Interventi a gamba tesa

Il meglio dell’andata degli ottavi di Champions League

champions league

L’attesa e il sentimento di eccitazione per le partite ad eliminazione diretta della Champions League possono essere avvicinati a quelli dell’uscita di una nuova stagione della serie tv che stiamo seguendo. Per fortuna la coppa non ci fa aspettare così tanto, e di seguito ci sono i momenti che più ci hanno entusiasmato e/o fatto riflettere delle partite d’andata degli ottavi di finale.


 1) Tuchel, Verratti e Di Maria

Nella narrazione della campagna europea del Psg, il punto di svolta viene individuato nel gol segnato da Di Maria allo scadere contro il Napoli. Quel gol sicuramente ha contribuito a tenere i parigini con i piedi nel girone, ma è una conseguenza del cambiamento avvenuto tra il primo e secondo tempo. Dopo una prima frazione sofferta sul piano tattico e nel punteggio, Tuchel sistema la squadra con il 3-4-2-1, ed è così che si presenta all’Old Trafford, pur senza Neymar e Cavani. L’ultimo mese e mezzo dello United, con il cambio in panchina Mourinho-Solskjaer e la conseguente rimonta in campionato, ha riequilibrato i pronostici sull’esito dell’eliminatoria. Il Manchester ha iniziato pressando forte la costruzione bassa del Psg, e nel primo tempo è venuta fuori una partita congestionata al centro, con entrambe le squadre che hanno evitato di concedere tanto spazio da attaccare dietro la difesa, vista la velocità supersonica dei due attacchi. Nella secondo frazione l’ago della partita si è spostato sulla bilancia dei parigini, anche grazie ad una prestazione superlativa della coppia di centrocampo Verratti-Marquinhos. L’abruzzese ha esercitato una grande influenza nelle due metà campo, risultando il miglior passatore della partita, con 70 passaggi completati e un’accuratezza del 95%, 2 tiri respinti, 3 tackle riusciti e 4 palloni recuperati. Non solo, è stato anche tra i migliori nella trequarti avversaria con 15 passaggi riusciti su 17 e un’occasione creata. Di Maria ha giocato una partita in versione Real Madrid 2014 e Mbappe quando attacca lo spazio, con o senza palla, è un Frecciarossa lanciato a 300 km/h.

2) Zaniolo (e Dzeko)

Ci sono tante cose che impressionano nell’impatto che Zaniolo ha avuto nel calcio di massimo livello. Personalmente quella che stupisce maggiormente è l’apparente “facilità” con cui sta trasferendo la sua versatilità, senza perdere efficacia, dal Campionato Primavera alla Serie A e alla Champions. L’anno passato Zaniolo era uno dei giocatori fondamentali dell’Inter Primavera allenata da Vecchi, che l’ha impiegato maggiormente come trequartista ma anche mezzala ed esterno destro. Lo stesso sta succedendo quest’anno con Di Francesco, che con il Porto l’ha collocato esterno alto a piede invertito per giocare nel mezzo spazio di sinistra. Zaniolo nel primo gol della Roma non partecipa alla costruzione dell’azione toccando palla ma la segue, adattando la sua pozione in relazione a quella dei compagni, orientati sulla sinistra per lo sviluppo, attaccando il lato debole e riempiendo l’area di rigore insieme a Dzeko.  Nel 2-0 invece accompagna la progressione del centravanti bosniaco ed è bravo e fortunato a sfruttare il palo colpito dal compagno. Il miglior in campo, però, è stato forse Edin Dzeko, che nelle notti di Champions continua a mostrare la miglior versione di sé stesso. Partita da 9 moderno, gran lavoro sulla trequarti: spalle alla porta, in profondità e nelle progressioni palla al piede. Il gol subito tiene aperta la qualificazione ed è un grande rammarico, come sottolineato in conferenza stampa da Difra, considerando la poca pericolosità offensiva concessa al Porto (0.5 xG).

