
5 da rivedere: le gare storiche dello sport invernale azzurro
Sportellate non vi lascia soli in questa quarantena, lo sapete. Nelle scorse settimane vi abbiamo raccomandato alcuni libri sportivi da leggere e alcuni film sportivi da guardare. Ora è il turno dei consigli relativi ad alcune gare storiche che ogni appassionato sportivo dovrebbe assolutamente recuperare. Abbiamo scavato nella nostra profonda memoria, creando alcune categorie all'interno delle quali troverete 5 eventi da vedervi comodamente online. Oggi tocca alla storia degli sport invernali azzurri!
"Non c’è niente al mondo come uscire su un incontaminato, aperto, vergine pendio di montagna sopra una spessa coltre di neve fresca in polvere. Dà una sensazione suprema di libertà, di mobilità. Una grande sensazione di volare, come muoversi ovunque in un grande paradiso bianco".
Hans Goemser
Quanto ci ha fatto esultare negli anni il nostro circo bianco! La categoria degli sport invernali ha regalato allo sport italiano parecchie soddisfazioni, tra le quali alcune indimenticabili. Olimpiadi, Mondiali, Coppe del Mondo: in svariate discipline gli atleti azzurri hanno saputo farci esplodere di gioia e saltare sul divano, ricordandoci quanto sia bello esaltarsi per la vittoria di qualcuno che ci rappresenta. Abbiamo dunque raccolto quelli che (a nostro parere) rappresentano le 5 gare più emozionanti dello sport invernale azzurro.
1) "Tomba la Bomba": Oro olimpico nello slalom speciale ai Giochi Olimpici di Calgary 1988
È il 27 febbraio 1988. Massimo Ranieri sta per aggiudicarsi il suo primo Festival di Sanremo con la leggendaria "Perdere l'amore", mentre l'Italia intera un nuovo amore sta per trovarselo inaspettatamente tra le mani. Prima di annunciare la canzone vincitrice, infatti, Miguel Bosè e Gabriella Carlucci (i conduttori di quell'edizione) decidono di assecondare le richieste del pubblico in platea e procedono a una clamorosa interruzione del Festival in modo da permettere alla Rai di mandare in onda la seconda manche dello slalom speciale da Calgary, località canadese nella quale sono in corso di svolgimento i XV Giochi Olimpici invernali.
Quando la Rai si collega al cancelletto di partenza c'è un 22enne bolognese con il sorriso stampato sulle labbra e che tra i suoi sentimenti non annovera la paura: il suo nome è Alberto Tomba. Qualche giorno prima Tomba ha dominato lo slalom gigante, portando a casa la sua prima medaglia d'oro olimpica, attirando su di sé le attenzioni della stampa nazionale, ma tutti sanno perfettamente che lo slalom speciale è un'altra storia e quando Alberto viene informato che 20 milioni di occhi italiani sono puntati in quel momento su di lui, immediatamente realizza che quella è la grande occasione per riscrivere la storia dello sci azzurro.
La prima manche di Tomba non è stata eccezionale e l'ha portato a una terza posizione provvisoria, con un ritardo di 18 centesimi sullo svedese Jonas Nilsson, ma a preoccupare i tifosi e tecnici azzurri sono soprattutto i 63 centesimi da recuperare al forte tedesco Frank Woernld. Alberto però non mostra un volto preoccupato e fin dal primo metro della sua seconda manche parte "a bomba", un soprannome che gli rimarrà per sempre appiccicato addosso, scagliandosi tra i paletti stretti a una velocità inaudita e arrivando al traguardo con un vantaggio consistente sul lussemburghese Frommelt, primo fino a quel momento. Tomba urla, esulta, sa che una medaglia è ufficialmente sua, sa che ha fatto tutto ciò che poteva fare, ma ora non può fare altro che attendere i suoi avversari. Il destino non è più nelle sue mani.
