Interventi a gamba tesa

L’anno d’oro del Biathlon Italiano

biathlon italiano

Nell’ultimo anno il biathlon è entrato di prepotenza nel cuore degli sportivi italiani: la stagione passata bussando con al collo un paio di medaglie di bronzo olimpiche, quest’anno direttamente sfondando la porta.


All’inizio della stagione 2018/2019 il direttore tecnico della nazionale italiana di biathlon Fabrizio Curtaz aveva dichiarato: “la cosa più difficile è migliorare ancora.”

Già perché improvvisamente, l’anno scorso, durante i giochi olimpici invernali di Pyeongchang, l’Italia ha scoperto il biathlon. Sebbene in Corea Dorothea Wierer e Lukas Hofer, indicati dagli addetti ai lavori come gli atleti di punta della squadra azzurra, non siano riusciti a brillare come avrebbero voluto nonostante la stagione positiva che stavano conducendo, ci sono stati altri motivi per sorridere. Il sorprendente bronzo di Domink Windisch nello sprint e quello al cardiopalma nella staffetta mista vinto in volata ai danni della più quotata Germania. A tutto questo si aggiunge l’esplosione della ventitreenne Lisa Vittozzi che si rese protagonista di un’Olimpiade molto positiva, che la vide arrivare a un soffio dalla medaglia. A quanto di buono fatto nella rassegna a cinque cerchi, si devono aggiungere poi gli ottimi risultati in coppa del mondo: il sesto posto in generale di Hofer e il quinto e il sesto di Wierer e Vittozzi. Insomma, Curtaz aveva già capito a Novembre che la sfida cruciale sarebbe stata riconfermarsi ma credeva anche fermamente che sarebbe stato possibile, per una serie di concause: mai come quest’anno la squadra italiana del biathlon aveva a disposizione così tanto talento; mai come quest’anno il biathlon in Italia aveva avuto un’attenzione mediatica così importante; mai come quest’anno la squadra era unita e credeva di poter fare quel salto di qualità necessario per affiancarsi alle grandi potenze di questa disciplina: Norvegia, Germania, Francia… Il talento è sbocciato, le gare sono state seguite, la squadra ha vinto. L’Italia quest’anno è entrata nelle grandi del Biathlon: l’anno d’oro, anzi Doro.

Tutta la squadra italiana a festeggiare il termine della stagione… continuate così!

biathlon

TRIPLA V

Due v come Wierer, più una come Vittozzi. Le biathlete italiane quest’anno hanno inforcato gli sci, imbracciato racchette e fucili e sono andate a sbaragliare la concorrenza.

L’altoatesina Dorothea Wierer, con un nome così, era già una predestinata: non solo per il facile gioco di parole con il metallo più prezioso ma anche per il significato più profondo di “dono di Dio”. Sì perché, forse, un’atleta così è stata mandata dall’alto per stravolgere i fili del destino del biathlon italiano. Dorothea, a 29 anni, ha disegnato con i suoi sci una stagione da sogno che non solo entrerà di diritto nella storia della disciplina tricolore ma anche e soprattutto nella storia dello sport italiano in generale. Nessun biathleta azzurro, maschio o femmina che fosse, era mai riuscito nell’impresa di vincere la classifica generale di coppa del mondo, un “sogno fin da bambina” come ha dichiarato l’altoatesina al termine della gara che ieri l’ha ufficialmente incoronata regina del biathlon mondiale. Solo Gustav Thoeni, Gerda Weissensteiner e Armin Zöggeler (tra gli italiani) erano riusciti nell’impresa di fare la doppietta mondiale-coppa del mondo nella stessa stagione: da domenica anche Doro si è iscritta a questa ristretta cerchia di campioni delle nostre nevi. Infatti, durante un anno dominato e che l’ha vista alzare al cielo la coppa di cristallo per la classifica generale e quella di specialità per l’inseguimento, la Wierer nell’appuntamento Mondiale di Ostersunds, a una settimana dal termine della stagione, si è portata a casa la gara più importante: la mass start. Tutti questi successi però colpiscono nel modo in cui sono arrivati, dopo una stagione – quella olimpica passata – che aveva visto il talento di Brunico pronto per spiccare il volo in Corea, salvo poi deludere in quasi tutte le gare individuali. All’epoca fu grande delusione: i titoli di giornale sono stati impietosi e suonavano tutti più meno così “flop Wierer. Dorothea però non si è lasciata abbattere e ha affrontato tutto come momento di crescita professionale e umana: il risultato è stato tornare sugli sci più affamata che mai, più forte che mai, in uno sport dove la componente psicologica è quasi il 50% del risultato finale. Insomma, per dirla col facile gioco di parole, Doro ha fatto la stagione d’oro.

