Interventi a gamba tesa

Marco Giampaolo: uno stakanovista per il rilancio del Milan


Dopo l’ennesima delusione subita in campionato, il Milan prova a ripartire da Marco Giampaolo: un allenatore che soltanto negli ultimi anni ha iniziato a cogliere i frutti di una carriera segnata dal duro lavoro e dalle tante delusioni, non tutte a causa sua. L’impresa è ardua, perchè va a sostituire Gattuso che rappresentava il cuore rossonero per eccellenza e soprattutto perchè al suo posto qualcuno sognava l’arrivo di un tecnico affermato come Sarri o Conte, finiti rispettivamente alla Juventus e all’Inter, ma l’ex-tecnico della Sampdoria non si è mai spaventato davanti a nulla o forse una volta sola…


La stagione da poco finita in soffitta ha visto il Milan incassare l’ennesima delusione degli ultimi anni, con la porta per la Champions League sbattuta in faccia da Inter ed Atalanta nei secondi tempi dell’ultima giornata di campionato, l’Europa League persa al primo turno e la Coppa Italia sfumata in semifinale. Buon risultato, per i più ottimisti, ma la verità che pochi hanno avuto il coraggio di dire a voce alta è che gli obiettivi prefissati la scorsa estate erano ben altri e le “dimissioni” di Leonardo e Gattuso arrivate a stretto giro di posta non sono state altro che la logica conseguenza.

Cercare di soppesare le colpe delle varie componenti e suddividerle in percentuali è un esercizio che alla società non interessava fare e ha deciso di ripartire un’altra volta da zero, sperando che sia quella buona. Il compito di spiegare ai tifosi che il nuovo corso rossonero dovrà passare necessariamente da una rosa composta da pochi giocatori di esperienza e molti giovani di belle speranze è stato affidato all’A.D. Gazidis, uscito qualche settimana fa dal suo torpore rilasciando una lunga intervista e soprattutto scegliendo il nuovo direttore tecnico, Paolo Maldini, supportato da un altro importantissimo ex rossonero: Zvonimir Boban.

Attenti a quei due…

giampaolo

Sarà l’ex-capitano a posare i mattoni su cui poggerà l’intero progetto, al centro del quale ha deciso da subito di mettere un allenatore che per diversi anni è stato al centro di voci, fino a questo momento rimaste tali, che lo accostavano al Milan: Marco Giampaolo. Il tecnico nato in Svizzera, ma italianissimo di origine, rappresenta un vero e proprio punto di rottura rispetto al recente passato, a partire dalla cultura calcistica volta a prediligere il gioco offensivo, piuttosto che quella timorosa imposta da Gattuso nella stagione e mezzo in cui ha guidato la squadra rossonera con risultati alterni. Si parte con un biennale, ma pare sia già presente un’opzione per la terza stagione e la speranza dei tifosi è che finalmente sia arrivato qualcuno in grado di dare continuità nel tempo ad un progetto che stenta a decollare.

Ritorno alle origini

Giampaolo riporterebbe insomma il DNA dei rossoneri a quel passato in cui entravano in campo sempre per vincere le partite, a prescindere dalla caratura dell’avversario e mai per portare a casa il pareggino o puntare a non prendere goal, sperando magari nel classico episodio che svolta la partita. Per questo, un’altra grossa differenza la si vedrà nel modulo con il ritorno alle due punte vere assistite da un trequartista, ruolo che negli ultimi anni è stato un po’ incomprensibilmente accantonato nel nostro campionato, ma capace di esaltare le capacità di alcuni giocatori e stuzzicare la fantasia dei tifosi. Sarà Paquetà il giocatore chiamato a giostrare in questa posizione, nella stagione appena conclusasi un po’ sacrificato dagli schemi di Gattuso, ma che a sprazzi ha già dimostrato quanto possa fare la differenza se lasciato libero di svariare in posizione più avanzata.

Oltre a questo, nel gioco del tecnico nato a Bellinzona non deve mai mancare la qualità a centrocampo: in particolare la presenza di un giocatore capace di abbassarsi fino a ricevere la palla dalla difesa e prendersi carico del compito di far partire l’azione. L’identikit di questa pedina fondamentale, con caratteristiche che dalle parti di Milanello non si vedono da parecchio tempo, risponderebbe al nome di Dennis Praet, che Giampaolo ha plasmato negli anni a Genova dov’era arrivato da trequartista e si è trovato nel tempo ad arretrare progressivamente la propria posizione. Da mezz’ala di possesso, dove ha giocato nell’ultima stagione in blucerchiato, pare sarà proprio lui ad approdare al Milan e completare la trasformazione in play. Se dovesse arrivare, sarebbe il secondo pupillo del tecnico a tornare ad essere allenato da lui dopo Krunic, primo colpo ufficializzato dal Milan in questa sessione di mercato che ritroverebbe Giampaolo dopo l’anno ad Empoli. Se invece la Sampdoria decidesse di non privarsi di uno dei suoi giocatori migliori, è già pronta l’alternativa Torreira: uruguayano ex-blucerchiato, attualmente in forza all’Arsenal, che sarebbe disposto a scambiarlo con Kessié.

Ad essere sacrificato sull’altare del modulo (e del fair play finanziaro),  invece, potrebbe essere Suso: un giocatore troppo monocorde ed inchiodato alla propria mattonella per abituarsi ai complessi movimenti richiesti dal nuovo allenatore. Se però la società non dovesse riuscire a venderlo alle cifre richieste (ha una clausola di 38 milioni di euro che finora nessuno si è mai sognato di pagare) e decidesse di tenerlo, il nuovo tecnico sarà costretto a fare i salti mortali per trovargli una collocazione: seconda punta, come fece Gasperini al Genoa o cercando il jolly schierandolo mezz’ala. Un’ipotesi che farebbe partire il nuovo Milan già con qualche punto interrogativo di troppo riguardo allo schieramento, cosa che ha già condizionato molto le stagioni precedenti.