La telecronaca Rai è affidata a Bruno Gattai, che con la sua voce squillante ha appena accompagnato Tomba in ognuna delle porte del tracciato. Ha il compito di narrare gli eventi senza apparire troppo di parte ed effettivamente elogia ogni secondo della discesa dello svedese Nilsson, che però appare quasi frenato dall'eccessivo entusiasmo di Gattai e arriva al traguardo con un ritardo che lo scaraventa addirittura giù dal podio. A questo punto manca solo Woernld, il tedesco, ovvero uno da cui non ti aspetti errori. Ed effettivamente Woernld di errori non ne commette, ma ad ogni centimetro di neve Tomba gli rosicchia qualche millesimo, inesorabile, finché il tedesco arriva sul traguardo. Il ritardo finale è di 6 centesimi. È oro per Tomba la Bomba, è storia. Storia della serata che fece innamorare l'Italia dello sci alpino.
2) "Wierer e Windisch, dalla stessa valle": Mass Start maschile e femminile Mondiali Biathlon 2019
Il biathlon è senza ombra di dubbio il grande sport emergente dal panorama degli sport invernali. Dal 2010 l'IBU e i media hanno infatti investito molto in quest'evoluzione dello sci di fondo, che abbina la velocità e la resistenza nel giro secco sugli sci con l'imprevedibilità e la competenza degli atleti nel tiro con la carabina. Anno dopo anno il biathlon ha vissuto un aumento verticale degli ascolti e dell'interesse medio, anche in Italia dove si è parallelamente e fortunatamente sviluppata una nidiata di talenti con pochi precedenti nella storia di questa disciplina. Ci sono vari momenti che, in questa fase di espansione, ci sono sembrati decisivi per l'evoluzione del biathlon azzurro. Ma se dovessimo scegliere il momento che ha consacrato questo magnifico sport come parte della dieta sportiva di tantissimi tifosi, andremmo a botta sicura con la giornata di domenica 17 marzo 2019.
Ci troviamo a Ostersund (Svezia), dove sta per cominciare la giornata finale dell'edizione 2019 dei Mondiali di biathlon, quella dedicata alle Mass Start. La squadra azzurra arriva da una stagione strepitosa, nella quale è andata a medaglia con almeno un componente in tutte le tappe di Coppa del Mondo. Il Mondiale comincia confermando le ottime sensazioni, portando in dote due medaglie nelle staffette miste e l'argento di Lisa Vittozzi nel format individuale. Manca però il colpo da 90, quello che servirebbe a canalizzare davvero l'attenzione di tutti. Ebbene, la squadra italiana ne ha in serbo addirittura due.
Alle 13.15 prende il via la gara con partenza in linea al femminile, mentre su Ostersund inizia a nevicare copiosamente. Lisa Vittozzi si chiama fuori dalla gara immediatamente, con 3 errori al primo poligono, ma a portare alto il tricolore italiano ci pensa Dorothea Wierer, che con una gara di impressionante lucidità mentale si aggiudica l'oro davanti a Yurlova e Herrmann. Grazie anche a questa vittoria "Doro" porterà a casa a fine stagione una storica Coppa del Mondo generale. La vittoria di Wierer è una bellissima notizia, ma è un qualcosa di "atteso". Completamente diverso da ciò che sta per succedere...
Quando alle 16.00 si presentano al cancelletto gli uomini le condizioni metereologiche sono peggiorate ulteriormente. Ne consegue una gara ricca di errori e che all'ultimo poligono vede una ventina di atleti pronti a battagliare per giocarsi la vittoria. Su Ostersund spira un vento impressionante che porta i colpi degli atleti dappertutto meno che sui bersagli. È la legge del poligono e vale per tutti gli atleti in gara, tranne che per l'italiano Dominik Windisch. Dome sembra infatti sparare in bersagli della grandezza di un hula hoop, trova lo zero veloce e si invola verso una clamorosa e inattesa vittoria. Il commento di Puppo e Ambesi è da brividi. Se avremo tanti biathleti di livello tra una quindicina d'anni lo dobbiamo a quella doppia impresa di Doro e Dome.
3) "L'uomo olimpico": Enrico Fabris vince l'oro individuale nello short track alle Olimpiadi di Torino 2006
Nel 2006 l'Italia torna al centro della mappa olimpica mondiale a distanza di 46 anni dall'organizzazione delle mitiche Olimpiadi di Roma 1960. Questa volta sono il Piemonte e la città di Torino a fare da sfondo all'orgoglio italiano in una delle edizioni invernali che i tifosi ricordano con più affetto, proprio perché vissuta da tutti all'insegna della voglia di portare l'Italia al centro della scena sportiva internazionale.
