Interventi a gamba tesa

Tennis anno 2019: un passo nel futuro?


Com’è andata la stagione tennistica 2019? Domanda complicata quanto affascinante. Si potrebbe scrivere un saggio su ogni torneo, ma cercheremo, in questo pezzo, di riassumere i punti focali e i maggiori temi. Con una provocazione: qualcosa sta finalmente cambiando?


Metà Novembre. La stagione del tennis volge al termine. Dando un’occhiata al ranking potrebbe sembrare molto simile all’anno precedente. C’è un cambio al vertice, Nadal invece di Djokovic, ma è un sorpasso sudato, difeso fino all’ultimo torneo. Non c’è un dominio imperioso o uno stacco netto. Federer galleggia in terza posizione. L’età sconsiglia le fatiche necessarie al primo posto, ma rimane avversario ostico, uno che non lo scalzi dal podio. In realtà, quello che vorrei passarvi in questo articolo, è come questa stagione mi abbia dato delle nuove vibes. Alcuni eterni incompiuti hanno fatto un passo avanti, e il numero dei contendenti ai tornei più importanti si allarga. E pure l’Italia fa la sua parte in questo processo. Ma vediamo le cose con calma.

I Tre Leoni

Al di là delle vibes e di tutto il discorso sul futuro, un dato innegabile rimane però come il podio ATP e i tornei del Grande Slam rimangono cosa privata. Djokovic e Nadal si sono smezzati i quattro tornei più importanti dell’anno. Federer c’è andato vicinissimo, e non ha mai mollato la terza posizione nel ranking. Nadal ha preso la prima posizione in forza di una serie di tornei in cui difendeva pochissimi punti. Nonostante ciò la performance più impressionante dell’anno, a detta del sottoscritto, rimane quella di Novak Djokovic in finale agli Australian Open. Tre set a zero contro lo spagnolo. Una partita mai in discussione. Djokovic più che dominante. Vincerà ancora molto durante l’anno, ma una simile performance non l’ha più replicata. Nole rimane, in forma, il giocatore più forte del circuito. Questo lo dico convintamente: la solidità del serbo non ha ancora eguali. Unica, inevitabile, pecca: quando non è fisicamente ad alto livello fa dannatamente fatica. E l’età non gli permette più di essere al top della forma per dieci mesi l’anno.

Discorso leggermente diverso per Nadal. Lo spagnolo rimane un leone sulla terra battuta, nonostante quest’anno abbia dominato meno del solito, ma riesce a compensare riscoprendosi vincente anche sul cemento. Us Open e Montreal sono un bottino di tutto rispetto per lui. Il maiorchino sta provando degli schemi leggermente diversi, non potendo stare più a fondo campo per cinque ore di fila senza pagarne uno scotto dal punto di vista del fisico. Scambi più brevi (senza esagerare, ma qualche volta in più cerca di chiudere a rete) e consapevolezza che non ha più venticinque anni, come ha più volte sottolineato in conferenza stampa. Roger Federer invece rimane croce e delizia, come nel recente passato. Niente titoli Slam, anche se ci è andato maledettamente vicino a Wimbledon, su quei due, dannatissimi, match point. Porta a casa comunque il trofeo di Miami, altri tornei minori, tra i quali l’amato trofeo casalingo di Basilea e il solito Halle. Anche per Roger il discorso anzianità non si può evitare: aumentano le inaspettate eliminazioni nelle fasi iniziali dei tornei, unite a una sensazione che, eccetto a Wimbledon, il tre su cinque sia un format in cui non è più competitivo. Australia, New York, Parigi, indipendentemente da quanto avanti sia andato nel torneo, rimane l’impressione che manchi una spanna del livello richiesto per vincere. A Parigi il match con Nadal, nonostante qualche occasione sprecata, non era pensabile finisse a vantaggio di Roger. In Australia si poteva anche vincere contro Tsitsipas, a volte capitano le giornate no, ma lo svizzero avrebbe avuto il livello necessario per giocarsela contro il Djokovic visto in finale? La risposta è abbastanza scontata. A New York ha perso contro un giocatore contro cui aveva sempre vinto facilmente. Credito a Grigor Dimitrov, ma si suppone che Federer non perda quella partita.

Metà a Djokovic, metà a Nadal. E l’anno prossimo?

Per fare una sintesi: loro tre sono ancora al comando, ma l’età, innegabilmente, avanzando si fa sentire. E i giovani? Piuttosto che fare un discorso generale su di loro faremo in un altro modo, guardiamo i più rilevanti tornei dell’anno e vediamo chi si è distinto in ciascuno.

