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2 min

- di Giovanni Benvenuto

Il Lipsia e il tocco di Nagelsmann


Il Lipsia di Nagelsmann: squadra camaleontica e spregiudicata che sta stregando la Bundesliga e l'Europa. Dalla difesa a quattro fino a quella a tre, conosciamo meglio i "Tori Rossi".


Il Lipsia è sicuramente una delle rivelazioni della Bundesliga e di questa Champions. Il club di proprietà della Red Bull sta lasciando tutti di stucco con le sue prestazioni, e il merito è principalmente di Julian Nagelsmann. Il tecnico ex Hoffenheim è riuscito a dare una nuova identità alla squadra, diversa da quella del suo predecessore Hasenhuttl e allo stesso tempo rivoluzionaria, con un notevole spirito d'adattamento in base all'avversario.

Se consideriamo lo schieramento iniziale della squadra notiamo subito che la difesa è composta solo da tre difensori, il che è un'anomalia considerati gli idoli dell'attuale allenatore. Nagelsmann, quando era ancora alle prime armi, amava prendere spunto dagli schemi di Tuchel e di Guardiola provando a ripresentare il 4-1-4-1 e il 4-3-3. Successivamente lo switch repentino: via la difesa a quattro, solo tre centrali davanti al portiere.

Questo schieramento consente di valorizzare ogni pedina senza accantonare le caratteristiche principali della sua filosofia: costruzione da dietro, marcature predefinite e ruoli molto versatili. Lo schieramento a quattro nel Lipsia non è del tutto abbandonato: seguendo il consiglio di Rangnick, Nagelsmann ha riproposto più volte uno sfacciato 4-2-2-2, anche se il tridente davanti all'estremo difensore sembrerebbe aver trovato maggiori soddisfazioni garantendo ai Tori Rossi il secondo miglior attacco e la seconda miglior difesa del campionato tedesco.

Se la filosofia di Nagelsmann funziona il merito è anche delle caratteristiche di ogni singolo giocatore. A partire dal portiere. L'estremo difensore (Gulacsi) è il primo playmaker dell'azione, oltre ad essere una saracinesca tra i pali. Davanti a lui abbiamo la coppia di centrali abili nell'intercettare e costruire l'azione. Nel trio almeno uno deve saper impostare e trasformare l'azione da inoffensiva a offensiva, compito che spetta al ventunenne Upamecano: quest'ultimo paragonato a Hummels  è finito guarda caso nella wishlist di Mourinho. Gli esterni e le ali si sovrappongono spiccando per la tecnica sopraffina, con i primi dotati anche di un fisico predisposto per dare manforte anche in fase di ripiegamento. In attacco l'esterno sinistro spazia tra il reparto offensivo e la mediana: come avevamo già preannunciato Nagelsmann non fornisce punti di riferimento con il suo undici iniziale. Il 3-5-2 si trasforma anche in 3-4-2-1 (o anche 3-4-1-2) con l'ala sinistra (Forsberg) posizionata come un trequartista moderno in grado di inserirsi e concludere oltre a coordinare l'azione. A culminare il tutto c'è il "raggio laser" che può essere identificato con la stella Timo Werner, bravissimo nel finalizzare e a non essere un attaccante statico.

Classe 1996

In sintesi il gioco presentato dal Lipsia quest'anno è una sinfonia di tattica e apparentemente di scompiglio, che trova però un ordine perfetto sul rettangolo verde. 3-4-1-2, 3-4-2-1, 4-3-3, 4-2-2-2 sono i moduli utilizzati finora e tutti sono risultati straordinariamente efficaci. Difesa difficile da scardinare e valore aggiunto in fase di costruzione, attacco cinico e centrocampo trasformista. Merito di un giovane trentaduenne che con uno stile complesso ha stregato la Germania e i palcoscenici europei.


 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

22 anni e nato nell'anno dell'ultima Champions League vinta dalla Juventus: il 1996. Innamorato del "Guardiolismo" e delle bordate di Pavel Nedved dal limite dell'area, trovo il mio paradiso tramite una penna e un taccuino, o un computer che dir si voglia.

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