In un modulo tanto offensivo, dove anche le due mezz’ali sono chiamate ad alternarsi negli inserimenti quando la squadra è possesso della palla, molto lavoro viene richiesto al dinamismo dei terzini, chiamati a svolgere sia la fase difensiva che quella offensiva, cercando spesso la profondità e dando supporto al centrocampo. La prossima stagione dovrebbe quindi coincidere con quella del rilancio definitivo di Conti, a suo agio in questo tipo di gioco, mentre a sinistra pare solida la posizione di Rodriguez, che però dovrà dimostrare di essere quello propositivo visto in Germania ed in nazionale e non il gemello timido e propenso al compitino delle prime due stagioni al Milan.

Una scommessa vincente?

Ma la domanda che di questi tempi tormenta comprensibilmente i tifosi rossoneri è: Marco Giampaolo sarà all’altezza del compito o si rivelerà l’ennesima scommessa fallita?

Per rispondere, intanto è necessario partire da un presupposto fondamentale: si tratta di un allenatore fatto e finito, con un’idea precisa di gioco e quindici anni di panchina alle spalle, nei quali ha fatto una lunga gavetta partendo dalle serie inferiori dove ha imparato a gestire stagioni positive, ma anche grandi delusioni. In questo ricorda in qualche modo Sarri, con cui condivide l’estrema attenzione per la tattica e del quale ha preso il posto ad Empoli nella stagione 2015/2016, finendo al decimo posto e completando il grande lavoro del suo predecessore, attirando l’attenzione della Sampdoria che decise di affidargli la panchina.

Questa è la principale differenza rispetto alla maggior parte delle persone che si sono sedute sulla panchina del Milan dopo Allegri, spesso veri e propri esperimenti ad esclusione in parte di Montella e soprattutto di Mihajlovic, la cui esperienza non fu però fortunata a causa degli attriti con l’allora presidente Silvio Berlusconi. Quello che dovrà dimostrare, quindi, non sarà tanto di avere delle capacità a livello tecnico o tattico, ma di fare il salto di qualità necessario per gestire un ambiente difficile come quello di Milano, dove i tifosi non si accontentano di correre per un piazzamento e colmano uno stadio esigente come San Siro, oltre a doversi destreggiare in uno spogliatoio dove non mancheranno primedonne pronte ad arrabbiarsi alla prima sostituzione sgradita.

Lo stakanovista della panchina

Non un compito facile, in ogni caso, per Giampaolo, che dovrà lavorare anche su alcuni aspetti negativi che finora hanno caratterizzato la sua carriera nel massimo campionato italiano: la preparazione atletica e la difesa sui calci piazzati, sui quali utilizza una zona pura che non sempre si è rivelata una garanzia in termini di affidabilità. Se è vero che il tecnico è un vero e proprio stakanovista della panchina, che non lascia nulla al caso, lavorando allo sfinimento sui movimenti dei giocatori e conosciuto come una persona che non stacca mai la testa dal proprio lavoro, è un dato di fatto che la sua Sampdoria si sia sempre spenta sul più bello. Una cosa che nella sua nuova avventura non potrà permettersi, con la difficoltà aggiuntiva di dover gestire anche il turnover per mantenere la squadra al massimo livello possibile anche in Europa League, salvo improbabili colpi di scena a livello giudiziario.

Impossibile arrivare a far propri certi concetti di gioco senza lavorare più del dovuto.

Oltre a questo, puntuale come le tasse, pensando alla carriera di Giampaolo viene subito in mente la famosa “fuga da Brescia” datata settembre 2013, quando l’allenatore sparì letteralmente per tre giorni dai radar della società dopo avere raccolto sei punti in cinque giornate. Sicuramente non un fatto tranquillizzante per i tifosi, ma successivamente spiegato nei dettagli dall’allenatore al punto da riuscire, se non a giustificarne il comportamento, quantomeno a comprenderlo dal punto di vista umano. A posteriori, infatti, il tecnico spiegò che non solo era mancata totalmente la fiducia da parte del Presidente, ma che addirittura fu costretto a giustificarsi di persona con alcune frange più accanite di tifosi per il lavoro svolto e avesse visto alcuni componenti della società costretti a girare scortati dopo i primi risultati negativi.

Se son rose, fioriranno…

Le componenti per non annoiarsi, a conti fatti, ci saranno tutte e questo sarà di sicuro un lato positivo per i tifosi reduci da una stagione dove gli sbadigli superavano spesso i tiri nello specchio della porta avversaria e questo sarà importante per superare i sicuri momenti di difficoltà che il Milan dovrà affrontare nella prossima stagione. Non sarà subito una squadra primato in classifica. Sarà un Milan che dovrà lavorare per trovare un assetto tattico ideale e soprattutto per integrare i giovani che dovranno crescere per riportare i rossoneri là in alto dove tutti si aspettano. Giampaolo è abituato alle scalate a mani nude e anche a gestire i momenti più difficili, dai quali è sempre riuscito a venire fuori in qualche modo, soprattutto quando nessuno se lo aspettava più. Ora ha davanti l’occasione più grande della sua carriera: o diventerà grande coi rossoneri o affonderà con loro. Nessuna via di mezzo, il dado è tratto.


Matteo Tencaioli, nato a Varese (VA) il 16/07/1980. Da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo, ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.