I numeri di Dzeko: 3 tiri (2 pali), 1 assist, 6/10 duelli aerei vinti, 2/4 dribbling riusciti, 4 palloni recuperati, 3 falli subiti (fonte StatsZone)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   3) Calcio calcio! (cit.Lele Adani)

Ajax-Real Madrid è stato l’incontro più bello di questo turno. L’Ajax ha giocato una grande partita, rimanendo altissima e aggressiva per favorire l’immediata riconquista del pallone. I difensori sono stati fondamentali per mantenere la squadra corta, con Blind e de Ligt che hanno tenuto la linea difensiva a centrocampo. Il 99’ olandese ha fatto vedere perché lo vuole mezza Europa, concludendo la partita con 12 duelli vinti, 1 intercetto e 19 palloni recuperati, di cui 3 nella metà campo avversaria. Allargando quest’ultimo dato, la squadra di Erik ten Hag ha recuperato 81 palloni, di cui 41 (!) nella metà campo del Madrid, e proprio da uno di questi è arrivato il gol, con Tagliafico che ha aggredito Lucas Vazquez. Nonostante questa tensione mentale e fisica profusa per 90 minuti, la partita l’ha vinta il Real Madrid. I blancos hanno sofferto tantissimo nel primo tempo, ma nel secondo hanno alzato la qualità del palleggio, e, avendo i giocatori più forti, sono stati più precisi nelle conclusioni raccogliendo di più di quello che hanno prodotto. Gli xG dicono 2.36 per l’Ajax e 1.17 per il Madrid. I quattro davanti, Tadic, Ziyech, Neres e van de Beek, sono stati esaltanti da vedere giocare a calcio ma sono mancati nel finalizzare la grande mole di occasioni create. Menzione finale per Sergio Ramos che ha giocato una partita enorme e, simpatia o antipatia personale a parte, verrà ricordato come uno dei difensori più forti del gioco; e de Jong, che sembra nato per giocare nel Barcellona.

4) Il Liverpool non ha segnato ad Anfield

Nonostante il risultato di 0-0, Liverpool-Bayern Monaco è stata una partita piacevole. I reds hanno cominciato su ritmi più bassi del solito, assecondando la tendenza del Bayern a sviluppare il gioco dalle fasce. La squadra di Klopp si è disposta con il classico 4-3-3 europeo, attenta a coprire bene il centro del campo e non pressando quasi mai i due centrali difensivi dei bavaresi. Neuer è stato coinvolto tantissimo nella prima costruzione, terminando la partita con 62 passaggi totali di cui 43 completati. Il portiere tedesco, oltre ai tanti scambi con i difensori centrali, ha giocato molti passaggi sui terzini per provare a risalire il campo o direttamente su Lewandoski. Considerando le assenze nel reparto difensivo degli inglesi, che hanno adattato Fabinho accanto a Matip, il Bayern avrebbe potuto provare con più insistenza la pressione alta, che ha creato incertezze nella costruzione bassa del Liverpool, ma ha deciso di adottare progressivamente un atteggiamento più conservativo (appena 0.29 xG prodotti). Intorno alla mezz’ora il Liverpool ha alzato i giri del motore attaccando con più insistenza la porta dei tedeschi, costruendo diverse occasioni ma mancando nell’ultimo passaggio o nella conclusione. Luci e ombre per l’attacco in ripartenza più forte della competizione: Manè ha sprecato troppe occasioni, ha tentato alcune conclusioni di non facile esecuzione (generando comunque 0.88 xG con 4 tiri, solo uno nello specchio) ma la sua imprecisione sotto porta sta diventando una costante che i reds rischiano di pagare (solo 1 gol in Champions per il senegalese). Salah ormai ci ha abituato a standard altissimi, e l’altra sera non è stato sempre preciso nelle scelte mentre per Firmino la solito bella partita da 9 che si abbassa per cucire il gioco. Prova difensiva solida del Bayern, in cui spiccano Süle, Hummels e Javi Martinez, che ha recuperato 9 palloni, effettuato 6 anticipi e 6 disimpegni difensivi e vinto 4 duelli aerei e 2 contrasti.

