Interventi a gamba tesa

Financial Fair Play e Serie A


Noi di Sportellate abbiamo intrapreso una serie di articoli volti a spiegare cosa è il Financial Fair Play e i risultati ottenuti dalla regolamentazione rispetto agli obiettivi iniziali. Inoltre abbiamo provato ad analizzare in maniera approfondita, attraverso indagini puntuali sui dati di bilancio e della letteratura accademica, se il FFP è sostenibile o meno per le società coinvolte e come migliorare la regolamentazione. Questo è stato fatto tramite una serie di articoli incentrati sul tema finanziario del mondo del calcio che potete trovare ai seguenti rimandi ipertestuali: articolo 1articolo 2. 


Il nostro approfondimento economico sul mondo del football non si ferma e prosegue con un approfondimento dello stato attuale dell’economia delle società calcistiche italiane sempre con un occhio al FFP. Il secondo pezzo in cascina, che verrà pubblicato prossimamente, ci illustrerà invece cosa ci dobbiamo aspettare dal mercato estivo in chiave di trasferimenti come valore, cessioni, plusvalenze e re-compra.

Per analizzare la situazione dei club di serie A dobbiamo partire da una ricerca sul contesto generale riguardante le squadre italiane. 

 Aggregazione delle perdite dei club di Serie A, dati in milioni

Come si può vedere dal grafico le perdite aggregate dei club di serie A si sono ridotte notevolmente dall’introduzione del FFP e delle nuove norme per l’iscrizione al campionato, tanto che si può ipotizzare un utile aggregato per le prossime stagioni. Ciononostante la salute del calcio italiano, anche da un punto di vista economico, non è ottima. Infatti, se da un lato troviamo casi come quello del Milan, dove i club vengono ceduti a enti non propriamente chiari, dall’altro troviamo il caso del Palermo che nonostante una situazione patrimoniale non consona all’iscrizione ai campionati ha partecipato per praticamente tutta la stagione alla Serie B prima di essere retrocesso all’ultimo posto del campionato solamente qualche giorno fa.

Come fatto per la situazione del calcio europeo per capire la reale efficacia delle norme dobbiamo fare un passo successivo e analizzare i dati economici e patrimoniali delle società in maniera aggregata, perché guardando solamente l’ultima riga di conto economico sembra che la Seria A, da un punto di vista economico, sia in buona salute o in ripresa.  

Rapporto tra ricavi e valore della produzione per i club di Serie A

Passiamo quindi ad analizzare come sono composti i ricavi, o meglio il valore della produzione, delle società nostrane. Il grafico successivo ce ne darà una visione globale. 

Come si può vedere i ricavi per il 25% circa sono composti da plusvalenze. Il peso plusvalenze/valore della produzione è in netto aumento negli ultimi anni. Come visto questa pratica è usata sia dai grandi club, per aggirare il FFP e quindi migliorare la loro posizione economica, che dai piccoli club come modello di Business. Confrontando questo grafico con il fratello relativo a tutti i club europei, presente in questo articolo, si vede come i club di Serie A utilizzino maggiormente le plusvalenze, rispetto alla media europea, per aumentare i ricavi e pareggiare il conto economico. 

Un’osservazione potrebbe essere quella che le plusvalenze sono fatte perché vengono ceduti calciatori durante le finestre di mercato estive e invernali al fine di avere una rosa equilibrata in base alle esigenze, ma osservando in maniera attenta la tempistica delle plusvalenze anche attraverso i giornali sportivi, si può notare che la maggiorparte delle plusvalenze viene fatta a ridosso dell’inizio della sessione estiva in modo da inserire le plusvalenze nel bilancio relativo alla stagione precedente, per le società che chiudono il bilancio a Giugno. Ecco perché è possibile affermare che le plusvalenze vengono usate al fine di migliorare la posizione economica della società. Passando ad un’analisi dei costi andiamo ad osservare il peso stipendi/ricavi nel grafico successivo.   

Andamento degli stipendi in rapporto al fatturato

Qui il grafico non lascia dubbi alle interpretazioni, il peso degli stipendi è nettamente in calo rispetto alle stagioni precedenti. Questo è merito soprattuto dei grandi club, che posti sotto monitoring del FFP, tendono a ridurre questo rapporto. 

Visti i due trend principali riguardanti i dati di conto economico non ci resta, per capire lo stato della Serie A, analizzare l’impatto del calciomercato sui conti delle società. Per far questo osserviamo il costo medio per calciatore e un grafico che ci illustra l’andamento delle immobilizzazioni in comparazione con i costi di acquisto medi e il valore delle plusvalenze. 

Come impatta il calciomercato sui conti delle società di Serie A

Partendo dal primo grafico troviamo che il valore delle immobilizzazioni segue il trend dei costi dei calciatori, che è decisamente in aumento negli ultimi anni.

L’andamento dei valori di trasferimento fatti registrare dalle attività di player trading determina una crescita dell’impatto del calciomercato sui bilanci della Serie A. Gli effetti, anche in questo caso, sono di tre tipologie: 

      • Crescita valore delle intangibles, ovvero dei calciatori a bilancio;
      • Crescita delle plusvalenze, come visto nel grafico ricavi/plusvalenze;
      • Crescita del valore della produzione trainato dal valore delle plusvalenze.

