Interventi a gamba tesa

Pagelle del GP di Singapore


A Singapore Vettel e Leclerc riportano in alto le rosse conquistando una doppietta che mancava dal 2017.


Che doppietta sia. Singapore si tinge di rosso. Sul circuito di Marina Bay Vettel vince la gara davanti al compagno Leclerc e grida al mondo “Scusate, ci sono anche io”. La Ferrari finalmente competitiva agguanta una doppietta che mancava dal Gran Premio d’Ungheria del 2017. Per il campionato è tardi ma i presupposti per divertirsi da qui al Giappone ci sono.

Così come il materiale per le nostre pagelle.

Vettel, voto 10. Era da troppo tempo che i tifosi della Rossa non vivevano una giornata così. Ferrari finalmente competitive, strategia perfetta e piloti in palla come non mai. Il 10 però va al “vecchio” Vettel perché ha vinto, perché non è facile rialzare la testa quando tutti ti danno per finito, quando hai un compagno più giovane, simpatico e soprattutto velocissimo. Bravo Seb noi ti vogliamo bene così come sei.

Giovinazzi, voto 9. Merita un punto più perché corre una gara perfetta e arriva anche a condurre la corsa per qualche tornata, prima che dal box decidano di rovinargli la giornata mantenendolo in pista più del dovuto.

Verstappen, voto 8. Max è diventato grande, anche a Singapore si toglie i panni del ragazzino terribile per vestire quelli del pacato ragioniere che, sicuro nella sua postazione, pensa a far fatturare l’azienda. Per vincere serve saper fare anche questo.

Leclerc, voto 7. In qualifica butta lì un giro strepitoso, in gara deve sottostare a quanto deciso ai box. Piegarsi alla strategia. Senza un campionato da vincere era giusto così. Deve imparare ad accettare anche giornate così, dove tocca ingoiare il rospo.

Gasly, voto 6. Non fa nulla di eccezionale ma chiude a punti e, visto com’era cominciato quest’anno, è un buon pungolo per non mollare la presa. Le qualità non sono svanite bisogna ritrovarle.

Hamilton, voto 5. Ha il mondiale in tasca ma lui sembra più interessato a fare marketing di sé stesso, promuovendo treccine da Fashion Week e hamburger vegani, che a dar spettacolo in pista. Può farlo, beato lui.

Haas, voto 4. Ci sono due vetture scure che girano tra i grattacieli, sono sospette e sembrano venire da un altro campionato. Ah no, sono le Haas e i due “disgraziati” piloti sono Grosjean e Magnussen.

Kvyat, voto 3. L’entrata su Raikkonen è sufficiente a fargli vincere il premio di kamikaze del giorno. Male male.

Williams, voto 2. Perché non si scherza con il romanticismo: ci aveva fatto sognare riportando Kubica in Formula Uno, ma la vettura è imbarazzante e l’epilogo non poteva essere che l’addio di Robert. Questa volta per sempre.


 

Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.