Interventi a gamba tesa

Il meglio del ritorno degli ottavi di Champions League

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L’attesa e il sentimento di eccitazione per le partite ad eliminazione diretta della Champions League possono essere avvicinati a quelli dell’uscita di una nuova stagione della serie tv che stiamo seguendo. Per fortuna la coppa non ci fa aspettare così tanto, e di seguito ci sono i momenti che più ci hanno entusiasmato e/o fatto riflettere delle partite di ritorno degli ottavi di finale.


1) L’Ajax è il plot twist della Champions 

La rimonta dell’Ajax ha stupito per il numero di statistiche che ha rovesciato (è la seconda squadra ad eliminare il Real Madrid dopo aver perso l’andata in casa e solo sette volte una squadra ha passato il turno dopo aver perso l’andata tra le mura amiche; ha battuto il Real Madrid per la prima volta dal 1996/97; ha passato il primo turno ad eliminazione diretta in Champions League per la prima volta dal 1996/97) ma molto meno per il modo in cui si è manifestata. L’atteggiamento con cui l’Ajax ha affrontato la partita d’andata, unito alla condizione psico-fisica di un Real logorato dal doppio Clasico, sono stati segnali che hanno mantenuto sul piano dell’incertezza il ritorno. La squadra di Ten Hag è andata al Bernabeu mantenendo i propri princìpi di gioco, senza farsi condizionare dal famoso miedo escenico.

Rispetto all’andata, l’Ajax ha tenuto un baricentro medio più basso e ha avuto un possesso palla molto inferiore, ma ha mantenuto un atteggiamento proattivo, provando un recupero medio-alto del pallone (32 recuperi nella metà campo avversaria). La fluidità del sistema dei lancieri ha ancora una volta messo in crisi la struttura difensiva del Real, che ha concesso 2.28 xG. I continui movimenti di Tadic a venire incontro e di Van de Beek per compensare quelli del compagno o per sovraccaricare uno dei due lati (spesso quello sinistro) sono stati il manifesto della partita. Dusan Tadic ci ha fatto stropicciare gli occhi per la ruleta su Casemiro e il gol all’incrocio dei pali, ma i suoi numeri offensivi fotografano ancora di più l’eccezionalità della sua partita. È stato il miglior dribblatore del match, con 6 dribbling riusciti su 8,  ha giocato 15 passaggi chiave nella trequarti avversaria, ha creato 5 occasioni e fornito 2 assist. In Biologia è stato coniato il termine di autopoiesi per indicare la capacità di un sistema vivente di mantenere la propria unità e la propria organizzazione attraverso le interazioni dei suoi componenti. L’Ajax si autoalimenta: il sistema di gioco permette ai giocatori di elevarsi, e i giocatori portano la loro tecnica all’interno del sistema, rendendolo efficace. Un’altra chiave di lettura della partita, più aleatoria, riguarda l’andamento che hanno preso i possibili punti di svolta del match. Nelle ultime 3 Champions League il Real ha visto girare a proprio favore tutte le sliding doors delle partite (errori degli avversari e decisioni arbitrali). Martedì scorso, invece, i blancos hanno provato sulla propria pelle le sensazioni patite da quasi tutte le squadre eliminate nell’ultimo triennio.

Una delle migliori singole prestazione della storia recente della Champions League

