Interventi a gamba tesa

Perché dovreste seguire il Mondiale di calcio femminile


Oggi cominciano in Francia i Mondiali di calcio femminile 2019. Una competizione che, se l’istinto non ci inganna, finirà con il guadagnare importanza edizione dopo edizione. Se però siete un po’ galletti dentro e volete tirarvela con gli amici, allora vi consigliamo di seguire con attenzione questa rassegna fin dalla prima partita: per poter dire a tutti “io c’ero quando il pregiudizio è stato preso a calci”.


Quando il 24 marzo scorso a 7 minuti dal termine della partita il pallone ha gonfiato la rete della porta che si trova sotto la Curva Sud dell’Allianz Stadium un boato inusuale si è alzato dai seggiolini verso il cielo sereno di Torino. Quello è stato un boato che ha segnato un’epoca, perché mai in Italia 39.027 persone avevano urlato all’unisono per il gol di una ragazza: in questo caso quello della danese Sofie Junge-Pedersen. È vero, il biglietto per quel Juventus-Fiorentina era gratuito. Ed è vero anche che la pausa per le nazionali e la bella giornata di sole favorivano la voglia di andare allo stadio. Ma chi l’ha detto che tutto ciò che deve essere costruito da zero o quasi, debba per forza avere tutto contro? Alle volte anche una semplice e sana botta di fortuna può aiutare la lungimiranza di qualcuno che ha intuito un qualcosa prima di tutti gli altri. Quella partita è stata solamente una prima scossarella nel sismografo dell’attenzione verso l’universo del calcio femminile: una fiamma che ora va necessariamente alimentata dalla partecipazione della Nazionale italiana a questi mondiali.

Quella che resterà una giornata storica.

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INVESTIMENTO TRICOLORE – In ambito italiano il successo del calcio “in rosa” è da sempre limitato dalla legge n.91 del 1981, vale a dire quella che istituisce e codifica i precetti del professionismo sportivo con regole che sarebbero adatte solo se fosse stata scritta almeno due secoli prima. Si è fatto di tutto, ma proprio di tutto, per impedire all’Italia di dotarsi di una divisione femminile quanto meno decente, poi all’improvviso qualcuno si è accorto che il divario con il resto dell’Europa faceva venire la pelle d’oca al solo pensiero e che, guarda caso, dietro al calcio femminile potevano celarsi alcune interessanti opportunità commerciali. Ecco dunque che qualche anno fa le grandi del nostro calcio hanno iniziato a muoversi e ad investire in questa direzione: Juventus e Milan sono entrate con prepotenza nella Serie A impiegando denaro in strutture e giocatrici internazionali, mentre l’Inter ha deciso di partire della Serie B e cementificare con più calma, ma non con meno attenzione. L’effetto “batter d’ali di farfalla” ha funzionato in un attimo, con i media che si sono buttati sul carro (in questo senso l’ingresso di Sky è stata una manna dal cielo), trainando con sé numerosi sponsor interessati a colpire un nuovo target.

SOGNO AZZURRO – I nomi di tre giocatrici della Juventus, non a caso, si sono legate al destino ancora una volta. È l’8 giugno e siamo all’Artemio Franchi di Firenze quando l’Italia, guidata dalla ct Milena Bartolini, batte il Portogallo per 3-0 con i gol di Cristiana Girelli, Cecilia Salvai e Barbara Bonansea. Gli umori degli italiani in quel momento sono inesorabilmente concentrati sul Mondiale russo che inizierà da lì a sei giorni e sul fatto che nessuno potrà pitturarsi la faccia con i colori della bandiera perché l’Italia maschile di Ventura il pass per la Russia non l’ha strappato. La notizia che arriva da Firenze è un fulmine di speranza nel cielo più nero che il calcio italiano abbia mai visto: le “Azzurre” giocheranno il Campionato del Mondo a vent’anni dalla loro ultima partecipazione. Da quel giorno i tifosi italiani, la cui maggioranza si è recata dal dottore per tornare con la diagnosi di “astinenza acuta da mondiale estivo”, hanno un qualcosa per cui tifare.

Forza ragazze!

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UN MONDIALE DA SCOPRIRE – Quella francese sarà l’ottava edizione del Mondiale femminile. Sì, avete letto bene, non serve che torniate indietro a controllare. La Coppa del Mondo per le donne esiste solamente dal 1991, quando 12 squadre si recarono in Cina per combattersi l’ambito trofeo in un’atmosfera che somigliava terribilmente a quella di un torneo amatoriale con la salamella a fine gara. Con il tempo la competizione si è strutturata e si è arrivati fino alle 24 squadre che da domani si daranno battaglia affollando gli stadi francesi (sia il Parco dei Principi di Parigi che lo stadio del Lione sono già sold out per tutti gli impegni). Il Mondiale si prospetta equilibratissimo: ad oggi leggermente favorite sembrano le statunitensi, campionesse in carica, di Alex Morgan e Carli Lloyd, che dovranno resistere però agli attacchi di squadre come la Francia e l’Inghilterra. L’Italia è inserita nel raggruppamento C dove parte sulla carta come terza forza alle spalle di Australia e Brasile, ma ha licenza di stupire e si sa che per una Nazionale Azzurra, a prescindere dal sesso, non avere i favori del pronostico è sempre un vantaggio. Grande curiosità anche intorno alle prestazioni della svedese Ada Hegerberg, che a 24 anni ha appena vinto il suo primo Pallone d’Oro e mantiene in carriera la sobria media di più di un gol a partita.

Destro veramente notevole…

DATI E DOTI – In questo paragrafo troverete dei freddi numeri e una calda considerazione che si sposano un po’ come il tortino con il cuore caldo al cioccolato e il gelato alla crema. Partendo dai freddi numeri, che dovrebbero farvi capire perché il calcio femminile è un trend per il futuro: nel mondo ci sono 30 milioni di calciatrici, 83 mila allenatrici, 76 mila arbitre e vengono investiti 156 milioni di euro nell’intero movimento. Mentre qui si rimane a parlare se sia più giusto dire arbitro donna o arbitra oppure difensore donna o difensora, i numeri del calcio rosa nel mondo crescono anno dopo anno. A chi ci crede dunque chiediamo una piccola crociata: quando incrociate qualcuno che denigra il calcio femminile perché “di livello troppo scarso rispetto al maschile”, per favore, chiedetegli se da Steffi Graf si aspettavano che tirasse alla stessa velocità di Agassi, o a Paola Egonu di saltare in alto quanto Osmany Juantorena. E se non va nemmeno così? Prendeteli a calci. I pregiudizi, si intende…


Alessandro Ginelli, nato a Cremona il 23/11/1996, da quel giorno vivo grazie all’aria, al cibo e allo sport. Una presenza in serie D allo stadio Euganeo di Padova in Atletico San Paolo - Fiorenzuola è il ricordo più bello e romantico riguardo la mia carriera di calciatore, da lì ho peró abbandonato il sogno di fare del calcio un lavoro grazie ai miei piedi e da un paio d’anni sogno di farlo grazie alle mie parole e alle mie opinioni. Per questo obiettivo studio Comunicazione, media e pubblicità presso l’Università IULM di Milano e coltivo il sogno di diventare giornalista sportivo. Scegliere quali sport mi piacciano di più sarebbe piuttosto difficile, quindi facciamo così: non mi piace granchè il golf.