Interventi a gamba tesa

Eriksen: adattamento o evoluzione?

Eriksen

foto Imago/Image Sport


Con l’eventuale arrivo di un giocatore di livello così alto, Conte tenterà di inserirlo preservando il sistema attuale o ricercherà nuove soluzioni? 


Durante le finestre di calciomercato è ormai la norma sentir circolare voci anche piuttosto irrealistiche se non del tutto assurde. Dopo le iniziali perplessità, quelle legate al passaggio già a gennaio di Christian Eriksen all’Inter si sono fatte via via più insistenti, per poi essere confermate da più parti e arrivare a una trattativa vera e propria. Il giocatore danese è in scadenza di contratto, e quando sembrava ormai inevitabile che si liberasse a zero, il Tottehnham ha aperto a una sua cessione già a gennaio e l’Inter pare essere la squadra più vicina al suo acquisto. Il possibile arrivo di Eriksen ha generato tantissimo hype, spingendo molti a chiedersi quale sarebbe l’impatto del danese con la Serie A e il suo eventuale adattamento al contesto tattico della squadra di Conte.

Élite

Partiamo dai dati di fatto. Su Transfermarkt, che non può certo essere considerato un parametro oggettivo, ma qualcosa vorrà pur dire, Eriksen è valutato novanta milioni di euro (al pari, tra gli altri, di Frenkie de Jong e Roberto Firmino), in leggero calo dopo aver toccato la sua quotazione massima nell’estate 2019 di cento (!) milioni. Questa valutazione lo posiziona tra i 25 giocatori più costosi secondo il portale, e lo renderebbe anche il giocatore con la maggiore quotazione in Serie A, davanti a Dybala e Lautaro Martínez (valutati rispettivamente 85 e 80 milioni).

Dal punto di vista statistico, nel periodo di tempo dal suo arrivo in Premier League (stagione 2013/14) ad oggi, Eriksen primeggia secondo diversi parametri: assist, occasioni create, gol da fuori area e su punizione diretta.

Dati via Opta Paolo.

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Stiamo parlando senza dubbio di un giocatore d’élite, prossimo ai 28 anni, quindi con ancora tre o quattro stagioni ad alto livello davanti, almeno sulla carta. In questa stagione in particolare minutaggio e statistiche non sono esaltanti, ma va tenuto conto della particolare situazione contrattuale del giocatore e della difficoltà generale del Tottenham, culminata con l’esonero di Pochettino.

In condizioni normali per l’Inter sarebbe molto difficile acquisire un giocatore Come Eriksen. Giocatori di questo livello vanno acquistati a cifre molto elevate sul mercato (vedi Lukaku) che la società non può ancora permettersi con regolarità, oppure ottenuti tramite la maturazione di un giocatore giovane. Anche questo tipo di operazione è diventata piuttosto onerosa e difficilmente replicabile, visto quanto sono inflazionati i giovani talenti sul mercato; basti pensare ad esempio ai recenti acquisti di Barella e Kulusevski, o alle cifre che si dice vengano richieste dalle società di appartenenza per giocatori come Chiesa e Tonali.

A prescindere dalle questioni tecniche appare quindi abbastanza evidente come, se le cifre uscite in questo periodo sono vicine alla realtà (circa venti milioni per il cartellino e un ingaggio superiore ai sette milioni), dal punto di vista economico l’operazione sarebbe molto interessante. Si tratterebbe di acquisire un giocatore di alto livello, nel pieno della maturità, per un terzo o forse un quarto della cifra che sarebbe necessaria in condizioni normali per l’acquisto del cartellino. Ciò permetterebbe alla società di incamerare un asset di grande valore con un investimento tutto sommato limitato, e anche nel caso in cui la resa sul campo si dimostrasse molto negativa, risulta difficile pensare che il giocatore non sarebbe rivendibile nel breve periodo per una cifra importante. Dal punto di vista tecnico, Eriksen è un tipo di giocatore che nel calcio attuale è ormai difficile etichettare con una definizione classica e restrittiva di “trequartista” o “mezzala”. Ad inizio carriera, all’Ajax, ha giocato da mezzala, cosa che ha fatto anche al Tottenham, dove però ha occupato principalmente la posizione di trequartista centrale o di sinistra. Talvolta è stato addirittura impiegato come centrale in un centrocampo a quattro. In generale si è quindi dimostrato sufficientemente duttile da saper sfruttare le proprie qualità e svolgere le sue funzioni anche partendo da zone di campo diverse.

