Interventi a gamba tesa

5 da rivedere: le migliori partite per ricordare Maradona


Sportellate non vi lascia soli in questa quarantena. Nelle scorse settimane vi abbiamo raccomandato alcuni libri sportivi da leggere e alcuni film sportivi da guardare. Ora è il turno dei consigli relativi ad alcune gare storiche che ogni appassionato sportivo dovrebbe assolutamente recuperare. Abbiamo scavato nella nostra profonda memoria, creando alcune categorie all’interno delle quali troverete 5 eventi da vedervi comodamente online. Oggi “tocca” godere delle migliori 5 di Diego Armando Maradona!


Che possa piacere oppure no, Maradona è indiscutibilmente una delle personalità più interessanti del mondo del calcio; oltre che uno dei migliori interpreti del gioco. Ma se della personalità ormai sappiamo quasi tutto, grazie al docufilm filmato Kapadia, cosa resta del calciatore?

Raccontare un calciatore come Maradona non è mai facile: divisivo eppure capace di essere bandiera di tifoserie intere, amato fin quasi alla santificazione eppure con una nutrita schiera di haters al seguito. Ciò che però mette d’accordo tutti è il campo: le sue giocate, i gol, gli assist e il carisma, altrettanto importante per raccogliere trofei (specie in squadre non propriamente d’élite) sono sotto gli occhi di tutti, e lo eleggono nel gotha delle leggende del calcio.

Il campo però racconta anche molto del modo di stare al mondo di Diego, tanto che certe partite sono paradigmatiche di cosa fosse e cosa sia ancora oggi el diez. Queste cinque riportate in questo pezzo in particolare sono, oltre che momenti di grande calcio da rivivere per gli appassionati di calcio, tappe fondamentali della carriera del grande campione argentino. Tasselli portanti del mosaico della più simbolica icona del calcio del Novecento.

1. Argentinos Juniors-Boca Juniors 5-3 (9 novembre 1980)

Diego ha da poco compiuto 20 anni ma in Argentina è già notissimo: sono passati più di quattro anni dall’esordio ufficiale (più giovane di sempre, almeno fino al 2003, quando a infrangere il record sarà El Kun Aguero), due dal primo titolo di capocannoniere, e nel frattempo sono arrivati un Mondiale under-20 e due Palloni d’oro sudamericani.

Insomma un avversario temuto, ma non abbastanza rispettato: alla vigilia della gara Hugo “Loco” Gatti, portiere del Boca, lo definisce gordito y petisso. Avrà modo per pentirsene: dopo il vantaggio xeineze, Maradona sale in cattedra e rivolta come un calzino l’inerzia della gara, dapprima guadagnandosi con una gran giocata il rigore valido per il pari, poi portando in vantaggio i suoi con una punizione defilatissima (praticamente dalla linea di fondo) che va ad insaccarsi sotto l’incrocio dei pali del lato opposto. Il successivo tocco d’esterno mancino con cui beffa Gatti in uscita per il 4-1 diventa la chiave con cui Maradona conquista i cuori della torcida xeineze ben prima di indossare la maglia gialloblu, per la quale segnerà 28 gol decisivi per la conquista del titolo l’anno successivo.

2. Napoli-Lazio 4-0 (24 febbraio 1985)

Quanto sono belli i servizi vintage della Domenica Sportiva?

Facciamo adesso un bel salto in avanti: quattro anni circa, tre maglie e tre città dopo; il tutto per arrivare a Napoli, la terra promessa di Diego. Ma, come gli ebrei nel Vecchio Testamento dovettero affrontare numerose guerre prima di imporsi in Palestina, anche gli inizi di Maradona non furono semplici. Il club infatti non viveva un periodo brillante della propria storia, e anche il girone d’andata del campionato 1984-’85 vide i partenopei viaggiare con medie da parti basse della classifica. Difficoltà non solo di squadra, ma anche individuali: Maradona, reduce dai difficili anni di Barcellona durante i quali il suo rendimento viene minato prima da un’epatite virale e poi dai tacchetti di Goikoetxea, trascorre i primi mesi partenopei a prendere le misure con un calcio più veloce e più aggressivo, che gli richiedeva di velocizzare i tempi di gioco per risultare ancora dominante.