Un fenomeno molto diffuso nella serie A che agevola la crescita di questi dati sono i trasferimenti incrociati, ovvero lo scambio di giocatori più conguaglio per una società con l’iper-valutazione del valore dei giocatori al fine di mantenere l’esborso economico in contanti basso e creare plusvalenze che, come detto, migliorano la posizione economica delle società e ne agevolano l’iscrizione nei campionati. Inoltre, in molti casi questo è agevolata dal fatto che vengono usati i giocatori della squadra primavera che non hanno un valore a stato patrimoniale elevato e la loro valutazione è al 100% iscrivibile come valore delle plusvalenze. 

Tutto questo ovviamente è lecito in quanto non esiste uno strumento oggettivo per la valutazione dei calciatori che resta quindi arbitraria e soggettiva per le società. Il problema di questa modalità di crescita, come detto in questo articolo, è legata alla tipologia di Business Model scelto per competere tra il Business Model Classico e Alternativo. 

Focalizzandoci sulla serie A troviamo che le squadre si dividono nella seguente maniera, nel grafico la x è rappresentata dal valore delle immobilizzazioni, la Y dal rapporto tra immobilizzazioni e plusvalenze: 

Inter, Milan; Juve e Roma seguono un business model classico ovvero basto sulla ricerca dei successi sportivi mentre tutte le altre società seguono il business model alternativo ovvero su una crescita dovuta al player trading. Questo spiega anche il perché Roma e Inter hanno impiegato molto a uscire dal SA e a rispettarne i limiti senza incorrere in ulteriori sanzioni.

Come si suddividono i Club si Serie A in base alla Cluster Analysis

Un caso particolare riguardante la Serie A è quello della Roma che registra, tra le società con BM classico il più alto valore della produzione rapportato alle intangibles. La Roma a causa dei costi di gestione elevati è costretta a basarsi sul player trading per coprire i costi, in quanto anche la situazione dei ricavi commerciali rappresenta una bassa percentuale sul totale dei ricavi. Questo essere ibrida ha permesso alla Roma di sopravvivere alla fauci del FFP senza perdere di competitività, ma allo stesso tempo è il suo limite più grande in quanto dovrà sempre per forza di cose ogni anno vendere i prezzi migliori al fine di recuperare le perdite. Questo non le permette di competere in maniera stabile ad alti livelli perché al posto di completarsi ogni anno deve ripartire.

Seguendo la descrizione di questi club passiamo al Milan, che si pone in una situazione molto simile a quella attraversata dall’inter negli anni precedenti. Il Milan vedrà iniziare nei prossimi mesi la sua “battaglia” contabile al fine di rientrare nei parametri, inevitabili, del FFP. La situazione di partenza del Milan non è delle migliori in quanto negli ultimi 3 mercati ha speso circa 350 milioni senza migliorare troppo la qualità della rosa e con pochi giocatori appetibili sul mercato. Dalla prossima sessione, soprattutto in caso di mancata qualificazione in Champions, con i ricavi commerciali che non crescono in maniera esponenziale, come avvenuto per i cugini, dovranno ricercare in maniera sistematica un valore tra i 50 e i 60 milioni di plusvalenze al fine di rientrare nei paletti del FFP. Le strade per farlo sono due: seguire l’esempio dell’Inter che ha abbinato alla crescita dei ricavi commerciali, prima in Italia stando agli ultimi bilanci, plusvalenze con i giocatori della primavera attribuendogli un’ipervalutazione e inserendoli in trattava con la re-compra al fine di migliorare la propria posizione economica o la strada della Roma, ovvero cedere i migliori giocatori al fine di ricavarne plusvalenza senza mai realmente crescere di competitività. 

La scelta dei rossoneri credo che si avvicinerà più a quella dell’Inter rispetto a quella romanista, che ha permesso ai nerazzurri, soprattuto dopo l’arrivo di Suning, di crescere economicamente diventando la seconda “potenza” italiana alla spalle della Juve e trovandosi ora in una posizione che le può permettere di fare il salto e tornare a competere con i bianconeri anche da un punto di vista sportivo, magari già dalla prossima stagione. Da sottolineare invece il gran lavoro del Napoli che pur restando un business model alternativo è riuscito a crescere sportivamente, soprattutto grazie alle ottime scelte di investimento sui calciatori, trovandosi a competere stabilmente per un posto in Champions. La strada del Napoli, in piccolo, è quella che sta percorrendo l’Atalanta di Percassi che sulle plusvalenze ha basato la sua crescita sportiva seguendo il proprio Business Model.

Arrivati a questo punto e visto che i dati tutto sommato sono in miglioramento c’è da porsi una domanda: il calcio italiano sta migliorando finanziariamente? La mia risposta è no. Non si può considerare in miglioramento finanziario quando le quattro società più grandi devono ricorre a un massiccio uso delle plusvalenze per rientrare nei parametri europei, come non si può considerare in miglioramento quando le squadre di piccola grandezza devono prestarsi agli trasferimenti incrociati per migliorare la loro posizione economica e patrimoniale e superare i controlli di regolarità. Se le plusvalenze dovessero essere in qualche modo calmierate e si incentivano le pratiche di buon management per la crescita economica allora il calcio italiano potrà tornare a crescere da un punto di vista economico, ma per ora con le società che nella maggior parte dei casi, basano i loro ricavi sui diritti televisivi e sui ricavi straordinari da plusvalenze, il calcio italiano non si può definire in buona salute da un punto di vista finanziario, nonostante i numeri sembrino dire il contrario. 


 

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.