Interventi a gamba tesa

Capolavoro Dovizioso in Austria: “la mia vittoria più bella”

Finalmente la MotoGP torna a mostrare il suo lato migliore, quello che unisce appassionati e meno appassionati, grandi e piccini, e lo fa con una battaglia Dovizioso-Marquez degna di essere ricordata negli annali. Il punto forte della gara in Austria? La curva finale, quella prima del rettilineo del traguardo, in cui Dovi ha chiuso gli occhi, ha chiesto una mano alla Buona Sorte e si è buttato all’interno di Marquez con un’audacia incontestabile. E per fortuna che lo ha fatto! Il suo coraggio è stato premiato: Andrea è tornato sul primo gradino del podio dopo un digiuno di nove gare (da quella in Qatar).
Questa potrebbe essere la vittoria più bella della sua carriera non solo per quel fantastico sorpasso finale, ma anche per la tenacia che il Dovi ha dimostrato nel corso dei 28 giri effettuati sul circuito austriaco.

Il pagellone:

Dovizioso, voto 10 – Marquez, voto 9,5

Il voto lo voglio dare unito non per sminuire l’operato del Dovi, ma perché se la MotoGP ha tirato fuori il suo fascino ammaliante lo dobbiamo a questo binomio di piloti. Le lotte si fanno in due, i sorpassi e controsorpassi si fanno in due, e dunque dobbiamo ringraziarli entrambi per quello che è successo ieri.
L’elettricità in gara questa volta non si fa attendere, il divertimento parte non appena si spengono i semafori: Dovizioso e Marquez si attaccano fin dalle primissime curve del primo giro, quando però nella loro baruffa privata commettono un errore. Ecco allora che tutto si rimescola, Quartararo diventa primo e cerca subito di sfruttare la situazione ponendo un gap tra sè e gli inseguitori, alle sue spalle troviamo Rins, Miller e poi i due protagonisti che cercano di ri-arrampicarsi velocemente fino alle posizioni di testa.
Dopo tutti i sorpassi di routine sugli avversari, i due piloti si mettono in testa (Maq davanti) e cominciano a martellare con un ritmo infernale: girano costantemente sul passo di 1.24 basso, a volte in 1.24.1, insomma dei tempi davanti ai quali gli altri si arrendono senza nemmeno arrischiarsi.
Le frecciatine tra i due continuano per tutta la gara, con un Dovi che non cede mai e che si alterna  Marc nella guida della corsa, nonostante lo spagnolo provi costantemente a forzare il passo per interporre qualche decimo tra sé il ducatista. Insomma, per tutta la gara il Dovi è riuscito a mettere su Marquez la stessa sensazione di angoscia e pericolo che il Documento di Economia e Finanza mette al governo giallo-verde.

Indicativo in tutto questo tempo sospeso, tempo di tensione, è stato lo sguardo che Marc ha lanciato a Dovizioso sul rettilineo mentre si sono trovati fianco a fianco, vicini e alla pari: uno sguardo di sfida ma anche di rispetto, uno sguardo che rappresenta l’anima di questo sport.
A tre giri dalla fine comincia la tensione, quella pura e viscerale, non importa da che parte si sta, Ducati, Honda o qualsiasi altra squadra, la tensione si sentiva forte e rapiva tutti; era chiaro che qualcosa sarebbe successo, che nessuno dei due avrebbe mollato l’osso fino all’ultimo centimetro di asfalto prima del traguardo: non si sopportano 28 giri di fatica, sudore e tensione per poi lasciar vincere l’avversario. Alla fine il Dovi fa quello che tutti sognavamo: chiude gli occhi, sospende il respiro e si butta all’interno di Marc all’ultima curva: o la va o la spacca. Lo spagnolo frena per evitare il contatto (che comunque avviene: ne è vittima il parafreno della Honda che vola via) e Dovi riesce a tenere la Ducati e ad accelerare abbastanza da passare primo sul traguardo. Che gara! Che piloti!

Dal punto di vista tecnico oggi si è notato che la Honda ha colmato quelle che in passato sono state le sue lacune, riuscendo a sostenere il confronto con Ducati per quanto riguarda il motore e l’aerodinamica, a tutto questo ovviamente va aggiunto un pilota eccellente come Marc che è riuscito quasi a contrastare il dominio Ducati su questa pista, team che qui dal 2016 (anno di reinserimento nel calendario) a oggi ha vinto quattro gare su quattro. Marc nel post-gara ammette di aver commesso un errore oggi, ovvero di aver scelto la gomma media al posteriore che non gli ha permesso di avere aderenza, soprattutto nella fase finale di gara.
Dovizioso (che ha scelto invece la gomma soft) ci regala grandi emozioni e un’azione con cui ci dimostra di saper aggiungere anche lui audacia e follia al proprio talento, un mix degno solo dei grandi: speriamo che sia un nuovo inizio per lui e per Ducati dopo la (relativamente) lunga astinenza da vittorie.

Fabio Quartararo, voto 9

Senza dubbio questo ragazzo può avere un buon futuro in MotoGP. Alla guida di una Yamaha non ufficiale (Team Yamaha Petronas) è riuscito a conquistare il suo terzo podio nelle ultime cinque gare, confermandosi un pilota che sa essere costante nei posizionamenti che contano e arrivando, inoltre, davanti alle Yamaha ufficiali di Rossi e a Viñales.
“Non mi aspettavo una posizione particolare, ma finire davanti a Rossi e Viñales è un sogno” sono state le parole del francese a fine gara.

Valentino Rossi, voto 7

Considerate le posizioni ottenute recentemente dal Dottore, il 4° posto di ieri è un ottimo posizionamento.
Purtroppo la Yamaha ufficiale non offre le prestazioni che ci si aspetterebbe e a questo i piloti non sembrano riuscire a trovare rimedio. Nonostante tutto, però, il quarto posto di ieri indica che nei box dei lavori si stanno facendo e stanno cominciando a dare qualche risultato. A riguardo Valentino dice: “Fin dal venerdì abbiamo visto di essere più competitivi perché abbiamo migliorato la moto in accelerazione e nell’elettronica e siamo soprattutto riusciti ad avere un passo più costante con uno stress inferiore della gomma posteriore”.

Maverick Viñales, voto 6,5

Anche il pilota spagnolo porta a casa quello che riesce in questo weekend austriaco. Partito quinto, non riesce a sfruttare la buona posizione e si ritrova presto arretrato all’interno del gruppo di piloti. Dopo aver effettuato qualche sorpasso si assesta in quinta posizione, perennemente tallonato da Alex Rins che però non riesce mai a trovare uno spiraglio in cui infilarsi e sempre alle spalle di Valentino Rossi, dove rimane fino al passaggio sul traguardo.

Nata a Brescia nel 1996. Fin da piccola si allontana dai giochi, sostituendoli con Valentino Rossi e Michael Schumacher. Studia Lettere Moderne all’Università Cattolica e nella sua vita è riuscita a guadagnarsi un retweet da parte di Paolo Beltramo, con tanto di 15 esaltanti minuti di fama come profetizzò Andy Warhol nella celebre frase "In the future everyone will be world-famous for 15 minutes".