Interventi a gamba tesa

Proponendo calcio, conversazione con Lele Adani

lele adani

La passione di Lele Adani per il calcio in tutte le sue sfaccettature, è un qualcosa di travolgente.


Conobbi Lele Adani quest’estate a Rimini, in occasione di un evento in cui Sportellate faceva parte degli organizzatori. Si parlava di Arpad Weisz e si provava a sensibilizzare i presenti sul tema del razzismo. Mi resi conto sin da subito di avere di fronte una persona vera e senza peli sulla lingua, ma soprattutto una persona mossa dai propri valori e le proprie passioni.

Per i motivi di cui sopra, accordarci settimana scorsa per realizzare l’intervista che andrete a leggere, è stato un gioco da ragazzi: Lele ama parlare di calcio e se tu referente, dimostri di sapere rispettare e amare il futbol più o meno quanto lui, il gioco è fatto. 

Dopo una piccola parentesi sulla Coca Cola Zero (la bevanda degli Dei secondo Adani), abbiamo quindi iniziato la nostra chiacchierata a base di Serie A: prima intesa come lega e campionato, poi analizzando quelle che al suo interno sono le proposte di gioco più interessanti.

Questo quello che ne è scaturito.

Parlare con trasporto: esegue Lele Adani.

lele adani

Allora Lele, partiamo subito forte. Domanda secca: la Serie A per appeal, strutture e proposte di gioco è ancora tra i primi 3 campionati calcistici europei?

“Si. Sono onesto, a me continua a piacere più la Serie A della Bundesliga. Magari, per motivi diversi, non riuscirò quasi mai a preferirla alla Liga o alla Premier, però la Serie A rimane un campionato con blasone e che dà spazio ad analisi e contraddittori. Un campionato che, anche se ha perso un po’ di fascino, rimane ovunque ricercato e seguito. E’ vero, fa molta fatica a progredire, ma rimane di conseguenza terreno fertile per un cambiamento che a breve sarà inevitabile.”

Da anni però, converrai con me, il nostro viene dipinto da tanti esperti del settore come un campionato qualitativamente inferiore rispetto a Premier, Liga e Bundes sotto tanti punti di vista. Immagine non accattivante, stadi obsoleti, cultura sportiva inesistente e proposte di gioco troppo spesso speculative. Sinceramente negli ultimi anni, hai notato qualche piccolo passo in avanti? Se sì, dove?

“Certamente non nella cultura sportiva. Il nostro poi, è un paese che spesso, se non sempre, si ritrova unito solo nella polemica. Si fanno fatica a trovare delle strategie comuni sotto praticamente tutti i punti di vista. Nella giustizia sportiva o nel mettere da parte fondi per migliorare le nostre strutture: da noi quando c’è da avviare un progetto si fa sempre fatica a trovare l’unanimità dei consensi e soprattutto, quando qualcuno propone una strada da seguire – corretta o sbagliata che sia – ci sarà a prescindere qualcun’altro pronto a distruggere quella strada. Questa è un caratteristica che appartiene alla nostra classe politica e che ci portiamo dietro nello sport.

Da un punto di vista prettamente calcistico c’è da dire che si è cercato e ancora si cerca un cambiamento, ma il cambiamento poi resta materia delle singole società. Per ogni singolo gruppo che proverà a fare qualcosa di nuovo, il problema grosso sarà quello di trovare l’unione d’intenti di tutte le componenti che caratterizzano la società stessa. E’ sempre più raro infatti, che direttore sportivo, proprietà, allenatori e giocatori la pensino allo stesso modo. Chiaro, quando succede, ci troviamo di fronte a realtà straordinarie, vedi l’Atalanta.

Cultura sportiva cercasi.

Lele Adani

Prima di passare alla Serie A e quanto di interessante ci sta offrendo, una domanda sulla Premier League. Dando per assodato che in questo momento è sicuramente il campionato calcistico meglio confezionato e quello con al vertice il meglio del calcio europeo, se si parla di qualità media e di squadre che vogliono proporre il gioco attraverso un controllo ragionato del pallone, si può affermare però che è ancora la Liga il miglior campionato europeo?

