Interventi a gamba tesa

Pagelle del GP di Gran Bretagna


Il Gran Premio di Gran Bretagna ha l’epilogo che tutti si aspettano. Vince il padrone di casa Hamilton scortato, dopo qualche riluttanza, dallo scudiero Bottas. La bagarre scoppia dietro con un Leclerc strepitoso e Sebastian Vettel che tocca uno dei picchi più bassi della carriera


Il blitz di Verstappen e Leclerc in Austria è stato bello quanto effimero. C’era da aspettarselo. In Inghilterra, a casa di Hamilton, le cose sono tornate al loro posto con buona pace di tutti. Finito il carnevale, tornano davanti le due Mercedes, nell’ordine Hamilton e Bottas. Al resto vanno le briciole ma almeno si divertono nel raccoglierle. Sugli scudi ancora Leclerc che disegna traiettorie impossibili per chiunque e il solito Verstappen che si fa tamponare da Vettel, la vera nota stonata della giornata. Per il resto ci lasciamo alle spalle la Gran Bretagna con il consueto carico di voti.

Lewis Hamilton, voto 9. Non prende 10 perché si fa fregare la pole da Bottas e perché quando corre così è noioso. In gara “Ginetto” è un martello, implacabile e inarrestabile che si porta a casa anche il giro più veloce. Dopo la vacanza austriaca è tornato al lavoro, e non ce n’è per nessuno.

Valtteri Bottas, voto 8. Fa quel che può. Al sabato sbatte in faccia a Hamilton un giro da urlo. In gara mostra i muscoli e fa intendere che non è disposto a scansarsi. Resiste in pista nel corpo a corpo ma è costretto a cedere nel pit-stop. Bravo comunque a tenere testa a un compagno di squadra mai così in palla. Tu chiamalo se vuoi gregario.

Charles Leclerc, voto 8. Come si dice? Sono solo le vittorie che rimango nella storia, il resto fa statistica. Forse sì, ma a Silverstone il monegasco è autore prima di una resistenza spettacolare a Verstappen e poi di un sorpasso a Gasly che mette alla berlina le leggi della fisica. Due manovre che sicuramente sono già nella storia di questo campionato. A volte più che un pilota sembra un artista, traccia sulla pista traiettorie che sembrano prese a prestito dalla pittura.

Max Verstappen, voto 8. Stavolta è vittima dei colpi di testa altrui, finché non gli piomba sul di dietro Vettel è autore della solita gara da mastino con tanto di duello senza esclusione di colpi con Leclerc. Stavolta perde lui ma, come scritto dopo l’Austria, il futuro ha già tatuato il suo nome.

Pierre Gasly, voto 7. Quando ci vuole, ci vuole. Il francese questa volta è a suo agio sull’asfalto di Silverstone e, aiutato anche dalla strategia del team, corre una gara positiva nonostante il sorpasso monstre subito da Leclerc. Sul ritmo di Verstappen fin dalle qualifiche, finisce appena dietro ai migliori. Toccato il fondo, inizia la risalita?



Daniel Ricciardo, voto 7. Bella gara per l’australiano con una Renault che sta migliorando ma che è ancora lontana dalle migliori del lotto. Speriamo che la vettura cresca in fretta, sarebbe un peccato sprecare un manico come Ricciardo.

Daniil Kvjat, voto 6. Arriva a punti, senza infamia e senza gloria. Può essere sufficiente per la Toro Rosso, può bastare per un pilota senza pretese come lui che è sempre più simile a quegli studenti che stanno nel gruppo senza mai eccellere in nessuna materia.

Lando Norris, voto 5. L’inglesino ci aveva abituato bene, ma questa volta, forse tradito dall’emozione per il Gran Premio di casa, ci regala una prestazione anonima. Nel processo di crescita servono anche giornate come questa.

Sebastian Vettel, voto 4. Dispiace un sacco dirlo, ma la realtà è che Seb ha perso la brocca. Patisce l’ascesa di Leclerc, lo smacco subito in Canada e una platea che ormai lo vede già come un pensionato. Il tamponamento a Verstappen è un errore imperdonabile per un campione come lui. Avrebbe bisogno di mental coach.

Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.