Interventi a gamba tesa

Lukaku, il gigante voluto da Conte


Ben nove gol in questo primo spicchio di stagione, eppure assente nelle partite chiave: l’impatto di Romelu Lukaku con la maglia dell’Inter è senza dubbio di quelli da ricordare, ma con qualche significativa uscita a vuoto. Conte continua a difenderlo, e l’intesa con Lautaro intanto cresce…


Un tormentone durato un’intera estate: poi le chiacchiere han lasciato spazio ai gol, ad altre polemiche e ad altri gol, tanti gol. Ben nove in quest’inizio di stagione, un record condiviso con quel Ronaldo che nelle zone di San Siro ha lasciato ricordi agrodolci. Romelu Lukaku, acquisto più caro della storia dell’Inter, sta lentamente trascinando i suoi in questo primo scorcio di campionato, dove i nerazzurri rimangono aggrappati ai campioni in carica della Juventus, rispondendo colpo su colpo nonostante la sconfitta nello confronto diretto, vinto dagli uomini di Sarri per 2-1.

Il belga ha senza dubbio pagato la lunga e travagliata estate: prima messo sul mercato dallo United, poi si allena con l’Anderlecht, sua ex squadra, ad un certo punto il suo arrivo a Milano sembra sfumare a causa dell’inserimento della Juventus, che cercava in tutti i modi di liberarsi di Dybala. Infine, lo sbarco a Malpensa, accolto da decine di festanti tifosi della beneamata. Fortemente voluto da Antonio Conte, che sin dal suo arrivo al Chelsea ha sempre visto nel gigante belga uno degli uomini migliori per il suo gioco, fatto di pressing alto e veloci ripartenze, il nuovo numero 9 dell’Inter non ha deluso le aspettative, imponendosi subito come una delle colonne portanti dell’ex tecnico di Juventus e Chelsea.

Nove reti in campionato, che sintetizzano la grande poliedricità di Lukaku: dalla prima firma da opportunista contro il Lecce, dopo lo splendido fraseggio/sponda con Lautaro Martinez, al gol di pura potenza contro il Brescia, il belga ha cancellato ogni dubbio palesatosi in quest’estate, raccogliendo al meglio l’eredità di quel Mauro Icardi, passato in pochi mesi da fulcro imprescindibile di ogni nuova Inter a peso da scaricare il prima possibile, un fiore che sta sbocciando nuovamente a Parigi. Con buona pace della dirigenza, pronta ad incassare l’assegno per la sua cessione e accontentare nuovamente le richieste del sergente Conte.

Raccogliere l’eredità di un numero 9 tanto amato quanto fortemente criticato come Icardi, un compito assolutamente non facile per il belga e nonostante le incoraggianti prestazioni  Lukaku è finora sparito nelle partite chiave: Juventus, Barcellona, Borussia Dortmund, tre sfide che potevano (e in parte hanno) dato indicazioni sulle potenzialità dell’Inter, della rosa, dell squadra che Conte sta con fatica e maestria plasmando. E non a caso, sono partite in cui il centravanti nerazzurro è rimasto a secco.

Con ciò non stiamo certamente affermando che le sconfitte in queste sfide chiave siano colpa di Lukaku, anzi: il belga non può e non deve essere valutato solo e soltanto in termini di gol e/o assist. Ciò che Conte richiede all’ex United è di fare tanto, tantissimo lavoro sporco. Fisico imponente e ottima velocità, spesso in fase di recupero palla e conseguente ripartenza, i nerazzurri cercano sempre con gli occhi il movimento del belga, per poi aprirsi in velocità con gli inserimenti delle fasce e degli interni di centrocampo, prerogativa del gioco di Conte. Non a caso al fianco di Brozovic sono stati acquistati due giocatori come Sensi e Barella, capaci sia di inserimenti letali che di compiti diversi in fase di impostazione, pressing e ripartenze.

Ma il merito principale di Lukaku è di essere la spalla ideale per un giovane dal talento cristallino come Lautaro Martinez: il toro più di chiunque altro soffriva la presenza di Icardi come unica punta nel 4-2-3-1 spallettiano della scorsa stagione, chiusa con 9 reti complessiva. Con Lukaku al suo fianco, il numero 10 sta finalmente lasciando intravedere tutta la sua classe: sono già otto le marcature in questi primi due mesi e mezzo, con ben tre reti consecutive in Champions League. Movimenti sincronizzati, con il belga che di fisico riesce ad attirare le attenzioni dei marcatori, lasciando a Martinez più libertà e fantasia, consacrandosi come presente e futuro dell’Inter.

Che l’Inter paghi già in questa fase i limiti della rosa corta è sotto gli occhi di tutti, ma le tante, troppe critiche che Lukaku ha attirato su di sé non possono oscurare l’ottimo lavoro fatto in questi primi mesi. Al netto della condizione precaria con cui si è presentato, l’aver perso buona parte della preparazione estiva con la squadra, il belga ha conquistato San Siro, i tifosi e la squadra (vedasi la cena offerta a tutta la squadra dopo la splendida doppietta contro il Brescia). Forse meno incisivo di chi lo ha preceduto, forse tecnicamente inferiore a tanti altri attaccanti, ma questo Lukaku può e deve continuare a dare il suo enorme contributo a questa Inter: lo scudetto rimane un sogno, ma finalmente i nerazzurri hanno un gigante pronto a lavorare per il bene della squadra.


Siciliano Doc classe '92, laureato in comunicazione. Cresciuto a pane e sport, innamorato del Giro d'Italia e della pista di Spa, fruitore di ogni campionato di calcio, amante degli attaccanti alla Aduriz e di ogni sport in generale. Cresce coltivando il desiderio di diventare giornalista sportivo sognando di toccare l'erba di San Siro.