Le sue migliori qualità, che gli hanno permesso di affermarsi come uno dei migliori centrocampisti della Premier League, sono la straordinaria abilità di passatore e l’intelligenza tattica. I numeri per quanto riguarda assist, passaggi chiave e occasioni create forse rendono al meglio il profilo di Eriksen, questa volta utilizzando un termine piuttosto classico, come grande rifinitore, ponendo l’accento su quella che è la sua funzione al di là della posizione occupata in campo. Il suo stile di gioco non prevede quindi di guadagnare campo e creare pericoli con serie di dribbling o conduzioni prolungate, ma attraverso smarcamenti e passaggi. Eriksen è probabilmente anche uno dei migliori crossatori in Europa, in grado di mettere palloni pericolosi soprattutto dalla trequarti.

Godiamoci insieme una bella carrellata di assist del danese.

Vederlo giocare è davvero interessante. A volte Eriksen sembra muoversi più lentamente dei giocatori attorno a lui, come se si trovasse in una bolla al cui interno il tempo scorre in maniera diversa. Risulta ancora più sorprendente vederlo resistere alla pressione o mandare a vuoto un avversario, nonostante questa lentezza illusoria, sfruttando la sua straordinaria capacità di muovere il corpo e il controllo del pallone, come se potesse prevedere esattamente ciò che accade intorno a lui. La combinazione di visione di gioco, coordinazione, e tecnica gli permette spesso di eseguire in un apparente unico gesto fluido, senza soluzione di continuità, una finta di corpo o di spostare la palla eludendo l’avversario per poi lanciare o scaricare verso il compagno raggiungibile in posizione migliore, in maniera pulita e precisa. Nonostante questo Eriksen non è un giocatore lento e compassato, e a livello atletico e di dinamismo ha ampiamente dimostrato di essere a un livello sufficiente a sopravvivere in un campionato intenso e probante come la Premier, oltre che in Champions League.

Adattarsi al contesto

In generale sulle qualità qualità di Eriksen non vi sono dubbi. Ma a prescindere dalle caratteristiche tecniche e dal valore intrinseco del giocatore, molti media mainstream e addetti ai lavori hanno espresso alcune perplessità in merito all’adattabilità di Eriksen al contesto tattico dell’Inter. Discussioni che tra l’altro seguono a un periodo in si è molto parlato del modo di giocare della squadra di Conte, a seguito del battibecco televisivo tra il tecnico salentino e Fabio Capello.

Con l’arrivo di un giocatore del livello di Eriksen, Conte si troverebbe sostanzialmente a un bivio: tentare di inserire il danese all’interno dei suoi meccanismi lasciando che sia lui ad adattarsi ad essi oppure intraprendere un percorso di evoluzione del sistema guidato dalle sue qualità. Come è noto, quello di Conte è un sistema piuttosto strutturato e codificato, e visti anche i buoni risultati fin qui ottenuti, è difficile pensare a profondi cambiamenti a questo punto della stagione. Questi potrebbero essere rimandati di qualche mese, quando durante la preparazione estiva il tecnico avrebbe più tempo a disposizione per studiare e implementare nuove soluzioni.

