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, 7 Aprile 2020

Quanto era forte Mirko Vucinic



Per tutta la sua carriera Mirko Vucinic ha convissuto con l’idea generale che lo dipingeva come un totale cialtrone. La sua incapacità di rimanere a lungo concentrato all’interno della stessa partita è diventata in un qualche modo quasi proverbiale, foraggiata dagli stereotipi sulla sua origine balcanica, la terra degli artisti pazzi e incostanti per eccellenza. Vucinic effettivamente non è mai risultato un tipo particolarmente serio o affidabile, a partire dall’analisi delle sue assurde esultanze, che sembrano spesso partorite dalla mente di un ragazzino iperattivo di 9 anni. Su Youtube girano video lunghi e elaborati che mostrano impietosi tutti i suoi gol più incredibili sbagliati. In un'occasione Fabio Caressa commenta una sciagura di Vucinic davanti al portiere esclamando "il classico tiro da infradito di Vucinic". Forse per nessun giocatore quanto per lui vale lo storico adagio “se segnasse anche i gol facili sarebbe il più forte al mondo”. É quanto meno in parte vero.

Il rapporto con il gol di Vucinic è particolarmente complesso, a tratti misterioso. Spesso sembra letteralmente distrarsi quando sta per segnare, iniziare improvvisamente a pensare a qualcos’ altro. Questo contro l’Inter nell’anno del triplete mourinhano, è uno dei suoi gol sbagliati più celebri.  Al secondo minuto, pescato in verticale grazie a una palla allucinante di Menez (favorita da un posizionamento stranamente allegro della difesa di Mourinho), Vucinic si trova completamente solo davanti a Julio Cesar. Improvvisamente con la porta spalancata e il difensore più vicino a 10 metri di distanza, Vucinic rallenta. Il suo cervello sembra spegnersi e volare via lontano dal suo corpo, che rimane imbambolato e inerme nell’area di San Siro. Julio Cesar con pazienza non forza l’uscita e rimane in posizione. Vucinic sembra per un attimo un ubriaco. Prova a spostarsi la palla sul destro per saltare il portiere ma il tentativo è goffo, in slow motion. Lucio gli é già piombato da dietro, scippandogli la palla. Nella stessa partita, 10 minuti dopo, su uno spiovente senza pretese dalla sinistra che cade a peso morto sul limite destro dell’area, Vucinic sale letteralmente in cielo, umiliando uno staccatore fenomenale come lo stesso Lucio. La palla si alza in un campanile mortifero che finisce dritto all’incrocio. È un gol senza senso, con un quoziente di difficoltà altissimo. La Roma passa in vantaggio e Ranieri applaude spiritato, digrignando i denti. La partita finirà 1-1.

Nonostante una certa predisposizione alla distrazione, Mirko Vucinic ha realizzato 164 gol in carriera di cui 96 in Serie A, risultando l’ottantottesimo miglior marcatore della storia del nostro campionato. Ha anche vinto tre campionati, due Coppe Italia e tre Supercoppe Italiane. Non male per uno che di fatto ha smesso di giocare a 30 anni. Di questi gol alcuni sono onestamente memorabili e possiamo utilizzarli come una sorta di mappa che serve per arrivare al tesoro del talento limpidissimo del montenegrino. 

