Interventi a gamba tesa

Champions League: atto finale


Sabato 1 giugno al Wanda Metropolitano di Madrid va in scena l’atto finale della Champions League 2018/2019


Quella che si concluderà sabato è probabilmente l’edizione più bella e pazza di Champions League del XXI secolo. Un’edizione che verrà ricordata come quella del trionfo delle squadre con un’idea di gioco propositiva e delle rimonte, e le finaliste ne confermano pienamente la narrazione. Klopp è alla seconda finale consecutiva con i Reds e alla terza in carriera, mentre per Pochettino e il Tottenham è la prima in assoluto.

Underdog 

Questa finale è il coronamento del lavoro che Pochettino sta facendo sugli Spurs dal 27 maggio 2014, giorno del suo insediamento a Londra. Dichiaratosi erede di Bielsa, con il tempo ha progressivamente perso la rigidità tattica tipica del suo maestro per sviluppare un calcio che si poggia in primo luogo sui princìpi di gioco. Oggi il Tottenham è una squadra in grado di interpretare diversi moduli, dal 4-2-3-1 al 4-3-1-2 fino al 3-4-2-1, utilizzando diversi registri di gioco, anche all’interno della stessa partita.

La rimonta che ha permesso agli Spurs di qualificarsi per la finale

Il Tottenham costruisce le sue vittorie attraverso il controllo del pallone (55,3 % medio di possesso con 83,1% di precisione) e degli spazi, rimanendo sempre corta in verticale e in orizzontale. La disposizione a inizio azione è variabile, l’obbiettivo è quello di avere superiorità numerica contro la prima linea di pressione, per arrivare a giocare un pallone verticale diretto nella trequarti, dove solitamente i giocatori esterni entrano molto dentro il campo per associarsi. La volontà di avere il controllo del pallone si manifesta anche in fase di non possesso, infatti il pressing alto è un’arma utilizzata con costanza per giocare transizioni corte, in modo da arrivare in porta velocemente con pochi tocchi verticali. Quando pressata però, non si fa problemi ad alzare il pallone, grazie alle molteplici abilità di Kane, tra i migliori 9 del mondo a gestire possessi anche in zone di campo più basse e andare a contrasto spalle alla porta in gioco aereo, con Dele Alli ad attaccare le seconde palle e Son lo spazio in profondità. Questa situazione di gioco è esasperata quando in campo c’è Llorente al posto di Kane, come visto nella gara di ritorno con l’Ajax.

Upgrade

In psicologia il test di Rorschach è metodo proiettivo utilizzato per l’indagine della personalità. Il test fa uso di 10 tavole, su ciascuna delle quali è riportata una macchia d’inchiostro simmetrica. Le tavole vengono sottoposte all’attenzione del soggetto una alla volta, e gli viene chiesto di esprimere tutto ciò a cui, secondo lui, la tavola somiglia. Se al posto delle tavole mettiamo un’azione offensiva del Liverpool di Jürgen Klopp, la libera associazione conduce ad un ghepardo, il mammifero in grado di esplodere la sua velocità su brevi distanze, toccando picchi di 93 km/h. Lo scatto felino del ghepardo ricorda quello delle continue ripartenze e riaggressioni dei Reds, guidate da due velocisti come Manè e Salah.

Anche il Liverpool è stato protagonista di una rimonta epocale

Quest’anno, però, l’allenatore tedesco ha ulteriormente evoluto la sua proposta di gioco. Il Liverpool versione 2018/2019 è una squadra non solo reattiva ma anche di pensiero, in grado di giocare fasi di possesso più lunghe, coinvolgendo nella manovra tutti gli effettivi. In fase di costruzione punta ad avanzare attraverso le catene laterali, per poi portare il pallone nella trequarti con un passaggio diagonale che taglia il campo dall’esterno verso l’interno, dove Firmino si abbassa per legare i reparti, o cambiando gioco da terzino a terzino. L’anno passato il possesso medio si fermava al 55%, con una precisione dell’80%. Il cambiamento di approccio è testimoniato anche dal gonfiarsi di queste percentuali, con il 58,8 di percentuale di possesso medio e una precisione dell’84%. Questo Liverpool è ancora più forte di quello arrivato in finale l’edizione scorsa. In estate sono stati aggiunti all’undici titolare Alisson in porta e Fabinho e Naby Keita a centrocampo, mentre la panchina è stata rimpolpata con gli arrivi di Shaqiri e Origi. Salah non ha ripetuto numericamente la stagione scorsa ma ha segnato comunque 22 gol, gli stessi di Manè. Nel reparto difensivo Van Dijk si è consacrato come uno dei migliori centrali al mondo e i due terzini, Robertson e Alexander-Arnold, stanno tenendo livelli prestazionali elevatissimi, e hanno un ruolo cruciale all’interno del sistema, fungendo sia da registi aggiunti che da ali (12 assist per Alexander-Arnold e 11 per Robertson).