Australian Open

Detto dell’impressionante performance di Novak in finale, a rubare gli occhi è stato anche un ragazzo greco considerato un predestinato: Stefanos Tsitsipas. Il greco, ventenne, già numero 15 del mondo, sfodera una serie di ottime prestazioni e si ferma in semifinale, dopo essersi concesso il lusso di eliminare Roger Federer. Il ragazzo era già considerato un talento, nonché fresco vincitore delle Next Gen ATP 2018, tuttavia un simile exploit dà le prime conferme sulle sue capacità. Come vedremo si ripeterà spesso nel corso del 2019. Degno di nota anche il quarto di finale di Frances Tiafoe, che invece non si ripeterà spesso a questi livelli.

Indian Wells

Ecco invece la prima grande sorpresa: il venticinquenne austriaco Dominic Thiem, da tempo frequentatore abituale della top 10, fa il grande balzo. Già solido terraiolo (una finale al RG all’attivo per lui, ci arriverà ancora nel 2019), si impone su una superficie a lui meno congeniale, il cemento outdoor. In una finale combattuta batte Federer, sorprendendo il 90% degli appassionati e tutti i tifosi dello svizzero. Dominic non è più una promessa. Ma il grande colpo gli era mancato. Anche per lui questa stagione si rivelerà estremamente positiva.

Miami

Al Master 1000 di Miami Roger Federer riesce a imporsi e a tornare a vincere un torneo di alto livello. In tutto questo emergono due giovani canadesi, il già famoso Denis Shapovalov, e il meno conosciuto, ma estremamente promettente, Felix Auger-Aliassime. Entrambi si fermano in semifinale, ma la loro crescita è segno che qualcosa si muove. Il primo avrà una stagione altalenante, faticando ancora ad issarsi a quel livello che ci si aspettava da lui un’anno fa. Felix, invece, ottiene molti risultati positivi. È giovanissimo e da lui il Canada si aspetta grandissime cose.

Montecarlo

Di questo torneo, e dell’exploit di Fabio Fognini, parleremo più avanti. Segnatevi solo che in semifinale arriva un certo Daniil Medvedev. È un nome che risentiremo, che risentiremo molto spesso.

Madrid

Il torneo di casa di Nadal è avaro di soddisfazioni per lo spagnolo. A eliminarlo è un giocatore che abbiamo già sentito, il talentuoso Tsitsipas. In una lottata semifinale il greco dimostra di sapere il fatto suo e passa il turno a spese del mancino di Manacor. In finale deve arrendersi a Novak Djokovic, ma il messaggio è chiaro: “Se sono arrivato qui, non è un caso”. Il serbo ha invece battuto Thiem in semifinale. Ma l’austriaco potrà trovare una dolce vendetta qualche settimana dopo a Parigi.

Roma

Arriva a Roma la prima vittoria dell’anno per Rafa Nadal su terra, insolitamente tardi per un mostro sacro della superficie come lui. La finale con Novak Djokovic è molto più one-sided di quanto lo scoreboard di due set a uno possa indicare. Il serbo è abile a sfruttare l’unico passaggio a vuoto dell’avversario per portare a casa il secondo set. Ciononostante viene completamente schiacciato nel primo e nell’ultimo parziale. Chi si conferma ulteriormente? Tsitsipas ovviamente. La sconfitta in semifinale contro Nadal non è niente di impensabile, ma il greco continua a stupire per continuità e solidità.

Roland Garros 

Nell’anno della dodicesima di Rafa Nadal, oltre alle ovvie celebrazioni per il più grande giocatore mai esistito su terra battuta, quello che rimane è la crescita costante di Dominic Thiem. L’austriaco, complice una complicata semifinale durata due giorni contro Nole Djokovic (non senza strascichi polemici su un’avventata sospensione per pioggia), non può tenere il passo con l’avversario in un match così duro, e finisce per cedere in quattro set. Per ampi tratti della stagione su terra però Nadal non ha dato la stessa sensazione di strapotere degli anni precedenti: il castello cadrà il prossimo anno?

Wimbledon

Alla fine il torneo meno sorprendente dell’anno si è rivelato essere anche il più importante. Estremamente emozionante e combattuta, la finale è però stata sicuramente quella più facilmente pronosticabile: Novak batte Roger. Federer inoltre si è preso la rivincita contro Nadal per il Roland Garros in semifinale. Djokovic ha vinto comodamente sulla sorpresa Bautista-Agut, giocatore non giovanissimo ma discretamente solido e capace, che ha ottenuto con questa semifinale il giusto riconoscimento per una stagione giocata ad alto livello.

