Interventi a gamba tesa

5 da rivedere: i playoff NBA dell’ultimo decennio


Sportellate non vi lascia soli in questa quarantena. Nelle scorse settimane vi abbiamo raccomandato alcuni libri sportivi da leggere e alcuni film sportivi da guardare. Ora è il turno dei consigli relativi ad alcune gare storiche che ogni appassionato sportivo dovrebbe assolutamente recuperare. Abbiamo scavato nella nostra profonda memoria, creando alcune categorie all’interno delle quali troverete 5 eventi da vedervi comodamente online. Oggi è il turno del basket NBA e dei 5 match più belli disputati ai playoff nell’ultimo decennio. 


1) Boston Celtics-Los Angeles Lakers (G7) – NBA Finals 2010

Una stagione in una partita, una stagione in 12 minuti. La rivalità per eccellenza: Celtics vs Lakers. Una serie tirata, dura e sporca, giunta ad una naturale gara 7 al fotofinish. Finale migliore non poteva esser sceneggiato dagli dèi del basket. L’ultima apparizione per entrambe le franchigie alla Finals, ma anche l’ultimo atto prima di “The Decision” di Lebron e dei Big Three di Miami. L’apertura del decennio è la fine dell’epopea di Kobe, Artest, Garnett e Pierce, ovvero la fine di un’era così diversa dal basket a cui siamo abituati oggi: per tattica, per punteggi e per rapporto con lo show business. I fadeaway di Kobe, le sportellate pure sotto canestro, il ritmo e il giro palla dei Celtics orchestrati da Rivers in panchina e da Rondo in campo, cose che forse non rivedremo mai più.

A fine terzo quarto di questo match il Guru Phil Jackson provoca la sua stella: “Il problema è Kobe, sta esagerando”. Questa frase rappresenta perfettamente l’uomo genio e sregolatezza per eccellenza nella storia recente NBA, anche perché non ha tutti i torti: fino a quel momento Kobe è 5 su 20 dal campo, ma se sei destinato alla leggenda i numeri contano poco, soprattutto in una partita con percentuali al tiro così basse (62-61 a 7 minuti dal termine!) e dopo essersi ritrovati sotto di 13, sono proprio l’agonismo e l’attitudine del Black Mamba a dominare la partita e negli ultimi minuti i morsi arrivano, insieme a una miriade di rimbalzi e di liberi che indirizzano la partita e l’anello verso Los Angeles. Forse non sarà la Gara 7 più bella della storia, ma di così adrenaliniche e ricche di storie siamo certi che ne vedremo davvero poche altre in una vita intera.


2) San Antonio Spurs-Miami Heat (G6) NBA Finals 2013

Ci sono partite entrate nella storia per momenti mistici e gesti surreali. A distanza di anni è veramente difficile scegliere tra il rimbalzo-assist di Bosh e la tripla seguente di Allen. Ma in fin dei conti: perché scegliere? L’unica scelta corretta secondo noi è quella di godersi 2 ore di spettacolo puro, una delle serie di finale più belle di sempre. La gara 5 di Ginobili o la gara 7 che regalò il secondo titolo a LeBron non sono da meno per una serie che non può essere racchiusa in una singola partita e che vi consigliamo di rivedere nella sua interezza, magari con un pacco di fazzoletti affianco così da asciugarvi le lacrime per le prodezze di Wade e Manu e la classe silenziosa di Duncan ( 25 punti nel primo tempo di G6), ma anche per il sudore della tensione come dinnanzi il miglior thriller di Nolan.

I Big Three della Florida contro i 3 apostoli di coach Pop, più un ragazzino con le treccine, Leonard il nome scritto dietro la canotta, capace di difendere egregiamente Il Prescelto per 3 quarti e portare la propria squadra al +10 a 12 minuti dal termine. Poi Leonard è colpevole nel fallire il match point, un libero sbagliato per il +4, proprio pochi secondi prima che Ray Allen ricordasse per l’ennesima volta al mondo il motivo per cui il suo soprannome storico è “He Got Game”.

