Interventi a gamba tesa

Le 15 previsioni sportive del 2019

15 previsioni

Come i Simpson di Matt Groening, senza neanche rendersene conto, si sono presi la briga di predire quello che poi si è rilevato essere il futuro americano, noi di Sportellate viaggiando con la fantasia, ci siamo assunti umilmente l’incarico di predire il 2019 sportivo. Partendo dalle previsioni sulla carta più ordinarie, sarete sempre più travolti dalla nostra sensazionale follia.


1) I Golden State Warriors riusciranno nel Three Peat
di Lorenzo Lari (@lorenzolari90)

Si, pubblicare queste righe pochi giorni dopo il massacro subito all’Oracle causa Lebron e dopo la sanguinosa sconfitta subita allo scadere contro Portland, non è per niente facile. Nessuna disfatta subita in Regular Season però, per quanto dolorosa, può farmi venire meno la certezza che la squadra di Steve Kerr si aggiudicherà il quarto titolo degli ultimi cinque anni. Il terzo consecutivo.

Anche arrivassero quarti ad Ovest. Anche arrivassero ottavi. Per me i favoriti resterebbero loro. Troppa la “confidence” nei propri mezzi, troppe le soluzioni, troppi gli All Star. Ultimamente fanno fatica ad inserire la terza? Quando la pressione sarà insopportabile e farà caldo (ma caldo davvero), come per magia sarà per loro automatico giocare con la sesta marcia inserita. Ultimamente Thompson sembra aver disimparato a tirare da 3 e Green sembra un giocatore involuto? Momenti che capitano quando una squadra è da così parecchi anni in cima alle classifiche. E Cousins? Riuscirà ad essere utile dopo così tanto tempo ai box? Sicuro e sarà addirittura più motivato dei suoi compagni, rifiutando con tutte le forze di diventare il capro espiatorio del fallimento Warriors nel caso in cui le cose non dovessero andare come da copione.

Ragazzi, il titolo resta nella baia. Fidatevi.

2) Sarà l’anno del “triple crown” di Fernando Alonso
di Francesco Andreose (@FAndreose)

Nel mondo delle corse a quattro ruote da troppo tempo manca un personaggio che sappia catalizzare l’attenzione su di sé non solo quando abbassa la visiera, ma anche e soprattutto quando è fuori dall’abitacolo. Forse non è tempo o forse come cantava un Ligabue d’annata non lo sarà mai. Per questo quando capita di incontrare uno come Fernando Alonso per chi ama raccontare lo sport è festa grande, perché al di là di quello che lo spagnolo mostra quando scende in pista c’è tanto su cui indugiare. Sul suo stile di guida, sempre al limite, sulla sua tenacia che lo ha visto lottare anche quando non disponeva del migliore mezzo del lotto, sul coraggio di accettare senza paura il ritorno di Honda in Formula 1 lasciando la Rossa con l’impressione di aver piantato il lavoro a metà, ma soprattutto per quelle scelte dettate dalla sua insaziabile passione per i motori.

Che classe il Nando.

15 previsioni

Un rapporto viscerale che lo ha spinto lontano dal circus della F1. Come quando nel 2017 decise di “sacrificare” il Gran Premio di Montecarlo per sorvolare l’oceano per guidare un’altra macchina arancio, sempre spinta dal motore Honda. Per percorrere il “catino” più affascinante e pericoloso del mondo: l’Indianapolis Motor Speedway, il palcoscenico dove va in scena la prestigiosa 500 miglia di Indianapolis. Altro tipo di corsa, altre vetture, altri piloti: ma Nando è un corridore d’altri tempi che si adatta con una velocità incredibile e solo un guasto della sua Dallara nell’ultima parte di gare gli nega una clamorosa vittoria all’esordio. Passeranno mesi, arriverà l’addio ufficiale di Alonso alla F1, il saluto a ruote fumanti di Hamilton e Vettel a Yas Marina e l’annuncio che alla 500 miglia di Indianapolis 2019 sarà presente di nuovo. Sarà ancora una volta nella lingua d’asfalto tra i muretti di cemento a sfondare il muro dei 400 orari per mettersi dietro gli altri 32 piloti che sognano di vedere il loro volto scolpito sulla grande coppa del vincitore. Ma per il 2019 lo spazio è già prenotato: è per il volto spigoloso di un ragazzo nato a Oviedo, tornato in America per finire un lavoro iniziato due anni fa. Per aggiungere un altro alloro alla bacheca personale, per chiudere con il successo nella 500 Miglia il triple crown – che comprende vittoria del mondiale Formula 1 (2005-2006), della 24 ore di Le Mans (vinta nel 2018) e del GP di Montecarlo (2006, 2007)  – e diventare definitivamente leggenda come Graham Hill unico pilota nella storia a centrare questo particolare l’en plein. 