1. Chievo-Lecce 2-1 2004/05

Vucinic venne scovato da quel cacciatore di pelli formidabile che è Pantaleo Corvino, dopo un torneo giovanile in Sardegna nell’estate del 2000 in cui Mirko aveva giocato anche particolarmente male. “Avevo visto qualcosa” dirà anni dopo con tono cristologico. La storia d’amore tra Lecce e Vucinic è stata bella, lunga e passionale. Vincerà subito due campionati Primavera, spadroneggiando tra i pari età. In Serie B nel 2002-03 fa il vice di Chevanton e mette a segno 6 gol. L’anno dopo si rompe il ginocchio e salta più di metà stagione. Nel 2004-05 arriva in Salento Zdenek Zeman e la carriera di Vucinic prende il volo. Il boemo azzecca l’annata e Mirko segna a più non posso. Il primo gol stagionale lo sigla nel vuoto cosmico del Bentegodi, da subentrato, a tempo scaduto in una partita già chiusa. Il gol mette in mostra la prima qualità naturale del montegrino. Una balistica sensazionale e illegibile. Nel vedere decine e decine di gol di Vucinic mi sono reso conto che una delle caratteristiche più strane del suo tiro da fuori area è l’effetto SuperSantos che riesce a dare alla palla. Il tiro di Vucinic è leggero, suadente, mai violento. La palla rimane sempre a lungo sospesa in aria, come una foglia mossa piano dal vento che cambia direzione quasi all’improvviso. Non si ha mai la certezza di sapere dove finirà. Marchegiani, portiere di quel Chievo, non intuisce nemmeno lontamente la direzione del tiro. Rimane fermo e poi indietreggia di qualche passo, guardando la palla come si guarda un gabbiano che vola sulla spiaggia. 4 anni dopo Vucinic segnerà un gol simile a questo contro il Chelsea, in Champions League, in una delle sue notti più belle. 

2. Lecce-Palermo 2-0 2004/05 

La stagione di Vucinic in realtà era iniziata tra campo e panchina. La svolta arriva nella giornata numero 6, contro il lanciatissimo Palermo di Guidolin. Alex Pinardi si fa male alla mezzora e Zeman butta dentro il montenegrino. Vucinic realizza una doppietta decisiva e di fatto non esce più dai titolari. I due gol sono ovviamente uno più bello e difficile dell’altro. Nel primo (in fuorigioco più che sospetto ma d’altronde il Var non c’era) approfitta di un’uscita non perfetta di Guardalben, e tocca la palla in acrobazia quanto basta per superare il portiere. Il secondo gol è invece esemplicativo di una delle doti più spiccate di Vucinic. La leggiadria pratica. Spesso Vucinic in campo sembra un cameriere carico di piatti che si muove agile e veloce in un ristorante affollatissimo. La sua estetica spiccata riesce sempre ad essere tesa verso il miglior esito possibile della giocata con il minimo sforzo. La palla di Dalla Bona è intelligente, ma esce verso l’esterno dell’area. Lui con un semplice tocco sterza la direzione della sfera, mandando quasi per terra un futuro campione del mondo come Barzagli e ritrovandosi davanti al portiere. Con Zaccardo (un altro campione del mondo) pronto a piombargli alle spalle, Vucinic stavolta trova una rapidità di esecuzione fulminante. Colpisce la palla di punta che piano piano entra in porta. Esulterà mimando un pulcino.

3. Roma-Manchester United 2-1 2006/07

Sotto la guida di Zeman, Vucinic mette a segno 19 gol. Nell’estate il suo passaggio all’Inter sembra cosa fatta. Invece tutto salta e Mirko rimane un anno di troppo a prendere polvere in Salento. Immalinconito, segna solo 9 gol e il Lecce retrocede. La chiamata della big, seppure in ritardo arriva lo stesso. È la Roma di Spalletti, che lo vede come un anfibio perfetto in grado di occupare praticamente qualsiasi ruolo nella sua trequarti. I primi mesi nella Capitale sono peró da incubo. Vucinic si fa subito male e quando rientra fa una fatica incredibile a trovare il primo gol, che arriva solo all’inizio del girone d’andata, in casa al Siena.

Quella contro il Manchester è la sua prima grande notte europea, la prima volta che indossa il vestito buono in mezzo la settimana, non l’ultima per un giocatore spesso esaltato dal contesto europeo. Mirko entra dalla panchina e spacca in due la partita. Il battesimo con il gol europeo arriva mettendo in mostra una reattività in area che spesso gli è stata imputata come grande assente del proprio repertorio. De Rossi tira una mina terrificante dai 25 metri. Van der Sar puó fare poco altro che opporsi a mano aperta. La palla finisce in zona Vucinic che si muove più velocemente della regia televisiva, che finisce per perdere il gesto tecnico. Mirko si accortoccia su se stesso con un tempo di reazione da centometrista e infila la palla. Il risultato si fissa sul 2-1, anche se poi è inutile ricordare quanto finì il ritorno. Vucinic prenderà peró il palcoscenico europeo che merita nell’anno successivo, con una prestazione maestosa al Bernabeu. La Gazzetta descriverá quella sua partita come “immensa”. È l’apice della Roma di Spalletti.