2) Il Psg non meritava di uscire

Il rapporto del Psg con la Champions sta assumendo sempre più i contorni di un film drammatico. Ancora una volta è uscito agli ottavi, ancora una volta a causa di una rimonta. Quest’anno però l’eliminazione è ancora più sorprendente delle altre (forse anche più del 6-1 subito dal Barca), perchè Tuchel ha trovato nel 3-4-2-1 il sistema per far coesistere le tre punte senza compromettere l’equilibrio della squadra, rendendola capace di giocare sia lunghe fasi di possesso, grazie alla qualità di Dani Alves, Verratti, Neymar (che per il secondo anno consecutivo salta il ritorno degli ottavi), sia transizioni veloci in verticale, assecondando gli strappi di Mbappe e Di Maria. Nonostante gli atavici problemi a centrocampo, che hanno portato all’avanzamento di Marquinhos (autore comunque di una grande partita all’andata) il Psg ha fatto nettamente meglio nei 180′ rispetto al Manchester United, che si è presentato a Parigi con una squadra inedita a causa dei diversi infortuni, uniti alla squalifica di Paul Pogba. La squadra di Solskjaer ha lasciato il possesso ai francesi, mantenendo il baricentro basso e chiudendosi in due linee strette e compatte, provando poi ad attaccare il più velocemente possibile la porta avversaria (3.57 passaggi in media per ogni possesso). Lo United è stato più fortunato che bravo, sfruttando al massimo gli episodi: con appena tre conclusioni in porta ha generato 2.32 xG, compreso il rigore segnato da Rashford. Il solo Lukaku, con i due tiri causati dagli errori di Kehrer e Buffon, ha generato 1.47 xG segnando due gol praticamente a porta vuota. Il rapporto quasi mistico con i minuti di recupero che Solskjaer ha avuto nella sua carriera di giocatore sembra si sia trasferito anche nelle vesti da manager.

3) La Roma poteva essere più coraggiosa

Nel giro di tre settimane il mondo giallorosso si è completamente rovesciato. È notizia ormai nota che Di Francesco e Monchi non lavorano più per la Roma, la proprietà ha affidato l’obbiettivo quarto posto a Claudio Ranieri e c’è attesa per vedere quale sarà il progetto tecnico per la prossima stagione. C’è un dato che, a mio parere, cattura perfettamente l’essenza del doppio confronto: nelle partite contro i portoghesi i giallorossi hanno effettuato la migliore (0.5 xG concessi all’Olimpico) e la peggiore (3.36 xG concessi al Dragao) prestazione difensiva della stagione con Di Francesco. A sorpresa il mister Abruzzese ha rispolverato il 3-4-3, utilizzato solo due volte quest’anno e con risultati non esaltanti, che fin da subito è diventato un 5-4-1 estremamente passivo. Il piano gara era chiaro: togliere profondità e spazio tra le linee al Porto compattandosi davanti all’area di rigore, cercando poi di colpire in transizione. Tuttavia in stagione la Roma ha mostrato il meglio, al netto di tutti i problemi che ha avuto, quando ha adottato un atteggiamento più offensivo e aggressivo. Mercoledì invece stata un ibrido mal riuscito: la difesa posizionale non ha garantito impermeabilità, il pressing alto non è stato eseguito in modo omogeneo dalla squadra, che si allungava troppo tra i reparti permettendo al Porto di trovare facilmente l’uomo dietro la linea di pressione, e in fase di possesso non è riuscita ad approfittare con continuità degli spazi concessi dagli avversari. C’è stato però un frammento di partita in cui la Roma sembrava aver ripreso in mano le sorti dell’eliminatoria, e si colloca tra la fine dei 90′ minuti regolamentari e i tempi supplementari, in cui l’intensità del Porto cala e i giallorossi tornano al 4-2-3-1, creando un’occasione con Perotti e mettendo Dzeko davanti a Casillas. Forse, episodi arbitrali a parte, la Roma avrebbe potuto passare il turno se solo non avesse cambiato in modo così drastico le caratteristiche che l’hanno portata a giocare per il quarto di finale della Champions League.

La Roma ha concesso troppe conclusioni al Porto (via Wyscout)