“Allora, io questo l’ho detto più volte in passato, però so adeguarmi alla realtà dei fatti e soprattutto, dato che la memoria è corta nel calcio, non si può rimanere indifferenti rispetto a quanto successo nell’ultimo anno e nell’ultimo anno le squadre della Premier League hanno dominato in Europa. E hanno dominato come? Hanno dominato non solo comprando i giocatori, ma comprando le idee. Oggi la Premier ha i migliori allenatori del mondo: una schiera infinita di allenatori stranieri creativi, preparati e con una mentalità aperta. La bravura dei proprietari della Premier non è stata solo quella di affidare le proprie panchine a tali allenatori, ma soprattutto quella di dargli fiducia anche negli insuccessi. Dare fiducia nella crescita seppur senza titoli. Allora abbiamo visto arrivare squadre come Liverpool e Tottenham. Un esempio calzante di quanto detto, è anche il Manchester United. Fateci caso, seppur nelle difficoltà è stato sempre confermato Solskjær: si è cercato, a prescindere dai risultati raggiunti nel breve, di dare continuità ad un progetto e ad una scelta fatta.

Passando alla Liga, il suo fascino secondo me rimane quello di avere da sempre realtà diverse all’interno dello medesimo campionato. Perché il Bilbao fa un calcio diverso da quello del Siviglia, che fa un calcio completamente diverso da quello del Valencia, che lo fa diverso da quello dell’Atletico Madrid. E anche Real e Barca, le due grandissime potenze del campionato, sono diversissime da sempre per tradizioni e proposte di gioco. Avere tutte squadre con caratteristiche molto legate al territorio, che divertono, propongono, non speculano, ma vogliono essere protagoniste, rende estremamente affascinante e caratterizzante questo campionato. Ribadisco però, la Premier è oggi qualcosa di inarrivabile: tra lo spettacolo che offre, i ritmi, le strutture, il trasporto della gente, la qualità di gioco e questa grande apertura mentale, si stacca nettamente da tutto.”

Difficile comprare idee migliori.

premier Lele Adani

Prima di fare un bel focus sul campionato nostrano, una piccola curiosità personale: c’è un campionato che nel giro di 10/15 anni può arrivare al livello di quelli che abbiamo appena nominato?

“La Ligue One è un campionato interessante ed è un caso a parte perché è una via di mezzo tra i 4 grandi campionati europei di cui abbiamo parlato e quelli minori come Portogallo, Olanda e Belgio, veri e propri laboratori di idee. La Francia è una via di mezzo tra un campionato dove è il risultato a farla da padrone e un campionato formativo dove è facile trovare tanti giovani interessanti. Detto questo, non credo che mai ci saranno altri campionati arrivare al livello di Premier, Liga, Serie A e Bundesliga.”

E’ il momento di tornare alla nostra tanto amata Serie A ed entrare nel tecnico/tattico. Domanda introduttiva: quali sono oggi le proposte di calcio che più ti intrigano del nostro campionato?

“Diciamo che oggi ci sono state rispetto al recente passato, oppure rispetto a quello che speravamo/ipotizzavamo ad Agosto, delle involuzioni e dei progetti che hanno bloccato il loro percorso di crescita anche per problemi non legati all’aspetto tecnico tattico. Penso per esempio al Napoli, ma penso anche ad un prospetto che a me interessava molto come il Genoa di Andreazzoli. Io credo che il Genoa di Andreazzoli poteva essere una cosa diversa e invece non è quasi partito. Come non è mai decollato il percorso di Di Francesco alla Sampdoria.

Viene invece riconfermata l’Atalanta di Gasperini. L’Atalanta del Gasp è una cosa unica. E’ un modo di intendere il calcio che non si era mai visto. Ed è sbagliato, come sento spesso dire, che è un ritorno al passato giocando a uomo. Perché dire tornare indietro giocando a uomo è una grossa inesattezza: l’Atalanta non può essere paragonata ad un modo di concepire il calcio legato agli anni ’80 dove si marcava a uomo, ma c’era il libero, si giocava lunghi e si prendevano dei rischi calcolati. Oggi l’Atalanta ha la capacità di giocare a uomo a tutto campo, ma senza avere la copertura e la cosa nuova, inoltre, è che ognuno dei 10 giocatori di movimento in campo non solo distrugge o costruisce, ma distrugge e costruisce: tutti giocano e tutti coprono. Questo ha comportato una super valorizzazione, se non rivoluzione, delle carriere di alcuni giocatori e una rivisitazione di altri, vedi per esempio Masiello. A Bergamo ormai stupire è diventato l’ordine del giorno.”

“Giocare contro l’Atalanta è come andare dal dentista” cit. Pep Guardiola

Prima di passare oltre, sono costretto a chiedertelo perché so quanto apprezzi De Zerbi: il suo Sassuolo si è un attimo bloccato?