Montreal e Cincinnati

Vi ricordate di Medvedev? L’ho citato qualche riga fa. Promettente russo, finora non ha esaltato nei grandi tornei. Il suo brillante 2019 inizia ad Agosto in Canada. E non conta che si debba inchinare in una finale nettamente persa da Rafa Nadal, quello che conta è che da lì in poi sarà un crescendo. Alto quasi due metri Daniil può contare su un gran servizio, e i suoi colpi da fondocampo sono delle vere e proprie bombe. In semifinale elimina il connazionale Khachanov, altro giovane e talentuoso russo, con all’attivo la vittoria dello scorso anno a Bercy. Per Medvedev però è questione di giorni. A Cincinnati vince il suo primo grande titolo, e lo fa eliminando in semifinale Novak Djokovic (parso ancora scarico dopo Wimbledon) in una partita che si trova a dover rimontare. In finale la vittoria contro David Goffin è estremamente agevole. È nata una stella? A giudicare da quello che farà anche dopo, direi di sì.

US Open

Solo una volta Rafa Nadal ha perso da una situazione di vantaggio di due set a zero. A New York da Fabio Fognini. Questa volta non è successo, ma sicuramente ha sudato freddo. Con un simile vantaggio, in finale contro Medvedev, si lascia scappare terzo e quarto set, e la chiude in una tesissima quinta partita. Il russo conferma comunque i suoi mostruosi progressi, che gli permetteranno di raggiungere la quarta posizione del ranking, alle spalle dei tre mostri sacri. Oltre a rimanere, ad oggi, l’unico NextGen a raggiungere la finale in un Slam (Thiem non è “tecnicamente” un NextGen).

Shanghai 

Il torneo che più di tutti ha rappresentato uno sguardo sul futuro è sicuramente il Master 1000 di Shanghai. I quattro semifinalisti sono: Zverev, Tsitsipas, Berrettini e Medvedev. Tutti under 25. Si impone il russo in finale sul tedesco Zverev, colui che qualche anno fa doveva guidare la carica della nuova generazione, ma che ha sbattuto contro dei problemini di discontinuità non indifferenti. Si tratta del secondo titolo master dell’anno per Medvedev. Alla pari con Djokovic e Nadal. Nella seconda metà dell’anno è stato il giocatore più continuo, e anche il più vincente (due titoli master, Nadal ha vinto uno Slam e Nole un master).

Parigi-Bercy 

Il leone serbo torna a ruggire dopo una seconda parte dell’anno non esattamente all’altezza. In finale spazza via il giovanissimo canadese Shapovalov, un’altro giocatore dal talento incredibile ma dai seri problemi di continuità. Ma questo torneo, che in molti snobbano per presentarsi al meglio alle Finals, difficilmente può essere davvero indicativo. E infatti…

ATP Finals

All’ultima occasione dell’anno arriva la consacrazione per uno dei migliori giocatori dell’anno: Stefanos Tsitsipas. A 21 anni il greco, che potrebbe giocare, anagraficamente parlando, le Next Gen Finals, si impone nel torneo dei migliori otto dell’anno solare. In finale sconfigge Dominic Thiem, che nel suo raggruppamento si prende il lusso di batter prima Roger Federer, poi Nole Djokovic, in una delle più belle partite del 2019. Tsitsipas subisce una ininfluente sconfitta contro Nadal a livello di round robin, batte Federer in semifinale, lotta ed esce vincitore, al tie break del terzo e decisivo set, in finale. Tsitsipas, forse anche più di Medvedev, sembra avere i colpi e la serenità del campione (il russo è un provocatore, allo US Open litiga ripetutamente col pubblico). Il 2020 ci racconterà la sua storia?

Il 2019 ci ha mostrato che c’è vita oltre i “Fab 3”. E ora tutti si chiedono se l’anno prossimo è quello giusto per vedere un NextGen campione Slam. Chi? Dove? Come? In Australia Novak Djokovic è impressionante, quindi vi invito ad aspettare il Roland Garros. Se Dominic Thiem arriva in forma, beh, nemmeno Nadal è eterno (come ha sportivamente ammesso anche lui). Oltre tutto, per l’impegno e il lavoro profusi, l’austriaco se lo meriterebbe. Da anni è il numero due sulla terra, farà l’ultimo step?

Possiamo aprire, adesso, il capitolo italiani. Il 2019 è stato un anno magico. Dopo tantissimo tempo un italiano alle Finals. Un master 1000 vinto, una semifinale slam, una semifinale master. Un giovane talento in rampa di lancio. Vediamo bene i punti salienti.