3) La Juventus non trionferà in Champions League
di Luca Sausa (@lucasausa)

I bianconeri dovranno andare al Wanda Metropolitano quattro mesi in anticipo rispetto alle aspettative. Sono 180’ tirati, giocati con grande attenzione tattica da entrambe. All’andata la Juve riesce a pareggiare il gol di Griezmann all’ultimo minuto con un gol di Chiellini in mischia. Nel ritorno Allegri sceglie ancora una squadra fisica, che non subisce gol ma si dimostra povera di soluzioni per attaccare la struttura difensiva dell’Atletico. Lo 0-0 resiste e i bianconeri passano. Arriva la partita che tutto il calcio europeo stava aspettando, il ritorno del 7 al Bernabeu. L’andata si gioca a Torino, e la Juve vince in rimonta per 2-1 grazie ad una doppietta di Dybala. Nel ritorno stesso risultato con due gol di Ronaldo, che si scusa dopo il primo gol, poi mostra gli addominali dopo aver replicato la rovesciata dello scorso anno. Una corrente della società, capeggiata da Nedved e Paratici, vorrebbe vedere più qualità nell’undici iniziale e un gioco più propositivo, per rendere i bianconeri sempre più riconoscibili e appetibili nel mercato asiatico e americano. In questo contesto si arriva alla semifinale contro il City di Guardiola. I due allenatori mettono in scena l’esatta replica dell’ottavo tra Juve e Bayern Monaco del 2016, con la squadra di Pep che prende a pallonate i bianconeri per 60 minuti ed è sopra 2 a 0. Allegri per dare una scossa effettua una tripla sostituzione: fuori Mandzukic, Khedira e De Sciglio, dentro Costa, Bentancur e Alex Sandro. La successiva mezz’ora è tutta bianconera, Ronaldo mette il primo e Bentancur pareggia, con Adani in telecronaca che urla di garra charrua e di Uruguay. Nel ritorno Allegri si presenta in Inghilterra con la stessa formazione con cui ha terminato l’andata. Sempre per quel discorso della circolarità della vita la Juve va in vantaggio per due gol come tre anni prima, con una rete di Matuidi e una di Ronaldo, propiziata da una percussione di D.Costa simile a quella di Morata contro i Bavaresi. Nei 25 minuti finali Allegri effettua tre cambi che si riveleranno fatali: prima toglie Costa per Mandzukic, poi Bentancur per Khedira, lasciando seduto Emre Can, infine Dybala per Barzagli. La squadra si abbassa fino al limite della sua area e non riesce più a risalire il campo, l’aggressività del City spezza ogni tentativo di ripartenza dei bianconeri e da una palla persa in uscita De Bruyne mette in porta Aguero risvegliando i tifosi all’Ethiad, che cominciano a intonare “Blue Moon”. Accompagnato dall’inno, Mahrez segna il secondo gol che vale i supplementari. Nei trenta minuti successivi la Juve è completamente sfibrata e subisce altri due gol che ne decretano l’eliminazione.

La storia che si ripete.

Allegri saluta durante la festa allo Stadium, e pochi giorni dopo viene presentato Zidane. In estate la squadra cambia: Barzagli si ritira, Cuadrado va all’Inter, Rugani raggiunge Sarri e Khedira e Mandzukic vengono spediti in MLS. Arrivano De Ligt, Marcelo e Pogba, tornano Higuain e Pjaca. La Juventus di Zidane è una squadra molto fluida ed estremamente tecnica, che vuole sempre avere il controllo del pallone per orientare il contesto della partita. Basterà per vincere finalmente l’ambita coppa dalle grandi orecchie?

4) Avremo il ritiro di Roger Federer
di Alessandro Ginelli (@ale_gine)

Per quanto magnifica è stata la carriera di Re Roger siamo in molti a desiderare che questa possa durare in eterno. Ma più gli anni corrono in avanti e più cresce la consapevolezza che il punto conclusivo di uno dei più bei romanzi sportivi di sempre dovrà, nostro malgrado, arrivare.

