Interventi a gamba tesa

Pagelle del GP di Abu Dhabi

Red Bull Racing’s Dutch driver Max Verstappen (L, 3rd place), Britta Seeger, Member of the Board of Management for Mercedes-Benz Cars Marketing and Sales (2nd-L), and Mercedes’ British driver Lewis Hamilton, (R, 1st place), celebrate on the podium at the Yas Marina Circuit in Abu Dhabi, after the final race of the Formula One Grand Prix Formula One Grand Prix season, on December 1, 2019. (Photo by Giuseppe CACACE / AFP)

 


Negli Emirati Arabi la stagione 2019 si chiude ancora nel segno di Lewis Hamilton che domina una corsa noiosa davanti a Max Verstappen e Charles Leclerc.  Intanto, mentre nel paddock rimbalzano le voci di una trattativa per portare l’inglese sulla Rossa, noi abbiamo redatto le nostre consuete pagelle.


I più maligni si sono sintonizzati sul Gran Premio di Abu Dhabi sperando di vedere il round 2 dell’incontro tra Vettel e Leclerc, i più ottimisti confidando di divertirsi un po’ dato che il mondiale non aveva più nulla da dire. Rimangono insoddisfatti tutti: la gara è l’ennesimo assolo di Hamilton che conquista l’undicesima vittoria stagionale con gli altri a inseguire in modalità trenino. Nonostante il grigiore collettivo, non potevano mancare il nostro pagellone.

Hamilton, voto 10. Suggella con l’ennesimo successo, un’altra stagione trionfale. Poco da aggiungere. Rimarrebbe da provare a vincere con una macchina diversa, magari rossa.

Verstappen, voto 9. Per questa gara e per una stagione corsa con la cazzimma dell’esordiente e la freddezza del veterano. Siamo solo all’inizio di un percorso che sarà mostruoso. Vedrete che non ci sbaglieremo.

Leclerc, voto 8. La differenza tra lui e Vettel sta tutta nel sorpasso ai danni di Verstappen nelle prime battute di gara. Il monegasco ha più fame, più voglia, più sfrontatezza: il gap tra i due e tutto qui.

Bottas, voto 7. Zitto zitto, senza farsi vedere troppo, compie una rimonta monstre che lo porta a chiudere quarto dopo la partenza dal fondo. Come diciamo da inizio stagione: non sarà mai un campionissimo ma un gran bel manico sì.

Perez, voto 7. Altro grande protagonista del weekend. Parte undicesimo, chiude settimo mettendo in mostra la solida granitica determinazione. Un 7 che è anche il voto della sua stagione: consistente anche se con qualche appannamento. Meriterebbe un’altra chance con un top team.

Vettel, voto 6. Chiude il 2019 con una gara discreta, ma eclissato ancora una volta dall’arrembante compagno di squadra. Manda in archivio una stagione che, anche dopo i rumors su Hamilton delle ultime ore, potrebbe essere l’antipasto della pensione.



Hulkenberg, voto 5. Quando arrivò in Formula Uno nel lontano 2010 pareva dovesse esser il nuovo astro nascente dell’automobilismo tedesco. Si perse, anche un po’ per colpa sua, tra scelte sbagliate e annate negative. Ad Abu Dhabi chiude con la F1 conquistando un anonimo dodicesimo posto specchio della sua carriera. Non ci mancherà più di tanto.

Williams, voto 4. Per la gara, per le qualifiche, per la stagione. Perché un team di questo blasone non può disputare un campionato intero da fanalino di coda. Sempre lontano dai migliori, mai in lotta: la favola di Kubica è solo un dettaglio di colore in un’annata da dimenticare in fretta.

Haas, voto 3. Finalmente è finita verrebbe da dire. Anche ad Abu Dhabi Magnussen e Grosjean si sono rivelati due chicane mobili. Il 2019 per il team statunitense ha segnato una preoccupante involuzione sia a livello di risultati sia di prestazioni pure.

Voto 2 al Gran Premio di Abu Dhabi. Noia al potere. Tra la sabbia del deserto si è assistito a un trenino imbarazzante. Non bastasse, per soffocare sul nascere ogni segno vitale è mancato il DRS per un terzo di gara. Fate voi.


 

Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.