Interventi a gamba tesa

Top of the Flop, 7a giornata

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TOP

1) Dybala – Higuain: la vince Sarri, la vince la squadra, non la vince la società ma la vincono gli epurati di questa. Dybala e Higuain ballano un tango argentino che sbanca San Siro e ricorda a tutta Italia perché sono 8 anni che Torino domina il campionato. Potenza fisica, tattica e mentale, i due avanti fanno ballare un’Inter troppo difensivista e colpiscono nei momenti topici del match. Adesso Sarri si ritrova primo in campionato e con un parco attaccanti che fa più paura del nuovo film di Joker. #letali, voto: killer elite

Stessa storia, stesso posto, stesso bar…

higuain top flop

2) Immobile: il calcio sarà anche un gioco di squadra ma Immobile è da solo tre quarti della squadra della Lazio. Devastante, tolto inspiegabilmente dopo un’ora da Inzaghi, Ciro ci sta provando ad assestare gli aquilotti, resta solo una domanda, quanti bastoni tra le ruote dovrà ancora togliere prima che in casa sua si accorgano effettivamente che devono farlo giocare in pace? Imprescindibile, voto: cobra

3) Zapata: di riffa o di raffa lui c’è sempre, lui segna sempre e fa giocare bene i compagni. Snobbato inspiegabilmente dalle grandi per l’ennesima estate, non se n’è fatto un cruccio troppo a lungo e ha continuato a deliziare la sua gente. Concreto come a Bergamo amano e devastante come solo i più nobili tra gli animali nelle lande africane. Zapatone, il degno erede di Tritolone Vieri. #esplosivo, voto: unstoppable

FLOP

1) Conte: doppia batosta, fragorosa, per Conte che soprattutto con la Juve ci mette il suo zampino, troppo difensivo e coperto quando invece bisognava spostare il pericolo lontano dall’area di Handanovic. Lukaku in campo tutta la partita è una scelta da spiegare così come la difesa a tre, la mancata presenza di Candreva e l’inserimento di un Vecino più spaesato di un ubriaco in Chiesa. Conte doveva far montare voglia e voglia di rivalsa nei suoi, ha optato per lo spirito guardingo che raramente premia quando si affrontano i grandissimi. #braccino, voto: rimandato a settembre

2) Fonseca: quando l’analisi di un periodo buio vede al primo punto della stessa la voce arbitri, forse vale la pena di fermarsi un attimo e rivedere le proprie priorità. Sicuramente complice gli infortuni la Roma sta attraversando un periodo delicato ma se segni poco e concedi quasi sempre un goal non puoi scaricare il tutto sull’arbitro dando vita a isterismi che a Roma sono sempre e comunque troppo facili. A Roma per prima cosa serve un capitano, mio capitano. Palla a Fonseca. #porque?, voto: piangina

fonseca top flop

3) Lozano: del folletto messicano ammirato in Olanda e in Europa si è visto ben poco nei campi della penisola fino ad ora. Ancelotti parla di difficoltà di adattamento. La realtà parla di un Napoli nervoso, discontinuo e poco lineare ma Lozano proprio per la sua caratura deve indirizzare la barca verso l’uscita dalle acque limacciose, non essere un fattore di permanenza. Gli diamo ancora del tempo, ma non troppo com’è giusto che sia. #sveglia, voto: Hirving stai dormendo

Fine delle trasmissioni.
Per ora.


 

Jacopo Landi, sangue misto nato nell'aprile del 1988 in quel di Milano ma in realtà appartenente (in parti uguali), per origini, a: Emilia Romagna, Toscana, Valle d'Aosta, Lazio, Abruzzo ed India. Lavora un po' in tutti i settori possibili, tranne quello del narcotraffico. Matura esperienza come giornalista, prima cinematografico e poi sportivo presso il giornale on-line Italia Post, il sito calciomercato.com e le collaborazioni coi giornalisti Fabrizio Biasin e Alfredo Pedullà. Ha inoltre collaborato con la compagnia teatrale "I Birbanti" e firmato un corto personale "Una birra al bar" tratto da una novella del buon (e sacrosanto) Bukowski. Dal 2013 collabora prima con la Nella Longari arte, poi con la M77 Gallery e infine con la Renata Fabbri Arte contemporanea; prima di tornare nel mondo della produzione in qualità di sceneggiatore. Non potrebbe vivere senza filosofia, donne, cinema, whisky e buona musica. Collabora con Sportellate perché dopo il video di Corona sul "pene" di Adriano non riteneva di poter essere da meno.