Ma se è vero che il 2018 è stato anche, musicalmente parlando, l’anno di Anastasio, vincitore dell’ultimo X-Factor, allora una sua citazione ci viene in soccorso: cosí mentre lui dice di sognare “un mondo che finisca degnamente, che esploda, non che si spenga lentamente”, noi ci sentiamo di augurare la stessa fine anche alla carriera di Federer. D’altronde i grandi campioni devono anche capire quand’è il momento di dire basta. Per questo vi consigliamo di tenere d’occhio la stagione 2019 di Roger. Dopo un 2018 che gli ha regalato un titolo Slam, ma anche grandi delusioni come le sconfitte subite a Wimbledon da Anderson e agli US Open da Millman, è apparso chiaro che il livello fisico dello svizzero sta inesorabilmente calando e potrebbe essere sempre più vicino il momento della decisione fatale, magari a seguito di una sconfitta in un match epico oppure (ce lo auguriamo) di una grande vittoria sull’erba di Wimbledon. Attenzione se dovesse scegliere di giocare la parte di stagione sulla terra battuta: quello sarebbe un segnale netto di avvicinamento della sua racchetta al chiodo. Voi, nel frattempo, preparate le lacrime.

“He doesn’t play tennis, He is tennis” cit.

5) PSG Campione d’Europa
di Matteo Tencaioli (@m_tencaioli)

Quando si parla di potenziali vincitori della Champions League, c’è una squadra che nessuno prende mai in considerazione. Per molti sarà l’anno della Juventus o del Liverpool, grandi squadre in attesa di tornare ad alzare il trofeo più importante, per altri ci sarà il ritorno del Barcellona e qualcuno suggerisce di non sottovalutare un Real Madrid in crisi, ma in Francia c’è un’armata silenziosa che a casa sua fa quello che vuole e quest’anno sembra avere tutte le intenzioni di sconfinare in quella che negli ultimi cinque anni è stata terra di proprietà dei conquistadores spagnoli: il Paris Saint-Germain, o più semplicemente PSG. I francesi, che in campionato hanno già preso 13 lunghezze di vantaggio sulla seconda in classifica (il sorprendente Lille), non avevano iniziato l’avventura europea nel migliore dei modi, perdendo a Liverpool e mettendo subito a serio rischio la qualificazione in un girone di ferro, lo stesso del Napoli. Sono stati proprio i due pareggi contro i partenopei la vera sliding door della stagione: in particolare quello di andata, dove Angel di Maria ha tenuto fede al suo nome di battesimo segnando un goal pesantissimo in pieno recupero, permettendo alla sua squadra di rimanere in corsa nel girone ed andare a vincerlo conquistando sei punti nelle ultime due partite, tra cui il match di ritorno contro la squadra capolista della Premier.

Chi proverà a fermare quindi la squadra di Tuchel nella sua cavalcata verso la finale di Madrid? Innanzitutto i problemi interni, più precisamente il caso Rabiot: il centrocampista, dopo avere rifiutato qualsiasi proposta di rinnovo da parte del DS Henrique, è stato messo praticamente fuori rosa e la squadra dovrà trovare un giocatore all’altezza per sostituirlo nel mercato di gennaio. Poi arriverà il momento del campo, dove un’estrazione apparentemente più che abbordabile si è trasformata in una vera e propria variabile impazzita, dopo la decisione del Manchester United, appunto gli avversari del PSG negli ottavi di finale, di fare fuori Josè Mourinho (inviso a tutto lo spogliatoio) e sostituirlo con una bandiera come Solskjær. A proposito di sliding doors, pare che in caso di ennesimo fallimento in Europa dei francesi, sarebbe proprio l’ex-tecnico dei Red Devils a sostituire Tuchel, ma siamo convinti che questo non avverrà, perchè il 2019 sarà l’anno in cui il Paris Saint-Germain andrà a prendersi la prima Champions League della sua lunga storia, in cui al massimo era riuscito a raggiungere la semifinale nel 1995 con un certo George Weah in attacco, capocannoniere della competizione poi destinato ad approdare proprio alla squadra che eliminò i francesi: il Milan.

6) Il ritorno di Mourinho a Milano
di Andrea Ravasi (@andrearavasi)

L’anno prossimo per l’Inter è l’anno del definitivo rilancio sportivo. L’uscita dai paletti del FFP e la possibilità di operare investimenti maggiori in termini di calciomercato deve portare la società a riflettere: è Spalletti l’uomo giusto a cui affidare il ritorno alla gloria sportiva? La risposta è no. Spalletti è sempre stato un tecnico che ti garantisce il piazzamento, ma non è mai riuscito in carriera, a fare il salto ed a diventare un tecnico vincente. Inoltre, alcune scelte nella gestione dei cambi sembrano dimostrare come il tecnico abbia il braccino e a volte abbia paura di vincere o portare a casa il risultato (vedi le partite con Juve, PSV e Spurs). Quindi la società affidandogli la panchina per il terzo anno, nonostante abbia sempre centrato i risultati a lui richiesti, rischierebbe, a meno di inattesi exploit del tecnico, di bruciare un altro anno a livello sportivo e in parte finanziario.

