un match vietato ai deboli di cuore, un ottovolante adrenalinico materializzatosi con il successo dell'Inter per 4-3. Tre punti d'oro per la Beneamata che a maggio si assicurò la Serie A 2009-2010. E senza l'irragionevole 4-3 di San Siro contro il Siena a inizio gennaio, non si sarebbe verificato alcun Triplete. Poiché capitan Zanetti e compagni all'ultima curva hanno tagliato il traguardo appena prima della Roma per due soli punti di vantaggio sui giallorossi (82 a 80 rispettivamente il computo finale per le due formazioni).

Quell'invernale serata milanese, nella Scala del Calcio, l'anticipo prevede il più classico dei testacoda, con l'Inter in vetta a 42 punti e possessore del miglior attacco del torneo, che attende il fanalino di coda Siena con 12 gettoni e la peggior difesa del campionato. Ma i meneghini, in quel match senza Cambiasso, Eto’o, Balotelli e Chivu, non avevano fatto i conti con Maccarone - autore di una doppietta - che incarnò la parte del guastafeste inaspettato. I toscani sorprendentemente sono avanti 3-2 in un San Siro che vive attimi melodrammatici, allora a quel punto Sneijder si erge a musa ispirata dalla dea Eupalla. Il #10 di Mourinho nel primo tempo aveva disegnato una punizione aurea per il provvisorio 2-1 interista, poi all'88' ha tracciato, su altro piazzato, una sassata spietata per il 3-3. Gli ultimi giri di lancette sono tachicardici. Lo Special One getta nella centrifuga dell'incontro il giovane Stevanovic per Thiago Motta. In pieno recupero, al volgere del crepuscolo, sarà infine una rete da centravanti vero di Samuel, utilizzato dal pianificatore Mou proprio in quella posizione per l'assalto finale, a vidimare il successo nerazzurro. Si potrebbe redigere un libro sul distillato di emozioni di questa partita, decisa all'ultimo respiro dalla solita, ineluttabile, "Pazza Inter".

4. Chelsea-Inter 0-1 (16 marzo 2010)

La notte della laurea europea. I meneghini, che non approdavano ai quarti di Coppa dei Campioni dal 2006, sbarcarono a Stamford Bridge, per il ritorno degli ottavi di finale, forti del 2-1 maturato all'andata a San Siro tramite le marcature di Milito - in quella stagione sovrumana il Principe marcò il gol vittoria in finale di Coppa Italia contro la Roma, il memorabile timbro nell'ultima gara di campionato contro il Siena che diede lo Scudetto all'Inter e la leggendaria doppietta in finale di Champions League - e Cambiasso. Dall'altra parte del ring si trovava però il Chelsea di Carlo Ancelotti, che avrebbe poi conquistato il double "interno" Premier League-Fa Cup. I Blues di allora erano una squadra scafata in tanti suoi interpreti che dominava gli scenari prestigiosi della Champions (nel 2008 cadde tragicamente in finale ai rigori con il Manchester United e nel 2009 uscì in semifinale contro il Barcellona).

Nella spettacolare atmosfera londinese, il protagonista fu in particolare Mourinho, che tornò nel teatro dove anni addietro condusse il Chelsea a risultati straordinari. Lo Special One gestì egregiamente l'incontro e portò a casa un successo di spessore nella gara a scacchi contro Ancelotti. Propose una formazione molto offensiva con Sneijder a supporto del trio offensivo composto da Eto'o, Milito e Pandev; l'assetto che poi fu determinante per la conquista della Champions League. Ebbe ragione e nel secondo tempo il maestro Sneijder scrisse un trattato dall'alto della sua cattedra di illusionismo, inventando una palla di bellezza ecumenica per Eto'o, che di giustezza infilò Turnbull e mandò in Paradiso i tifosi interisti. L'anima del gol è di Sneijder, ma non si può non sottolineare come Eto'o sia stato ancora una volta risolutivo in Champions, realizzando un gol cruciale come era solito fare al Barcellona. Il Re Leone dimostrò pure tutta la sua fame di vittoria sacrificandosi come un tornante a tutta fascia. Un campione come lui rientrava sistematicamente in difesa senza fiatare. Era il segnale inequivocabile che il gruppo interista fosse cementato in maniera ermetica, pronto ad entrare nella storia.

