Interventi a gamba tesa

Antonio Conte: mangiare un’idea

 


“Un’idea un concetto un’idea

finché resta un’idea è soltanto un’astrazione

se potessi mangiare un’idea

avrei fatto la mia rivoluzione” 

(Gaber 1972)

Finché resta un’idea è soltanto un’astrazione, ma è quando l’idea diventa parte di noi che si compie la rivoluzione. La rivoluzione è quella che sta avvenendo a Milano, sulla sponda neroazzurra del Naviglio, ad oggi la sponda felice. La rivoluzione è partita proprio da un’idea della società: portare a Milano il vecchio nemico, Antonio Conte. Conte di idee ne ha parecchie, come tutti gli allenatori, ma ha una capacità che lo rende unico o quasi: far digerire le sue idee in tempo brevissimo senza rischiare che queste vengano rigurgitate dai suoi giocatori.


Riprendendo Gaber, l’Inter l’idea di Conte la sta mangiando e digerendo e presto la rivoluzione sarà compiuta.

Le idee che Conte ha portato all’Inter non sono rivoluzionarie rispetto al vecchio modo di giocare della squadra, ma la capacità con cui è riuscito a farle applicare e realizzare si. Questa è, come detto, anche la caratteristica principale dell’allenatore pugliese, ma c’è anche da far presente come l’Inter di idee di ottimi allenatori negli anni ne ha rigurgitate parecchio. In questo caso però, non sembra esserci nessuna possibilità che questo accada. 

Le idee di Conte sono sostanzialmente due: uscita palla per aprirsi il campo e pressione feroce.

L’urlo di Conte per far ascoltare le sue idee

Partiamo dalla seconda, la pressione feroce l’abbiamo vista sin dalle amichevoli estive.  Pressione alta per avere un recupero palla immediato e limitare le controffensive della squadra avversaria. La condizione fisica è l’elemento chiave per poter applicare l’idea di Conte e questa è merito di Pintus, che ha spremuto i suoi per farli correre per 90′ senza accennare sosta. Infatti, finché i ritmi restano alti l’Inter domina la partita e riesce a far soffrire gli avversari, come si è visto anche nel match contro la Juventus, appena questi scendono la squadra inizia a soffrire soprattutto se, come nel caso del big match dell’ultima di campionato, gli avversari hanno molta più qualità. 

D’Ambrosio sale sul terzino, Barella e Sensi bloccano i centrocampisti milanisti, Lautaro e Lukaku si posizionano sui difensori. L’unica soluzione è il lancio lungo. Il derby è stato l’esempio perfetto della pressione alta apportata da Conte.

La pressione alta è portata grazie ai movimenti degli esterni che si alzano sul terzino di riferimento mentre le due punte schermano i passaggi di uscita sul centrocampista avversario mentre Sensi, in particolare, e Barella – ovvero le due mezzali titolari – si alzano in pressione sui centrocampisti della squadra rivale, costringendo gli avversari a correre rischi in fase di possesso o a lanciare lungo dove Skriniar – De Vrj – Godin riescono a fronteggiare agilmente gli 1 vs 1, soprattutto se fisici.

Questa modalità di difendere, pressando l’avversario, ha permesso ai neroazzurri di concedere pochissimi tiri – 88 tiri concessi, di cui 22 in porta; ovvero 12,6 tiri concessi a partita di cui 3,1 in porta.  L’inter soffre invece in fase difensiva quando, schierata si schiaccia nella propria area difendendo bassa, in una difesa a 5, sui passaggi tra il terzo centrale e il terzino di riferimento come successo per i gol di Juve e Barcellona del 2-1 e anche quello concesso alla Sampdoria nella vittoria per 3-1. Ebbene sì, 3 dei 4 gol stagionali concessi. 

Come si vede dai due video precedenti i gol incassati dall’Inter sono pressoché simili, con lo stesso errore commesso dal terzo centrale, in un caso Godin nell’altro Bastoni. L’idea su cui deve lavorare Conte in questo caso è lo scivolamento del terzo a chiudere lo spazio tra lui e il terzino e conseguentemente lo scalo in diagonale degli altri due centrali anziché forzare la giocata individuale cercando l’anticipo. 

Nonostante qualche idea difensiva da perfezionare la pressione alta permette ai neroazzuri, come detto, di difendere in avanti e limitare i rischi. Mentre va ancora migliorata la difesa centrale a ridosso dell’area, su cui contro squadre con alta qualità i neroazzurri potrebbero andare in difficoltà.

I due artefici dell’uscita bassa di Conte oltre a Brozovic, “sacerdote della manovra neroazzurra” (cit. Adani).

La seconda idea che Conte ha portato all’Inter è l’uscita palla dal basso. A dirla tutta anche con Spalletti si andava ricercando questo principio di gioco, ma con Conte l’uscita palla è molto più veloce e improntata a verticalizzazioni rapide in modo da tagliare il pressing avversario con ribaltamenti di fronte veloci. Contro il Barcellona, nel primo tempo, si è visto applicato questo principio di gioco. Palleggio basso dentro l’area di rigore per aprirsi il campo e attaccare gli spazi con la velocità degli esterni e delle punte. Tanto che sui social si è sparso l’hashtag #ConteBall. A Barcellona l’uscita palla è servita per scardinare il pressing avversario, ma molto spesso, contro squadre diverse dai catalani, l’uscita palla è molto più alta, senza correre rischi in area di rigore, e porta a una verticalizzazione immediata.

