Interventi a gamba tesa

Bentancur: storia e futuro di un predestinato silenzioso


Rodrigo si è preso il centrocampo della Juve. L’ha fatto con calma, senza esagerare. E così con la stessa tranquillità e naturalezza sta compiendo il suo percorso di crescita verso l’olimpo dei centrocampisti.


Infanzie tribolate, tra situazioni famigliari complesse, povertà e la voglia di fuggire dalle mille difficoltà vissute. Questi sono spesso gli ingredienti alla base delle storie di chi grazie al pallone ha cambiato il destino della propria vita. Cristiano Ronaldo, Mbappè e Lukaku sono alcuni degli esempi di chi ce l’ha fatta a ribaltare il destino. La storia del calcio è però tristemente piena di coloro i quali non ci sono riusciti e che alla fine sono stati schiacciati da demoni che i soldi da soli non sanno scacciare.

La storia di Rodrigo Bentancur Cètan per certi versi ripercorre alcune di queste impervità che la vita mette davanti ad alcuni ancora bambini, quando è troppo presto, chiedendo loro di diventare dei giovani adulti e lasciando però così qualcosa di irrimediabilmente segnato nelle loro vite. Ma quella di Lolo per fortuna è una storia difficile solo a metà, perchè il piccolo Rodri perde la mamma Mary a soli quattro anni, ma è proprio dalla tragedia della scomparsa di una madre che il ragazzo di Nueva Helvecia vedrà entrare nella propria vita figure famigliari e materne che, se pure non colmeranno mai a pieno il vuoto della perdita, almeno daranno al ragazzo la stabilità, i valori e le occasioni fondamentali per la sua crescita prima come persona e poi come calciatore.

Perchè se papà Roberto, ex giocatore, allenatore e dirigente del Club Artesano a Nueva Helvecia, è fondamentale per l’incontro del dodicenne Bentancur con El Profe Horacio Anselmi, dirigente e scout del Boca che lo porterà nelle giovanili degli Xeneizes, altrettanto cruciale è il ruolo di Cecilia, compagna del padre dopo la scomparsa di Mary e vera e propria figura ponte tra il ragazzo che giocava tra le strade dell’ex colonia svizzera e l’opportunità di lanciarsi nel settore giovanile della squadra più forte del Sud America. Il destino ancora una volta ci mette lo zampino: Cecilia infatti è di nazionalità argentina e nonostante i tanti anni passati tra i distretti dell’Uruguay mantiene vivi e forti i rapporti con diversi parenti a Buenos Aires. A loro affiderà Rodrigo ancora tredicenne che qui si trasferirà e vivrà nei suoi primi anni di Boca ritrovando ancora una volta quel calore famigliare fondamentale per la crescita dell’uomo e del giocatore che da lì a quattro anni esordirà e si affermerà con le maglie di Boca e Uruguay per approdare poi in Europa nel 2017, alla Juventus, nell’affare Tevez.

Carlos Tevez di rientro al Boca nel 2015

Se caratterialmente Rodrigo è un tranquillo, quasi distratto talvolta, sino a scordarsi gli scarpini prima di una trasferta ai tempi dei giovanissimi del Club Lucerna come racconta il suo allenatore dell’epoca, calcisticamente è invece da sempre uno che brucia le tappe: all’età di dieci anni grazie alla sua fisicità fuori dal comune, tanto da destare dubbi sulla sua reale età, e alle sue movenze fluide e tranquille in mezzo al campo gioca con i più grandi nei campionati locali, nel 2010 dopo il passaggio al Boca incanta a soli tredici anni nel Mundialito Danone in Sud Africa, fino all’esordio ancora diciassettenne tra i grandi degli Xeneizes dove si conquista un posto che lascierà solo per compiere il grande salto direzione Europa. Con la maglia della Nazionale poi Rodrigo va ancora più di corsa; dopo qualche partita da titolare nelle ultime gare amichevoli e di qualificazione del 2017, al Mondiale di Russia è proprio a lui che viene affidata la guida della manovra de La Celeste dettando i tempi di gioco della squadra di Oscar Tabarez, non proprio un allenatore qualunque, che ne riconosce lo smisurato talento e che non esita a ergerlo a titolarissimo nonostante la giovane età.