La stagione inizia bene per Marco Cecchinato, la vittoria nel torneo di Buenos Aires, in finale contro un terraiolo doc, nonché idolo di casa, come Diego Schwartzman. Sarà solo un fuoco di paglia. La stagione di Marco è un insuccesso dopo l’altro. Il peso della pressione? L’anno scorso aveva fatto troppo per le sue possibilità? Cecchinato è un buon tennista. Soprattutto sulla terra. L’anno prossimo potrà rifarsi. Non è, probabilmente, un tennista che può stare in top 20 fisso, tuttavia vale, al cento per cento, più della spirale negativa in cui è entrato. Speriamo che il 2020 sia in ripresa per lui.

Le dolenti note finiscono qui per fortuna. Infatti, dopo una lunga carriera in cui spesso ha fatto fatica a mostrare quello di cui è davvero capace, Fabio Fognini ha messo finalmente in bacheca un trofeo di altissimo livello. Il Master 1000 di Montecarlo. E in semifinale si è pure concesso lo sfizio di battere nettamente Rafa Nadal, il signore della terra negli ultimi quindici anni. Fabio ha giocato una grande stagione, ha sfiorato la qualificazione alle Finals. Nella seconda metà dell’anno alcuni problemi fisici lo hanno limitato, ma questa rimane la sua migliore stagione. Avrà un altro tentativo l’anno prossimo, noi tifiamo per lui ovviamente!

Fabio sarebbe il miglior tennista nostrano dell’anno con simili risultati, tuttavia qualcuno l’ha addirittura superato. Il 2019 è stato infatti l’anno dell’irresistibile ascesa di Matteo Berrettini. Tennista atipico per l’Italia, dotato di un’accoppiata servizio-dritto di primissimo livello. Terra, erba, cemento. Matteo riesce a ottenere risultati ovunque. Ottavi di Wimbledon. Semifinale agli Us Open (42 anni dopo Barazzutti). Semifinale al Master 1000 di Shanghai. Si qualifica alle ATP Finals di Londra, dove riesce, primo italiano, a vincere un match, contro il futuro finalista Thiem. Subisce due sconfitte, da Djokovic e Federer, onestamente non ci riesco a chiamarlo un insuccesso. L’anno prossimo continuerà così? Ha talento e mezzi. Vedremo (e tiferemo)!

C’è da spendere una parola per un tennista di diciotto anni che ha scalato più di 600 posizioni nel ranking in un anno? Beh, già a dirlo così è una bella impresa. Ma Jannik Sinner non si vuole fermare. A inizio anno giocava gli ITF, a fine anno semifinale ATP e vittoria alle NextGen, in finale annichilisce il numero 17 del mondo Alex De Minaur. L’ho visto a Milano, questo ha dei mezzi straordinari. Solidità da fondo, intelligenza tennistica, un buon servizio, coraggio di osare. Ora, attenzione a non mettere troppa pressione sulle spalle del giovane altoatesino, è talentuoso, ma ancora all’inizio della carriera. Non pretendiamo che vinca millemila trofei l’anno prossimo. Lasciamo che cresca, lasciamo che migliori. Abbiamo un diamante grezzo fra le mani. Non roviniamolo in fase di lavorazione.

Meritano menzione la nuova Davis e la Laver Cup. La prima si è rivelata un format interessante, ma decisamente migliorabile. L’ottimismo degli organizzatori nel cominciare una sessione di tre match alle 18.00 si è trasformato in partite che finivano a notte fonda. Io voto per andare avanti, sistemando i problemi ma senza buttare via “il bambino con l’acqua sporca”. La Laver Cup si conferma uno dei format più divertenti dell’anno, più che per il valore tennistico assoluto (comunque molto elevato), per la serenità dei giocatori, che si esprime in alcuni notevoli siparietti che hanno intrattenuto il pubblico.

In definitiva: cos’è stata la stagione 2019? Un assaggio di quello che potrebbe essere il tennis fra due o tre anni. O addirittura dal prossimo. Solo il tempo ci dirà se è stata il canto del cigno dei grandi. Per ora rimane il ruggito del nuovo che avanza.


 

Nato a Monza il 22/01/1992. Segue lo sport fin da bambino, soprattutto il calcio. Si innamora del tennis negli anni delle scuole medie, anche e soprattutto grazie all'immenso Re Roger Federer, di cui è fan sfegatato. Tifoso del Milan fin da piccolo. Laureato in Matematica. Segue anche lo sci durante la stagione invernale.