Interventi a gamba tesa

L’importanza di essere Federer

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Sul 64 53 la prima cosa che ho pensato è stata: “Federer sta facendo una partita incredibile, ma non vorrei essere nei suoi panni adesso”.


Dover servire per il match, dopo quella maledetta partita giocata al “All England Club”. Wimbledon dista dall’ 02 Arena solo 53 minuti di macchina, poco più di 4 ore a piedi. E proprio dopo 4 ore di partita sul Center Court, lo svizzero giocò forse il game più amaro e triste della sua infinita carriera. Ora si sarebbe trovato davanti a un parente di quel game, sicuramente meno pesante ma allo stesso tempo intimidatorio come pochi. Roger sembra saperlo e appena si alza dalla sedia sul 5-3 si prepara a giocare i quattro punti migliori della partita e così dopo poco più di 70 minuti Federer batte Djokovic 64 63.

In realtà il punto più bello non l’ha giocato nell’ultimo game ma ad inizio del secondo set. Dopo aver salvato due palle break il gelido serbo era riuscito a portarsi sul 30-40 nel game successivo. Punto che da solo può ribaltare la partita. Federer tira un ace. Anzi no, il falco trasforma il boato del pubblico in un brusio pieno di paura. Seconda di servizio. I due spiegano in pochi secondi come hanno vinto 36 slam insieme: Federer dopo una buona seconda trova un dritto straordinario, Djokovic in spaccata mette la palla a pochi centimetri dai piedi dello svizzero. Allora Federer ricorda a tutti, Djokovic compreso, che di quei 36 titoli lui ne ha vinti la maggior parte e facendo quasi un passo indietro trova un dritto che solo lui può pensare. Alla faccia dei tanti che gli accusano la mancanza di sangue freddo.

Gli highlights di una partita giocata divinamente dallo svizzero.

La caratteristica che differenzia i fuoriclasse dai grandissimi giocatori è che nelle partite importanti i primi riescono sempre ad alzare il livello, e questa partita per Federer ha un importanza incalcolabile. Calcolabile era il numero di vincenti ed errori non forzati: 23 vincenti e 5 errori (tra cui due doppi falli). Numeri spaventosi che però spiegano solo in parte la prestazione regale dello svizzero: un servizio imbarazzante nella sua precisione, una pressione implacabile da fondocampo e delle difese in controbalzo che disarmano i fondamentali profondissimi dell’avversario.

Dopo un grande 2019 in cui però non ha vinto Slam era importante finire l’anno bene e soprattutto era fondamentale tornare a battere il serbo, contro cui non vinceva da quattro anni precisi. L’ultima vittoria arrivò proprio qui nel 2015, da lì cinque sconfitte che hanno ribaltato il computo degli scontri diretti (adesso 26 a 23 per Djokovic). Una partita che per certi versi ha fatto un po’ di storia. Infatti Djokovic non usciva al round robin di questo torneo dal 2009, e soprattutto permette a Nadal di chiudere l’anno al numero 1 per l’ennesima volta (raggiunge Federer e Djokovic a cinque).

Battere il rivale più odiato per aiutare il rivale più amato.

Questo è il tennis, questo è Roger Federer e le due cose, spesso, si equivalgono.


 

Studente quinta liceo linguistico, tennista amatoriale senza dritto e mezz'ala scarsa da oratorio.