Interventi a gamba tesa

Miracolo a Barcelos

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Storia a lieto fine del Gil Vicente e della burocrazia come top-player.


Negli ultimi due anni, l’idea di Portogallo maturata dall’italiano medio è passata dall’essere rappresentata dal trinomio Cristiano Ronaldo-Fado-Porto (non necessariamente in quest’ordine) a quello formato da Cristiano Ronaldo (ora, sì, in prima posizione a furor di popolo) – Call center (esperienza lavorativa maturata dal sottoscritto) – Pensioni d’oro (esperienza post-lavorativa che il sottoscritto vorrebbe maturare, sempre che la pensione non rimanga un miraggio). Il Portogallo, tuttavia, non si limita ad essere la terra del lavoro offshore, del vino liquoroso e di una delle divinità del futebol: il nord del Paese è caratterizzato da paesaggi pressoché incontaminati e da città collinari ricche di storia e cultura. In questa Toscana formato famiglia si trova la ridente città di Barcelos, situata nel distretto di Braga e famosa per la leggenda del Gallo e per essere sede del Gil Vicente Futebol Club, compagine il cui nome poco ha a che vedere con la città di Barcelos – Gil Vicente fu infatti un poeta e drammaturgo vissuto interamente a Lisbona tra XV e XVI secolo; il nome del club deriva dal teatro dedicato all’autore adiacente al primo campo utilizzato dai fondatori del club.

I Galos – così chiamati i giocatori del Gil Vicente data la leggenda menzionata sopra – possono vantare di aver partecipato a svariate stagioni di Primeira Liga – quasi venti, condite anche da una finale di Coppa di Lega persa nel 2012 contro il Benfica – e di essere stati testimoni di una delle tappe della Via Crucis sportiva di Rodney Strasser. L’ultimo biennio non è stato dei più felici, caratterizzato da una mesta retrocessione in terza divisione – nota con il nome di Campeonato de Portugal, calderone paragonabile alla Segunda B spagnola – nel 2018 e dal fallito l’accesso alla poule promozione alla Segunda Liga nel torneo successivo. Se il campo potesse scrivere la storia, potremmo parlare di una società in evidente crisi, se non fosse per una piccola storiella che ha completamente rimescolato le carte in tavola.

Rodney ❤

Back in 2006

Come noto, il 2006 viene ricordato in Italia come l’anno di due trionfi: quello mondiale e quello dei tribunali, eventi che di fatto hanno cambiato il corso della storia calcistica recente nel Belpaese. Dal canto suo, il Portogallo non rimase a guardare: mentre la Nazionale entrò anch’essa nell’Olimpo del calcio mondiale dalla porta secondaria – quanto successo nell’ottavo di finale contro l’Olanda lo ricordano anche i muri – a livello giudiziario l’attenzione dell’opinione pubblica portoghese venne monopolizzata dal caso Mateus, attaccante angolano al secolo Mateus Galiano da Costa, militante a lungo in terra lusitana. L’oggetto del contendere era nientemeno che la tipologia di contratto sottoscritta nelle precedenti esperienze sportive del giocatore. Sì, sportive, perché fu proprio lo status professionale ad inguaiare il nostro beniamino, il Gil Vicente e relativa tifoseria: il contratto sottoscritto con il precedente club, il Lixa, era di natura amatoriale, ed il buon Mateus avrebbe dovuto attendere almeno un anno prima di ritornare allo status di professionista. Tuttavia, l’attaccante angolano, acquistato nell’estate 2005, era sceso in campo con la maglia del Gil Vicente già nei primi giorni del 2006, ossia prima dell’esaurimento del periodo annuale stabilito dai regolamenti, tanto da costringere la Federcalcio portoghese (FPF) ad annullare il suo contratto con i Galos nel mese di marzo e ad aprire un procedimento disciplinare nei confronti del Gil Vicente a seguito di un’istanza presentata dal Belenenses il seguente 9 maggio. Il caso passò alla commissione disciplinare della FPF, dove iniziò un duello rusticano tra i suoi membri che culminò con una contestata assoluzione della squadra di Barcelos, accompagnata da strascichi e veleni che scatenarono un terremoto interno alla Federazione, con caduta di teste annessa. 

Mateus Galiano da Costa con la maglia del Gil Vicente.

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(ASF/PEDRO G LIMA)

Con un assetto completamente rinnovato, il primo agosto 2006 la commissione disciplinare ridiscusse il caso e diede ragione alla squadra di Belem, sancendo di fatto la retrocessione d’ufficio del Gil Vicente in Liga da Honra – ora Segunda Liga – per il campionato appena trascorso, decisione confermata nei successivi due gradi di giudizio nei giorni 22 e 25 agosto. 

Il triangolo no!

Quando tutto sembrava finalmente calmarsi, ecco un altro coup de theatre: entrò in scena il Leixoes, squadra che aveva concluso la stagione 2005-06 al terzo posto della Liga da Honra, la quale sosteneva la propria legittimità a partecipare alla successiva edizione della Primeira Liga a scapito del Belenenses, giunto tredicesimo nel massimo campionato. Apriti cielo! In preda al panico, la Federcalcio portoghese decise salomonicamente di sospendere le partite delle tre squadre coinvolte a stagione da inaugurare. Il caso aveva ormai acquisito rilevanza internazionale, tanto da mobilitare il massimo organo mondiale, che arrivò in data 4 settembre 2006 a proporre la sospensione della FPF dal board per incapacità manifesta nella gestione del caso Mateus. Successivamente, mentre la FIFA decise di non passare alle vie di fatto, sul campo lo psicodramma in quel di Barcelos aveva assunto contorni sempre più forti: il Gil Vicente si rifiutò di scendere in campo nelle prime tre giornate effettive di Liga da Honra – dalla seconda alla quarta giornata, in quanto la prima fu bloccata d’ufficio – per poi tornare in campo alla quinta con sconfitta in casa del Rio Ave e finire quel torneo in dodicesima posizione per via dei 9 punti di penalizzazione inflitti a causa delle tre rinunce – sul campo si sarebbe classificata terza. 

Il piatto gelido della vendetta.

Nel decennio successivo i Galos fecero registrare un andamento altalenante con presenze in Primeira e Segunda Liga distribuite equamente fino al maggio 2016, quando il Tribunale Amministrativo di Lisbona – equivalente al nostro TAR del Lazio – sconquassò il quieto vivere del Gil Vicente stracciando la decisione della Federcalcio ed imponendo la riammissione nel massimo campionato della squadra di Barcelos il prima possibile. Seguì un accordo con l’oramai ex-litigante Belenenses a fine 2017, con ripescaggio stabilito per la stagione 2019-20 che venne ufficializzato il 9 maggio 2018, esattamente 12 anni dopo il ricorso presentato dal club dei Pasteis. Ormai il dado era tratto, e poco importava dell’andamento di una squadra che nel frattempo sul campo era naufragata in terza divisione. Il destino dei Galos appariva già segnato: in un amen, si è passati dalla sfida alla squadra riserve del Porto da giocarsi in un comunissimo stadio dell’hinterland cittadino ad affrontare i Dragoes bianco-blu in uno dei templi del calcio europeo e mondiale. 

Ad oggi, l’obiettivo del Gil Vicente è di passare indenne l’esame dei vicecampioni di Portogallo come primo passo verso la salvezza, ma soprattutto di coccolarsi una Primeira Liga riottenuta in maniera inaspettata ed insperata. Finché giudice non vi separi.

Di Flavio Morosini


 

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