Interventi a gamba tesa

5 da rivedere: le partite storiche del Milan di Arrigo Sacchi


Sportellate non vi lascia soli in questa quarantena. Nelle scorse settimane vi abbiamo raccomandato alcuni libri sportivi da leggere e alcuni film sportivi da guardare. Ora è il turno dei consigli relativi ad alcune gare storiche che ogni appassionato sportivo dovrebbe assolutamente recuperare. Abbiamo scavato nella nostra profonda memoria, creando alcune categorie all’interno delle quali troverete 5 eventi da vedervi comodamente online. Oggi essendo il compleanno di uno dei più grandi e controversi allenatori della storia del calcio italiano, inauguriamo il tutto con le 5 partite più importanti del Milan di Arrigo Sacchi. 


Arrigo Sacchi è stato un tecnico in costante equilibrio tra genio e follia. Mai completamente esente da critiche, ma il cui Milan nella seconda metà degli anni ’80 ha cambiato letteralmente la storia del calcio italiano ed europeo, proiettandolo nel futuro e guadagnandosi il titolo di squadra degli “Immortali”.

Ma quali sono state le partite che in qualche modo ne hanno fatto la storia?

Le due più memorabili sono indubbiamente la semifinale di ritorno e la successiva finale di quella che al tempo si chiamava ancora “Coppa dei Campioni”, nella stagione 1988-1989, ma di partite indimenticabili il Milan di Sacchi ne giocò parecchie.

Ecco le 5 che più di tutte hanno segnato la storia del club di Milanello.

1) 24/05/1989, Milan vs Steaua Bucarest 4-0

Al Camp Nou di Barcellona si disputa quella che viene considerata tuttora la partita perfetta di quella che molti considerano ancora la squadra più forte della storia del calcio europeo.

La compagine rumena, ora nobiel decaduta, è all’epoca una squadra di altissimo livello, che annovera in rosa campioni come George Hagi, detto “il Maradona dei Carpazi”, Dan Petrescu e Marius Lacatus che l’hanno trascinata in finale sotterrando di goal le avversarie di turno. Ciò nonostante, ai rossoneri basta praticamente solo un tempo per sbrigare la pratica con le doppiette di Ruud Gullit e Marco Van Basten, già campioni d’Europa con la nazionale olandese, dando una vera e propria lezione di calcio agli avversari di turno che ne escono annichiliti.

Un giorno memorabile per uno stadio quasi totalmente dipinto di rossonero, coi tifosi accorsi in massa dall’Italia dopo l’impresa contro il Real Madrid di cui stiamo per parlare.

2) 19/04/1989, Milan vs Real Madrid 5-0

E’ l’aprile del 1989 e le Merengues di Butragueno e Sanchez sono considerate un’armata invincibile. Considerati da tutti la squadra più forte d’Europa e favoritissima per la vittoria finale, sembra già un miracolo il pareggio interno per 1-1 ottenuto dalla squadra di Sacchi nella partita di andata, tant’è che nessuno si aspetta quanto sta per avvenire a Milano, nello stadio di San Siro.

Una manita storica, senza appello, senza precedenti e mai più rivista in questa competizione. Anche in questo caso è il trio degli olandesi a fare da padrone, pure se le marcature vengono aperte da un certo Carlo Ancelotti, chiamato a sostituire lo squalificato Evani. Rijkaard e Gullit portano a tre i goal rossoneri alla fine del primo tempo e nel primo quarto d’ora della ripresa timbrano il cartellino anche Marco Van Basten e Donadoni, che corona la sua partita da migliore in campo portando a cinque i goal nel tempo di un giro completo delle lancette. L’ultima mezz’ora è una vera e propria passerella verso la finale di cui abbiamo scritto sopra, coi giocatori del Real Madrid che chiudono il match da spettatori.

3) 09/11/1988, Stella Rossa vs Milan 1-1 (3-5 d.c.r)

Oltre a questi due match, la stessa competizione vede il Milan protagonista anche di un episodio oscuro, una specie di sliding door che i tifosi avversari ricordano sempre come una macchia sulla straordinaria cavalcata rossonera in Coppa dei Campioni, ma che allo stesso tempo è stato crocevia fondamentale per la vittoria finale: parliamo del sofferto passaggio del turno agli ottavi di finale contro la Stella Rossa.