4. Roma-Udinese 4-2 2009/10

Vucinic definirà il mancato Scudetto del 2010 come la più grande delusione della sua carriera. Nella primavera di quell’annata abbiamo forse visto il miglior Vucinic di sempre per continuità di rendimento e leadership acquisita di forza sull’ambiente. A marzo abbatte con tre gol l’Udinese di Di Natale e Sanchez e lancia verso lo spazio una squadra che tra due turni batterà 2-1 l’Inter all’Olimpico, iniziando a sognare sul serio. Nel primo dei tre gol Vucinic mette in vetrina il suo utilizzo sensazionale del corpo. Servito nello spazio, Vucinic si trova in una zona di campo complessa, al limite sinistro dell’area con due avversari intorno. Vucinic disorienta Zapata senza nemmeno toccare la palla. Muove il corpo vorticosamente a destra e sinistra, cercando di capire quando sparare il colpo. Alla fine come un cecchino decide il momento di centrare il bersaglio. Il tiro è tipicamente alla Vucinic, sordo e leggero, imprendibile per Handanovic. Alla fine di quell’anno le marcature saranno 14, record in maglia giallorossa.

5. Roma-Inter 1-0 2010/11

Pur non avendo esattamente un fisico da staccatore, (1.86 m secondo Wikipedia, tutto sommato poco per una punta) Mirko Vucinic si è mostrato negli anni un eccellente colpitore di testa, geniale nel dettare il tempo del cross e nello sbucare alle spalle del difensore. Quello inflitto all’Inter di Benitez in pieno recupero è uno dei suoi più belli, arrivato in un momento in cui la Roma di Ranieri si era completamente fermata al palo, con due punti nelle prime quattro giornate. Vucinic inizia a correre a 25 metri dalla porta e taglia l’area dritto per dritto. Il tempo del pallone di De Rossi è semplicemente perfetto. Vucinic si tuffa sul pallone in corsa, come un proiettile che taglia l’aria, recuperando con un tuffo praticamente una figura intera a Lucio. La palla si telecomanda all’angolino sinistro. Esulterà prendendo a calci tutti i cartelloni che troverà tra il campo e la Curva Sud, tra l’eccitazione e la polemica, come tante volte gli è capitato nell’esultanza. Quello sarà l’anno in cui il suo rapporto con Ranieri si deteriorerà in maniera irrisolvibile. Il mister di Testaccio definirà come “scazzi improvvisi” i suoi continui e ripetuti malumori alle sostituzioni. La stagione è fallimentare e la porta all’arrivo il traghettatore Montella, dopo l’addio di Ranieri. La testa di Vucinic è peró già lontana. Lascerà Roma mostrando sempre grande riconoscenza. Ha definito Schick un giocatore che gli somiglia molto. 

6. Juventus-Bologna 1-1 2011/12

La ricostruzione della prima Juve contiana deve fondarsi su un bomber di peso, un vero top player. I nomi che circolano sono altisonanti, da Drogba a Van Persie, passando per il Kun Aguero. Alla fine a Torino arriva Vucinic e le bocche sabaude si storcono un po’. L’ambiente bianconero sembra quanto di più lontano dagli “scazzi” del montegrino che invece saprà integrarsi alla perfezione in un ambiente meno caldo, ma più in grado di accettare le sue pause. Il primo gol in assoluto con la maglia della Juve rappresenta quella che Riccardo Magrini in gergo ciclistico chiamerebbe una “fagianata”, ovvero fregare l’avversario proprio nel momento in cui abbassa la guardia, ingannandolo sulle reali intenzioni del tuo movimento. Pirlo è arrivato a Torino insieme a Vucinic qualche mese prima, ma si trovano già come amanti nella nebbia. Mentre il Bologna si distrae dopo il fallo di punizione chiaccherando con l’arbitro e pronto a posizionarsi lentamente per una palla alta in mezzo, quatto quatto Vucinic si allontana dalla moltitudine di maglie azzurre facendo finta di niente. Pirlo ha capito cosa sta per succedere già venti minuti fa. Il pallone arriva dritto come un fuso a Vucinic che ci mette un attimo a fulminare Gillet con mezzo Bologna che non ha ancora capito cosa sta succedendo. A fine primo tempo si farà cacciare per doppia ammonizione.