Le capacità e l’attitudine del grande giocatore non sfuggono nemmeno al mondo Juve. A vent’anni ancora da compiere Bentancur esordisce in un pomeriggio di tardo agosto a Genoa (2-4 il finale) rilevando Miralem Pjanic e dando inizio a quella che sarà la sua ascesa nelle gerarchie del centrocampo bianconero. L’impatto però non è roboante e altisonante come fu quello di Pogba solo qualche anno prima: niente goal da trenta metri sotto l’incrocio, niente giocate che rubano l’occhio o comportamenti sopra le linee ma tanta sostanza e qualità nel fare in maniera tremendamente naturale quei movimenti e quelle giocate, solo apparentemente semplici, fondamentali per la manovra della squadra. L’ascesa serena ma imperante dell’uruguagio comincia così, grazie alla capacità di gestire il gioco senza subire lo scotto del passaggio dal calcio sudamericano che tanti predestinati ha bruciato e brucerà.

E’ chiaro che anche Bentancur, così come il gigioneggiante ed estroverso Pogba, abbia da subito messo in campo il suo carattere, quello formatosi negli anni grazie alla tranquillità delle strade di Nuova Helvecia, a Roberto, Cecilia, al ricordo di Mary e alla sua seconda famiglia di Buenos Aires. Riservato ed umile ma tenace e combattivo, come d’altronde è chi a tredici anni compie il viaggio dalla piccola realtà dell’Uruguay alla metropoli argentina per rincorrere il suo sogno. Sono proprio queste sue doti caratteriali che, unite alle innate qualità fisiche e tecniche, hanno fatto si che il giovanissimo centrocampista si sia da subito preso, senza troppo clamore ma con grande solidità, la titolarità con maglie pesanti sulle spalle. Boca, Celesete e Juventus: non è da tutti indossare certi colori senza subire le pressioni di ambienti abituati a vedere grandi campioni, e se lo fai a soli vent’anni vuol dire che dentro hai davvero qualcosa di speciale.

Maglie che pesano

Alla Juve il suo percorso inizia, come detto prima, come vice Pjanic ma poi sempre di più si impone come prima alternativa di Khedira, sino ad arrivare a contendere, e spesso a soffiare, il posto al nazionale tedesco, da cui lo stesso Bentancur ammette di studiare per diventare ancora più completo nel ruolo, soprattutto a livello di inserimento senza palla nelle proiezioni offensive, materia in cui negli anni il centrocampista ex Real ha dimostrato di essere un vero maestro.

Sotto la gestione Allegri, Rodrigo inizia il suo percorso di maturazione, perde alcune note tipicamente argentine e negative per il calcio europeo come l’essere talvolta troppo compassato e lezioso nelle proprie giocate. Complice lo spostamento sul lato destro del campo con un ruolo in cui gli è richiesto maggiore apporto in entrambe le fasi migliora anche quella che è la sua capacità di lettura tattica sia della fase offeniva che difensiva. E’ con Sarri però che Lolo sembra aver definitivamente convinto tutti di essere l’uomo in più della mediana bianconera. Complice l’infortunio di Khedira e la naftalina in cui è stato messo Can per tutta la prima parte della stagione, Rodrigo è ad oggi l’unica mezz’ala destra completa e di livello su cui può fare affidamento la Juventus.

Quando l’alunno supera il maestro?

Si può quasi arrivare a sostenere, senza troppo timore di essere smentiti, che ci sia una Juve con Bentancur e una Juve senza in quanto, ormai, per qualità tecnico-tattiche e una personalità sempre più marcata, il gioco di mister Sarri senza l’unico interprete che dia insieme qualità e quantità perde tantissimo in fluidità ed efficacia. E’ lui a dare ritmo alla fase offensiva con le sue incursioni con e senza il pallone ed è lui che si abbassa a duettare con Pjanic per dare più qualità alla manovra in fase di prima impostazione: momenti di gioco fondamentali per esprimere un certo tipo di calcio e che altri interpreti non riescono a dare. Non può passare inosservato come la sua uscita dal campo per infortunio abbia cambiato la storia del match di campionato con la Lazio o come il suo spostamento a perno centrale dopo il problema fisico occorso a Pjanic abbia ulteriormente complicato la trasferta di Napoli e come al contrario la sua presenza sia stata determinante in tante altre uscite, Roma in Coppa Italia su tutte in cui si è visto un Bentancur sempre più a sua agio nel ruolo affidatogli, con un livello di giocate che continua a salire, anche in fase offensiva.

Il percorso di crescita di Bentancur non è certamente finito, anzi la sensazione è quella di un calciatore che in forza alla sua ancora giovane età per quello che già esprime in campo abbia ancora ampi margini di crescita. Cosa manca ancora perchè possa essere considerato tra i top centrocampisti nel panorama europeo? Si tratta di personalità, movimenti in campo o qualità tecniche? Può essere la Juve ad aiutarlo a raggiungere lo standing europeo che sembra essere nelle sue corde oppure sarebbe meglio per il ragazzo scegliere di terminare il percorso di crescita e affermarsi definitivamente in altri campionati, come quello Inglese?