“Allora, partiamo da una premessa: il calcio di De Zerbi è il massimo che si può pretendere da un allenatore moderno. De Zerbi possiede tutte le componenti dell’allenatore moderno: sa comunicare, sa entrare nel cuore e nella testa delle persone, sa fare scouting, sa essere il migliore amico e anche il più grande uomo di rottura all’interno di una azienda. Tutto ciò unito a delle idee di campo che devono esserci in ogni realtà sportiva che compete e cioè idee di protagonismo: la voglia di determinare la partita in base a quelle che sono le tue qualità, il tuo credo e il tuo coraggio.

Il grande errore che si fa quando si valuta il Roberto allenatore è non attribuirgli una adeguata preparazione alla fase difensiva perché prende tanti gol, ma attenzione, De Zerbi è uno che ricerca tantissimo la fase difensiva: la allena singolarmente e la allena collettivamente. Lui molte volte chiede ai difensori una attenzione maggiore nel soffrire meno tenendo la palla, rispetto a un minutaggio dove la palla ce l’hanno gli altri e quindi devi essere più bravo a marcare, ma una cosa non esclude l’altra. Questo è un grosso equivoco che c’è oggi nella comunicazione calcistica: si pensa che una squadra molto propositiva, attenta a sviluppare gioco e attenta ad accompagnare con molti giocatori, possa rinunciare all’attenzione nella marcatura. Non esiste: una cosa non esclude l’altra. Certo, se tu sei più predisposto a dominare il gioco, sei meno coinvolto nella fase difensiva ma per questo devi essere più attento e preparato. E’ un’altra cosa tipica italiana: ci piace dare le categorie. O un allenatore è difensivista o uno è offensivista, ma non funziona sempre così.”

Capitolo Sarri: spesso la sua Juventus è stata paragonata a quella di Allegri, ma solo il sottoscritto lo trova fuori luogo? Mi spiego meglio: è evidente come tante delle ultime prestazioni bianconere siano state poco brillanti, ma ci sono situazioni, come per esempio l’uscita della palla, che mi sembrano notevolmente cambiate sotto la nuova gestione. Cosa ne pensi? Quali sono le differenze più evidenti?

“Partiamo da alcuni dati che mi sono segnato e poi andiamo sui concetti. Allora questa Juventus, rispetto a quella del passato calcia due volte e mezzo in più a partita: 17,3 tiri rispetto a 14,8. Fa 30 passaggi in più a partita e ne concede 30 in meno all’avversario. Sono drasticamente calati i calci lunghi, ma soprattutto attenzione a questi due dati: fa 6 passaggi in più in media a partita nella trequarti avversaria e i passaggi smarcanti sono saliti da 5,6 a 9,4 (dati presi prima dell’ultima partita di campionato vinta con l’Atalanta ndr) Perché dico di fare attenzione a questi due dati? Perché soprattutto il passaggio smarcante è la cosa che differenzia veramente una grande squadra da una squadra normale. Perché? Perché rappresenta il rapporto che ci deve essere tra passatore e ricevente nella trequarti avversaria, dove non esiste margine d’errore: o tu lo sai fare e metti l’uomo davanti al portiere, oppure il tuo diventa un gioco di aggiramento dell’ostacolo basato più sulla situazione che sulle idee. La Juventus quando è arrivata l’anno scorso ai quarti di finale è stata la squadra delle 8 che ha verticalizzato meno e che ha giocato meno palloni sulla trequarti: se tu non migliori in queste due situazioni, quando arriverai a giocarti la coppa non hai chance, soccombi. Non reggi il confronto con gli altri top team. Se noi facciamo un gioco, e decidiamo di andare a prendere due filmati che vanno a rimarcare la differenza e il lavoro fin qui svolto da Sarri, noi, e non è un caso, non possiamo non prendere il gol fatto all’Inter, che marca la differenza tra le due squadre, e il gol fatto al Milan: giocate di qualità nello spazio stretto. Ma son giocate preparate per poi arrivare alla scelta del campione. Ora, oltretutto, se vogliamo togliere quanto detto finora e andare sui numeri nudi e crudi, Sarri ha più punti rispetto ai primi anni dei due precedenti allenatori della Juventus (Conte e Allegri ndr) e infine mai la Juventus aveva guadagnato il passaggio del turno in Champions con 2 turni di anticipo. 

Poi è innegabile, è una Juventus che ancora deve crescere, ma Sarri è il primo a saperlo ed è una cosa di lui che mi piace molto. Sarri l’aveva detto prima della partita con il Lokomotiv Mosca ed è vero: in Champions League se tu non giochi meglio di quanto fatto finora arriverai ad un punto che ti fermi. In Champions League per arrivare in fondo, bisogna giocare molto bene. Punto.”