Male che vada, il buon Luciano potrebbe tranquillamente reinventarsi come attore.


Optando quindi per il cambio tecnico, cosa probabile visto anche il nuovo ingresso di Marotta in società, si dovrebbe cercare un profilo carismatico, vincente e che riesca a creare un gruppo che lotti per un unico obiettivo: la vittoria finale. Con questo profilo esistono solo tre allenatori raggiungibili: Simeone, Conte e Mourinho. Scartato il primo che non lascerà l’Atletico, restano l’italiano e il portoghese. L’italiano pare abbia attriti con Marotta dai tempi della Juve quindi gioco forza rimane libero il portoghese. Il ritorno di Mourinho sarebbe vissuto a Milano come il ritorno del Messia, dell’uomo che non è mai uscito dai cuori e dai pensieri dei tifosi interisti. Oltre alla mistica Mourinho, potrebbe essere in qualche modo l’uomo giusto per tornare a vincere. A lui serve un ambiente dove possa immedesimarsi con i tifosi, dove riesca a tornare protagonista e dove possa gestire un gruppo unito che lotti per lui e non per i traguardi personali, e l’ambiente interista combacia con questo profilo. All’Inter serve un allenatore con una personalità vincente, che trasmetta sicurezza nei momenti di difficoltà e che sappia esaltare le caratteristiche dei propri giocatori e il 4-2-3-1 di ripartenza è il modulo perfetto per questi giocatori. Inoltre, Mourinho non avrebbe alcun problema ad entrare in sintonia con i tifosi, in quanto quest’ultimi stanno ancora aspettando il ritorno del portoghese dopo l’addio doloroso del 2010. A tutto questo c’è un rischio che credo che ne il portoghese ne la società vogliano andare incontro, ovvero rovinare tutto. La storia tra Mourinho e l’Inter è la storia più bella per entrambi da un punto di vista sportivo e nessuna delle parti credo che voglia rovinarla. Inoltre, Mourinho deve tornare a dimostrare di essere Mourinho e credo che per farlo voglia una piazza più pronta a vincere a livello europeo rispetto a quella interista, anche se spezzare l’egemonia juventina è sicuramente una bella sfida. Chissà se questo unico inconveniente fermerà un matrimonio già annunciato. 

7) Il 2019 del volley maschile 
di Gian Marco Porcellini (@piskeporc)

La stagione della Superlega con più hype e talento di sempre non solo regalerà emozioni per le vicende sportive, ma arriverà a catalizzare l’attenzione dei media generalisti italiani e addirittura internazionali in seguito ad alcune vicende extracampo. 

Nel girone di ritorno Perugia accumula un discreto vantaggio, complice la scarsa continuità della concorrenza, e chiude la regular season al primo posto. Ma i rapporti di forza tra le big vengono stravolti dall’#Engaback. Il 25 marzo Earvin Ngapeth torna a Modena, a meno di un anno dal suo addio. Neppure stavolta è riuscito ad ambientarsi in Russia e alla fine la saudade del PalaPanini ha avuto la meglio, in barba alla penale a 5 zeri che dovrà versare allo Zenit Kazan. Uscirà sul suo canale YouTube anche la traccia “Modena ma maison”, che canterà il giorno della sua presentazione. Il video diventerà virale grazie al cameo di Kanye West, che lo ribatterà sui suoi canali social, parlando di Ngapeth come di “un genio totale”. Le ruggini con Zaytsev rimangono, ma dichiarano subito che “il bene di Modena viene prima di tutto”. Lo zar però gli tende la mano e, come da promessa gli cede la maglia numero 9, indossando nei play-off l’1+8.

Ngapeth e Zaytsev assieme alla presidentessa di Modena Catia Pedrini.

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Ngapeth è tirato a lucido e risolve i problemi in posto 4 che i gialli hanno sofferto per tutto l’anno. Modena nei quarti asfalta Verona e in semifinale piega 3-1 una Perugia che però si rifarà con gli interessi in Champions League, vincendo 3-1 la finale con il Belchatow grazie a un Leon maestoso (17/22 in attacco e 5 ace). Dall’altra parte del tabellone invece si consuma lo psicodramma della Lube: i marchigiani si rendono protagonisti di exploit entusiasmanti, come l’insperata vittoria della Coppa Italia, ma anche roboanti sconfitte. La situazione degenera dopo gara 1 di semifinale con Trento, in cui la Lube va avanti 2-0, salvo poi perdere 2-3: lo spogliatoio è una polveriera, Bruno e Juantorena vengono alle mani, spaccando il gruppo in due. Da una parte c’è la fazione cubana, capitanata da Juantorena, Leal e Simon, dall’altra il clan di Bruno, spalleggiato dai senatori Stankovic e Sokolov. La società prende le parti di Osmany e mette Bruninho fuori rosa, ma i marchigiani perdono la serie 0-3, al termine della quale volano gli stracci. Bruno tornerà negli studi di TRC Modena per sparare a zero sulla Lube. “Un club di dilettanti e prime donne che non mi hanno mai accettato” strepita il brasiliano, mentre Osmany replica su Instagram con uno dei suoi rigurgiti di orgoglio (“io sono il capitano della Lube e lotterò con tutte le mie forze perché chiunque onori sempre questa maglia”).