I precedenti

Liverpool e Tottenham si sono già affrontate due volte questa stagione, il 15 settembre e il 31 marzo. La distanza temporale tra le due partite evidenzia il cambiamento del Liverpool, che a inizio stagione era ancora più simile alla vecchia versione mentre nella partita di marzo si è dimostrata a proprio agio con i nuovi concetti tattici.

Nella partita d’andata giocata a Wembley, il Tottenham ha avuto percentuali di possesso maggiori sia nel primo che nel secondo tempo, chiudendo a 62 %, ma è stato un possesso per lunga parte perimetrale tra i due centrali e i centrocampisti, a causa della disposizione del Liverpool a chiudere tutte le linee di passaggio verticali. Gli Spurs non sono riusciti a costruire occasioni di qualità per tirare in porta, generando 0.84 xG.

Un esempio della fase di non possesso del Liverpool: il tridente rimane stretto, l’unica opzione di passaggio è lo scarico laterale verso il terzino, che attiva il pressing dei Reds. Eriksen si abbassa per aiutare la risalita del pallone e riesce a superare la seconda linea di pressione ma viene immediatamente triplicato.

Il Tottenham ha creato le migliori occasioni quando è tornato al 4-2-3-1 (ha giocato per un’ora 4-3-1-2) con gli esterni che si accentravano dietro la linea di centrocampo avversaria. Il Liverpool, che era sopra di due gol, ha abbassato gli esterni sulla linea di centrocampo, ma ha lasciato in inferiorità numerica la punta che da sola non riusciva a sporcare il primo passaggio, che usciva pulito dalla retroguardia degli Spurs anche grazie al movimento di Eriksen che si abbassava a ricevere. Nell’immagine Son riceve e parte in progressione fino al limite dove scarica per Lamela che tira in porta e sfiora il palo. Da uno svolgimento simile arriverà il calcio d’angolo che porta al gol dei padroni di casa.

 

Anche la partita del girone di ritorno, giocata ad Anfield, si è conclusa 2-1 per il Liverpool. Questa volta l’equilibrio si è mantenuto fino al novantesimo, quando un autogol di Alderweireld ha condannato ancora una volta gli Spurs.

A sinistra le posizione medie del Liverpool, a destra quelle del Tottenham

Dal grafico si può notare il 4-3-3 della squadra di Klopp, che diventa una sorta di 2-5-3 in fase di possesso. I due terzini sempre alti e larghi, le mezzali posizionate in moda da formare dei triangoli di possesso nelle catene laterali, e gli esterni d’attacco che entrano dentro il campo. Si nota anche la posizione di Firmino, mediamente più bassa rispetto a quella di Salah. La squadra di Pochettino, invece, ha utilizzato la difesa a 3, con Trippier a destra mediamente più basso e Rose mediamente più alto. In mezzo i giocatori sono sempre molto vicini, per combinare nello stretto e attaccare le seconde palle, visto che il lancio lungo per Kane è stata una soluzione percorsa più volte durante la partita.

 

In questa partita il Liverpool ha tenuto un baricentro più alto e ha conteso il possesso al Tottenham, che ha accettato anche fasi di difesa posizionale, chiudendosi con una difesa a 5

Questa è una situazione che il Tottenham ha sofferto. In questo tipo di azioni è evidente l’importanza dei terzini all’interno del sistema di Klopp: Alexander-Arnold si alza a destra per consolidare il possesso, il Tottenham accorcia in zona palla e si libera spazio a sinistra dove Robertson viene servito con un cambio di gioco.

Se la finale seguirà l’andamento del campionato, sarà una partita giocata sul filo dell’equilibrio fino all’ultimo. Ma l’equilibrio non è una caratteristica che appartiene a questa Champions League.

Luca Sausa nasce nel 1996 a Milano, vive a Monza ma è di origini meridionali (Sicilia e Puglia). Un passato da giocatore di tennis, si innamora del calcio a tal punto da provare a farne un lavoro per tre motivi: i gol di Alessandro Del Piero, le partite del Barcellona di Pep Guardiola e qualsiasi cosa fatta da Federico Buffa.