4) Yo estoy aquì

La Juventus di Allegri è riuscita a ribaltare il risultato. Lo ha fatto in modo netto, perentorio, dimostrandosi capace di giocare ad un ritmo alto, occupando bene tutti gli spazi e adottando un atteggiamento proattivo e aggressivo. Allegri, a differenza della partita d’andata, ha studiato delle mosse che hanno messo in difficoltà la squadra di Simeone: in fase di possesso, Emre Can si abbassava sulla linea dei difensori alla destra di Bonucci, garantendo superiorità numerica contro le due punte dell’Atletico, e accorciando in avanti, insieme a Chiellini, per recuperare subito il pallone, negando le transizioni agli avversari e permettendo così alla squadra di mantenersi corta e alta (47 recuperi bianconeri nella metà campo avversaria). Il tedesco ha giocato la miglior partita da quando è a Torino, con 18 duelli vinti, 6 intercetti e 1 spazzata. L’atteggiamento della squadra ha permesso a Pjanic di muoversi anche in tracce di campo più avanzate, mentre l’ampiezza era costantemente garantita da Cancelo (1 assist) e Spinazzola (9 dribbling riusciti, 4 cross accurati e 2 intercetti). Nel tridente, Ronaldo si allargava sulla sinistra o andava a riempire l’area di rigore, mentre Bernardeschi andava ad occupare i mezzi spazi, mettendo in crisi il sistema difensivo degli spagnoli. Lo strappo finale, con cui ha conquistato il rigore decisivo, è stato la sublimazione della sua partita.

La soluzione più utilizzata dalla Juve è stata comunque il cross, totalizzandone 35. Fare due gol su gioco aereo all’Atletico Madrid è un evento raro, e in questo Cristiano Ronaldo è stato assolutamente decisivo, grazie alle sue eccezionali doti atletiche. L’ossessione per la vittoria, il superamento dei propri limiti e la capacità di rovesciare l’inerzia di un evento sportivo che ha il portoghese ricorda quella di alcuni dei migliori atleti della storia, come Micheal Jordan o Kobe Bryant. Massimiliano Allegri, oltre a preparare magistralmente la partita, ha mostrato coraggio e capacità di imparare dalle rimonte sfumate contro Bayern e Real in cui la Juve, ad un certo punto, si era abbassata troppo rinunciando ad attaccare. Questa volta, invece, ha inserito solo cambi offensivi, senza mutare l’atteggiamento iniziale. In questo senso sono andati il cambio di Dybala per Spinazzola, e non per Bernardeschi, e l’ingresso di Kean, che al netto dell’errore davanti alla porta è stato decisivo nell’azione che ha portato alla conquista del rigore, vincendo il duello aereo contro Godin. Se la Juventus dovesse replicare questa intensità, questa qualità di gioco e questo coraggio nel proporre calcio le possibilità di alzare la Coppa aumenteranno esponenzialmente.

Nessuno come Ronaldo in Champions League.

5) Le altre qualificate

Ci saranno quattro squadre inglesi ai quarti. Il Tottenham ha superato nettamente il Borussia Dortmund, non subendo gol da uno degli attacchi più prolifici d’Europa. Il Manchester City è forse la squadra che ha il livello di gioco più sviluppato della Champions, e giocatori come Sterling, Sanè e Bernando Silva hanno hanno raggiunto un livello altissimo. Il Liverpool, dopo tre sconfitte esterne nel girone, è andato a vincere all’Alianz Arena. Dopo aver creato molto di più dei bavaresi all’andata, la squadra di Klopp concede appena due tiri in porta e segna tre gol, con Manè che finalmente riesce a capitalizzare la mole di occasioni che ha a disposizione, dopo averne sbagliate di più facili nei primi 90′ minuti. A completare l’urna è il Barcellona con il 5-1 sul Lione, per un tratto di partita con più difficoltà di quanto dica il risultato. Primo tempo eccezionale degli uomini di Valverde, mentre nella seconda frazione ci sono stati una ventina di minuti in cui i francesi sembrava in grado di riaprire il discorso qualificazione, ma l’ennesima prestazione totale di Leo Messi ha chiuso ogni discorso. Menzione finale anche per Arthur Melo che ha chiuso la partita con un irreale 98% di passaggi completati.


Luca Sausa nasce nel 1996 a Milano, vive a Monza ma è di origini meridionali (Sicilia e Puglia). Un passato da giocatore di tennis, si innamora del calcio a tal punto da provare a farne un lavoro per tre motivi: i gol di Alessandro Del Piero, le partite del Barcellona di Pep Guardiola e qualsiasi cosa fatta da Federico Buffa.