La tripla doppia di James, la stoppata di Bosh su Green nell’OT, quest’ultimo come Ginobili, lontano anni luce dalle prestazioni delle gare precedenti, Parker in condizioni precarie che prova comunque l’allungo decisivo. Tanti e tanti i fotogrammi indelebili di una partita finita con merito nell’Olimpo delle finali NBA ogni epoca.


3) Houston Rockets-San Antonio Spurs (G5) – Semifinale Western Conference 2017

Se si ama questo sport, risulta impossibile non nutrire un certo attaccamento e passione nei confronti dei San Antonio Spurs di Gregg Popovich. Un legame che va avanti dal 1996, 5 anelli vinti e una delle dinastie più leggendarie di sempre: il trio Duncan-Parker-Ginobili. Questa serie e in particolare questa partita decisa all’OT sono il canto del cigno della Dinastia, prima della parola fine scritta dal fallo di Zaza Pachulia, nella G1 delle seguenti Finali ad Ovest, causando la distorsione alla caviglia di Leonard.

La serie con Houston parte con gli Spurs sfavoriti. Duncan si era ritirato l’anno prima, Parker fuori per infortunio, Leonard non al meglio, ma l’uomo della provvidenza ancora una volta sarebbe stato Ginobili: “la persona più competitiva che abbia mai visto”, parole di Pop, uno che nella sua carriera ne ha visti 2 o 3 forti. Manu si carica la squadra sulle spalle nel momento decisivo, sottomano per portare la sfida al supplementare, assist per la tripla decisiva di Green e la stoppata su Harden allo scadere. 3 momenti che rispecchiano perfettamente le parole del suo mentore e l’idea di tutti noi, fortunati nell’aver visto un vero artista del basket e ambasciatore dei valori migliori dello sport. Ah, poi gli avversari sarebbero i Rockets di D’Antoni, l’eterna incompiuta di questo decennio ad Ovest, il motivo? Vedendo questa partita si riscontrano alcune risposte, altre sono solo in mano al caso.

Houston Rockets @ San Antonio Spurs 2016-17 R2 Game 5

Pubblicato da Richard Waldrup su Venerdì 12 maggio 2017


4) Golden State Warriors-Cleveland Cavaliers (G3) – NBA Finals 2018

Nello sport e nell’NBA vincere non è per tutti, chiedere a Charles Barkley o Steve Nash, ripetersi è praticamente impossibile tranne se sei uno dei GOAT o se sei una delle squadre più forti di sempre, farlo a distanza di un anno nella stessa identica maniera è addirittura stregoneria. 7 giugno 2017-6 giugno 2018, due gare 3 quasi indistinguibili, unite da un visibilissimo filo conduttore con tanto di firma ben leggibile: Kevin Durant. Il filo lega due della più impressionanti manifestazioni di forza e talento di KD nella sua carriera, lega i due anelli e i due MVP delle Finals vinti, attraverso 2 triple decisive, morbide, stilisticamente perfette e pressoché identiche. Quelli non sono neanche tiri, sono pennellate da togliere il fiato che non ti sembrano vere, tanto che le vedi e rivedi tentando di capirci qualcosa, al quinto/sesto replay ti arrendi al suo talento e alla maestosità di uno degli scorer più letali mai visti.

Sul filo e su tutti i 3 titoli vinti dai Warriors c’è poi un’altra firma, più piccola ma non di secondaria importanza: La firma, venerabile, è quella di André Iguodala, MVP delle Finals 2015, colui che entrando dalla panchina cambiava le partite, colui che ha fatto impazzire LeBron con le sue difese arcigne, fondamentali due sue zampate difensive in entrambe le gare 3. Nel 2017 c’era Irving alla corte di King James, nel 2018 è da solo nel suo castello e riesce comunque in un impresa epocale, portando un roster non da titolo, forse neanche da Playoff, alle Finals; infrangendosi in G1 contro la “disattenzione” di JR Smith alla fine di una partita leggendaria, a referto 51 punti per il Re in casa Warriors. Merita più di una visione e di un’analisi quella partita, ma questa ha qualcosa di magico che scorre sul parquet, invisibile ai più, ma non alla mano di KD.

