Interventi a gamba tesa

Pensieri e parole

 

“Fingevano di essere in un cinepanettone

Perché lì la vita, no, non sembra mai dura

E invece qua in questa fottuta provincia

Ci vuole del coraggio anche per aver paura”.

 


Il racconto calcistico quotidiano mainstream in Italia è bugiardo e patinato come un cinepanettone e infatti, come un cinepanettone, fa schifo.

Sinisa Mihajlovic è parte della narrazione da anni, porta indosso la maschera del duro che si è fatto da solo. È un personaggio carismatico e litigioso, un motivatore eccezionale: “Non chiedetevi cosa può fare la Sampdoria per voi, chiedetevi cosa potete fare voi per la Sampdoria”, ammoniva qualche anno fa i blucerchiati citando Kennedy.

Mi ha fatto spesso sorridere con le sue uscite un po’ folli.

Quest’anno è arrivato sotto le Due Torri in pieno inverno resuscitando una squadra morta e sepolta e conducendola a una salvezza trionfale. “Avevo un debito con il Bologna, ora l’ho ripagato” ha dichiarato, alludendo alla retrocessione di dieci anni prima.

Sabato ha annunciato ai cronisti di essere malato. Ha squarciato ogni velo. Ha parlato della sua, della nostra, fragilità:

È questo che voglio dire, che nessuno di noi – la voce si è fatta roca – deve pensare di essere indistruttibile, perché ognuno di noi pensa che non gli succederà. Poi, quando ti succede, è una botta, una botta tremenda”.

Durante una fase ben precisa della conferenza il suo sguardo ha assunto una luce particolare: è sparito ogni filtro. Ha regalato un momento intimo e autentico a un pubblico infarcito abitualmente, come un’oca all’ingrasso, di cazzate e menzogne. Ha scelto di deporre ogni maschera, e non era tenuto a farlo.  “Ci vuole del coraggio anche per aver paura” cantano i Pinguini, e lui ha dimostrato di averne, da leone.


Quella che nei progetti rossoblù doveva essere l’annata del rilancio ad alti livelli si carica di significati nuovi e diversi. Sarà una stagione anomala: gli occhi posati sull’erba del Dall’Ara, le orecchie e i cuori orientati verso il S.Orsola. Conosco Bologna: è in debito con Sinisa, so che lo ripagherà con discrezione e amore. C’è tanto da lottare, tanto da vincere, insieme.


Salernitano, classe 1992. Laureato in Medicina e Chirurgia a Bologna, ma solo perché la Facoltà “Storia del calcio e filosofie dei sistemi di gioco” ancora non è stata inventata. Tifoso del Chievo dai tempi in cui i “Mussi” volavano per la prima volta in Serie A, sono innamorato di questo sport per la quantità incredibile di storie che è in grado di offrire.