Interventi a gamba tesa

Pagelle del GP d’Austria


L’Austria è terra di conquista di Max Verstappen che torna nel luogo del delitto e fa di nuovo sua la posta. La partenza al ralenti viene neutralizzata da una gara tutta all’attacco che raggiunge l’apice a tre giri dalla fine con il sorpasso a Leclerc, una manovra che ha fatto discutere per un pomeriggio ma che ha esaltato la prestazione dell’olandese. Ecco i nostri voti.


Il Gran Premio d’Austria porta in dote la prima sorpresa della stagione. Il dominio Mercedes è stato stoppato e per la prima volta quest’anno sul gradino più alto del podio non sale un pilota delle frecce d’argento. Peccato non ci sia una tuta rossa, da italiani, dopo la pole di Leclerc, ci speravamo, ma una con due tori, quella della Red Bull. Come lo scorso anno il Gran Premio di casa è terra di conquista per il team austriaco che con il suo alfiere Verstappen conquista la vittoria. Dopo una gara tiratissima e un duello con Leclerc che è già nelle teche di questo sport, dopo l’ennesima perizia giudiziaria di una Formula Uno mai così giustizialista. Insomma, anche in Austria sono arrivati tanti input che abbiamo tradotte nelle nostre consuete pagelle.

Verstappen e Leclerc, voto 10. Gara d’altri tempi per i due funamboli. Due ragazzi tostissimi, due che hanno scritto oggi il primo capitolo di un libro a quattro mani che sarà un capolavoro. Il duello rusticano a tre giri dalla fine con sportellata annessa è il più bel atto di ribellione al conformismo generale. È un urlo al cielo che dice: “Lasciateci correre, come vogliamo”. Necessari.

Il futuro è vostro.

Lando Norris, voto 9. Vederlo battagliare, con disarmante nonchalance, con volponi della categoria come Vettel e Verstappen riempie gli occhi di gioia. Il britannico riesce a far rendere al massimo una buona McLaren facendo già intendere che la prossima star in rampa di lancio è lui. Predestinato.

Kimi Raikkonen, voto 8. Ancora a punti, ancora una gara senza sbavature. Mixa al meglio la sua esperienza e il suo indubbio talento. Vederlo correre così a quarant’anni fa incazzare soprattutto pensando a quelle annate passate a farsi correre i gran premi addosso.

Antonio Giovinazzi, voto 7. In Austria arriva il primo punto che corona un weekend superlativo. Ottavo al via, decimo in gara, Bon Jovi dimostra che se non ha rogne e mantiene i nervi saldi può stare tranquillamente nel Circus. Forza ragazzo!

Sebastian Vettel, voto 6. A lui va l’oscar della sfiga, in Q3 non gira per colpa di un guasto alla sua SF90 che se non gli porta via la pol, sicuramente gli costa la prima fila. Poi in gara quando arriva ai box i meccanici si dimenticano le gomme e tentano di imitare i colleghi di Nurburgring ’99 con Irvine. Risultato: perdita di secondi preziosi e del podio. Peccato perché se fosse partito più avanti avremmo raccontato un altro gran premio e probabilmente una vittoria rossa.

Lewis Hamilton, voto 5. La sua Mercedes non è particolarmente a suo agio tra le curve dello Spielberg ma anche lui è un po’ appannato visto che fatica a tener in pista la vettura e in gara danneggia pure il musetto costringendo i meccanici a cambiarlo. Un giorno da comune mortale. Era ora.

Robert Kubica, voto 3. Ma chi gliel’ha fatto fare? Guida una Williams imbarazzante e per di più le prende dal rampante e bravo Russel. Questioni di marketing a parte, non capiamo cosa ci fa in Formula 1 in queste condizioni.

Pierre Gasly, voto 2. Mentre il suo compagno di squadra si rende protagonista di una gara che passerà alla storia lui corre come stesse guidando un taxi. Ha delle difficoltà enormi a superare avversari più lenti di lui e sembra guidare con i fermi. Nonostante smentite ufficiali del team, il suo sedile in Red Bull ha già la sagoma di un altro fondoschiena.

Voto 0 alla direzione gara che, in evidente stato confusionale, mette sub judice il risultato finale. La toccata tra Verstappen e Leclerc ha fatto accendere i radar tenendo occupati i giudici fino a sera. Esami e riesami, consultazioni e comunicati fake, alla fine che però nessuno ha il coraggio, o il pudore, di procedere con penalità tipo Canada. Meglio così, per il bene dello spettacolo, ma qualcuno fermi questa deriva giustizialista.


 

Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.