You’ll Never Walk Alone copre l’inno della Champions. This is Anfield

5) Questa Juve, e questo Allegri, non meritano di vincere la Champions

A differenza delle previsioni pre partita, l’Atletico non ha iniziato a giocare in modo iper aggressivo ma fin da subito in attesa, con il suo 4-4-2 dal baricentro medio-basso con linee corte e compatte, lasciando il possesso alla Juventus. I bianconeri provano a salire in blocco palleggiando, ma la manovra è piuttosto lenta e orizzontale, e cerca le fasce per aggirare la compattezza centrale dei Colchoneros. De Sciglio non può dare un contributo alla costruzione, ed è andato in difficoltà anche in fase difensiva, mentre Alex Sandro ha sbagliato qualche pallone di troppo che ha innescato le ripartenze di Griezmann e Diego Costa. Dybala si è a abbassato spesso sulla destra per aiutare la risalita del pallone e anche Ronaldo ha dovuto agire lontano dall’area (solo due palloni toccati in area di rigore dal portoghese nel primo tempo). Nel secondo tempo, se possibile, la Juve fa ancora peggio del primo, giocando esattamente la partita che voleva il Cholo. La produttività offensiva dei bianconeri equivale allo zero assoluto, mentre l’Atletico ha trovato due gol, dopo diverse occasioni in campo aperto, da calcio d’angolo, che ne rappresentano l’animo primordiale: brutti, sporchi, cattivi ma efficaci. Simeone ha avuto più coraggio, inserendo due ali pure come Lemar e Correa più Morata, mentre Allegri ha lasciato in panchina Cancelo e utilizzato come primo cambio Emre Can quando la partita era ancora in parità, inserendo Bernardeschi e Cancelo solo dopo aver subito gol. Questa prestazione dei bianconeri è figlia degli ultimi due mesi, in cui l’allenatore si è cullato nella superiorità in campo nazionale senza provare a proporre qualcosa di diverso dal solito (non) gioco. La Juventus di Allegri è uno studente che vuole prendere 30 all’esame studiando il giorno prima. È difficile pensare di vincere la Champions quando non si ha una minima idea di combinazione offensiva e di come uscire dal pressing alto degli avversari (vedi le partite contro Lazio e Atalanta). In più, quando la maggior parte della qualità, fondamentale in coppa, viene lasciata in panchina i risultati (europei) non possono che essere questi. L’Atletico in casa è una squadra ai limiti dell’impossibile da affrontare per tutti, ma questa prestazione ha pochi alibi per Allegri, in teoria alla sua ultima stagione bianconera. La sola presenza di Cristiano Ronaldo, migliore in campo insieme a Szczesny , non è garanzia di vittoria. Attorno al portoghese bisogna costruire un contesto di gioco che lo porti a giocare il più vicino possibile all’area di rigore e a provare una grossa mole di conclusioni verso la porta. Il calcio non è uno sport individuale, e nella continua evocazione delle quattro Champions vinte negli ultimi cinque anni dal portoghese bisogna anche ricordare la squadra con cui le ha conquistate.

Dare giudizi assoluti nel calcio è sempre rischioso, e la Juventus degli ultimi anni ci ha abituato a grandi prestazioni dopo brutte gare d’andata(a memoria mi vengono in mente la rimonta a Firenze in Coppa Italia, gli 80′ minuti contro il Bayern di Guardiola, 1-3 al Bernabeu). Ad oggi però non sembrano esserci le condizioni per fare 3 gol all’Atletico Madrid, vedremo tra tre settimane.


Luca Sausa nasce nel 1996 a Milano, vive a Monza ma è di origini meridionali (Sicilia e Puglia). Un passato da giocatore di tennis, si innamora del calcio a tal punto da provare a farne un lavoro per tre motivi: i gol di Alessandro Del Piero, le partite del Barcellona di Pep Guardiola e qualsiasi cosa fatta da Federico Buffa.

2 Responses to “Il meglio dell’andata degli ottavi di Champions League”

Comments are closed.