Interventi a gamba tesa

La maledizione di Lionel Messi

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Quando si parla di Lionel Messi, ritornano sempre in mente le parole del telecronista Gabriele Giustiniani. La Pulce ha appena completato un “hattrick” con un pallonetto di rara bellezza e di difficile descrizione, i tifosi sugli spalti del Benito Villamarin stanno per tributargli una standing ovation meritatissima ed il giornalista riesce a commentare la giocata solamente con tre parole, ripetute due volte: “Da dove vieni? Da dove vieni?”.


Questo è Lionel Andrés Messi. Questo è uno dei giocatori più forti della storia del calcio, se non IL più forte. Ma nonostante le 4 Champions, i 5 Palloni d’Oro le 10 Liga c’è un lato maledetto anche in questo fenomeno planetario: il suo rapporto con la Nazionale.

A livello giovanile si porta a casa un Mondiale Under-20 da assoluto protagonista e capocannoniere, ma la storia con la maglia dell’Albiceleste (maggiore) inizia nel peggiore dei modi nell’agosto del 2005, quando è appena diventato maggiorenne: subentrato a Lisandro Lopez, reagisce ad una trattenuta prolungata e dopo neanche un giro d’orologio è già sotto la doccia, per quello che risulterà essere il primo e unico cartellino rosso della sua carriera. Una sonora lezione che non dimenticherà.

Il cattivo giorno si vede dal mattino…

Neanche un anno dopo prende parte alla spedizione in Germania per il Mondiale del 2006, ma gioca poco, trovando comunque la rete nella goleada alla Serbia-Montenegro. Agli ottavi arriva una vittoria col brivido e ai quarti l’avventura finisce ai rigori contro i padroni di casa, in un match in cui Messi non vede mai il campo. Lo vedrà molto di più l’estate successiva in Venezuela, per la Copa America del 2007, dove l’Argentina vola verso la finale con cinque vittorie in altrettante partite. La formazione che affianca il giovane Leo è poetica (Riquelme, Mascherano, Veron, Cambiasso, Crespo, Zanetti, Aimar e Gago solo per citarne qualcuno), ma la finale è un monologo del Brasile che schianta i rivali di sempre per 3-0.

L’occasione giusta arriva nel 2010, in occasione dei Mondiali in Sudafrica. Messi è reduce da un oro olimpico con la relativa Nazionale a Pechino 2008 e dalla vittoria di tutto quello che si può vincere con un club nella stagione 2008/09 con il Barcellona, che gli valsero il primo Pallone d’Oro della sua vita. Le aspettative sono altissime. Non arrivano i gol, ma fino agli ottavi sono solo vittorie. Poi però c’è la solita Germania: 4-0 senza appello ed ennesima delusione. L’anno successivo è di nuovo Copa America, stavolta davanti ai propri tifosi, ma il sogno si ferma ai quarti ai calci di rigore contro l’Uruguay dopo un torneo non esaltante e condito dall’ormai consueta carenza di reti.

Da un mondiale all’altro

Bisogna aspettare il 2014 per un altro Mondiale e stavolta le cose sembrano andare per il meglio: fascia di Capitano,  quattro gol e punteggio pieno nel girone; vittoria ai supplementari agli ottavi, vittoria di misura ai quarti, vittoria ai rigori in semifinale. È l’anno giusto?! Può addirittura alzare il trofeo più ambito nel tempio del calcio brasiliano? No, perché in finale l’Argentina gioca meglio, spreca molto (soprattutto con Higuan), recrimina per un rigore e alla fine perde ai supplementari contro la i tedeschi, che di sicuro fanno riecheggiare anche nella testa di Messi le famose parole di Lineker.

C’è una nuova occasione l’anno dopo in Cile, nella competizione sudamericana. Messi raggiunge di nuovo la finale e vede la coppa sfuggirgli davanti agli occhi: la sua Argentina, infatti, perde ai rigori contro i padroni di casa e la maledizione continua.

Passa un anno e c’è di nuovo la Copa America, edizione straordinaria per festeggiarne il Centenario. Il dieci argentino questa volta è scatenato: tripletta in dodici minuti contro Panama, gol ai quarti e in semifinale. Anche i compagni non scherzano e l’Albiceleste raggiunge l’ultimo atto con 18 gol fatti e 2 subiti in 5 partite. In finale c’è di nuovo il Cile e pare scontato che si tratterà di una rivincita, ma si va di nuovo ai calci di rigore e dal dischetto sbaglia pure Messi: il Cile, battuto nella prima partita del girone, vince di nuovo la Copa davanti agli occhi disperati della Pulce.

L’ultima spiaggia?

Mondiali in Francia del 2018, una delle ultime occasioni per lui di riportare a casa una Coppa che manca in Argentina dal 1986, quando fu trascinata alla vittoria da un certo Diego Armando Maradona. La partenza è terrificante con un punto in due partite contro Islanda e Croazia. Poi arriva la vittoria contro la Nigeria, ma agli ottavi la rocambolesca partita contro i padroni di casa finisce con un 4-3 che lancia i galletti verso il secondo titolo iridato e rispedisce Messi e compagni a casa.

Arriviamo ad oggi, alla Copa America brasiliana. Altra partenza in sordina, ma la formula del torneo non condanna chi perde qualche punto per strada e l’Argentina riesce a passare il girone. Ai quarti c’è il Venezuela: non un ostacolo insormontabile e difatti raggiunge la semifinale dove ci sono di nuovo i padroni di casa, come in Germania, come in Cile, come in Francia e, come in quelle occasioni è di nuovo sconfitta, sono di nuovo lacrime contro i verdeoro che si aggiudicheranno il torneo.

Tempo di bilanci

Il bilancio è impietoso: parla di 9 tornei internazionali e 0 trofei; parla di 4 finali raggiunte con una sconfitta nei 90 minuti, una ai supplementari e due ai rigori; parla di soli 3 gol segnati in 20 partite ad eliminazione diretta, parla di nessun gol segnato nei playoff (8 match) dei Mondiali. E per uno che ha gonfiato più di 600 reti, segnando in due finali di Champions diverse, questo è da considerarsi un fallimento. Se poi lo rapportiamo al fatto che la sua nemesi sportiva, Cristiano Ronaldo, nel frattempo ha vinto con il Portogallo un Europeo e una Nations League (seppure giocando solo le ultime due partite), capiamo ancora di più la frustrazione dell’alieno del Barcellona.

Grazie ad una modifica nel regolamento della Copa America, nel 2020 a Messi rimangono le ultime possibilità di alzare un trofeo con la maglia della Selecciòn: la competizione si svolgerà in Colombia e in Argentina e chissà che il destino non voglia che il suo primo titolo continentale non arrivi proprio in un torneo organizzato dalla sua Nazione. Il Mondiale 2022 in Qatar, invece, sembra un obiettivo possibile ma più difficile, visto che la Pulce avrà 35 anni e mezzo.

E pensare che avrebbe potuto vincere un Mondiale e un Europeo con Del Bosque, come raccontato proprio dall’ex allenatore della Spagna, la cui federazione aveva provato a convincerlo a sposare la Nazionale della Roja. Ma l’amore per quella maglia numero 10 bianca e celeste, che tanti argentini ha fatto sognare, ha vinto su qualunque lusinga.

Marco De Angelis


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.