Interventi a gamba tesa

L’insostenibile leggerezza dell’essere Higuain


La grandezza di un uomo risiede per noi nel fatto che egli porta il suo destino come Atlante portava sulle spalle la volta celeste.

 
Milan Kundera

La volta celeste pesava sulle spalle del Titano così come le aspettative schiacciano gli uomini inchiodandoli al suolo ma la vera forza degli uomini sta nel sapersi rialzare volta dopo volta, questa è la storia di un predestinato che tra alti e bassi sembra aver trovato la sua personalissima dimensione di vita e gioco.

Il padre era appena stato comprato dal Brest quando il 10 dicembre del 1987 veniva al mondo Gerardo. Jorge, il padre del bimbo, era un coriaceo difensore centrale, ancora non sapeva con il figlio avrebbe condiviso la professione del calciatore e il suo nomignolo. Infatti Jorge, per via del suo naso pronunciato, veniva chiamato El Pipa ma questa è la storia del figlio: Gonzalo Gerardo ‘el Pipita’ Higuain.

Gonzalo e Higuain Senior.

higuain

Higuain mosse i primi passi calcistici nelle giovanili del River Plate quando venne acquistato all’età di 10 anni. Nel 2005 venne promosso internamente alla squadra maggiore dove giocò a fasi alterne sino al 2006, stagione nella quale riuscì a mettersi in mostra segnando una doppietta in Copa Libertadores contro il Corinthias ma la partita della svolta arrivò l’8 ottobre 2006, derby di Buenos Aires contro i rivali storici del Boca Juniors. Vincere el Superclasico in Argentina è un po’ come vincere un trofeo a parte, il Boca di LaVolpe si presentava all’appuntamento con una striscia di imbattibilità che durava da 22 partite, cercava la vittoria per cucirsi il terzo scudetto consecutivo sul petto. Dall’altro lato, il River di Passarella zoppicava in campionato ed era decisamente sfavorito.

Al Monumental il giovane Higuain mise in scena uno show: sullo sviluppo di un calcio di punizione battuto da Belluschi nei pressi della bandierina sinistra di gioco, Higuain imbucò la palla con un numero da rapace dell’area piccola, spalle alla porta colpì la sfera di gioco con il retro del piede, era andato in scena el taconazo. Il match fu intenso, un giovane Rodrigo Palacio trova il momentaneo pareggio al primo pallone toccato ma a riportare il River in vantaggio è sempre lui. Palla respinta Higuain recupera la sfera, uno due veloce con Belluschi che gli serve la palla in profondità. Gonzalo penetra l’area del Boca dalla sinistra e a tu per tu con il portiere sterza a sinistra superando l’estremo difensore in velocità e piazzando un diagonale rasoterra sul fondo della rete. Il River vinse la partita 3 a 1 interrompendo la striscia positiva del Boca e causando il sorpasso dell’Estudiante che avrebbe poi vinto il campionato. El Pipita fu il protagonista della partita: non male come biglietto da visita per un giovane alla prima stagione tra i pro.

Fabio Capello, appena rientrato sulla panchina del Real, lo notò e decise di portarlo alla corte della Casa Blanca. Alla presentazione in conferenza stampa si presentò un giovane capellone appena ventenne, dalle immagini traspare il suo imbarazzo, era stato pagato 12 milioni di euro per sostituire un Antonio Cassano ormai fuori rosa e di un Ronaldo dato per partente, le aspettative erano alte.

Alla presentazione con la camiseta blanca troviamo un giovanissimo Gonzalo.

higuain

Il Real di Capello avrà vita breve e la prima mezza stagione sarà difficile. El Pipita si ritrovò a condividere il reparto con mostri sacri come Raul, Van Nistelrooy e Robinho. In 23 presenze tra Copa del Rey, Liga e Champions collezionò solo due gol e mise a referto quattro assist pur vincendo la Liga.

Passano gli anni e Higuain lentamente acquisisce esperienza e consapevolezza, aumentano i gol e si fa spazio. Schuster, il nuovo allenatore del Real ebbe una intuizione, decise di provarlo come prima punta. Sino a quel momento aveva spaziato su tutto il fronte d’attacco, partendo da sinistra o destra e accentrandosi, l’esperimento come centravanti puro funzionò e portò in dote 24 reti durante la stagione 2008/09. Higuain si trasforma, mette su massa e diventa più forte, con il passare degli anni sacrifica leggermente la sua velocità a favore della potenza donatagli dai muscoli. Resiste agli scontri, gioca di sponda e fa a sportellate con i centrali. Soprattutto giocando più vicino alla porta segnava di più. In sei anni al Real Madrid collezionò 224 presenze tra campionato e coppe, 122 gol e 56 assist, segnando di media un gol ogni 131° minuti. Arricchisce il palmares con tre campionati spagnoli, una Copa del Rey e due Supercoppe spagnole.