Il gioco si imposta dal basso con i difensori e  Brozovic e Sensi addetti alla verticalizzazione, con quest’ultimo che molto spesso si alza a ridosso delle due punte per creare una superiorità numerica nella zona centrale e allargare quindi il gioco sulle fasce, dove Asamoah e Candreva si fanno trovare pronti per il cross al centro. Superiorità numerica che si crea anche grazie al lavoro di Lautaro che si abbassa e apre il campo alle sue spalle.

Contro la Sampdoria una parte del lavoro di Martinez, recupero palla, protezione e scarico per permettere a Sensi di arrivare al tiro. Molte volte questo lavoro viene fatto a metà campo e permetta alla squadra di avere molto campo da attaccare.

Proprio il lavoro di Lautaro è fondamentale per permettere sia a Lukaku di avere spazio da attaccare sia per permettere a Sensi di verticalizzare o arrivare al tiro. Infatti la punta argentina, che deve migliorare sotto porta, offre un grandissimo lavoro di pulizia della palla sulla metà campo che permette ai neroazzurri di attaccare gli spazi che lo stesso crea con gli inserimenti dei centrocampisti. Il gioco funziona fino a quando la qualità di Sensi permette a Brozovic di non essere l’unico con compiti di uscita palla, appena questa svanisce o esce dal campo i neroazzurri hanno molte più difficoltà a imbastire azioni corali e si affidano all’estro dei singoli. In molti casi è l’ingresso di Politano che permetta alla squadra di riprendere brio.

Il brio del minuto 75′: Politano. Ora l’esterno ha trovato il suo ruolo entrare per vivacizzare, nelle fasi finali di partita, la manovra offensiva dell’Inter. Il ruolo di subentrante gli si addice, infatti ne servirebbe uno anche a centrocampo che permetta ai nerozzurri di migliorare la manovra quando Sensi finisce le batterie o è costretto a uscire.

La vera mancanza neroazzura sta proprio nella qualità di palleggio dei rincalzi, che a parte Valero (mai visto), non hanno proprietà di palleggio adeguate per uscire dal pressing avversario e sono molto più fisici. Con la Juve questo problema si è notato vistosamente quando il cambio obbligato Vecino – Sensi ha invertito la dinamica della partita facendo perdere sicurezza ai suoi interpreti.

In questo caso l’idea di Conte deve essere quella di ampliare le soluzione di gioco in modo da avere un’uscita palla e un’azione offensiva non unicamente improntata sulla qualità ma che permetta anche di variare gli schemi di gioco.

Come detto queste due idee sono la base su cui Conte ha plasmato la sua Inter, idee che però riescono anche grazie al suo modulo: il 3-5-2 o 5-3-2 che dir si voglia.

L’immagine mostra la formazione tipo dei neroazzurri con i movimenti che i giocatori devono compiere in fase di possesso palla.

In fase di possesso la squadra di Conte si trasforma in un 3-1-4-2, dove Candreva e Asamoah si alzano, Brozovic fa il vertice basso di centrocampo e Sensi e Barella si alzano dietro le punte. Soprattutto il primo ha il compito di svariare di più allargandosi sulla sinistra, o mettendosi in posizione di seconda punta, andando a creare un triangolo con Lautaro, che si abbassa, e Lukaku che fa il vertice alto. Questo permette di creare combinazioni strette che permettono alla squadra di diventare pericolosa, la maggior parte dei gol infatti nascono quando i 3 riescono a combinare tra loro per liberando uno spazio.

Nel mentre che tutto si sistemi bravo Antonio

Il 3-5-2 di Conte in fase di non possesso non prevede che sistematicamente gli esterni si debbano abbassare sulla linea dei difensori infatti l’uscita sull’esterno è affidata ai due centrali, Godin e Skriniar. In questo modo una volta recuperata palla la risalita del campo risulta molto più veloce rispetto ai predecessori, perché come detto le idee di Conte erano simili, in alcuni punti, a quelle di Spalletti è la digestione delle idee che è cambiata.

Concludendo Conte ha portato due idee basiche per cercare di compiere la sua rivoluzione: uscita palla veloce e verticale e pressione alta e sfrenata. Un’idea di gioco molto dispendiosa che solo un’ottima preparazione ne ha permesso la sua applicazione. Per fare tutto ciò Conte si è basato su un modulo per lui consolidato e visti anche i giocatori a disposizione ben applicabile: il 3-5-2 che permette di valorizzare tutti gli interpreti nonostante qualcuno si deve ancora, giustamente, adattare. La velocità con cui Conte ha fatto digerire le sue idee è impressionante e rappresenta il suo marchio di fabbrica. Ora resta solo una domanda: la fase di digestione è finita o ci sarà un rigurgito invernale? Secondo chi scrive la possibilità di un nuovo intoppo invernale sono ai minimi, ma solo li si capirà se le rivoluzione contiana sarà compiuta, intanto serve anche lavorare su altre idee per ampliare la propria gamma di pericolosità.


 

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.