8 maggio 2019, Bruno Rezende negli studi telesivi si prepara a sganciare le bombe.

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Il protagonista della finale Trento-Modena è l’insospettabile Luca Vettori, che dopo un biennio in Trentino altalenante, concentra 3 prestazioni di una maturità e una lucidità clamorose. Il Vetto si trasforma nel terminale di riferimento anche nei momenti più complicati, più forte degli acciacchi che limiteranno Russell e Kovacevic. Trento conquista lo scudetto, Vettori viene eletto mvp della serie e durante le premiazioni confessa: “Ho visto la luce grazie alla filosofia. Lo sapete, mi piace leggere (è soprannominato il filosofo del volley, ndr) e durante una delle mie notti insonni mi sono imbattuto in alcune pubblicazioni di Diego Fusaro. Il rossobrunismo e la lotta al turbocapitalismo mi hanno ispirato e restituito fiducia sulle sorti della nostra patria e sul mio ruolo nella società”. La settimana successiva, in una lunga intervista a “La Verità”, Vettori si dichiarerà “un sovranista convinto”, annunciando inoltre il ritiro dal volley, per scendere in politica con il Movimento 5 Stelle.

8) Vincenzo Nibali vince Giro e Tour nello stesso anno
di Giacomo Gieda (@GiacomoGieda)

Sono passati vent’anni da quel magico 1998, quando Marco Pantani riuscì nell’impresa di vincere Giro d’Italia e Tour de France nella stessa stagione. In tanti hanno provato, qualcuno ha sfiorato il capolavoro, ma nessuno è riuscito. Eppure Vincenzo Nibali ha annunciato che nel 2019 farà Giro e Tour, a caccia di una doppietta che lo consacrerebbe oltre la leggenda che già è.

Quanto sarebbe bello vedere lo squalo dello stretto in rosa a Verona e in giallo a Parigi, riempiendo d’orgoglio una nazione che tante, troppe volte ha bistrattato questo meraviglioso atleta. Nessuno ci vieta di sognare, ma se dovesse riuscirci, che obiettivi potrebbe mai avere un Vincenzo Nibali nel 2020? Chissà, manca ancora una medaglia olimpica, e la Liegi-Bastogne-Liegi del 2012 grida ancora vendetta…

9) La Nazionale del “cambiamento”
di Leonardo Salvato (@Leonard89094227)

A proposito di Movimento 5 Stelle, dato che le elezioni non sono che “un apostrofo rosa fra due campagne elettorali”, il governo gialloverde, per sbaragliare ogni tipo di concorrenza, decide di fare il colpo grosso puntando dritto al cuore dei 57 milioni di italiani. I quali, più ancora che al reddito di cittadinanza, tengono a una sola cosa: la Nazionale. Quante volte abbiamo pensato di saperne più del c.t. scelto dalla lobby degli allenatori di calcio? E qui arriva il colpo di genio: se la Nazionale è di tutti, allora deve essere allenata da tutti democraticamente, dato che “uno vale uno”.

L’idea, dopo gli esperimenti del ministro dell’interno Salvini con il Milan, prende vita a marzo prima delle qualificazioni a Euro 2020: niente più c.t., sarà il popolo italiano a scegliere i convocati e gli 11 da mandare in campo, tramite post su Twitter o Facebook contrassegnato dall’hashtag #lanazionaledelpopolo. Non solo: a partire dall’intervallo i tifosi sceglieranno i tre cambi sotto l’hashtag #èoradicambiamento. Gli effetti sono discordanti: se il successo politico dei gialloverdi, idolatrati ancor di più dal popolo del web (“#Graziecapitano” entra nei trendtopic di twitter Italia restandoci per settimane) è netto, gli scontenti non mancano: Mancini, allontanato dall’incarico, si ricicla a Burioni del pallone e apre una pagina Facebook, in collaborazione con i colleghi Gattuso e Conte, nella quale spiega le ragioni delle sue scelte, sostenendo che “il calcio non è democratico”. Al partito degli scontenti si aggiungono anche Bonucci e Donnarumma, i due calciatori più detestati lungo lo stivale e prontamente esautorati dal nuovo corso, che con Balotelli commenteranno in maniera sempre più piccata e malevola tramite diretta Instagram le prestazioni dei prescelti. Il nuovo gruppo azzurro è molto variegato: da senatori scelti sulla base del loro “curriculum” come Buffon, Barzagli, e De Rossi, a idoli fantacalcistici come Quagliarella e Pellissier, fino a chi ha saputo andare incontro ai gusti del pubblico come El Shaarawy, che si accaparra i voti dei giovani della scena trap facendosi fotografare con Sfera Ebbasta. L’esperimento diverte, ma dura poco: la squadra, priva di un qualsiasi piano gara, colleziona solo 3 punti (1-0 contro Liechtenstein, deciso da Quagliarella che pesca il jolly da 40 metri) nelle prime 4 partite, e la Federazione viene costretta a richiamare un c.t. per ridare un capro espiatorio ai tifosi, che non sapevano più con chi prendersela per il rendimento della squadra.
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10) Finale di Europa League: derby spaghetti e mandolino
di Alessandro Autieri (@a_autieri)