L’ultima stagione con la camiseta blanca nella stagione 2012/13 mette in mostra le prime crepe all’interno della sua corazza mentale. La stagione complessivamente non va male anche se l’unico trofeo conquistato è la Supercoppa (secondo posto in Liga e usciti alle semifinali in Champions contro il Dortmund). Mourinho, anche lui all’ultimo anno al Real, schierava un 4-2-3-1 mettendo a sinistra Cristiano Ronaldo, Higuain condivideva il ruolo di prima punta con Benzema o in alternativa veniva schierato sulla destra dove si contendeva lo spot con Ozil. Il gioco di Mourinho premiava particolarmente la catena di gioco di sinistra, sull’asse Ronaldo-Marcelo; Higuain si integrava bene grazie alle sue sponde e alle sovrapposizioni ma probabilmente non si sentiva più al centro del progetto. Era semplicemente un Galactico come tutti gli altri suoi compagni, né più né meno. La frustrazione dell’essere bravi ma del non essere protagonisti può far male così a 26 anni, nel pieno della sua maturità sportiva, decise che fosse giunto il momento di cambiare aria.

Nell’estate del 2013 dopo una serrata trattativa, Aurelio De Laurentis fece un regalo alla città di Napoli portando Higuain al cospetto di Rafa Benitez pagandolo 39 milioni di euro, l’acquisto più costoso della storia del Napoli sino ad allora. L’arrivo al San Paolo fu spettacolare, venne presentato all’interno di un San Paolo stracolmo, l’ovazione che accolse l’argentino al suo ingresso in campo fu da brividi.

L’ovazione del Santiago Bernabeu accoglie per la prima volta il calciatore argentino.

A Napoli vivrà il suo periodo d’oro, con Benitez trovò un ambiente congeniale alle sue caratteristiche tecniche. Benitez lo schierò definitivamente come centravanti puro di un 4-2-3-1 che lo vedeva giocare davanti ad Insigne, Hamsik e Callejon. I piedi buoni e le dimensioni contenute dei tre dietro lo trasformarono in una macchina da gol, la sua forza fisica, la sua abilità nel gioco aereo ed il saper colpire sia di destro che di sinistro erano al servizio di un trio che doveva semplicemente servirlo per assistere al gol. In tre stagioni e 146 presenze regalò 91 reti, l’apice della sua avventura al Napoli venne toccato nella stagione 2015/16 con Maurizio Sarri.

Gonzalo abbraccia il suo mentore e tecnico Maurizio Sarri.

Nell’estate del 2016 una nuova scelta si presentò davanti a Higuain, deteneva il record di reti in campionato da quando venne istituito il girone unico, era nel suo prime agonistico e doveva scegliere se continuare la sua carriera a Napoli e venire consacrato nell’Olimpo Partenopeo oppure scegliere di rimettersi in gioco con un’altra sfida. Una sfida a con se stesso , dimostrare di poter ripetersi da un’altra parte ed in un ambiente totalmente diverso. Accettò la proposta della Juventus e volò a Torino per 90 milioni di euro, il terzo acquisto più costoso di sempre ad allora (solo Bale 101 mln e CR7 94 mln erano costati di più).

Per i tifosi napoletani fu un affronto, un insulto alla maglia e ai colori che aveva rappresentato con caparbietà e grinta. Visto dal Golfo, questo passaggio di proprietà rappresentava la svendita dell’onore per soldi al nemico pubblico numero uno, la squadra che ormai da cinque anni dominava il campionato. Higuain arrivò a Torino in un clima tesissimo, i nuovi tifosi non erano convintissimi del nuovo acquisto e la piazza notoriamente non era facile alle simpatie come quella partenopea, mentre gli juventini stanno alla finestra curiosi di vederlo giocare i suoi ex tifosi non gliele mandarono a dire.

Nell’ottobre del 2016 il trapper di Secondigliano, Enzo Dong pubblicò “Higuain”, il singolo dove raccoglieva le frustrazioni di una intera città e le scagliava sulle spalle dell’Atlante argentino.

La hit del trapper napoletano Enzo Dong

Higuain incassò con stile e preferì far parlare il campo, la prima stagione totalizzò 24 reti. Ma le polemiche lasciano il segno ed il peso immaginario delle critiche si accumulava sulle spalle del Pipita. La Juventus è una piazza logorante fisicamente e mentalmente, si gioca parecchio e spesso, l’impegno e l’intensità consumano da dentro spremendo ogni goccia di talento dai singoli. Più che un logorio fisico vero e proprio Gonzalo subì un logorio mentale, a Napoli era coccolato e curato, messo al centro del progetto riusciva ad esprimersi al meglio. Alla Juventus era solamente parte di un ingranaggio e sul lungo periodo la stanchezza mentale conta più di quella fisica.