Per chi ha avuto la fortuna di parteciparvi, anche solo attraverso la televisione, le Olimpiadi di Torino 2006 si abbinano a un volto ben definito, seppur nella sua semplicità: il volto in questione è quello di un venticinquenne di Roana (VI), appartenente al gruppo delle Fiamme Oro, che risponde al nome e cognome di Enrico Fabris. Fabris fu infatti l'eroe della spedizione casalinga italiana, aggiudicandosi ben 3 medaglie (2 individuali e 1 di squadra) in uno sport che fino a quel momento era sconosciuto alla maggior parte dei tifosi: il pattinaggio di velocità.
I Giochi Olimpici di Fabris cominciano con un bronzo nei 5000 metri nella gara inaugurale del pattinaggio di velocità e proseguono con uno storico oro nell'inseguimento a squadre (Anesi, Fabris, Sanfratello), dove il terzetto italiano demolisce nella finalissima i quotati avversari canadesi. Si pensa che sia finita qui e invece Enrico è pronto ad estrarre un altro coniglio dal cilindro, il più memorabile di tutti. Nei 1500 metri Fabris è accoppiato con l'olandese Kuipers, che parte a tutta e sembra seminare Enrico, il quale fatica inizialmente a reagire ed è anche costretto a perdere un po' di tempo nel cambio corsia. A metà gara il riscontro cronometrico non è incoraggiante, ma da quel punto della gara in poi sotto i pattini di Enrico spuntano due razzi e Fabris brucia il ghiaccio sotto i piedi, andando a stampare il record della pista nel delirio totale del palazzetto torinese.
Il meccanismo di gara del pattinaggio di velocità è tuttavia subdolo e prevede che Fabris debba aspettare l'esito di altre 4 batterie prima di poter festeggiare, ciò significa che 8 atleti possono potenzialmente infilarsi davanti a lui. Rivedere quella gara oggi è un'agonia, perché in ogni singola batteria sembra esserci qualcuno capace di battere il tempo di Fabris, salvo poi crollare nel finale e finirgli alle spalle. Nell'ultima batteria lo statunitense Davis è il più vicino di tutti: a 600 metri dal termine ha più di un secondo di vantaggio, ma anche lui paga la moneta di Enrico. Arriva dietro di 20 centesimi. L'urlo fragoroso del Palazzetto torinese (Lingotto) è un'ovazione senza precedenti, tutta per l'Uomo Olimpico.
4) "La vittoria della maturità" - Sofia Goggia oro olimpico a Pyeongchang 2018
Nella storia dello sci alpino femminile ci sono almeno 3 ondate che si ricordano con assoluto piacere per la capacità di entrare nella storia dalla porta principale. La prima squadra magica fu quella degli anni '70 composta da Maria Rosa Quario, Daniela Zini, Claudia Giordani e Paoletta Magoni, che divenne la prima selezione a meritarsi l'appellativo mediatico di "valanga rosa". Terminati i loro successi, le 4 "cavaliere delle nevi" lasciarono una traccia destinata a essere imitata e successivamente superata, proprio come i maestri fanno con gli allievi sulle piste da sci. Così accadde nella generazione successiva quando tutta Italia esultò per le vittorie di Deborah Compagnoni, Karen Putzer e Isolde Kostner.
Dopo alcuni anni piuttosto complicati nel settore femminile, a partire dal 2015 l'Italia ha ricominciato a mietere successi in Coppa del Mondo, in particolare con due ragazze che sono il volto, le gambe e lo spirito della nuova "valanga rosa": Federica Brignone e Sofia Goggia. Quest'ultima è l'autrice dell'ultima grande impresa olimpica a tinte azzurre, realizzata con una gara di quelle da registrare nella propria memoria e portare con sé fino alla fine dei propri giorni sulle nevi della discesa libera di Pyeongchang, dove è diventata la prima azzurra a vincere l'oro in questa specialità.
