Interventi a gamba tesa

Pagelle del GP di Francia

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EPA/VALDRIN XHEMAJ

 


A Paul Ricard è ancora dominio Mercedes: Lewis Hamilton coglie il successo numero 79 e prende il largo in campionato. Secondo lo scudiero Valterri Bottas mentre tutti gli altri sono impossibilitati a lottare per la vittoria. Il Gran Premio di Francia lascia comunque tanti spunti per le nostre pagelle.


Dal Gran Premio del Canada a quello di Francia si è passati da una ritrovata competitività delle Rosse, e l’illusione della cancellazione della penalità a Sebastian Vettel, a una dura realtà che parla ancora la lingua anglo-tedesca. Quella di Lewis Hamilton, che infila la quarta vittoria stagionale consecutiva, e quella della Mercedes che senza pietà per gli spettatori non teutonici sta ammazzando il campionato.  Gli altri, a partire dal talentuoso Charles Leclerc, ci provano il divario però è troppo ampio. Ma noi non ci perdiamo d’animo e continuiamo a seguire le corse sperando in un colpo di scena, trovando comunque spunti interessanti che danno verve alle nostre pagelle.

Il podio.

gp di Francia

Hamilton, voto 10. Che gli vuoi dire a uno che porta a casa pole e vittoria, permettendosi il lusso di uscire dalla macchina rilassato come il più classico dei pensionati che tira fuori dal garage la macchina bella per fare il giretto della domenica? Se fossimo al campetto sarebbe questo il momento in cui si rifanno le squadre per manifesto disequilibrio.

Leclerc, voto 9. Perché lui ci prova sempre, finché può, finché c’è pista. Corre un’ultima parte di gara con la bava alla bocca e arriva a ringhiare sugli scarichi di Bottas. Non riesce a superare il finlandese ma la manovra “disperata” all’ultima curva è l’emblema della sua attitudine. Provaci ancora Charles.

Norris, voto 8. Un altro che ha talento da vendere. 19 anni ma per come sta in pista vengono dubbi sulla sua carta d’identità, manco fosse Minala. Finché non ha problemi idraulici e con il DRS insidia il più esperto e bravo Sainz, poi nel finale si difende fino allo stremo da uno scatenato Ricciardo. Finisce in nona posizione, ma la sua gara è da incorniciare.

Ricciardo, voto 8. All’ultimo giro, gli si chiude la vena e prova il sorpasso impossibile ai danni di Norris. Fa una manovra che ricorda altri tempi, altre battaglie, e infatti viene punito dalla direzione gara. Ma non importa, il suo atto ha la fulgida bellezza di un atto di ribellione. #NousSommesDaniel

 

Raikkonen, voto 7. Ecco un’altra nota lieta della stagione. Ancora a punti, ancora una gioia per il popolo del Biscione che seguiva la gara dal super schermo del museo di Arese. Kimi, libero da pressioni particolari, corre come più gli piace: divertendosi e facendo divertire. Leave him alone.

Bottas, voto 6. E visse una gara senza infamia e senza gloria.   

Vettel, voto 5. In qualifica non brilla, in gara neppure. Sta in pista come quando Recoba scendeva in campo senza voglia di giocare. Avulso.

Gasly, voto 4. Mentre Verstappen sfoggia l’ennesima prestazione consistente lui si perde tra le curve di casa, forse intento a scrutare tra il pubblico qualcuno che conosce. Arriva un punto per grazia ricevuta.

Voto 2 alle Williams. Fanno a gara a parte, e questa non è una novità, ma stavolta rischiano pure di confondersi tra le righe blu del circuito francese. Camaleontiche.

Voto 1 al genio che ha deciso di colorare in questo modo le vie di fuga del circuito. Con tutte queste righe blu e rosse sembra di assistere a una gara di atletica leggera.

Voto 0 a questa Formula 1 e ai suoi gendarmi che difendono con fiscalità da regime un insieme di regole che sembrano essere messe lì apposta per far morire sul nascere ogni vagito di spettacolo in pista. Questa volta, nella sicurissima Paul Ricard, a farne le spese è stato il coraggio “spericolato” di Ricciardo. Lasciateli correre perdio.


 

Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.