Interventi a gamba tesa

Amare il Giro

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Ricordo che, quando ero bambino, il mese di maggio scatenava dentro di me sentimenti contrastanti. Da una parte l’euforia per la fine della scuola che si avvicinava a larghe falcate; dall’altra l’incredulità nel vedere sospeso, puntualmente ogni anno, il mio programma TV preferito per lasciar spazio a qualcosa che, per la sua noiosità, non avrei mai capito in vita mia (o almeno così credevo): una gara di bici. Al posto di Tonio Cartonio e Lupo Lucio, infatti, il palinsesto pomeridiano era letteralmente monopolizzato dal Giro d’Italia e ogni pomeriggio era la stessa storia: la corsa era interminabile, accompagnata dalle voci monotone dei telecronisti che si mischiavano con il ronzio incessante dell’elicottero addetto alle riprese dall’alto, e soprattutto non succedeva nulla per ore.


Da piccolo ho sempre odiato il Giro d’Italia: mi privava del Fantabosco ed era noiosissimo. Crescendo ho continuato a non comprenderlo e a ritenerlo una finzione unica, etichettandolo come “sport da dopati”. Poi, nel 2017, richiamato dall’eco dell’edizione numero 100 della corsa in rosa, non solo mi sono innamorato del Giro ma del ciclismo in generale.

Alle porte della 102° edizione della grande corsa a tappe di casa nostra – che parte oggi con la cronoscalata di Bologna – l’obiettivo è quello di cercare almeno tre motivi (per scettici e non) per cui appassionarsi a uno degli eventi più seguiti del “Bel paese”.

IL MIO PAESE È L’ITALIA

La prima è una motivazione che esula un po’ dallo sport in sè ma che dovrebbe risvegliare in noi un sentimento patriottico: ci rendiamo conto che uno degli appuntamenti più seguiti del ciclismo mondiale è, da più di un secolo a questa parte, una competizione che per tre settimane solca le nostre valli, attraversa le nostre pianure, si arrampica sui nostri monti, costeggia i nostri mari, fiumi, laghi? Per tre settimane la gente di ogni città, paesino o piccola frazioncina sperduta si anima quando ha la fortuna di veder passare la carovana di corridori per le proprie strade, formando una specie di ola che percorre la penisola da Nord a Sud.

La planimetria generale della corsa di quest’anno.

Il Giro d’Italia è una festa per tutti e un incredibile spot pubblicitario per ciò che il nostro variegato territorio offre. Se non vi va di seguire la corsa perchè è una gara di biciclette di cui non vi importa niente, seguitela almeno una volta solo per il gusto di vedere gli scorci e le vedute panoramiche più belle, e talvolta anche meno conosciute, di Italia per le quali gli atleti passano ogni giorno. Non ve ne pentirete anzi, vi rifarete gli occhi.

EPICA

Entrando più nel merito, le gare di ciclismo non sono poi così lontane da ciò che Omero intendeva con “epica”: un racconto lungo che narra di imprese mitiche e leggendarie, ricorrendo spesso e volentieri a delle formule fisse. Una singola corsa ciclistica, e un grande giro nel particolare, hanno esattamente le stesse caratteristiche. Una tappa del Giro è lunga, va dalle tre ore e mezza alle sei, e se uno non è ferrato è comprensibile che desista prima dell’arrivo. Però, proprio come in un racconto epico, una tappa è fatta di grandi episodi: attacchi in salita, fughe, traguardi volanti, gran premi della montagna e tante altre piccole situazioni che colorano quello che solo apparentemente sembrerebbe un tempo vuoto. È vero in ogni tappa c’è un attacco, una fuga, un traguardo, un gran premio ma sono sempre diversi tra loro, sempre nuovi e originali; una cosa che in pochi sanno è che il ciclismo è un grande sport di squadra ed è una grande battaglia strategica tra la propria e le altre squadre: dunque, ognuna di queste, a seconda della tappa, della condizione fisica e mentale dei corridori, del meteo e di tanti altri piccoli fattori sceglie il suo piano d’attacco che solo a fine giornata rivelerà i propri frutti. Inutile dire che tutte queste possibilità ed eventualità hanno portato, negli anni, al compimento di imprese leggendarie: l’ultima in ordine di tempo fu quella di Chris Froome – campione in carica – che nella terzultima tappa dell’edizione scorsa, dato da tutti per spacciato, distante tre minuti e cinquanta dalla maglia rosa, è andato a prendersi dopo una fuga impressionante e appassionante la vetta delle generale, dando tre minuti e più sul traguardo ai rivali di classifica e riscrivendo la storia del ciclismo.

One of the greatest comeback in cycling history.

ODI ET AMO

Come in ogni competizione sportiva, anche il ciclismo non può sfuggire al tifo, quello appassionato, di cuore, quello vero che affolla le strade per incitare i campioni che passano, stremati. Ognuno ha il suo beniamino, i suoi ciclisti preferiti, magari anche un team che sostiene più di altri. Questo è sacrosanto ed è ciò che tiene in piedi qualsiasi disciplina sportiva “da che lo sport è sport”, per parafrasare un modo di dire comune. Allo stesso tempo però non si può non rimanere folgorati davanti a imprese come quella descritta qualche riga più su, anche se a realizzarla non è il ciclista che si preferisce ma addirittura uno dei suoi rivali. Il ciclismo è anche questo, forse più che in ogni altro sport, c’è un grande rispetto per chi vince perchè se ci è riuscito vuol dire che ha compiuto qualcosa di straordinario e se lo è meritato, anche se dovesse trattarsi dell’ultimo dei Memorial organizzati per beneficenza. Poi certo quei campioni non li potrai mai amare come ami il tuo preferito, ma li amerai comunque perchè con le loro imprese rendono il ciclismo uno sport meraviglioso.


 

Nato a Napoli da madre partenopea e padre svizzero-milanese: vivo da sempre all'ombra della Madunina. Classe '97, quinto di sette figli: tutti, in misura diversa, ossessionati dallo sport. Il calcio è il mio pane quotidiano: il rossonero è la mia seconda pelle, cantare "You'll never walk alone" ad Anfield il mio sogno, verosimilmente il primo tifoso italiano dell'Hoffenheim (dal lontano 2008). Il Football Americano è il mio vizio: sto in piedi la notte per seguire i Baltimore Ravens. Le Olimpiadi sono il giusto concentrato di emozioni che mi ricorda ogni due anni il perchè ogni sport non sia "soltanto uno sport". Fervente devoto, tra gli altri, di Roger Federer e Drew Brees