Poi c’è la friulana Lisa Vittozzi, che ha sfruttato Pyeongchang 2018 proprio come rampa di lancio per la sua carriera. In Corea Lisa ha raggiunto la consapevolezza di poter stare lì, tra le più grandi al mondo. Tutti si aspettavano la Wierer ed è spuntata lei, arrivata veramente a niente dal podio nella mass start a cinque cerchi. Anche Vittozzi quest’anno è tornata sulla neve – e di fronte al poligono – con gli occhi della tigre per dimostrare a tutti il suo talento. Chi avrebbe mai pensato che la coppa del mondo nell’ultimo weekend se la sarebbero giocata proprio le due atlete italiane? Magari in pochi, ma di certo non nessuno: Dorothea e Lisa ne erano convinte e ce l’hanno fatta. Lisa si è accontentata del secondo posto ma, forte del primato di specialità nell’individuale, siamo certi che la prossima stagione tornerà per provare a vincere la classifica generale.

biathlon

VIA COL WINDISCH

E poi c’è Dominik Windisch, l’assurdo Windisch.  Assurdo perché più aumentano le difficoltà del tempo e della neve, più Dominik sale in cattedra. Era successo nella strana gara olimpica dello sprint, quando i migliori sono stati letteralmente spazzati via dal vento al poligono ed è successo anche quest’anno nel mondiale di Ostersunds. Ultimo poligono, condizioni di vento al limite: Windisch arriva come tredicesimo, tutti quelli prima di lui sbagliano ma lui no e ne infila 5 su 5 come se avesse bevuto un bicchier d’acqua, volando via indisturbato verso uno storico quanto inimmaginabile oro nella mass start mondiale. Dominik ha passato una stagione molto travagliata, tra condizione fisica spesso precaria e una buona dose di sfortuna. Il lavoro ha ripagato anche lui, con gli interessi.

Alla luce della stagione d’oro appena conclusasi, il futuro del biathlon italiano sembra essere luminoso: abbiamo un movimento compatto, che lavora seriamente ed è considerato tra i migliori al mondo. Abbiamo atleti giovani, ma già esperti e vincenti. Serve la continuità e la voglia di continuare a scrivere la storia ma, conoscendo i nostri ragazzi, non tarderanno ad arrivare.


Nato a Napoli da madre partenopea e padre svizzero-milanese: vivo da sempre all'ombra della Madunina. Classe '97, quinto di sette figli: tutti, in misura diversa, ossessionati dallo sport. Il calcio è il mio pane quotidiano: il rossonero è la mia seconda pelle, cantare "You'll never walk alone" ad Anfield il mio sogno, verosimilmente il primo tifoso italiano dell'Hoffenheim (dal lontano 2008). Il Football Americano è il mio vizio: sto in piedi la notte per seguire i Baltimore Ravens. Le Olimpiadi sono il giusto concentrato di emozioni che mi ricorda ogni due anni il perchè ogni sport non sia "soltanto uno sport". Fervente devoto, tra gli altri, di Roger Federer e Drew Brees

2 Responses to “L’anno d’oro del Biathlon Italiano”

Comments are closed.