Interventi a gamba tesa

Benvenuti all’Inferno

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C’è voluta una partita con venti reti tutte in una sola porta per ricordare a tutti che nel calcio italiano esiste ancora una terza serie e che questa non gode di ottima salute.


Il Pro Piacenza prova a prolungare la sua lenta e lunga agonia presentandosi sul campo del Cuneo con una manciata di ragazzini e un adulto per raggiungere il numero minimo di giocatori consentito dalle norme per poter disputare una gara, in modo da non rischiare così di perdere per la quarta volta a tavolino e venire estromessa dal campionato. Tentativo che non riesce perché degli otto giocatori in distinta quattro non risultano essere stati tesserati regolarmente e la parola fine alla triste vicenda viene scritta con l’ulteriore sconfitta a tavolino che cancella così (solo dai tabellini però) il venti a zero e ne decreta l’esclusione dal campionato (qui il comunicato). Esclusione che si aggiunge a quella del Matera che ieri ha ricevuto un’ulteriore penalizzazione di otto punti come eredità nel caso di iscrizione a nuovo campionato, insieme a Pro Piacenza, Cuneo e Lucchese (qui il comunicato) per la fideiussione presentata in modo irregolare. Per Cuneo e Lucchese i punti di penalizzazione modificano ancora la classifica attuale spingendo le due società al fondo della graduatoria e rimandano il pagamento, pena esclusione, a trenta giorni.

La distinta della vergogna.

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Del resto le penalizzazioni sono all’ordine del giorno in questa categoria ma non da inizio stagione, da anni: sono oltre 500 i punti tolte alle società negli ultimi dieci campionati a certificare che qualcosa non funge, senza dimenticare il numero di società fallite, quelle che restano agonizzanti e un campionato in cui le classifiche cambiano anche quando non si scende in campo.

Il presidente Gravina definisce quanto successo domenica una farsa e promette che non si ripeterà più. Proveremo a credergli, ma visto che la Serie C dovrebbe conoscerla meglio di tutti noi considerando il suo periodo da consigliere prima e da Presidente poi, vien da domandarsi dove fosse quando i segnali di sofferenza erano ben evidenti e sotto gli occhi di tutti quelli che con questa categoria hanno avuto a che fare e per questo, a maggior ragione, ai suoi. La serie C è da tempo il luogo dove le società hanno perenni problemi economici, gli stipendi non vengono pagati con regolarità e nemmeno garantiti perché le fideiussioni spesso sono irregolari (o false?), senza dimenticare i settori giovanili dati in affidamento a genitori imprenditori che di gestione calcistica non sanno nulla ma con denaro (più teorico che materiale) da investire solo per garantire un futuro al proprio pargolo. La Serie C, dove molti dirigenti dall’incapacità certificata riescono a riciclarsi di piazza in piazza e gli allenatori con la valigia (o preferite forse il termine sponsor?) sono i benvenuti ma anche i giocatori che si autofinanziano (credendo di investire sulla propria persona) sono ben accetti. La serie C,  quel posto dove spesso i direttori sportivi fanno mercato per più società e arrotondano lo stipendio chiedendo denaro ai genitori di giovani calciatori, proprio quelli che invece in questa categoria dovrebbero trovare spazio per crescere perché capaci e non toglierlo perché scarsi ma benestanti.

Siamo a Febbraio 2019 tutto quello accaduto domenica e lunedì non nasce oggi ma è il risultato, e nemmeno l’ultimo si presume, di problemi e disinteresse che iniziano da lontano, ma cosa succederà quindi al prossimo giro di penalizzazioni a Marzo? Interesserà ancora la Serie C o saremo tutti rapiti da storie di procuratrici mogli di campioni muti in cerca di nuovo ingaggio o, rintronati e sognanti sulle note della musichetta della Champions, cancelleremo ancora una volta dalla nostra realtà pallonara la terza serie?

Benvenuti all’inferno della Serie C della Lega Pro dove pro significa professionismo ma che di professionistico ha ben poco.


Luca Vargiu nato a Genova nel 1971 con due mesi di anticipo e nel giorno di Pasqua, ha iniziato fin da subito a disturbare i piani delle persone che la domenica pensano di stare tranquilli. Agente di calciatori non per passione ma per sfida, non campa grazie al pallone. Cresciuto in Gradinata Nord ama il calcio così tanto da odiarlo spesso, ha scritto di calcio in alcuni libri (Procuratore? No, grazie! - Oltre la linea – Contrasti, storie di calcio sospeso, Vincolo 108 e dintorni, Ancora oltre la linea) e minaccia di continuare a farlo.