L’ultimo derby italiano nella finale di una coppa europea è quello del 2003: a Manchester si giocava la finale di Champions e a contendersi il trofeo erano la Juve e il Milan. Allargando il discorso alla defunta Coppa Uefa, bisogna tornare indietro di 6 anni: era il 1998 quando al Parco dei Principi di Parigi si contesero il trofeo Lazio e Inter. Era un altro calcio, un’altra epoca anche se per qualcuno – come me – sembra ieri. L’Italia svolgeva un ruolo da protagonista assoluta nel mondo del pallone; la Nazionale si giocava europei e mondiali tra le favorite al titolo e in generale l’italica pedata sfornava talenti a ripetizione che saliranno da lì a pochi anni sul tetto del mondo con l’indimenticabile cavalcata del Mondiale 2006. Nelle squadre di club si rifletteva l’ultimo colpo di coda di ricchezza, qualità, capacità di ogni genere, come un’eco proveniente dai primi anni ’90 nei quali ai presidenti del calcio nostrano era permesso fare il bello e il cattivo tempo, spendere e spandere come degli sceicchi o oligarchi ante litteram, e dove la Serie A era considerata il “campionato più bello del mondo”.

Il 29 maggio 2019 a Baku – Azerbaijan – si terrà la finale di Europa League e sarà la grande occasione di riscatto del calcio nostrano con un derby tutto tricolore tra Inter e Napoli. Le due squadre – deluse e retrocesse dalla Champions League – avranno l’occasione di rispondere alle critiche di una stagione dove in Campionato hanno guardato la marcia trionfale di Ronaldo & soci e che invece in Europa hanno giocato con una mentalità sorprendente tutti i turni del secondo trofeo europeo, fino ad accarezzare il sogno di riscrivere il nome di una squadra italiana nell’albo d’oro di una coppa fuori dai propri confini. L’Inter di Spalletti contro il Napoli di Ancelotti per una partita secca e dall’esito tutt’altro che scontato: chi la spunterà? Io un’idea ce l’ho già, ma non voglio rovinarvi il finale, anzi La Finale tutta italiana dell’Europa League 2018/19.

11) Manu Ginobili scenderà in politica
di Lorenzo Lari

Emanuel Ginobili non è stato un giocatore come gli altri. Vincente, intelligente, talentuoso, coraggioso: Manu è stato il migliore interprete nello spot di guardia su cui gli Spurs potessero mai puntare. Forse solamente quest’anno, con il suo ritiro dal basket, abbiamo veramente compreso la fortuna che abbiamo avuto nel vederlo giocare. Eppure Manu è uno che mi ha sempre dato l’impressione di poter riuscire in tutti i campi. Non solo sportivi. Con il suo carisma, con il suo cuore, con quella inspiegabile capacità di farti credere nell’impossibile e con quella faccia pulita dietro cui si cela un cervello che va ai mille all’ora, pronto a tutto per raggiungere lo scopo prefissatosi.

In una nazione in profonda crisi come l’Argentina di oggi, un personaggio del genere, potrebbe con le giuste motivazioni trasmettere forza e speranza. All’interno di un movimento pronto ad assumersi il compito di rilanciare economicamente il paese, Manu sarebbe in grado di mettere tutti d’accordo. Come dopotutto, ha sempre fatto su un campo da basket.

Intanto, a Buenos Aires gli hanno dedicato questo splendido campetto.

