Interventi a gamba tesa

Sterling, il diamante nero del City di Guardiola

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Scoperto da Benitez e cresciuto in maniera esponenziale con Guardiola, oggi Raheem Sterling è senza alcun dubbio uno dei migliori giocatori dell’ultimo biennio. Esterno, punta, goleador, collante nel meccanico gioco del Manchester City, ma anche uomo che non ha paura di dire no al razzismo.


Ci sono momenti in cui la vita di ogni persona si trova simbolicamente ad un bivio. Quel momento per Raheem Sterling è coinciso con l’arrivo di Guardiola sulla panchina del Manchester City: l’allenatore ideale per completare l’evoluzione di un talento fulgido e cristallino ma ancora parecchio acerbo. Un anno di apprendistato per entrambi, l’esplosione e la costante crescita, che hanno regalato al mondo del calcio una delle ali offensive più forti e sottovalutate del nostro millennio.

D’altronde i numeri di questa stagione parlano da sé: 17 reti e 12 assist in 32 presenze di Premier League, dati che sintetizzano perfettamente la natura di Sterling, capace di gol pesanti e di essere al contempo raccordo fondamentale nel grande orologio che è il gioco del tecnico catalano, basato soprattutto sul controllo dei semispazi del campo.

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Ma per comprendere al meglio quanto sia stata fondamentale l’influenza dell’ex tecnico di Barcellona e Bayern è importantissimo capire chi era il primo Sterling ammirato a Liverpool. Prelevato dalle giovanili del QPR per appena 600.000 sterline (con bonus fino a 5 mln legati alle presenze in prima squadra) e fortemente voluto da Rafa Benitez, si mette subito in mostra con le giovanili dei Reds: in particolare il 14 Febbraio del 2011 Sterling segna ben 5 reti ai coetanei del Southend United nella FA Youth Cup. L’anno dopo, il 24 Marzo, debutta in Premier League contro il Wigan a 17 anni e 107 giorni, diventando il terzo più giovane debuttante nella storia del Liverpool, mentre la prima rete ufficiale arriva nella stagione successiva contro il Reading, datata 20 Ottobre. Poco dopo arriva anche la prima presenza in nazionale: convocato da Roy Hodgson, debutta contro la Svezia il 14 Novembre (lo stesso match in cui Ibrahimovic segnò con quella indimenticabile sforbiciata). Negli anni successivi l’ala inglese mantiene un rendimento costante, senza però dare l’impressione di riuscire a trascinare i suoi: spesso s’intestardisce nel tentare il dribbling, risultando a tratti fumoso ed inconcludente. Nel frattempo il rapporto con il tecnico Brandon Rodgers s’inasprisce: il giocatore rifiuta il rinnovo del contratto, mentre il pressing del City diventa sempre più asfissiante. Messo alle strette, Sterling chiede la cessione: il 12 Luglio 2015 diventa ufficiale il trasferimento ai Citizens.

Un anno con Pellegrini, poi l’arrivo di Guardiola. Il Golden Boy del 2014 si incastra meravigliosamente nei piani del catalano, e da giocatore a tratti irritante diventa una macchina da guerra: chiude la stagione con 23 reti e 17 assist in tutte le competizioni. Numeri che sta ripetendo in questa stagione, dove sta mostrando una costanza di rendimento impressionante in ogni competizione.

Volendo entrare nel dettaglio, grazie a Wyscout prendiamo in analisi tre partite disputate in questa stagione, cominciando dal roboante 6-0 contro il Chelsea di Sarri. Qui Sterling è assoluto mattatore, autore di una doppietta e procurandosi il rigore del 5-0 siglato da Aguero. Al di là della sublime prestazione, in cui ha letteralmente fatto impazzire Azpilicueta sulla fascia sinistra, a colpire è il numero di passaggi verso il terzino di riferimento, nell’occasione Zinchenko: qui si manifesta in pieno il controllo dei semispazi accennato ad inizio articolo. La posizione del terzino è funzionale affinché il centrocampista/trequartista di riferimento possa inserirsi alle spalle del terzino difensivo, troppo impegnato a contrastare le scorribande di Sterling. Interessante anche l’occasione del secondo gol, un facile tap-in per il 6-0 finale: in quest’occasione Sterling ha agito da falso nueve, piazzandosi al centro dell’area di rigore e raccogliendo l’assist di Zinchenko.

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Il manifesto del nuovo Sterling post Guardiola è senza dubbio la prestazione in nazionale contro la Repubblica Ceca, gara valida per le qualificazioni ad Euro 2020. Il 4-3-3 di Southgate gioca tantissimo sul posizionamento di Alli e Kane, con il primo che fa da connettore per gli inserimenti di esterni e centrocampisti, ma è soprattutto l’attaccante del Tottenham a creare i presupposti per gli inserimenti: il numero 9 spesso si abbassa quasi in posizione da trequartista, con Sterling e Sancho a giocare da vere e proprie punte, accentrandosi a turno. Il primo gol nasce proprio in questo modo, con Kane, che abbassandosi a ricevere il pallone, premia l’inserimento di Sancho che crossa perfettamente verso il centro per la facile rete di Sterling. Questo alternarsi tra la fascia destra e la seconda punta manda totalmente in crisi la difesa ceca, con l’ex Liverpool che riesce a siglare altre due reti (inserimento da prima punta nel raddoppio, con Kane andato a coprire la fascia sinistra nell’occasione del raddoppio, hat trick con classica azione sulla sinistra rientrando sul destro e palla a giro, con deviazione), ma si procura anche il rigore del 2-0 realizzato da Kane.

Parlare di Raheem Sterling solo dal punto di vista sportivo risulta però limitante: commentare la crescita esponenziale di un talento purissimo, la sua definitiva maturazione in due anni con Guardiola non ha intaccato il suo spirito. Un uomo che ha sempre fatto della lotta al razzismo uno dei suoi capisaldi (ultima ma non ultima, la polemica con Leonardo Bonucci dopo Cagliari-Juventus e i cori a Moise Kean), che ha comprato oltre 500 biglietti per la finale di FA Cup da regalare ai ragazzi che frequentano la sua ex scuola, che ha pagato tutte le spese del funerale di Damary Dawkins, tredicenne promessa del Crystal Palace scomparso per una leucemia, a cui aveva dedicato il secondo gol siglato alla Repubblica Ceca. Straordinario, dentro e fuori dal terreno di gioco, come se ne vedono pochi.


Siciliano Doc classe '92, laureato in comunicazione. Cresciuto a pane e sport, innamorato del Giro d'Italia e della pista di Spa, fruitore di ogni campionato di calcio, amante degli attaccanti alla Aduriz e di ogni sport in generale. Cresce coltivando il desiderio di diventare giornalista sportivo sognando di toccare l'erba di San Siro.