Allegri, ad esempio, rimproverava a Bentancur la scarsa vena offensiva e in generale la poca incisività sulla trequarti avversaria. Se abbiamo detto che studiando Khedira il classe ’97 sembra essere salito di giri nell’attitudine ad andare a colmare gli spazi in avanti anche senza palla, sfruttando le sue indubbie doti atletiche, ancora qualcosa manca dal punto di vista del goal: troppo poche le sole quattro marcature messe a segno in quasi novanta gettoni con i bianconeri per chi ha certe qualità sia nei piedi che nel fisico. Apprendere da professor Khedira può essere assolutamente utile ma i risultati, per il bene suo e della Juventus, devono iniziare a vedersi da subito in quanto i quasi dieci goal che proprio il tedesco garantiva a stagione erano un bottino fondamentale per la squadra di Allegri e farebbero molto comodo anche ad un Sarri che, ultimamente, gode della sola vena realizzativa del fenomeno con la 7 sulle spalle.

Più momenti così Lolo

Bentancur ha quindi senza dubbio nelle gambe ancora qualcosa di più a livello di goal e assist ma anche dal punto di vista della capacità di essere più decisivo nei momenti che contano, grazie anche ad una crescita a livello di personalità. Il ragazzo a nemmeno ventitre anni ha già un bagaglio di esperienza notevole, ma ciò nonostante tende ancora a nascondersi un pò, forse denotando quella timidezza caratteriale ancora non pienamente smussata quando gli è chiesto di caricarsi il peso della squadra nei momenti di difficoltà, un pò come avvenuto a Napoli con l’uscita di Pjanic momento dopo il quale Rodrigo non ha saputo, in una serata storta, creare gioco come è lecito aspettarsi da un ragazzo della sua caratura.

La maturazione della personalità di un giocatore passa senza dubbio da momenti come l’espulsione in Supercoppa, da analizzare e interiorizzare per crescere nella gestione delle emozioni, soprattutto in quei momenti in cui di sangue al cervello ne arriva ben poco. Per crescere da questo punto di vista però è necessario mettersi alla prova costantemente con un livello di intensità di partita che forse il nostro campionato non sempre sa garantire, ma che una competizione come la Premier, con alti ritmi e tante partite dal profilo emozionale elevato, saprebbe fare. Allo stesso tempo il campionato inglese sarebbe per Rodrigo anche una possibilità di crescita nella gestione e nello sfruttamento della sua fisicità; se l’intensità del nostro calcio è talvolta tristemente ridotta non esiste campionato come quello oltremanica per ritmo di gioco e fisicità richiesta ai calciatori. Una doppia palestra per crescere nella consapevolezza e nel fisico, che, insieme a quei goal che sappiamo sicuramente imparerà a fare e a quei movimenti da finissimo palleggiatore che già ha, possono essere fondamentali per andarsi a prendere quel posto nell’olimpo dei centrocampisti che è lì pronto con il suo nome.

Ovviamente la speranza di tutti i tifosi bianconeri e di chi, come chi scrive, è calcisticamente innamorato sin dal primo momento di questo ragazzo dall’espressione semplice e dalle movenze eleganti è quella che il suo viaggio si fermi, almeno ancora per un pò, a Torino. Perchè alla fin fine Lolo lo sa che la famiglia è fondamentale per stare bene e diventare grandi e che la Juventus e i suoi tifosi lo hanno accolto e lo sentono sempre di più parte della grande famiglia bianconera. Qualsiasi scelta sarà, di una cosa siamo certi: Rodrigo Bentancur Cètan colmerà tutti i suoi piccoli gap e diventerà uno dei centrocampisti che segnerà questo decennio calcistico perchè ha tutto per accomodarsi al tavolo dei più grandi. Magari lo farà senza fare clamore, ma sicuramente senza dover chiedere il permesso.


 

Rimini 10/11/1996. Laureando magistrale in Gestione d'Impresa in LUISS, l'unica cosa gestita fino ad ora è il budget da allocare tra i vari Sky, Dazn, Eleven Sport, stadi, scarpe da running, skipass, campi da tennis e calcetto per soddisfare una fame ancestrale ed insaziabile di Sport. Ex arbitro, sogna un calcio dove il direttore di gara non sia l'oggetto di sfogo di una società frustrata.