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12) La pallacanestro italiana rinascerà in Cina
di Carlo Cecino 

18 squadre si sono già qualificate, e a febbraio, in seguito alla vittoria nelle qualificazioni contro l’Ungheria, anche l’Italbasket otterrà il pass per i mondiali in Cina del prossimo settembre, tornando a giocare un mondiale a 13 anni di distanza: l’ultima apparizione degli Azzurri in una competizione sub-continentale risale all’estate del 2006, quando a Sapporo i ragazzi di coach Recalcati persero agli ottavi di finale contro la Lituania (nostra bestia nera).

A marzo il sorteggio, ci proietterà in un primo girone benevolo. A fine primavera poi, i nostri “americani” Gallinari e Belinelli disputeranno entrambi i playoff NBA, mentre in Europa Datome e Melli vinceranno l’Eurolega con il Fenerbahce. I senatori della spedizione azzurra arriveranno dunque carichi in Asia e la guida di Meo Sacchetti si rivelerà esemplare. Ma durante la competizione stupiranno particolarmente gli attori non protagonisti: Della Valle tirerà col 45% da tre, Luca Vitali dispenserà 8.5 assist a gara e Biligha sarà il nuovo Yao Ming. Si passerà agevolmente il primo girone eliminatorio, tuttavia nel secondo gruppo si farà più fatica: riusciamo a spuntarla per un soffio nel match decisivo contro gli odiati francesi. Siamo ai quarti di finale. Sky Sport, che per 14 giorni diventerà la casa del basket, è la prima ad annunciare l’avversario. Sì, la Lituania, proprio loro: quelli che non battiamo da Atene 2004. Ed ecco che durante la gara coach Meo pesca la matta dal pino: Ale Gentile. L’ondivago talento italiano piazzerà una prova d’autore condita da 18 punti, 6 rimbalzi e 2 recuperi, oltre alla decisiva tripla finale che ci porterà al delirio totale. L’Italia è tra le prime 4 del mondo. Petrucci si prende i complimenti, tutti salgono sul carro di Sacchetti, i bambini emulano le triple del Beli, gli hipster avranno la scusa della barba lunga dicendo che vogliono essere come Datome, i 15enni si faranno i dreads alla Hackett. In semifinale ci becchiamo gli USA. E sarà una battaglia vietata ai deboli di cuore, la cui conclusione non è neanche importante, perchè una cosa è certa: l’Italbasket è rinata e parteciperà alle Olimpiadi del 2020 di Tokyo.

13) Fognini dominerà il Roland Garros 
di Matteo Orlandi (@MatteoOrlandi11)

In conferenza stampa gli avevano chiesto del ritiro, all’alba dei 32 anni e nel cuore di una stagione fin lì così così. Lui aveva risposto “Guarda se vinco qua, sicuro che mi ritiro”. Risate a non finire.

Ride bene, chi ride ultimo.

15 previsioni

Nei primi due turni il ligure non lascia set a Bagnis e Klizan, mostrando una forma improvvisamente scintillante. Nel terzo turno pesca Schwartzman, testa di serie numero 15. Perde il primo set poi va liscio sugli altri tre. Fognini è numero 21 del seeding a Parigi. In primavera ha fatto una finale in Argentina, unico highlites di una stagione grigia. Quarto turno: c’è Coric, testa di serie numero 7, vincitore di Indian Wells. Fabio approfitta della giornata no del croato su terra. Gli lascia un set, ma chiude in quattro di nuovo. “Guarda che l’hai promesso” gli ripetono scherzando in conferenza. “Come no” lui risponde. Arrivano i quarti: derby storico con Cecchinato, che ha appena fatto fuori Zverev. Fabio va sotto di due poi rimonta dopo sei ore di match. 10-8 al quinto. È semifinale. Ora toccherebbe peró al re di Parigi. “Spero di fare almeno qualche game”. Fognini è stremato ed appagato. Un’ora prima del match, l’annuncio. Nadal sta male. Un improvviso e dolorissisimo virus intestinale. Forfait, va Fognini in finale. In serata pubblica una storia su Instagram con scritto “Che culo” . In finale c’è Dominic Thiem che ha battuto in una semifinale meravigliosa Nole Djokovic. Fognini lo schianta. Senza dare mai la percezione di poter perdere la partita, fa impazzire l’austriaco che dopo il primo set lottatissimo e perso 18-16 al tiebreak inizia a sparare tutto fuori, raccimolando appena qualche game nei due veloci set seguenti. Dopo l’ultimo punto, Fognini getta la racchetta a terra, poggia le braccia ai fianchi e inizia a guardare il cielo di Parigi mentre il Philipp Chatrier invoca il suo nome. Rimarrà così un paio di minuti, poi inizierà la celebrazione.