7. Novara-Juventus 0-4 2011/12

L’anno del primo Scudetto della Juve di Conte è un anno con diverse pause per Vucinic, ma è anche l’anno con il tasso di spettacolarità probabilmente più alto della sua carriera. Il gol al Novara è uno dei suoi più belli. Pur rivedendo più volte il replay è difficile capire con quale parte dl piede Vucinic colpisca la palla. La punizione di Pirlo arriva bassa e tesa. Vucinic dal limite interno dell’area sembra limitarsi ad avvicinare il corpo al pallone, mantenendo un movimento del tutto estetico e naturale, come stesse semplicemente camminando. La palla viene toccata probabilmente con l’interno del piede sinistro, o magari con la suola, o magari con il tacco, è impossibile capire. La sensibilità nel tocco e la semplicitá del movimento rendono il gol quasi etereo, purtroppo dimenticato all’interno di una partita che al di fuori di Novara in pochi ricorderanno. La Gazzetta si limiterà a descrivere il gol “una giocata alla Vucinic”.

8. Juventus-Lazio 4-1 2013/14

Vucinic ha segnato otto reti alla Lazio, un numero clamorosamente sproporzionato rispetto alla sua media gol. Ai biancocelesti ha segnato anche il suo penultimo gol in Serie A, l’ultimo su azione. È la sua terza stagione a Torino. Arriverà il terzo Scudetto consecutivo ma Vucinic ne sarà solo un comprimario, schiacciato tra gli infortuni e la nuova coppia Tevez-Llorente. L’estrema unzione alla sua vittima preferita arriva in estate con un gol tipicamente vuciniano per la furbizia, l’eleganza, il sapiente utilizzo del corpo e il vago senso di umiliazione che resta incollato al difensore che lo ha affrontato, in questo caso il totem albanese Cana. Sul lancio di Bonucci, Vucinic dà quasi l’impressione di disinteressarsi del pallone. Inizia allora ad avvolgere Cana come la carta argentata avvolge il kebab. Alla fine della circumnavigazione, Cana si è perso e la palla aspetta Vucinic lì, pronta davanti a Marchetti, superato con il solito e tipico tocco dolce. Il massimo risultato con il minimo sforzo. 

La dote migliore in campo di Vucinic è probabilmente proprio la capacità di massimizzare situazioni di gioco complesse con un semplice movimento del busto, della spalla. Il tocco di palla, sempre elegante e raffinato arriva sempre dopo ed è squisitamente minimale, mai più consistente del necessario, soprattutto dentro l’area. Un esteta del minimo, contraltare perfetto della sua spesso incomprensibile esuberanza a gioco fermo. 

Finita la benzina per competere in Italia, Vucinic si è divertito per una stagione e mezza negli Emirati Arabi, mettendo a segno 33 reti in 33 presenze e arricchendo la sua collezione di esultanze pazze accarezzando dopo un gol un microfono a bordo campo come fosse un cagnolino. Sembra che quest’estate, il presidente del Lecce Sticchi Damiani lo abbia chiamato, nel tentativo di un revival nostalgico di inizio anni 2000. Vucinic avrebbe declinato gentilmente la proposta ritenendo il proprio fisico non più all’altezza. Adesso passa le giornate tra una partita a golf e una diretta Instagram mentre fuma il sigaro. Sembra felice e ci crediamo.


 

  • È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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