I 24 passaggi che decisero la sfida di San Siro. Notare movimento e verticalizzazione finale di Rodrigo Bentancur.


Passiamo all’Inter. Non so cosa ne pensi, ma il sottoscritto non ha dubbi: Antonio Conte è un allenatore più unico che raro. Secondo te quali sono le sue più grandi qualità e dove questa Inter può e deve ancora crescere?

“Secondo me la cosa più incredibile riuscita a Conte è stata mascherare completamente i difetti della squadra. Questa è una squadra che, obiettivamente, se dopo 13 partite è ad un punto dalla Juventus che vince praticamente sempre, sta compiendo un mezzo miracolo. Nessuno l’avrebbe detto, perché è una squadra che non è necessariamente la seconda forza del campionato: è tutto da dimostrare infatti che abbia un organico superiore rispetto al Napoli, ma anche rispetto alla Roma. Anche quando in difficoltà Conte ha ottenuto performance importanti da tutti quanti, rimettendo in ritmo giocatori che si erano persi come Candreva, e rivitalizzando le performance di giocatori come Lukaku. Riuscendo a far diventare Lautaro Martinez un giocatore richiesto dal Barcellona ed ottenendo da giocatori ‘provinciali’ performance da giocatori di grande squadra. Conte ha finora ottenuto il massimo da tutti.

Un’altra cosa che mi ha sempre stupito di Antonio è che propone un sistema di gioco ed un modo di interpretarlo abbastanza predefinito, ma dentro quelle linee guida difficilmente lo contieni. Se tu ci pensi, le uscite palla ed i criteri son sempre quelli: lo sai ma non lo fermi. Oltre a ciò riesce ad essere sempre solido e sempre energico. Ultima e poi chiudo su Conte: un’altra sua dote, sia dell’uomo che dell’allenatore, è che crede anche oltre al limite. Questo è un suo pregio enorme, che diventa un difetto solo per chi non è in grado di analizzare e per esempio si diverte a far passare come un fallimento la sconfitta contro il Dortmund. Se non ti fermi, se non ti butti dentro all’analisi fai fatica a dedurre, quando per dedurre bisogna approfondire.

Dopotutto, parliamoci chiaro: Conte aveva dato una parvenza di grandissimi attaccanti alla accoppiata Eder-Pellè. Far rendere al meglio due come Lukaku e Martinez, per lui, è fin troppo facile.

Come avrai ormai ben capito, il nostro sito si chiama sportellate.it perché famose sono proprio le nostre “sportellate”. A tal proposito, mi risulta evidente come la più grande delusione dell’anno sia finora il Napoli di Ancelotti. Come giudichi finora l’esperienza di Carlo in terre partenopee e cosa deve fare il Napoli per uscire dalla crisi?

“Capisco il ragionamento, ma l’esperienza di Ancelotti parte da luglio scorso e a luglio scorso l’unica cosa certa per me, era che Ancelotti non avrebbe fatto gli stessi punti di Sarri, ma perché non li farà mai più nessuno. Il suo Napoli l’anno scorso è stato un ottimo Napoli: Carlo ha cambiato il sistema, ha cambiato gli interpreti ed è arrivato secondo in campionato senza alcuna discussione. I partenopei hanno fatto un gran calcio, divertendosi e giocando anche belle partite in Champions League.”

Ok vero, faccio però l’Avvocato del Diavolo: nelle competizioni dove poteva provare a vincere, il Napoli non ci è andato molto vicino. Eliminazione ai quarti di finale in Coppa Italia contro il Milan di Gattuso, eliminazione ai quarti di finale di Europa League… Non lo so, io da Ancelotti probabilmente mi aspettavo qualcosina in più.

“Si, ma attenzione: neanche Sarri ha vinto a Napoli. Quel qualcosina in più che intendi te concerne esclusivamente gli ultimi due mesi. I problemi però non riguardano solo cose di campo, perché se parliamo di campo, allora non possiamo scordarci della partita in cui il Napoli batte il Liverpool e lo fa con pieno merito. Il Napoli è una squadra che non può fare gioco senza allegria e spensieratezza, perché il suo è un calcio gioioso, di divertimento. Per me uno degli elementi più eclatanti di questo inizio stagione e che ci rappresenta bene la situazione di confusione e stress in cui vivono i giocatori, è stato il calo di Koulibaly che è uno dei difensori più forti al mondo e che prima sbagliava una volta ogni tre mesi. Ora fa due errori a partita. Il punto è che quando la testa dei giocatori è concentrata su problemi extracampo come possono essere i rinnovi dei contratti o situazioni mal definite come quella del ritiro, il Napoli perde la sua libertà da ‘quartiere’, concedimi il termine, che lo caratterizza. Il Napoli è una squadra diversa da tutte le altre. Può cambiare l’allenatore, ma da quando è arrivato Benitez la natura di questo gruppo non è mai cambiata: gioco palla a terra e tocchi veloci, smarcandosi, ridendo e scherzando.

