
Le migliori seconde vite dei calciatori
Tra paninoteche, cannabis e musica.
"Non riesco a pagare le bollette". La frase che dietro di sé nasconde tantissime verità, tra cui - in primis - l'incapacità di saper amministrare la propria fortuna. Perché, diciamolo senza problemi, guadagnare tanto quanto riescono a intascare i calciatori, o più comunemente gli sportivi, è davvero una fortuna. Un calciatore come Cristiano Ronaldo può tranquillamente bearsi nel proprio deposito come se fosse un de' Paperoni qualsiasi. Eppure il terrore dell'alba del giorno dopo colpisce, prima o poi, tutti, anche chi per anni si è rifugiato nel porto sicuro del calcio.
Finita la carriera, d'altronde, bisogna sempre trovare un modo per sbarcare il lunario, per andare incontro a quelle difficoltà che sono figlie di una gestione malsana del proprio patrimonio nell'arco della propria carriera: immaginate quei giocatori più sgangherati, come per esempio un Balotelli o un Dembelè, che ultimamente sta facendo scalpore per i suoi vizi e stravizi. Da loro non pretendiamo chissà quali gestioni oculate dei soldi guadagnati, ma ci auguriamo che alle loro spalle ci sia qualcuno in grado di consigliare un'amministrazione attenta di ciò che guadagnano: investimenti, attività collaterali, operazioni finanziarie, fondi pensionistici e così via. Qualcosa dovranno pur fare. Poi, però, potrebbe sopraggiungere la noia, soprattutto se dal calcio si decide di uscire, e allora a quel punto diventa necessario adoperarsi per risolvere un altro grande problema: cosa farò adesso? Qualche giocatore la risposta l'ha trovata e quindi oggi siamo qui riuniti, attorno al sacro vincolo del pallone, per raccontare le storie inaspettate degli ex calciatori che adesso si dilettano in quelli che sono i lavori più inaspettati del mondo.
In auto con Andy van der Meyde
Andy van der Meyde ha incarnato perfettamente un'immagine a metà tra il cult hero dei primi Duemila e un talento buttato senza troppo ritegno. Il talento che era venuto fuori contro l'Arsenal in una sfida del settembre del 2003, con una conclusione in acrobazia che non si dimentica facilmente. L'esultanza, quella del cecchino, era indovinata per un olandese che avrebbe potuto spaccare il mondo del calcio se avesse voluto, perché stiamo parlando di una delle ali che meglio faceva emozionare gli oranje in quel periodo. Poi la sua carriera si è avvitata: in nazionale è durato un paio d'anni e dopo l'Inter è sempre andato in calando.
Alla soglia dei quarant'anni, van der Meyde si è buttato nei social e ha lanciato un canale YouTube. Ha poco più di trecentomila iscritti e parla solo in lingua olandese ma da un po' di tempo ha capito il trend e ha aggiunto anche dei sottotitoli. Sul suo canale, l'ex Inter intervista tanti giocatori, con lo sfondo fatto dagli interni in pelle della sua auto che van der Meyde guida in giro probabilmente per Amsterdam. Tra i suoi partner sono comparsi anche l'ex wonderkid dell'Ajax Anwar El Ghazi e soprattutto Romelu Lukaku. In questi anni il fisico lo ha abbandonato e i capelli anche ma la sua iconografia no, tanto che ha anche lanciato un'etichetta d'abbigliamento con la sua nota esultanza come logo. Non male.
Pablo Osvaldo, la rockstar
La figura di Pablo Daniel Osvaldo in Italia è ormai più che nota e lui stesso sembra aver interiorizzato molto l'italianità, arrivando anche a giocare con la nazionale di Prandelli dopo aver fatto tutto il percorso con le Under e debuttando da titolare in quello che allora era il suo Olimpico. Smetterà di essere suo molto presto, dopo un rigore tolto a Totti e sbagliato in una sconfitta con la Sampdoria viene scaricato dalla tifoseria. Ci mette poco a farsi scaricare anche dalla Roma, visto che durante la celebre finale di Coppa Italia con la Lazio litiga con Andreazzoli, il giorno dopo lo insulta su Twitter e poco dopo viene spedito al Southampton. In Premier League dura pochissimo: torna in Italia in tempo per due annate deludenti - con due gol contro la Roma - con Juventus e Inter e poi inizia a vagare. Tra il 2013 e il 2016, Osvaldo cambia squadra sei volte, finendo per ritirarsi appena trentenne. Dopo il ritiro fonda una rock band, i Barrio Viejo, si mette uno pseudonimo, Dani, e ne diventa il chitarrista e il cantante.