14) Il Milan arriverà terzo in campionato
di Khrystyna Gavrysh

Potrebbe quasi sembrare la scena di un film di Christopher Nolan: Milan terzo in campionato non accadeva dalla stagione 2012/2013. E forse nemmeno un di quei famosi discorsi motivazionali di Berlusconi negli spogliatoi potrebbe sortire tale effetto benefico. Ma mai dire mai, perché in fondo il calcio è imprevedibile.

In base ad un minuzioso sommarsi di fattori dirimenti, credo che il Milan alla fine potrebbe spuntarla in questa corsa. Anzitutto, riducendo le avversarie dirette a quelle più probabili ci ritroviamo Inter, Roma e Lazio, tutte impegnate in coppe e quindi con un dispendio maggiore di energie rispetto agli uomini di Gattuso. In secondo luogo, nonostante gli infortuni, la squadra sta tirando fuori un certo carattere e, si sa, la fortuna aiuta gli audaci. Per non parlare del fattore C che, come per i gol all’ultimo secondo di Romagnoli, pare che possa tornarci utile in questa stagione, giacché il fato non assiste il Milan come si deve da anni ormai. Poi c’è il fattore mercato, le speculazioni quotidiane, lo scambio Higuain-Morata e il duro lavoro della coppia Leonardo-Maldini: si aspettano innesti di rilievo. Si aspettano! Infine, se Gattuso verrà confermato, ricordiamo che parliamo sempre di uno che si è fatto 90 minuti sul campo con un crociato rotto nel lontano 2008 e sicuramente starà addosso ai suoi uomini finché non faranno esattamente quello che vuole lui. E lui vuole portare il Milan in Champions, senza se e senza ma.

“E quello che scrivono sui giornali, son tutte cazzate!”

15) La versione di Monchi
di Gianguido Maggioli

Cronologia di quello che sarà il futuro di Mr. Monchi:

Dicembre 2018 – “El Sevilla está en venta”, il maggiore quotidiano spagnolo El Pais fa circolare le prime indiscrezioni su un possibile cambio nella proprietà del club più antico di Spagna. Per rilevare le quote degli azionisti principali servono circa 250 milioni, si può chiudere entro sei mesi. Il DS della Roma Monchi, viene accostato ai rojiblancos come futuro presidente: il suo amore per il club che lo ha consacrato come dirigente non è mai stato in dubbio e in Andalusia viene in parte considerato l’artefice del recente glorioso passato e dei tre successi consecutivi in Europa League.

Gennaio 2019 – Secca smentita dei giallorossi e del diretto interessato pur sottolineando l’affetto che lo lega al Siviglia.

Febbraio 2019 – Il mercato invernale della Roma si chiude in sordina, con professionalità ma senza nomi eclatanti, puntellando la squadra con giocatori di esperienza e qualche giovanissimo, immancabile.

Marzo 2019 –Monchi, rispondendo ad una brillante e sagace domanda di Fabio Caressa allo Sky Calcio Club, rivela la possibilità di andarsene a fine stagione.

Aprile 2019 – Il DS non conferma e non smentisce, eludendo ogni domanda in merito al suo addio con risposte di circostanza. Il precario equilibrio dell’ambiente romano si spezza e il mister Di Francesco viene esonerato, visto che il suo principale fautore ha ormai perso credibilità e poteri. Andreazzoli-bis in panchina come traghettatore.

Giugno 2019Monchi ufficializza il suo addio in conferenza stampa. La notizia viene ripresa da tutti i media quasi sempre accompagnata dagli introiti percepiti nelle sessioni di calciomercato curate dallo spagnolo che hanno portato le cessioni di Salah, Rudiger, Emerson, Paredes, Alisson, Strootman e Nainggolan: si tratta di 263 milioni.

Luglio 2019 Il Siviglia viene acquistato per 263 milioni da Ramón Rodríguez Verdejo, in arte Monchi: comprare la società con i soldi incassati dalle cessioni è sempre stato il suo obiettivo.

Agosto 2019 – Eusebio Di Francesco è il nuovo tecnico del Siviglia mentre Walter Sabatini viene scelto come Direttore Sportivo. I primissimi acquisti della dirigenza sono Patrick Schick e, naturalmente, Steven Nzonzi, rilevati da una Roma in pieno tracollo finanziario.

Maggio 2020 – Il campionato spagnolo si chiude con gli andalusi al secondo posto. Schick vince il Trofeo Pichichi: è primo con 35 reti nella classifica cannonieri della Liga davanti a Leo Messi ed al compagno di squadra André Silva. 

Maggio 2020Il Sevilla Fútbol Club alza per la sesta volta nella sua storia l’Europa League, infrangendo il suo stesso record. A fine partita il presidente Monchi viene portato in trionfo dai suoi calciatori.


 

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