Interventi a gamba tesa

Promesse e parole preziose

parole preziose

Scrivo queste righe quando mancano 15 minuti al fischio d’inizio di una partita che non guarderò, una partita che non esiste o forse sarebbe meglio dire che non ha senso di esistere oggi, lunedì 21 Gennaio.


Alle ore 15.00.
A Genova per la precisione.
Genova, proprio quella città ferita a metà Agosto e già quasi dimenticata.
Per problemi di ordine pubblico l’Osservatorio per le manifestazioni sportive in seguito alle indicazioni del ministro dell’interno Salvini ha deciso di anticipare Genoa – Milan in pieno pomeriggio di un giorno feriale senza tenere conto che ci sono 18.000 abbonati del grifone che forse in buona parte sono al lavoro, che lo stadio – da sempre – è situato in una zona che con il traffico fa a cazzotti tutti i giorni – e negli ultimi tempi anche di più – dimenticando soprattutto la richiesta dell’amministrazione comunale che aveva chiesto alla lega che a Genova non si giocassero più partite in giorni feriali e in orario di lavoro.

Il risultato? Gradinata quasi vuota e tifosi in protesta fuori dallo stadio.

promesse preziose

Appunto.

La partita invece si gioca fregandosene di tutto questo, senza pensare nemmeno a impedire la trasferta ai tifosi rossoneri (giusto o sbagliato che sia oggi è questa l’unica soluzione possibile per arginare il problema degli scontri tra tifosi) ma creandone ulteriori a una città che ne ha già altri da risolvere. Ecco quindi che le campanelle per le scuole intorno alla zona dello stadio hanno suonato prima per comunicare la fine delle lezioni (vi pare una cosa sensata?) e poi chissenefrega dei problemi per gli abitanti e i commercianti della zona che con queste decisioni e rischi devono fare i conti in un giorno di lavoro e apertura.

Ore 15.00, punto.

Perché pensare al rispetto di una tifoseria e di una città intera costa troppa fatica. Tante le parole dette cui pochi sono stati i fatti che ne sono seguiti. Le parole hanno un peso e sono preziose, anche le promesse, i genovesi lo sanno bene.

E non dimenticano.

I genovesi genoani anche di più perché con le parole e le promesse devono fare i conti da tempo.

Quali?

Quelle del presidente Preziosi che con la vendita di Piatek al Milan si è giocato le ultime briciole (ne aveva ancora?) di credibilità.

Premessa necessaria: il bomber polacco non ha fatto la storia del Genoa, ha fatto solo i gol che hanno permesso al grifone di stare a distanza di sicurezza dalla zona retrocessione, quindi nessuna componente di cuore da parte dei tifosi rossoblu abituati ormai da tempo a vedere andare via – e mai strapagati – i giocatori migliori compresi quelli che un segno importante hanno lasciato nel loro cuore.

Tutti i gol del polacco in maglia rossoblu.

Piatek, che qualcuno dice di aver visto a Milano proprio mentre i suoi compagni (ex e futuri) stavano giocando a Genova ma che invece a Marassi seppur nascosto c’era, è l’ultima promessa non mantenuta da Enrico Preziosi dopo mesi di dichiarazioni che a Genova tutti ben ricordano come “Piatek via a gennaio? Sarebbe una bestemmia” oppure “Piatek talento vero, cederlo ora sarebbe una follia” o ancora “Ce lo porteranno via ma non a gennaio” invece ha ceduto, ma non alle offerte “monstre” come lui stesso ha fatto intendere essere le uniche in grado di fargli cambiare idea, ma a condizioni di favore verso una società con la quale gli intrecci di mercato in questi anni sono stati numerosi, forse fin troppo.

Il bilancio richiede continui sacrifici? Bene, i genoani lo sanno ma perché non fare chiarezza una volta per tutte invece di continuare a prenderli in giro? Verrebbe da ricordare il Genoa di Gasperini di poche stagioni passate che conquistata con merito la qualificazione all’Europa League ha ceduto il posto ai cugini blucerchiati per una Licenza Uefa negata (per pendenze verso società estere) nonostante le parole e rassicurazioni del patron rossoblu, cercando invece di dimenticare quanto accaduto nel 2005 con la retrocessione in Serie C e una valigetta lasciata in eredità al popolo rossoblù che ne sopporta ancora oggi il peso, saltando invece tutte le promesse non mantenute, i giocatori svenduti, le buone intuizioni (ma le scommesse perse sono maggiori) e le tante plusvalenze che sono accadute da allora a oggi. Tocca invece iniziare a preoccuparsi (ancora una volta) pensando a come fare i punti per raggiungere la salvezza nel girone di ritorno senza chi ha realizzato più della metà dei gol della squadra rossoblu e un sostituto in grado di garantire gol pesanti.

I tifosi genoani vivono di passioni e una serie A mantenuta da oltre dieci anni non è sufficiente a dar credito a chi troppe bugie ha raccontato, troppe promesse non mantenuto e troppe parole sprecato facendo diventare il Genoa il supermercato del calciomercato.


 

Luca Vargiu nato a Genova nel 1971 con due mesi di anticipo e nel giorno di Pasqua, ha iniziato fin da subito a disturbare i piani delle persone che la domenica pensano di stare tranquilli. Agente di calciatori non per passione ma per sfida, non campa grazie al pallone. Cresciuto in Gradinata Nord ama il calcio così tanto da odiarlo spesso, ha scritto di calcio in alcuni libri (Procuratore? No, grazie! - Oltre la linea – Contrasti, storie di calcio sospeso, Vincolo 108 e dintorni, Ancora oltre la linea) e minaccia di continuare a farlo.