"Ci sono troppe regole nel calcio e a me non piacciono le regole, io amo essere libero", ha dichiarato Osvaldo, finendo poi a cantare in giro per Barcellona con i suoi amici. La sua esperienza musicale non è stata però troppo fortunata: nel 2017 ha inciso un disco e poi si è lanciato in un tour europeo - anche se la maggior parte delle date erano in Italia. In un'intervista a Gianluca Di Marzio ha detto che dedicherebbe una canzone a Zdenek Zeman, anche se probabilmente non passerà mai ai fatti visto che nel gennaio 2020 è tornato a giocare, facendosi tesserare dal Banfield. Non stupirà sapere che anche quest'esperienza è finita male, con un licenziamento arrivato dopo appena un mese e un paio di partite giocate. Allora cantare ti tocca per tutta la vita, come diceva Faber.
Mark Bresciano, coltivatore di cannabis
La figura di Mark Bresciano e la sua esultanza sono rimaste tracce indelebili nella memoria collettiva degli appassionati di Serie A. Per un uomo che ha esultato per tutta la carriera mimando una statua, con il suo aspetto regale e austero, non è difficile aspettarsi un tentativo nel settore più solido di tutti: quello immobiliare. Da quando ha lasciato il calcio, nel 2015 dopo qualche anno a Dubai e in Qatar, l'ex Palermo ha cominciato a investire, entrando anche in società con un suo amico nel settore della cannabis, sfruttando le legalizzazioni concesse dal governo australiano. "Non so quanto tempo ci vorrà ancora, ma prima o poi si capirà davvero l’importanza in campo medico", ha dichiarato in un'intervista. "Si pensa ancora che sia una droga, che venga fumata per generare effetti psicotropi. Ma non è così”. Ora Bresciano sembra ben avviato come imprenditore di successo, tanto che un suo collega, Ross Pelligra, lo ha voluto con sé nel progetto di rilancio del Catania. Un tradimento, questo, che forse i tifosi del Palermo non si sarebbero mai veramente aspettati.

Francesco Flachi in mezzo ai panini
La storia di Francesco Flachi in campo è arcinota: dopo un inizio carriera promettente, a 29 anni viene squalificato prima per calcioscommesse e poi due volte - l'ultima per 12 anni - per uso di cocaina. Da quella squalifica, l'ex Samp si è ricostruito una vita come ristoratore: nel 2011 ha aperto un ristorante che poi ha chiuso dopo tre anni e poi ci ha riprovato con una paninoteca. L'esperienza nell'alimentare è durata qualche anno ma, come per Osvaldo, alla fine il bisogno di darsi un finale diverso è diventato troppo pesante. Nel gennaio 2022 Flachi è tornato a giocare a calcio, ormai quarantaseienne. Lo ha fatto nell'eccellenza toscana, con la maglia del Signa. Per raccontare la sua storia, DAZN ha prodotto addirittura un documentario. Intanto, il "Panino di categoria" - questo il nome del suo vecchio locale - è ancora aperto, su TripAdvisor ha quattro stelle su cinque, è un posto molto appartato e tranquillo, con uno stile molto amichevole e con dei panini - soprattutto le schiacciate - che rendono onore a una cucina minimalista ma funzionale.
Hidetoshi Nakata, ambasciatore del sakè
Uno scudetto vinto alla Roma con Capello, una carriera legata a Mazzone, poi Parma, Fiorentina e Bologna. Sempre pacato in campo, sempre riflessivo negli spogliatoi: si raccontava di un Nakata intento a leggere prima di scendere in campo, come se venisse da un altro mondo e stemperasse l'ansia con la riflessione. Quella di Hidetoshi Nakata, prima vera stella del calcio giapponese in Europa, è una delle storie più strane e al tempo stesso affascinanti storie del calcio italiano di inizio millennio.
Nakata però si sfila dal calcio in modo totalmente inaspettato, a 29 anni e dopo il deludente Mondiale di Germania. In quel momento ha riscoperto le sue origini. "Volevo cambiare vita, era diventato un business per gli altri", ha dichiarato alla Gazzetta nel marzo 2021. "Sono tornato a casa perché mi sono accorto di conoscere poco le mie origini". Dopo il suo ritorno, però, Nakata decide di partire di nuovo: nel 2009 inizia a girare il Giappone in auto, partendo dall'isola di Okinawa e risalendo tutto l'arcipelago fino ad arrivare all'Hokkaido. Nel suo viaggio conosce diverse distillerie di saké: "Per comprendere la cultura di una regione devi conoscere l'agricoltura locale, l'artigianato, il saké e tutto ciò che la gente usa nella quotidianità", dice in un'intervista.

Dal suo viaggio, Nakata trova la sua nuova vita e decide di lanciarsi nella produzione di saké: crea la sua azienda e comincia a diventare un ambasciatore in giro per il mondo. La sua passione per il saké è impressionante nella sua profondità. Nella stessa intervista racconta di aver lanciato una collaborazione per produrre dei frigoriferi specifici per il saké. Sul sito della sua azienda è possibile acquistare sia il saké che i frigoriferi. Sia mai vi venisse voglia.
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