Durante l’estate del 2018 venne ceduto con la formula del prestito oneroso al Milan. La logica aziendalista della Juventus imponeva di mantenere una efficienza amministrativa sempre d’alto livello, Higuain aveva un ingaggio pesante e bisognava fare posto allo stipendio monstre di Cristiano Ronaldo. L’argentino viene sacrificato e come prime punte vengono preferiti Mandzukic e Moise Kean.
La formula del prestito con diritto di riscatto non è la migliore per un giocatore che ha dimostrato di rendere al meglio con la fiducia di compagni e tifosi e che sotto pressione diventa impreciso, i dubbi lo logorano ed altro peso si aggiunge alla sua coscienza.
In quel momento della sua vita Higuain aveva già vinto parecchio e dimostrato quanto valesse in più di una occasione ma nuovamente i media si interrogavano sulla sua abilità, sulla tecnica e sulla sua condizione fisica come se fosse un novellino arrivato da poco nel calcio che conta

L’esperienza rossonera coincise con il suo annus horribilis, in quel Milan c’era poco da salvare, la squadra non girava ed il nervosismo del centravanti influì negativamente sul suo rendimento. Il momento più basso della sua carriera arrivò l’11 dicembre quando nel posticipo serale affrontò la Juventus. Prima si procurò un rigore che gli venne parato da Szczesny e poi nel secondo tempo dopo aver commesso un fallo rimediò un giallo ed una espulsione diretta per proteste. Romagnoli, Chiellini e Matuidi, compagni vecchi e nuovi, cercarono di calmarlo mentre lanciava invettive ai danni di Mazzoleni, el Pipita uscì da San Siro in lacrime, ridotto a pezzi emotivamente.

Higuain si confronta duramente con il suo ex compagno di squadra Chiellini.

Poche settimane dopo il Milan in accordo con la Juventus, risolse il prestito e l’attaccante argentino venne spedito al Chelsea di Sarri, il suo vecchio tecnico e mentore. L’esperienza londinese fu strana, come se fosse sospeso in un limbo. Ufficialmente avrebbe potuto ottenere il riscatto da parte del Chelsea ma per il tipo di contratto e l’ingaggio percepito sin da subito appare chiaro a tutti che la sua avventura in blues non sarebbe proseguita. Vince una Europa League pur non giocando la finale di Baku, i suoi gol avevano aiutato la squadra di Sarri a conquistare il trofeo ma sollevare la coppa ha un sapore agrodolce quando non ci si sente davvero protagonisti. Finito il prestito, tornò alla casa madre, a Torino dove la sua presenza e il suo ingaggio sembrano ormai di troppo per un attaccante ultra trentenne che sembra aver perso smalto.

L’estate del 2019 è strana, passa tutta la preparazione con la valigia in mano, è dato partente sicuro prima della chiusura del mercato. Non gli viene nemmeno assegnato più il numero 9, suo vecchio numero e libero all’interno della rosa bianconera. Addirittura negli store ufficiali non si trova la maglietta con il suo nuovo nome e numero, il 21. Lo accostano più volte alla Roma in un valzer d’attaccanti che avrebbe dovuto coinvolgere anche Dzeko in direzione Inter ma salta tutto e il 3 settembre si ritrova ancora con la maglia bianconera e il numero 21 sulle spalle larghe.

Cosa fare se non rialzarsi quando la vita ti butta a terra? Higuain ha affrontato il suo ritorno alla Juventus con una maturità mentale invidiabile. Nessuno avrebbe più scommesso su un uomo definito dai più come fragile, imbolsito e di troppo. Con Sarri ritrova gol e sorriso, non è più il titolare inamovibile che era stato fino due stagioni prima, si riscopre inaspettatamente un comprimario insieme a Cristiano Ronaldo mostrando una sintonia non comune e a tratti scalza anche Dybala nelle gerarchie bianconere. Gioca con grinta, determinazione e leggerezza. Lo dimostra sia contro il Napoli, segnando in torsione nello stretto davanti a Koulibaly con un tiro all’incrocio, sia contro l’Inter di Conte durante il derby d’Italia segnando la rete della vittoria.

Alla soglia dei 32 anni Higuain ha riscoperto di essere un uomo nuovo pur essendo sempre lo stesso, ha capito che per essere indispensabili non è necessario giocare tutte le partite e che quando il peso sulle spalle d’Atlante diventa insostenibile, basta poggiarlo per terra e correre con leggerezza.


 

Studio storia. Vivo tra Milano e Pavia, mi interesso di libri, persone, cose, auto e fogli di giornale.