Cleveland Cavaliers vs Golden State Warriors Full Game 3 _ 2018 NBA Finals

Cleveland Cavaliers vs Golden State Warriors Full Game 3 _ 2018 NBA Finals

Pubblicato da Adel Bellevenue su Mercoledì 6 giugno 2018


5) Philadelphia 76ers-Toronto Raptors (G7) – Semifinale Eastern Conference 2019

Ripensando a tutta la stagione e soprattutto ai playoff dei Raptors nella stagione 2018/2019 la prima parola che viene in mente è: destino. Toronto veniva da 3 anni di sconfitte ai playoff contro LeBron, ora volato sull’altra costa. L’ occasione diventa così ghiotta e irripetibile, Toronto sceglie di andare all-in, scambiando la propria stella (Derozan) per due vincenti come Kawhi Leonard e Danny Green, in uscita dagli Spurs.

Secondi in regular season dietro i Bucks, battuti con qualche brivido i modesti Orlando Magic al primo turno, i Raptors si ritrovano in semifinale i Sixers di Simmons, Embiid e Butler. La serie è equilibrata, tosta e difficile da prevedere: si arriva così alla decisiva gara 7 per affrontare alle finali di conference Giannis e compagni. La Scotiabank Arena è una bolgia, all’esterno Jurassic Park ancora di più. La partita rispecchia la serie, un incontro di pugilato in cui i due sfidanti rispondo colpo su colpo. L’intero quintetto di Philadelphia va in doppia cifra senza però che nessuno brilli di luce propria, dall’altra parte Kawhi domina: rubate, triple, schiacciate, sottomano con fallo procurato; tutto l’armamentario in mostra fino al 88-89 a 11 secondi dal termini. 2 liberi per Leonard, dentro il primo non il secondo, Butler che infila il pareggio, timeout.

Ciò che avviene negli ultimi 4.2 secondi è impossibile anche con un joystick in mano, Kawhi scappa inseguito da Simmons ed Embiid nell’angolo e tira alla disperata, con la mano di quest’ultimo in volto: 4 inesorabili rimbalzi sul ferro, la palla danza su di esso e il mondo NBA guarda attonito il destino compiersi. La palla è dentro, Philadelphia fallisce nel portare a termine “The Process”; Kawhi scrive il suo nome nella Leggenda, il cognome l’avrebbe scritto poche settimane dopo vincendo titolo e MVP delle Finals, unico nella storia ad averlo vinto con 2 maglie diverse.

76ers at Raptors: Round 2 | Game 7 – 2019 NBA Playoffs #NBATogetherLive

#NBATogetherLive – Philadelphia 76ers at Toronto Raptors: 2019 NBA Playoffs Round 2 | Game 7

Pubblicato da NBA su Lunedì 23 marzo 2020


Bonus: Chicago Bulls-Utah Jazz (G6) – NBA Finals 1998

Eccoci al +1, eccoci dinnanzi a THE SHOT. Non è certamente del decennio appena terminato, ma è probabilmente la partita più iconica della storia. Non ha bisogno di presentazioni e commenti, sarebbero tutte parole superflue, bastano quelle di Tranquillo e Buffa…

22 anni studente di Lettere - Cultura Teatrale a Bari e per hobby barman. Appassionato, se non ossessionato, dallo sport da quando lattante preferivo le repliche della Premier League ai Looney Tunes. Crescendo diventato poi insonne per godersi le partite NBA sulla west coast alle 4:30 o i primi turni dell'Australian Open. Il mio più grande desiderio sarebbe far diventare la mia grande passione il mio lavoro, la mia vita.