La partita di San Siro finita 1-1 costringe i rossoneri ad andare in rete nel caldissimo stadio Marakana, stracolmo di una tifoseria tra le più agguerrite contro la squadra del “genio” Savicevic, approdato a Milano negli anni successivi dove si conferma un campione di altissimo livello nonostante il carattere umorale.

E’ proprio lui, nel buio di Belgrado, a segnare un goal che pare decisivo in una partita difficilissima. Poi arriva l’espulsione di Virdis, sfuggita alle telecamere e al 57’ l’episodio che cambia tutto: l’arbitro decide di sospendere la partita per nebbia e recuperarla il giorno successivo. Il regolamento dell’epoca, a differenza di quello attuale, proponeva un rematch completo ripartendo dallo 0-0 e questo aiuta il Milan che, con un risultato identico a quello dell’andata, riesce ad arrivare ai rigori dopo una partita piena di colpi bassi degli slavi che a tratti sembra quasi una guerra. Giovanni Galli si esalta e para due rigori, di cui uno proprio a Savicevic e la sua squadra passa il turno involandosi verso i quarti di finale

4) 01/05/1988, Napoli vs Milan 2-3

Tornando ancora più indietro e cambiando competizione, non si può dimenticare la vittoria a Napoli di qualche mese prima, che consentì alla squadra di Sacchi di vincere il suo primo trofeo: lo scudetto 1987/1988. Stiamo parlando del Napoli di Maradona, punto più alto della storia del calcio partenopeo, ben rappresentato dal giocatore probabilmente più talentuoso in assoluto visto sui campi di calcio.

In quel momento è proprio la squadra dell’argentino ad occupare il primo posto in classifica e teme a tal punto l’avversaria da invitare i tifosi a riempire il San Paolo come avviene solo nelle più grandi occasioni, per provare a sfruttare il fattore campo. L’effetto voluto si manifesta in pieno allo stadio, ma questo non è sufficiente per fermare quella che nel frattempo si stava dimostrando la squadra più forte d’Italia: un’armata invincibile che giocava un calcio fino a quel momento sconosciuto nel nostro paese.

Non basta il goal proprio di Maradona a fine primo tempo, che risponde alla precedente rete di Virdis, perché nella ripresa i rossoneri mettono la testa avanti con due goal di vantaggio, uno sempre del sassarese, il secondo di Van Basten e non basta la successiva rete di Careca che serve solo a ridare speranza per un pareggio che non arriverà mai. Il Milan si prende il primo posto in classifica e non lo molla più, chiudendo poi la stagione da campione d’Italia con tre punti di vantaggio sui partenopei.

5) 17/12/1989, Milan vs Nacional Medellin 1-0

Per chiudere non si può non menzionare la partita che segna la consacrazione del Milan di Sacchi a livello globale: la vittoria nella Coppa Intercontinentale contro i sudamericani del Nacional Medellin dell’estroso René Higuita e dello sfortunato Andrés Escobar, salito agli onori delle cronache qualche anno più tardi per motivi che vanno al di là del calcio giocato e preferiamo tralasciare in questa sede.

Il match si gioca a Tokyo, in piena notte per i tifosi italiani, con un lungo collegamento televisivo che precede quello che viene percepito come un evento storico. Si rivela uno scontro difficilissimo, con i colombiani bravissimi ad imbrigliare i rossoneri orfani di Gullit chiudendo tutti gli spazi. Il modulo di Sacchi si fa sempre più offensivo col passare dei minuti e con i cambi, ma questo non evita i tempi supplementari, con lo spettro dei rigori che si fa via via sempre più nitido con lo scorrere del tempo.

A risolvere tutto, quando manca un minuto allo scoccare del 120’, ci pensa un eroe inaspettato: Alberigo Evani, entrato precedentemente al posto di Fuser. E’ Van Basten a creare l’occasione, guadagnandosi una punizione dal limite dell’area che il centrocampista rossonero batte magistralmente cogliendo di sorpresa Higuita con un tiro che aggira la barriera e gli fa vedere il pallone quando ormai è troppo tardi.

E’ il 17 dicembre 1989: la data in cui il Milan di Sacchi sale sul tetto del mondo e scrive per sempre il suo nome nella storia del calcio.


 

Matteo Tencaioli. Classe 1980, da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo. Ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.