Interventi a gamba tesa

This is Zion


L’NBA e tutti noi appassionati siamo finalmente giunti a Zion sull’overcraft Nabucodonosor guidati da Morpheus, il quale ci rassicura dinnanzi ad un ragazzo dalla stazza di un Monstars.


È stato un lungo viaggio, per molti iniziato anni orsono quando incominciarono a circolare in rete i primi video del ragazzo al liceo, la Spartanburg Day School del North Carolina, dove Zion vinse per tre anni consecutivi il titolo statale e si assicurò diverse borse di studio, tra cui quella di Duke alla fine scelta, dove ha formato con Rj Barrett e Cam Reddish uno dei più forti terzetti mai visti nell’NCAA.

A Duke, anche se a fine anno vince sia il premio come miglior rookie che quello di miglior giocatore, la stagione ha anche momenti estremamente negativi: la distorsione al ginocchio causata dalla rottura della scarpa e le conseguenti considerazioni riguardanti il suo futuro NCAA, per molti inutile vista la sicura prima scelta assoluta. Il ragazzo invece torna a giocare (non ha nascosto a più riprese che avrebbe preferito all’NBA un altro anno a Duke) terminando la sua avventura con i Blue Devils all’Elite Night contro i Michigan State.

Delusione cocente il fallimento a Duke, come quella provata al suo esordio con i Pelicans, in Summer League proprio contro New York che per mesi ha sperato di poter chiamare Williamson al draft, “accontentandosi” del suo compagno a Duke RJ Barrett (prima stagione NBA molto inferiore alle aspettative). Otto minuti in campo prima di uscire per una botta al ginocchio sinistro e non rientrare per tutta la competizione. Troppa cautela per molti,  invece al ritorno in Preseason il tempo di giocare 4 partite con un irreale 71% dal campo che ecco un altro infortunio, il ginocchio destro fra crack: intervento al menisco, ritorno fissato a metà dicembre poi prolungato fino all’inizio del nuovo anno.

Zion e RJ alla loro esordio in Summer League

Il 22 Gennaio finalmente l’esordio in NBA: subito in quintetto con un minutaggio scarso e gli occhi di tutti addosso, in una partita che altrimenti avrebbe avuto poco da raccontare in prima serata sulla TV nazionale. E così è stato per i primi tre quarti. 5 punti e poco altro, poi un rimbalzo strappato dalle mani avversarie e l’assist seguente fanno girare il vento, un vento che lo indirizzava già verso la panchina ma che ora lo porta a vivere 3 minuti folli e di puro dominio: 17 punti con 4 triple, tutto tranne che la specialità di casa visto un rilascio non proprio elegante, partita capovolta (ma poi persa) e pubblico in delirio. L’esplosivitá e l’aggressività di cui è potenzialmente capace questo ragazzo vanno oltre ogni umana concezione, ha fatto tutto ciò mentre era il centro della squadra alto “solo” 1,98 cm. Seconda partita, sempre in casa, contro Denver: ancora pochi minuti e pubblico che lo invoca a più riprese. Ma è tutto inutile, Gentry e lo staff post partita hanno spiegato che sarà così per tutta questa prima fase, 20 minuti circa e in campo a inizio 4° quarto e non a fine partita soprattutto se il risultato è già scritto. 15 punti 6 rimbalzi un ottimo 7-9 dal campo e una stoppata devastante contro una delle squadre più in forma e dinamiche della Lega, un ottimo test in cui si è notata un alchimia non perfetta con i compagni, come affermato dallo stesso Williamson a fine partita. Rimane il dato del +16 al +/-, ciò significa che il quintetto con lui viaggia ad un altra velocità e fa ben sperare i Pelicans per il futuro, ma anche per il presente vista la non estrema distanza dall’ottavo posto a Ovest.

Una delle 4 triple al suo esordio contro gli Spurs

Terza partita contro Boston e minutaggio che inizia a crescere esponenzialmente fino alla partita contro Houston con 33 minuti sul parquet e la rabbia di Gentry, rivolta alla squadra incapace nell’ultimo quarto di servirlo a dovere. Parole dure quelle del coach che però fanno ben intendere il peso offensivo del ragazzo.

Poi ecco arrivare il primo di quella che si spera sarà una lunga serie di duelli. Non parliamo di McGregor- Khabib ma Zion versus Giannis. Lo vince il Greco ed era abbastanza plausibile, rifilando anche una stoppata impetuosa alla prima scelta assoluta che termina la partita con un 5 su 19, segno di una strada ancora molto lunga per dominare la Lega, soprattutto se hai contro l’MVP che ti rifila 34 punti e 17 rimbalzi.

Un’altra serie di buone partite, fino ad arrivare all’exploit della notte: 31 punti, 9 rimbalzi e 5 assist in meno di 28 minuti contro Portland, diventando così la quarta prima scelta assoluta più veloce a realizzare un “trentello” (ah, il più veloce di tutti fu Allen Iverson che ci riuscì al debutto nel 1996).

Wow.

Ok, una decina di partite sono troppo poche per poter giudicare in maniera approfondita, ma dopo quello che ci ha fatto vedere la curiosità del mondo NBA è ancora più spasmodica: riuscirà Zion già da subito a farsi valere sotto il ferro contro Davis, Giannis e co.? Vedremo in questa seconda parta di stagione, i dubbi ci sono: l’altezza, il tiro, il peso. Naturalmente i media non lo lasciano respirare soprattutto per quest’ultimo aspetto. Il ragazzo sembra ormai abituato alla pressione e alle domande scomode quanto inutili. Giannis Antetokounmpo ha detto la sua, dandoli il consiglio migliore possibile: “non avere fretta”. La pazienza è una virtù di pochi e forse il ragazzo, come i suoi fans, sente di aver già aspettato troppo. Ognuno la pensa in maniera diversa, le incognite sono molteplici, ma dopo quei 3 minuti nel 4 quarto contro gli Spurs l’unica certezza è il rammarico di non averlo visto giocare da ottobre.


 

22 anni studente di Lettere - Cultura Teatrale a Bari e per hobby barman. Appassionato, se non ossessionato, dallo sport da quando lattante preferivo le repliche della Premier League ai Looney Tunes. Crescendo diventato poi insonne per godersi le partite NBA sulla west coast alle 4:30 o i primi turni dell'Australian Open. Il mio più grande desiderio sarebbe far diventare la mia grande passione il mio lavoro, la mia vita.