Al cancelletto di partenza insieme a Sofia c'è il meglio che lo sci femminile abbia saputo offrire negli ultimi anni, che sono probabilmente i migliori a livello qualitativo per il settore. C'è Lindsey Vonn, c'è Tina Weirather, c'è Lara Gut, c'è Ragnhild Mowinckel. Ma soprattutto c'è lei, Sofia, che in quella gara disegna la pista come un pittore cinquecentesco. Una discesa che è un autentico trattato di scienza sulla tecnica dello sci, vinta con le traiettorie e con la capacità di sapere quando spingere e quando invece trattenere. "È stata la vittoria della maturità. Mi sono mossa come un samurai" - dirà Sofia alle telecamere - che poco dopo dedicherà la vittoria alla sua Bergamo. In un periodo del genere ricordare una grande vittoria bergamasca è più che doveroso.
Clicca qui per vedere il video della gara di Pyeongchang 2018 in cui Sofia Goggia vinse l'oro.
5) "Il Lillehammeraço" - Italia oro olimpico nella staffetta 4x10 km di sci di fondo
La più grande impresa dello sport invernale italiano. Senza la minima ombra di dubbio. Nel 2026 l'Italia tornerà ad organizzare i Giochi Olimpici invernali, che si terranno tra Milano e Cortina d'Ampezzo. Per aumentare l'eccitazione in vista di Milano-Cortina avremmo voluto ricordare un'altra gara stupenda dell'Olimpiade torinese, vale a dire quella in cui Valbusa, Di Centa, Piller Cottrer e Zorzi sbaragliarono la concorrenza e provocarono il boato dell'impianto sportivo di Pragelato, vincendo la medaglia d'oro.
Mentre riguardavamo alcuni spezzoni di quella gara (che comunque vi consigliamo di rivedere al pari delle altre 5) ci siamo però imbattuti nel ricordo di una gara ancor più memorabile: quella in cui Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner provocarono il più grande dramma sportivo della storia norvegese.
120.000 persone. Sì, avete letto bene: centoventimila. È questo il numero di tifosi norvegesi che accalcano gli spalti e i sentieri del tracciato del Birkebeineren Ski Stadium. Sono tutti lì per assistere all'annunciatissima vittoria della staffetta maschile norvegese, la più forte di sempre. La curiosità che ondeggia tra i presenti è relativa solamente al cercare di predire quale sarà il distacco rispetto alla staffetta finlandese, la rivale più "temibile" nel lotto dei partenti.
L'Italia è la terza forza in campo ed è la favorita alla medaglia di bronzo, ma ha una grande incognita all'interno della propria formazione: il 43enne Maurilio De Zolt. È chiaro a tutti che dalla prestazione di De Zolt dipenderanno le sorti della staffetta azzurra e quando i tecnici decidono di metterlo in prima frazione in molti credono che quella scelta comporterà la rinuncia alla medaglia per gli Azzurri.
Si parte! Il norvegese e il finlandese in prima frazione effettivamente scappano avanti. Ma il "grillo" (soprannome di De Zolt dovuto alla sua statura) non molla un centimetro, consolida la propria terza posizione e negli ultimi kilometri della propria frazione riesce addirittura incredibilmente a recuperare qualche secondo agli avversari. De Zolt passa il testimone ad Albarello che nel corso della propria frazione ricuce lo strappo. A questo punto è Giorgio Vanzetta ad attuare il forcing che causa la resa della Finlandia. È scontro a due. Norvegia vs Italia. Bjørn Dælhie vs Silvio Fauner.
Dælhie è senza ombra di dubbio il più grande esponente dello sci nordico dell'epoca, ma ha un difetto: è fragile nelle volate. Per questo motivo parte a un ritmo indiavolato, cercando in numerose occasioni di lasciare sul posto Fauner, che però di staccarsi non ne vuole sapere. La sfida va dove vuole l'azzurro, che coincide con il luogo dove la Norvegia intera non vuole che vada. La volata finale è agonica, ma Fauner sembra in assoluto controllo e nei metri finali stampa il rivale, facendo sua la gara più importante della vita. Vi consigliamo di ascoltare il silenzio assordante dello stadio norvegese nel momento in cui Fauner taglia il traguardo per primo. Lo sport al suo meglio!
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