Interventi a gamba tesa

Top of the Flop, 24a giornata

EPA/ANGELO CARCONI

TOP

Mancosu: il nome anonimo tipico degli eroi di provincia ma il piede caldo come i predestinati dell’epica greca. Marcone dopo otto anni dal suo esordio in Serie A ci torna da protagonista e a suon di goal pesanti sta cercando di trascinare il Lecce a un’insperata conferma di categoria. Punizione, passaggi filtranti, goal rapaci. Repertorio completo ed esultanze di Tardelliana memoria. Vai Marco, ci vuole cuore. #MM, voto: Diego Armando Mancosu

Milinkovic Savic: nella partita più importante Sergej ritorna il crack di metà campo che avevamo conosciuto un paio di stagioni fa. Gioca sul velluto sombrerando tutti i centrocampisti dell’Inter. Segna il goal del sorpasso e illumina la notte dell’Olimpico. Una stella tra le stelle per la vittoria più importante e più pesante. Tanto del proseguo della Lazio passerà attraverso la sua ispirazione #Olimpo, voto: Apollo

Madre de Dios che prestazione

Chiesa: incontenibile, gioca nello stretto, poi sul lungo e infine si dedica anche al misto. Segna su rigore e poi si inventa un raddoppio da stropicciarsi gli occhi. Non vale 70 milioni neanche per sbaglio e fa la differenza ancora troppo poco spesso per essere considerato un grande ma quando non si lascia andare ai piagnistei e apre la vena della fantasia ha pochi pari. Speriamo si completi e diventi un frequentatore abituale della nostra classifica. #Freccia Rossa, voto: Pendolino

FLOP

Skriniar/Padelli: degni eredi di Stanlio e Olio. Inventano pericoli su situazioni di disarmante tranquillità. L’occasione del rigore è emblematica: Padelli non la chiama, Skriniar svirgola e poi giocano a chi combina la cappella più grave fino a che Rocchi esasperato fischia rigore più per dare nuova linfa al gioco che per altro. Padelli accusa la lunga inattività, Skriniar un difficile adattamento alla difesa tre. Certo tocca a Conte aiutarli ma anche loro potrebbero limitarsi a giocare a pallone senza bisogno di queste performance di arte concettuale che come al solito non apprezza nessuno #DuoComico, voto: Flop

“Samir torna presto ti prego”

top

(Photo by Claudio Villa – Inter/Inter via Getty Images)

Moreno Longo: quando anche Mazzarri non è il problema forse è il caso di farsi due domande e preparare la piazza a una Serie B sempre più vicina. Sanguina il cuore a vedere il Toro ridotto così ma è assolutamente inaccettabile che Belotti debba lanciarsi, raccogliere l’assist e segnare. Questa squadra non mette insieme tre passaggi, non difende e non segna. Praticamente è un’ex moglie. #Alimenti, voto: Divorzio sanguinoso

Murru: per trovare più cagate ad opera della stessa firma nella stessa partita bisogna risalire ai tempi del 5 maggio con Gresko. Nello specifico Murru si vende palesemente la partita cominciando a razzo a compiere nefandezze e falli a cazzo. L’arbitro lo sbatte fuori più per preservare l’incolumità dei giocatori della Fiorentina che per altro. Si raccomanda il servizio sociale della durata di mesi 6 presso scuola calcio da definire. #Mercenario, voto: Ergastolo

Fine delle trasmissioni. Per ora.


 

Jacopo Landi, sangue misto nato nell'aprile del 1988 in quel di Milano ma in realtà appartenente (in parti uguali), per origini, a: Emilia Romagna, Toscana, Valle d'Aosta, Lazio, Abruzzo ed India. Lavora un po' in tutti i settori possibili, tranne quello del narcotraffico. Matura esperienza come giornalista, prima cinematografico e poi sportivo presso il giornale on-line Italia Post, il sito calciomercato.com e le collaborazioni coi giornalisti Fabrizio Biasin e Alfredo Pedullà. Ha inoltre collaborato con la compagnia teatrale "I Birbanti" e firmato un corto personale "Una birra al bar" tratto da una novella del buon (e sacrosanto) Bukowski. Dal 2013 collabora prima con la Nella Longari arte, poi con la M77 Gallery e infine con la Renata Fabbri Arte contemporanea; prima di tornare nel mondo della produzione in qualità di sceneggiatore. Non potrebbe vivere senza filosofia, donne, cinema, whisky e buona musica. Collabora con Sportellate perché dopo il video di Corona sul "pene" di Adriano non riteneva di poter essere da meno.