Posto che quindi Eriksen dovrà probabilmente adattarsi al contesto tattico attuale, è probabile che venga inizialmente provato come mezzala. Difficilmente Conte si priverebbe di un giocatore dinamico e in grado di sostenere lunghe transizioni come Barella, mentre è più probabile che a lasciare spazio a Eriksen sarebbe Stefano Sensi. Da più parti sono però state espresse perplessità sull’effettiva adattabilità di Eriksen a questa posizione. Per tentare di prevedere l’eventuale adattamento di Eriksen all’Inter può essere utile considerare il contesto tattico in cui è emerso e si è imposto come giocatore d’élite al Tottenham. Seppur diversi in molti aspetti, i sistemi di gioco di Conte e Pochettino condividono alcuni princìpi. Entrambi prevedono l’alternanza tra fasi di pressing intenso con altre, anche piuttosto lunghe, di difesa posizionale bassa.  Queste sono più frequenti nel gioco di Conte, mentre il Tottenham di Pochettino implementava un sistema di riaggressione e gegenpressing più esteso. Per quanto riguarda la fase di pressione, le statistiche in termini di palloni recuperati ed efficacia nel pressing restituiscono Eriksen come uno dei migliori giocatori del Tottenham, e più in generale l’impressione che sia sempre stato a suo agio anche in un contesto impegnativo e molto intenso come quello di Pochettino, dimostrato una volta di più che per essere efficaci nel pressing intelligenza tattica e dinamismo possono sopperire a doti atletiche non eccezionali. Eriksen potrebbe andare maggiormente in difficoltà quando sarà chiamato a difendere basso, cosa non rara per l’Inter, o in caso di lunghe transizioni negative, poiché non è a suo agio nel coprire molto campo. Va però sottolineato come anche Sensi sia piuttosto carente in queste situazioni.

Per quanto possa far male panchinare Sensi, è evidente come ad oggi l’inserimento di Eriksen al suo posto sarebbe un “upgrade” per la squadra di Conte.

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Per quanto riguarda la fase offensiva, l’Inter attacca in transizione, piuttosto che posizionalmente, com’era per il Tottenham di Pochettino. Le transizioni possono essere corte quando scaturiscono da un recupero alto a seguito di pressing o riaggressione, oppure lunghe, favorite dalla costruzione bassa, volta ad alzare ed attirare la pressione avversaria, al fine di creare spazio alle loro spalle da attaccare una volta riconquistato il pallone. La principale differenza è che Conte ricerca rapidamente le punte, affidandosi poi alle combinazioni tra le due e i giocatori a rimorchio, mentre Pochettino si avvaleva di giocatori devastanti in conduzione come Son, Lucas Moura, Dele Alli, Sissoko, Lamela. Nel contesto tattico del Tottenham Eriksen si è sempre distinto più nella fase di avvio delle transizioni, ad esempio con lanci e cambi di campo, oppure in quella di rifinitura piuttosto che conducendo a lungo il pallone in prima persona, lasciando questo compito ad altri compagni. All’interno del sistema di Conte può sicuramente apportare un grande contributo, con le sue capacità di passaggio e visione di gioco, nelle verticalizzazioni verso le punte o nelle aperture verso gli esterni. Inoltre l’utilizzo che Conte ha fatto di Sensi ha dimostrato come anche il suo gioco possa beneficiare di giocatori di qualità che possano occupare lo spazio tra le linee sulla trequarti, anche centralmente, a partire da una posizione più defilata. Sensi è stato il miglior giocatore dell’Inter fino al suo infortunio, e la sua influenza all’interno del contesto tattico interista è stata davvero sorprendente. Da un lato la presenza di una mezzala così dotata tecnicamente si è rivelata un supporto prezioso alla fase di costruzione bassa affidata ai tre centrali e a Brozovic, dando anche la possibilità di risalire il campo palleggiando, dall’altro la capacità di muoversi alle spalle del centrocampo avversario ha prodotto buoni risultati sia in per la possibilità di associarsi con le punte che di sfruttarne i movimenti per guadagnare spazi, che Sensi ha saputo sfruttare anche per arrivare alla conclusione personale. Dopo il suo infortunio le già pesanti responsabilità offensive di Lautaro e Lukaku sono ulteriormente aumentate, e solo grazie alle loro ottime prestazioni l’Inter è riuscita ad ottenere buoni risultati nonostante le difficoltà in fase di risalita del campo e di possesso.