A febbraio il processo di ambientamento può dirsi concluso: nella gara casalinga con la Lazio la Serie A fa finalmente conoscenza col primo grande Maradona. A fine gara i biancocelesti escono sconfitti dal campo di Fuorigrotta per 4 reti a zero, tutte firmate direttamente o indirettamente dal diez (una pregevole tripletta e un autorete provocata). Un risultato che mette finalmente sulla mappa delle grandi squadre il Napoli, il primo passo nella lunga marcia che porterà negli anni successivi ai trionfi azzurri in campo nazionale e internazionale.

3. Argentina-Inghilterra 2-1 (22 giugno 1986)

Una gara che non ha bisogno di presentazioni: nel giugno del 1986 Maradona è appena arrivato all’apice della sua carriera e guida, da capitano, la sua Nazionale alla Coppa del Mondo in programma in Messico. La Selección non gode dei favori della critica né della fiducia dei tifosi, tuttavia trascinata dal suo capitano arriva senza troppi problemi ai quarti di finale con l’Inghilterra. Quella con gli inglesi è una gara sentitissima, per questioni calcistiche ma soprattutto extracalcistiche, ed è una di quelle partite in cui Maradona, uomo carismatico che sa come conquistare i cuori di compagni e soprattutto tifosi, sente particolarmente. Nella partita c’è tutto Maradona, nel suo splendore e nelle sue contraddizioni, e tutti i motivi per cui in tanti lo amano e altrettanti lo odiano con pari ardore. C’è soprattutto la definizione che il pibe de oro in persona dà del calcio: “Il gioco dell’inganno: fingi di andare da una parte ma poi vai dall’altra…”. Una massima che, nella cornice dell’Azteca, Diego declina in tutti i sensi, aggiungendo un pizzico di disonestà in un mare di pura genialità e talento.

4. Napoli-Milan 2-1 (26 aprile 1987)

Sull’onda del titolo mondiale conquistato da protagonista in Messico, Maradona trova al ritorno in Italia il miglior Napoli dal suo approdo in Serie A e parte all’assalto al primo tricolore della storia azzurra. La stagione, che vede Maradona ergersi più volte sugli scudi, vede i partenopei costantemente in vetta eppure in lotta fino alle ultime curve, visto che qualche frenata di troppo impedisce agli azzurri di staccare definitivamente la concorrenza. Una di queste frenate arriva a cinque giornate dalla fine, quando il Napoli perde malamente a Verona e l’Inter torna pericolosamente a -2. La gara successiva, in casa del Milan, diviene perciò decisiva, e in quanto tale è la partita in cui Maradona sale in cattedra. Finte, dribbling ubriacanti, giocate che disorientano la difesa avversaria; ma non basta, c’è bisogno della firma d’autore: è il 44′ quando scatta per ricevere il lancio di Giordano, stop di sinistro e poi altro tocco di sinistro al volo con cui scarta il portiere avversario, per poi depositare nell’unico ristretto corridoio rimasto libero per arrivare in rete. Un gol di rara bellezza, che in un certo senso anticipa il titolo, che diventerà ufficiale solo due settimane dopo.

5. Argentina-Grecia 4-0 (21 giugno 1994)

Quelli dopo il campionato vinto con il Napoli saranno per Diego anni pienissimi: l’arrivo di Careca con cui formerà una temibilissima coppia d’attacco, il titolo di capocannoniere nel 1988, l’affermazione europea con la vittoria della Coppa UEFA l’anno successivo, il chiacchierato mancato trasferimento al Marsiglia, il secondo scudetto e l’impresa solo sfiorata di riconfermarsi campione del mondo nel 1990, la squalifica e il mesto addio al Napoli nel 1991. A 33 anni Maradona è in fase crepuscolare, eppure l’Argentina non può fare a meno di lui e si affida al suo sinistro per staccare l’ultimo ticket verso USA ’94. Però come il crepuscolo sa colorare il cielo dei più bei colori della giornata prima di spegnersi nella notte, così Maradona sa regalare al calcio un’ultima, meravigliosa esibizione: all’appuntamento iridato Diego arriva in forma smagliante, con la 10 sulle spalle, la fascia di capitano al braccio e il compito di rifornire di palloni il temibile tridente composto da Balbo, Caniggia e Batistuta.

L’esordio della Selección è un trionfo: Maradona è centrale nel gioco e, pur muovendosi meno rispetto ai giorni migliori, il pallone passa inevitabilmente per i suoi piedi, che sanno ancora depositare la sfera nell’angolino più irraggiungibile della porta. L’ultimo bagliore, prima della rovinosa e definitiva cadutama d’altronde, come scrisse prima di lasciarci proprio nel 1994 un altro iconico personaggio: “It’s better to burn out then to fade away…”


 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.