Interventi a gamba tesa

Pagelle dal GP dell’Azerbaijan

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EPA/ZURAB KURTSIKIDZE


Cambia la pista, non cambia il copione. A Baku è ancora doppietta Mercedes, l’unica sorpresa arriva ancora una volta da Valtteri Bottas che batte Lewis Hamilton.


Bottas e Hamilton a fine gara.

Nonostante i tombini volanti del venerdì e le barriere troppo vicine del sabato, le Mercedes di Valtteri Bottas e Lewis Hamilton passano indenni – e vincitrici – tra le anguste strade del circuito cittadino di Baku. La spunta il finlandese che sveste i panni del maggiordomo e regola un Hamilton che comincia a essere stufo di questo “scherzo”. Dietro le due monoposto di Stoccarda la prima Rossa di Sebastian Vettel, lì come contorno, non essendo mai in grado di combattere per la vittoria. Forse avrebbe potuto farlo Leclerc se non avesse fatto conoscenza del muretto in qualifica. Ma con i se e i ma, come si sa, non si fa la storia, così anche il quarto round del mondiale 2019 regala una doppietta alla scuderia della stella a tre punte. Gli altri? Se le Rosse sono in scia, gli altri corrono un altro Gran Premio a partire da Max Verstappen, quarto alla fine ma lontano dai battistrada. Sarà ancora presto, ma quattro doppiette su quattro da parte della Mercedes lasciano pochi dubbi su chi metterà le mani sul mondiale. Nonostante le poche sorprese, anche per il Gran Premio dell’Azerbaijan abbiamo stilato, senza dimenticarci di scherzare un po’, il consueto pagellone.

Bottas, voto 10. Il finnico è in palla come non mai e non è un fuoco di paglia. Ci credevamo poco anche noi, ma il buon Valterri sembra voler far sul serio. A Baku scatta dalla pole e controlla da campione consumato il compagno di squadra Hamilton. Il testa a testa in partenza con l’inglese è probabilmente la cosa più bella della sua carriera. A esser pignoli gli mancherebbe il giro più veloce in gara per far l’en plein, ma che gli vuoi chiedere in più a sto’ ragazzone?

Perez, voto 9.  Quinto in prova, sesto in gara. Che Sergio si trovasse bene tra le stradine di Baku lo sanno anche i sassi ma quando corre così è un piacere vederlo. Merita un’altra chance in un top team.


McLaren, voto 8. Quatte quatte le due monoposto di Woking si piazzano nella top ten: settimo Sainz, ottavo Norris che fanno dieci punti e che portano la scuderia inglese davanti alla Renault che le fornisce le unit. Visto l’andazzo, mica male, no?

Leclerc, voto 7. Media tra le qualifiche da 4 e la gara da 10. In Q2 sbatte contro il muretto, un errore suo che ammette con onesta e umiltà e questo gli fa onore. L’arretramento delle due Alfa Romeo gli regala l’ottavo posto e la consapevolezza di dover condurre una gara d’attacco. Parte così così, ma poi con gomma media è autore di una prima parte di gara da leone. Tra sorpassi e pit stop a un certo punto si trova in testa, ma poi i box decidono ancora una volta di “sacrificare” la sua corsa per rallentare gli alfieri Mercedes a vantaggio di Vettel. Alla fine arriva quinto, si porta a casa il punto del giro più veloce e il dubbio che senza il botto di sabato avrebbe potuto giocarsela. Mannaggia alla gioventù che fa brutti scherzi.

Raikkonen, voto 7. Parte dalla pit-lane per un’ala eccessivamente flessa ma non si abbatte. Si mette in modalità martello pneumatico e agguanta un decimo posto su cui nessuno prima del via avrebbe scommesso. Kimi è come quei vini che invecchiando migliorano. Cento di questi giorni.

Hamilton, voto 6. Prova a beffare Bottas in partenza, ma Baku non è Shangai e il numero 77 non si fa fregare per la seconda volta di seguito. Quest’anno ha trovato nel compagno di squadra il suo peggiore incubo. L’ultima volta successe con Rosberg nel 2016 e sappiamo come finì. Anche quella volta un finlandese, anche se battente bandiera tedesca.

Gasly, voto 6. Il francese inizia il weekend nel peggiore dei modi: venerdì salta le procedure di peso delle libere decretando la partenza dal fondo della griglia che sarebbe comunque arrivata a causa dell’esclusione per irregolarità sul flusso di carburante. Parte dalla pit lane e imposta una gara alla Leclerc, giri su giri a tavoletta e posizioni su posizioni recuperate. Fino al sesto posto, fino a quanto il semiasse della sua Red Bull non lo pianta in asso. Rinato.

Vettel, voto 6. Che non sia nel momento migliore della sua carriera lo vedrebbe anche un orbo però il tedesco non sbaglia nulla e conduce una gara più che dignitosa, portando a casa, anche aiutato dalla strategia, un terzo posto che in questa fase di magra non è da buttare. C’è moltissimo da fare, lo dice anche lui a fine gara. Beata onestà.

Trova l’intruso.

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Stroll, voto 6. Non è un fulmine di guerra, d’accordo, ma non è nemmeno il figlio di papà che corre solo grazie alla dote del babbo. Dimostra ancora una volta di essere un onesto professionista, di poter stare nel circus. A Baku chiude nono, non troppo lontano dal più titolato compagno di squadra Sergio Perez.

Giovinazzi, voto 5. Fa una gran qualifica, peccato sia inutile visto che viene penalizzato e deve partire anche lui dai box. Tuttavia il pugliese per la prima volta in stagione sembra a suo agio con l’Alfa Romeo anche se in gara arriva dietro a Raikkonen. Che sia sorto un nuovo sole a Est?

Ricciardo, voto 4. Le sue staccate l’hanno reso celebre quando era alla Red Bull, ci riprova anche con la Renault ai danni di Kvyat al giro 32. La macchina non è la stessa e il risultato è diverso. L’australiano arriva lunghissimo in curva e trascina fuori l’incolpevole Daniil. Poi cerca di rimettersi in pista ma nel far retromarcia colpisce ancora Kvyat. Fantozziano.

Ferrari, voto 3. Perché va bene ammettere che l’avversario è più forte e fortunato e che c’è ancora da migliorare, ma cercare di consolarsi con il giro più veloce di Leclerc – vedere le dichiarazioni di John Elkann a fine gara – rasenta il comico.

Mercedes, voto 2. Solo d’antipatia, perché le monoposto tedesche hanno monopolizzato le prime quattro gare della stagione. Perché sono imprendibili, velocissime ma anche fortunate. Insomma, noiose.

Voto 0 alla Williams che per aver un po’ di notorietà ha dovuto aspettare che un tombino mal fissato si alzasse proprio mentre passava la vettura 63 di George Russell. Risultato: fondo della vettura danneggiato, sessione sospesa ma titoloni su tutti i giornali. Come diceva il detto? Basta che se ne parli.


Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.