Un ulteriore elemento che lascia supporre delle buone possibilità di adattamento di Eriksen all’Inter è il percorso fatto da Borja Valero. Il centrocampista spagnolo è stato inizialmente ai margini del progetto tattico di Conte, che gli aveva apertamente comunicato come non lo ritenesse adatto al suo gioco. Gli infortuni hanno sostanzialmente costretto il tecnico leccese a rilanciarlo, e il rendimento dello spagnolo come mezzala è stato decisamente positivo, probabilmente anche più di quanto lo stesso Conte si aspettasse. Borja Valero è riuscito a compensare i propri limiti fisici in fase di pressing e riaggressione con la sua capacità di posizionamento, aiutando poi con la sua qualità la costruzione dal basso e una risalita del campo anche tramite il palleggio altrimenti difficile, in maniera simile a quanto visto in precedenza con Sensi.

I dubbi sul fatto che quello di Conte sia il sistema più adatto ad esaltare le qualità di Eriksen sono più che fondati, ma è davvero difficile pensare che un giocatore con la qualità e l’intelligenza del danese non riuscirebbe ad adattarsi e a costituire un upgrade sostanziale dei giocatori attuali. Starà al tecnico leccese assicurarsi di non costringere Eriksen a trovarsi spesso in situazioni in cui è poco a suo agio, in particolare difendendo basso o dovendo coprire lunghe transizioni negative.

Eriksen si è imposto in un contesto fatto di intensità e transizioni come quello di Pochettino, elementi che incontrerà di nuovo anche con Conte, anche se probabilmente in Serie A dovrà gestire ritmi meno forsennati, almeno per la maggior parte delle partite. Inoltre è molto abile, quando libero dalla pressione o dopo averla superata, nel gioco fronte alla porta e a trovare la soluzione migliore anche contro difese schierate. Questo tipo di creatività è una caratteristica di cui l’Inter ha particolarmente bisogno. In questo senso è interessante un frase pronunciata proprio da Conte dopo la partita con il Lecce, in cui l’allenatore sottolineava come l’Inter necessiti di mantenere sempre un alto livello di intensità per poter ottenere dei risultati, poiché il livello qualitativo generale non è ancora sufficiente per superare l’avversario in altro modo. Da questo punto di vista Eriksen permetterebbe davvero di alzare notevolmente il tasso tecnico della rosa e soprattutto del centrocampo, e di aggiungere armi tattiche e soluzioni utili in partite particolarmente bloccate o in cui i meccanismi abituali non risultino efficaci. Basti pensare alle capacità di Eriksen nel tiro dalla distanza e su calcio da fermo, e che l’ultimo gol dell’Inter su punizione diretta è stato segnato da Cancelo.

Adattare o evolvere

Poter ammirare un giocatore del livello di Eriksen in Serie A sarebbe sicuramente entusiasmante, e risulterebbe anche molto interessante osservarne l’impatto sull’Inter nel medio-lungo periodo. Una delle maggiori critiche mosse ad Antonio Conte è quella di essere rigidamente legato ai propri princìpi e non essere aperto allo sviluppo ed evoluzione del suo sistema. Sarebbe davvero interessante vedere se l’allenatore leccese tenterebbe di inserire Eriksen lasciando il più inalterato possibile il suo sistema oppure se, magari con più tempo e una preparazione estiva a disposizione, decidesse di modificarlo anche profondamente al fine di esaltare le qualità di Eriksen.


 

Nato a Forlì nel 1994. Laureato in Ingegneria Informatica e ora ricercatore presso l'Università di Bologna. Amante del calcio, malato di Inter e fantacalcio, tenta ostinatamente di razionalizzare il gioco attraverso numeri e statistiche, ma rimane piacevolmente incantato dalla sua irrazionale imprevedibilità.