5. Barcellona-Inter 1-0 (28 aprile 2010)

Una settimana prima dell'epica gara del Camp Nou, in Islanda aveva eruttato il vulcano Eyjafjallajokull, un evento eccezionale che non si verificava da 187 anni. Un chiaro indizio premonitore che si sarebbe riverberato in ambito sportivo sull'Inter, pronta a spezzare il malefico anatema della Champions League. La Beneamata bramava con tutte le sue forze quella Coppa dalle Grandi Orecchie che mancava in bacheca dal 1965, con la formazione interista che fece l'ultima apparizione in finale nel 1972, quando venne imbavagliata dal rivoluzionario Ajax di Cruijff. Poi tante, troppe delusioni hanno attanagliato il popolo nerazzurro nel più prestigioso palcoscenico europeo.

Riecco i catalani, verrebbe da dire alpha e omega dell'edizione interista di quella Champions League. Incontrati nel girone di qualificazione, rincrociati in semifinale. A Barcellona l'Inter - corroborata dal magnifico successo per 3-1 nella gara d'andata di San Siro - ha sguainato la sciabola, recitando il copione dell'indelebile manifesto calcistico interista, vale a dire soffrire eternamente, fino al 90' inoltrato, per poi esplodere di gioia. Più forti del Barça di Messi, Xavi, Iniesta e dell'ex Ibrahimovic, più forti dell'inferiorità numerica per oltre 70 minuti a causa dell'espulsione a Thiago Motta, più forti di 100.000 catalani che caldeggiavano la Remuntada. Per vivere una notte magica, bisogna indossare sia l’abito da sera che l’elmo e lo scudo da battaglia. Quella sera in un catino infernale le gesta di 10 eroi nerazzurri, guidati dal comandante Mourinho che si fece beffa del "nemico" storico Guardiola, si intrisero nella pietra per aver difeso allo strenuo la propria fortezza. Solo l'inutile rete di Piqué è riuscita a scalfire l'inaccessibile bastione eretto dalla retroguardia interista e da un fenomenale Julio Cesar in versione Leviatano. Ma tutti i meneghini furono impressionanti per volontà e spirito di sacrificio. Finì 1 a 0 per i Blaugrana, fu la sconfitta più dolce per l'Inter. A fine gara indimenticabili le immagini di Mourinho che bagnato dagli idranti del Camp Nou festeggia come un bambino abbracciato dal responsabile dell'area tecnica Oriali, oppure le celebrazioni di Eto'o da ex; ci sono persino tracce di McDonald Mariga.

CHIOSA FINALE

La flotta di valorosi soldati nerazzurri era ad un passo dall'empireo. Olimpo del calcio su cui l'Inter si siederà qualche settimana più tardi, per l'esattezza il 22 maggio 2010, nella meravigliosa cornice tardo primaverile del Bernabeu. Nella finalissima contro il Bayern Monaco fu la doppietta dello straordinario Diego Milito a far riecheggiare l’urlo liberatorio covato nei fedeli interisti da 45 anni, un grido tenuto dentro a fermentare, a invecchiare come un vino sempre più buono. Attraversato l’inferno, i tifosi nerazzurri tornarono a volare sognanti, a riveder le più belle stelle d'Europa. Resterà scolpita nella memoria collettiva l'istantanea di Javier Zanetti che alza la Champions League. Il Triplete, con annessa redenzione e gloria europea, è servito.


 

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Carlo Cecino, giovane trevigiano di belle speranze. Nato il 18/05/1994 durante la meravigliosa notte di Atene, col Milan che sculacciava il Barcellona di Cruijff, si appassiona fin dal primo ciuccio allo sport. Segue con fervore il basket, con i San Antonio Spurs in cima alle ricerche. Entrare nel mondo giornalistico sportivo è il sogno, ma anche diventare il magazziniere dello spogliatoio dei New York Knicks non sarebbe male. Gli idoli sono Valerio Fiori e DeShawn Stevenson, oltre a Federer, leggenda vivente del tennis.

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