Proprio perché il Napoli ha dimostrato negli ultimi anni di avere grandi idee e di essere la seconda squadra d’Italia, è arrivato il momento per loro di guardarsi in faccia, tracciare una linea, uscire allo scoperto e rimettersi a camminare società e squadra verso un’unica direzione. Solo così è possibile uscire da questa situazione.”

Chiarissimo. Andiamo alle romane. Roma o Lazio. Quale delle due sarà davanti all’altra a fine campionato?

“Allora, fare un pronostico è molto difficile. Se proprio devo, dico Roma davanti, ma c’è un fattore che può far pendere la bilancia dalla parte della Lazio e non è cosi scontato come direbbero tutti. Non parlo infatti di Ciro Immobile, ma del fattore Correa. Il tucu Correa è un giocatore potenzialmente da 60/70 milioni: dovesse terminare la stagione con 18/20 gol all’attivo, finisce prima di tutto per valere quei 60 milioni, ma soprattutto trascina la Lazio davanti alla Roma.”

Andrei avanti per ore ma capisco che il tempo è denaro e te ne ho già rubato troppo. Inizio quindi con lo sparare gli ultimi colpi. Intanto, quale è stato il giocatore che più ti ha sorpreso in questo inizio stagione? Quale invece quello che più ti ha deluso?

“Mi rendo conto che non è un nome cosi comune, ma non posso non nominare Kulusevski. Cioè, parliamoci chiaro: Kulusevski gioca da grande squadra, senza praticamente aver mai giocato a calcio. Questo dalla primavera è arrivato in Serie A e gioca già da giocatore pronto per confrontarsi con le più grandi d’Europa. Sì, Kulusevski mi ha sicuramente impressionato.

Sul più deludente ti direi Piatek, ma io ho rispetto per il ragazzo e soprattutto non l’ho mai presentato come il nuovo Lewandowski. Di conseguenza, difficile rimanerne deluso. Nel caso, delusi lo saranno tutti coloro che l’avevano descritto come il nuovo Lewandowski. Perché l’errore sta alla base: se presenti Piatek come il nuovo Lewandowski e rimani deluso perché non stoppa più un pallone, la colpa non è di Piatek, ma di te che l’hai presentato come il nuovo Lewandowski.”

Ahhh come gioca Kulusevski…

Provocazione finale e dai toni un poco romantici: quando vedremo una Serie A in cui si dribbla di più?

“E’ molto semplice Lore: quando arriveremo ad allenare i terzini non solo a fare la diagonale, ma anche ad attaccare. E’ un meccanismo che va a catena, cioè noi siamo rimasti gli unici in Europa con l’idea che il terzino debba saper solo difendere. E mentre Sarri intanto mette Cuadrado terzino, in pochi si rendono conto che Cuadrado diventa come per magia uno dei giocatori più importanti di questa Juventus. Cuadrado ad oggi, dribbla, attacca, entra dentro il campo, crea ampiezza e fa l’1 contro 1, ma non da ala, da terzino.

Quando noi capiremo che per imporsi anche in Europa bisogna prima di tutto attaccare e guardare avanti, allora avremo più dribbling, più possesso e più verticalizzazioni. E chi se ne frega se le nostre squadre correranno più rischi. Vedrai che non vincerà più il campionato chi subisce meno gol, ma chi di gol ne farà di più.”

A proposito di terzini.

Lele, è stato un grande piacere e un grande onore. Ti aspetto in Romagna per una partita a Footvolley.

“Sappi che mi sto allenando ogni lunedì sera. Piacere mio, grazie a voi ragazzi.”


 

Lorenzo Lari, nato a Rimini l'11 Giugno del 1990. Laureato in Giurisprudenza all'università di Bologna, le sue vere passioni sono sin dalla nascita ben altre. Allevato a pane e rock'n roll, è grande amante di musica, cinema e sport. Malato di Juve e di basket NBA, sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson. Co-fondatore di Sportellate.it